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francesco2
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mercoledì 1 agosto 2012
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ed ora, un giudizio sul film
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Dopo avere accennato alle (Brave, talora molto brave) attrici, qualche considerazione sul film.
Contrariamente a qualcun altro, penso sia la prima parte che in qualche modo funziona. Si applica, seguendo schemi -Credo- rigorosamente teatrali, lo schema latino dell'"Hic" e "Nunc", il che fa emergere le contraddizioni delle protagoniste, e le loro differenze, nel carattere e riguardo a tematiche quali, ad esempio, la maternità.
Nella seconda, invece, assistiamo a discussioni attinenti la donna di oggi (Intendendo per oggi gli anni'90), che si intrecciano abbondantemente con ricordi sulle madri delle protagoniste.
C'è, sì, qualche momento felice (L'ironia della Crescentini sul marito "Poco macho", per esempio), ma a parte la bravura della Rohrwacher si rivela ancora maggiormente l'inconsistenza del lavoro di Monteleone.
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Dopo avere accennato alle (Brave, talora molto brave) attrici, qualche considerazione sul film.
Contrariamente a qualcun altro, penso sia la prima parte che in qualche modo funziona. Si applica, seguendo schemi -Credo- rigorosamente teatrali, lo schema latino dell'"Hic" e "Nunc", il che fa emergere le contraddizioni delle protagoniste, e le loro differenze, nel carattere e riguardo a tematiche quali, ad esempio, la maternità.
Nella seconda, invece, assistiamo a discussioni attinenti la donna di oggi (Intendendo per oggi gli anni'90), che si intrecciano abbondantemente con ricordi sulle madri delle protagoniste.
C'è, sì, qualche momento felice (L'ironia della Crescentini sul marito "Poco macho", per esempio), ma a parte la bravura della Rohrwacher si rivela ancora maggiormente l'inconsistenza del lavoro di Monteleone.
Finale, spiace scriverlo, didascalico che più non si può: la lettura di
quanto aveva scritto il personaggio della Ferrari, e tutte le protagoniste che fissano la cinepresa. Se vi accontentate delle attrici, bene. Altrimenti, troppo poco.
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francesco2
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sabato 28 luglio 2012
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bravissime la cortellesi e la massironi
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..quest'ultima, secondo me, attrice estremamente sottovalutata. Davvero brave anche la Rohrwacher e la Pandolfi, anche se emerge il sospetto che interpreti un pò sé stessa.
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hildegardvonrom
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venerdì 9 settembre 2011
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la claustrofobia dei colori psichedelici
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E' un film che nasce in modo pretenzioso: tutto sembra essere perfetto nei tempi, nei luoghi, nelle ricostruzioni e nel talento delle attrici ma che invece diventa un'occasione mancata, o forse un'operazione impossibile proprio perché troppo "matematica"?
I colori sparati dei vestiti, leccesso della collanina più spilla si perle mi aveva fatto sperare in una commedia eccessiva e un po' su di giri. Divertente.
Invece no.
Ho trovato questo film claustrofobico, meccanico come mandato avanti con due giri di corda, pretenzioso (di nuovo!) e talvolta mal recitato. Un po' sopra le righe (mi spiace ma la Ferrari che fa la quarantenne in cinta negli anni '60 avendo una faccia da cinquantenne non è credibile), la figlia della Buy che raccattava le sue battute fuori tempo in modo tecnico e quindi un po' patetico.
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E' un film che nasce in modo pretenzioso: tutto sembra essere perfetto nei tempi, nei luoghi, nelle ricostruzioni e nel talento delle attrici ma che invece diventa un'occasione mancata, o forse un'operazione impossibile proprio perché troppo "matematica"?
I colori sparati dei vestiti, leccesso della collanina più spilla si perle mi aveva fatto sperare in una commedia eccessiva e un po' su di giri. Divertente.
Invece no.
Ho trovato questo film claustrofobico, meccanico come mandato avanti con due giri di corda, pretenzioso (di nuovo!) e talvolta mal recitato. Un po' sopra le righe (mi spiace ma la Ferrari che fa la quarantenne in cinta negli anni '60 avendo una faccia da cinquantenne non è credibile), la figlia della Buy che raccattava le sue battute fuori tempo in modo tecnico e quindi un po' patetico.
Il sapore troppo da "teatro", recitato da teatro, con la voce un tono più alto e questo rimescolare in un gorgo condominiale ... no e poi no. La querula desiderosa di aver figli, l'altra troppo amata e quel'altra poco amata...
E soprattutto: le donne non parlano solo così e solo di quei due o tre argomenti. E se esistono: povere donne.
Un film di sole donne, un gineceo senza ossigeno dove la figura del maschio è vagheggiata in modo non credibile, come se gli uomini fossero delle entità atratte che solo ogni tanto appaiono alle donne. Sì, proprio come apparizioni mistiche.
Ma per piacere!
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ultimoboyscout
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sabato 21 novembre 2009
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un pò noioso.
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Ritmi lenti, per un film che intreccia le storie di 4 madri e delle rispettive 4 figlie parecchi anni dopo. Non male l'idea, discretamente recitato anche, ma sinceramente mi ha annoiato.
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aras986
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sabato 3 ottobre 2009
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colonne sonore
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ma come posso conoscere il titolo della musica suonata con il piano a pochi minuti dall'inizio...mentre la paola cortellesi raccontava di essere lasciata dall'uomo sposata??
help me!!
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vittorio
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lunedì 24 agosto 2009
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intelligente!!
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Bel film, con una bella storia, costruita in modo intelligente e sagace.....
Bravissime le attrici su tutte la Cortellesi....
Da vedere!!
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paride86
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sabato 11 luglio 2009
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trasposizione poco riuscita
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"Due Partite" è tratto da una piece teatrale che mi sarebbe tanto piaciuto vedere. La versione cinematografica risente molto dell'impianto scenico originale, e per questo risulta un po' troppo statica e ingessata; le attrici sono bravissime, sia le madri che le figlie.
Il difetto più grande sta, però, proprio nei personaggi: troppo incastonati nelle proprie particolarità al punto da diventare poco realistici.
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linus2k
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venerdì 3 luglio 2009
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otto donne... e un bel film
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Una donna che scrive una storia di sole donne... 8 attrice splendide... il teatro che si presta al cinema e fa del bel cinema...
Il confronto tra 2 generazioni di donne... il confronto tra le madri e le figlie... aspirazioni, maternità, morte, solitudine, uomini... ce ne sarebbe per una serie di film... ma ne esce un film denso, intelligente, recitato splendidamente
Bellissimi i parallelismi scanditi anche dai contrasti... la nascita e la morte, i colori e il nero, l'equilibrio instabile e non raggiunto tra aspirazioni di maternità e di carriera... il rapporto con l'uomo... con la solitudine...
"Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l'umanità femminile.
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Una donna che scrive una storia di sole donne... 8 attrice splendide... il teatro che si presta al cinema e fa del bel cinema...
Il confronto tra 2 generazioni di donne... il confronto tra le madri e le figlie... aspirazioni, maternità, morte, solitudine, uomini... ce ne sarebbe per una serie di film... ma ne esce un film denso, intelligente, recitato splendidamente
Bellissimi i parallelismi scanditi anche dai contrasti... la nascita e la morte, i colori e il nero, l'equilibrio instabile e non raggiunto tra aspirazioni di maternità e di carriera... il rapporto con l'uomo... con la solitudine...
"Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l'umanità femminile. Questo progresso trasformerà l'esperienza dell'amore, che ora è piena d'amore, la muterà dal fondo, la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano, non più da maschio a femmina. E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo, all'amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda."
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seba
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sabato 14 marzo 2009
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due partite perse
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Ho visto ieri sera il film "Due partite", fidandomi del trailer che sembrava suggerire un'allegra commedia con spunti di riflessione. Sono rimasto (e non ero il solo in sala) totalmente deluso: la partita a carte della prima parte è la base sulla quale gli sceneggiatori hanno sviluppato un dialogo monotema sulla vita della donna sposata e della donna madre. Non si parla d'altro, non ci sono momenti di stacco da questo tema conduttore e alla lunga (e la prima parte mi è sembrata veramente lunga) il discorso perde brio. Qualcuno in sala rideva a crepapelle alla battuta della Massironi sul dolore causato dal parto, ma quando la stessa scenetta "comica" viene ripetuta non una ma due, tre, quattro volte ho seriamente pensato di uscire dalla sala (sarebbe stata la prima volta, ma poi sono rimasto pensando che mancava ancora il secondo spezzone moderno).
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Ho visto ieri sera il film "Due partite", fidandomi del trailer che sembrava suggerire un'allegra commedia con spunti di riflessione. Sono rimasto (e non ero il solo in sala) totalmente deluso: la partita a carte della prima parte è la base sulla quale gli sceneggiatori hanno sviluppato un dialogo monotema sulla vita della donna sposata e della donna madre. Non si parla d'altro, non ci sono momenti di stacco da questo tema conduttore e alla lunga (e la prima parte mi è sembrata veramente lunga) il discorso perde brio. Qualcuno in sala rideva a crepapelle alla battuta della Massironi sul dolore causato dal parto, ma quando la stessa scenetta "comica" viene ripetuta non una ma due, tre, quattro volte ho seriamente pensato di uscire dalla sala (sarebbe stata la prima volta, ma poi sono rimasto pensando che mancava ancora il secondo spezzone moderno). Le "madri" non mi sembravano sciolte nella recitazione, salverei forse solo Paola Cortellesi, ma forse questa scelta è dovuta al fatto che interpretava l'unico personaggio che sotto certi punti di vista potremmo definire ribelle (ma è chiaro poi che è anche lei vittima dei rapporti ciechi uomo-donna). Per inciso, l'idea della ripetizione di episodi sembra aver guidato gli sceneggiatori, vedi anche il tentativo di leggere il testo di Rilke interrotto puntualmente dal sopraggiungere delle contrazioni della Ferrari.
La parte moderna l'ho trovata migliore dal punto di vista della recitazione, anche se Carolina Crescentini è un pò sopra le righe.
Sembra che il messaggio del film sia che il matrimonio e la vita familiare siano da buttare, tuttavia per la donna sembra essere necessario essere legata (come in una prigione)indissolubilmente a qualcuno. L'amore non c'è (forse la Buy è l'unica a crederci, ma sempre in un menage complicato di lite e riconciliazione) ed è patetico quanto le figure delle figlie ricalchino quelle delle madri. Per carità, con le dovute variazioni, magari allo specchio per la coppia Buy-Crescentini in cui la figura della donna che ha rinunciato alla carriera si specchia nella figura del ragazzo della figlia, o nel caso della coppia Massironi-Milillo in cui la riproduzione passa da atto concreto (3 figli) a desiderio non soddisfatto. Infine la raffigurazione dei rapporti sessuali della Pandolfi e della Rohrwacher con i rispettivi compagni è abbastanza ridicola: da un lato un uomo che mentre fuma il sigaro si eccita al suono delle stoviglie lavate dalla compagna in cucina (sembra una scenetta da film erotico anni settanta), dall'altro un ragazzo angosciato dagli oggetti della ragazza, con la quale riesce ad avere un rapporto sessuale solo in un ambiente asettico, quasi a spersonalizzare completamente il rapporto.
Da questo film ne escono a pezzi sia le donne, che sembrano destinate ad essere vittime, sia gli uomini, descritti come adulti con pruriti sessuali di stampo adolescenziale. Ma questo è solo il declino tipico associato all'ideale borghese di famiglia. Ma per fortuna ci sono altri scenari sotto il Sole.
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olgadicom
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mercoledì 11 marzo 2009
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mamme, figlie e...?
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Voleva essere (esce nei dintorni dell’8 marzo) una riflessione profonda sulle mutata condizione femminile negli ultimi quaranta anni; poteva essere una commedia frizzante dolceamara, data la qualità delle interpeti di maggior peso, ma nessuno dei due obiettivi mi sembra raggiunto. Perché il film, tratto da una pièce teatrale di Cristina Comencini, pur con puntate nella psicanalisi, non si discosta dalla sua origine e odora terribilmente di teatro nel chiuso di una stanza, non risultando efficace quasi per niente là dove vorrebbe essere più impegnato. Anche la girandola iniziale di botta e risposta tra le quattro protagoniste non coinvolge più di tanto. La trovata delle due partite (una è quella vera, piena di pause e di parole giocata dalle madri, una è quella di vita giocata da entrambe le generazioni) sarebbe stato un buono spunto iniziale se si fosse evoluto e variato nei tempi e nello spazio.
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Voleva essere (esce nei dintorni dell’8 marzo) una riflessione profonda sulle mutata condizione femminile negli ultimi quaranta anni; poteva essere una commedia frizzante dolceamara, data la qualità delle interpeti di maggior peso, ma nessuno dei due obiettivi mi sembra raggiunto. Perché il film, tratto da una pièce teatrale di Cristina Comencini, pur con puntate nella psicanalisi, non si discosta dalla sua origine e odora terribilmente di teatro nel chiuso di una stanza, non risultando efficace quasi per niente là dove vorrebbe essere più impegnato. Anche la girandola iniziale di botta e risposta tra le quattro protagoniste non coinvolge più di tanto. La trovata delle due partite (una è quella vera, piena di pause e di parole giocata dalle madri, una è quella di vita giocata da entrambe le generazioni) sarebbe stato un buono spunto iniziale se si fosse evoluto e variato nei tempi e nello spazio. Invece la recita che si propone attorno allo stesso tavolo e nella stessa casa dove trenta anni dopo i ’60 si ritrova la prole femminile, risulta o banale o troppo strutturata come gioco cerebrale. Solo in alcuni momenti i contenuti fanno presa e l’interpretazione diventa autoironica, condotta com’è da brave attrici. Poiché l’analisi è freddina, tutto deve “tornare” attorno al tavolo, sicché l’inventiva langue e le situazioni si ripetono. La performance del cast tutto femminile è indubbiamente di buon livello, perciò ci si sarebbe aspettata un’emozione in più, mentre la sceneggiatura di tono medio diventa alta solo in qualche sequenza (vedi la nevrotica e lucida tirata antimaternità “ferinamente” intesa della Cortellesi). Nella stanza a fianco a quella dove le quattro amiche si confrontano, spesso con armi affilate dalla malignità, figlia dell’insoddisfazione più che della cattiveria, giocano le loro bambine. Anch’esse sono già piccole donne in erba, intente a ritagliare modelli di vestiti dalle riviste di moda e ad imitare i vezzi delle adulte. Trenta anni dopo, in occasione della morte violenta di una delle quattro mamme, le loro figlie si incontrano in quello stesso salotto, riveduto e corretto come le loro vite che sono, sì, cambiate rispetto alle madri, ma non si capisce quanto e se in meglio. I maschi continuano a essere assenti o troppo presenti e comunque negatori di autonomie. Nel film essi sono solo nominati ma non si vedono mai perché quello che conta è come le donne valutano e vivono le relazioni. Due delle giovani coltivano con buoni risultati la loro carriera e questo crea contraddizioni con i mariti; una è single ma insegue quasi ossessivamente una maternità che non arriva, l’ultima (la figliola della suicida) si interroga su quale sia stato il senso dell’unione tra i genitori, visto quel buco nero che sua madre non è riuscita a colmare. Che fare allora? Non resta che sperare nei lentissimi cambiamenti della storia, fino a che non si riuscirà a fare a meno gli uni degli altri, prospettiva triste ma forse unica soluzione radicale.
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