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Profondo rosso |
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Un film di Dario Argento.
Con David Hemmings, Clara Calamai, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra.
continua»
Giallo,
durata 123 min.
- Italia 1975.
MYMONETRO
Profondo rosso
valutazione media:
3,95
su
124
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Profondo rosso
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| mercoledì 7 aprile 2010 | ||||||||||
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Ad una conferenza di parapsicologia a Roma, una medium (Macha Méril) capta tra il pubblico, terrorizzata, la presenza di un assassino. Le sue preoccupazioni si confermano quando finisce, la sera stessa, sotto i colpi dell'arma bianca dello psicopatico. Ad assistere al delitto è il musicista inglese Marc Daly (David Hemmings), che però non è in grado di riconoscerne l'autore, ma la vicenda lo sconvolge talmente da decidere di indagare con l'aiuto della giornalista Gianna (Daria Nicolodi). Mentre Marc scopre che la nuova catena è collegata ad un antico omicidio avvenuto in una villa, il cui racconto è riportato nel libro di una scrittrice (Giuliana Calandra), gli omicidi continuano: dopo l'autrice del libro, che scrive sulla vasca da bagno il nome del suo omicida, ci passa Giordani (Glauco Mauri), l'amico della medium, e Marc rischia più volte la pelle, specie quando va ad indagare nella villa del terrore. La verità, per quanto sia ben nascosta e sconvolgente, si trova in un quadro. Il titolo di erede di Hitchcock è poco appropriato per Dario Argento, l'aedo dell'orrore italiano che se ne discosta per i metodi con cui evoca la suspense nel pubblico. Praticante del gore più efferato, Argento dà qui il meglio di sè: a livello scenografico (con la cornice di Torino, dove fu girato veramente il film) e musicale (con il memorabile tema dei Goblin) quanto a quello effettistico con l'indispensabile apporto di Carlo Rambaldi che per lui realizza pupazzi semoventi e decapitazioni mediante ascensori. E se il frequente rituale di morte, mostrato con un'allora inedita cura efferata (che avrebbe poi caratterizzato il resto della produzione argentiana, da "Suspiria" in poi) trova lo shock nel pubblico, gli intervalli comico-goliardici di David Hemmings a colloquio con Daria Nicolodi, la polizia, l'amico alcolizzato Carlo (Gabriele Lavia) e con la madre attaccabottoni di lui (Clara Calamai) risultano insopportabili. Ma non si può mettere in immagini, per quanto soddisfi il gusto del pubblico affezionato del thrilling, solo la macelleria. A tutt'oggi questo film di culto rimane il migliore di Dario Argento in più di trent'anni di una discontinua carriera.
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