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cenox
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martedì 24 aprile 2012
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un film che ha solo la pecca della poca azione
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Questo film non è costruito col solo scopo di far riflettere, però se si può muovere una critica nei suoi confronti, il suo limite è quello che le scene d'azione sono poche rispetto alla lunghezza del film; ma non per questo a mio parere ha annoiato! Dal mio punto di vista il regista ha preferito volgere maggior interesse all'analisi psicologica dei suoi personaggi, soffermandosi sui loro pensieri ed emozioni. 3 sono i protagonisti, tutti agenti segreti del Mossad, che vanno in missione nella Berlino ancora divisa dal Muro per poter rintracciare e catturare per un successivo processo il chirurgo di Birkenau, il tristemente famoso campo di concentramento.
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Questo film non è costruito col solo scopo di far riflettere, però se si può muovere una critica nei suoi confronti, il suo limite è quello che le scene d'azione sono poche rispetto alla lunghezza del film; ma non per questo a mio parere ha annoiato! Dal mio punto di vista il regista ha preferito volgere maggior interesse all'analisi psicologica dei suoi personaggi, soffermandosi sui loro pensieri ed emozioni. 3 sono i protagonisti, tutti agenti segreti del Mossad, che vanno in missione nella Berlino ancora divisa dal Muro per poter rintracciare e catturare per un successivo processo il chirurgo di Birkenau, il tristemente famoso campo di concentramento. Ora l'uomo fa il ginecologo, ma non sarà difficile per gli agenti trovarlo...il difficile sarà estradarlo... . Il film si snoda tra i racconti dei protagonisti in cui lo spettatore rivive gli eventi ed il loro presente fatto di contraddizioni.
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francesco2
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giovedì 22 dicembre 2011
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un film "in debito?"
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Dicendo che la Shoah (O Olocausto) e le sue conseguenze vengono presi come pretesto per aneddoti di dubbia importanza si rischia die ssere banali, almeno quanto chi banalizzi questi argomenti. Il punto vero, probabilmente, è un altro. "Il debito" ha la pretesa di essere una commistione di generi, col risultato che non arriva a nessun tipo di pubblico, a qualunque genere esso sia interessato.
Si potrebbe obiettare che è un giallo, e che il suo scopo fondamentale è mantenere alta la tensione. Ma se anche quando fosse così, qui non avviene più di tanto, vuoi per il contesto prevedibile dei protagonisti (Un improvvisato terzetto da cui scaturirà una coppia), vuoi perché dei flashback dovrebbe servirsi chi sappia servirsene, vuoi forse perché non è molto verosimile che un vecchio marpione (Per essere garbati) caschi nella trappola dei tre giovani.
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Dicendo che la Shoah (O Olocausto) e le sue conseguenze vengono presi come pretesto per aneddoti di dubbia importanza si rischia die ssere banali, almeno quanto chi banalizzi questi argomenti. Il punto vero, probabilmente, è un altro. "Il debito" ha la pretesa di essere una commistione di generi, col risultato che non arriva a nessun tipo di pubblico, a qualunque genere esso sia interessato.
Si potrebbe obiettare che è un giallo, e che il suo scopo fondamentale è mantenere alta la tensione. Ma se anche quando fosse così, qui non avviene più di tanto, vuoi per il contesto prevedibile dei protagonisti (Un improvvisato terzetto da cui scaturirà una coppia), vuoi perché dei flashback dovrebbe servirsi chi sappia servirsene, vuoi forse perché non è molto verosimile che un vecchio marpione (Per essere garbati) caschi nella trappola dei tre giovani.
Sappiamo già com'è andata a finire, ecco: forse questo impedisce che si crei una vera suspense. Come se il film contenesse due storie, ma ci proponesse subito la seconda, per poi andare alla prima e riprporci ancora la seconda. Nel farlo, alcune scelte posono anche suscitare interesse: ad esempio le scene in cui la Mirren guarda "verso la figlia" denotano una buona abilità registica, e la verità su ciò che avviene all'inizio rappresenta un bel colpo di scena, ben raccontato da Madden.
Il quale però dà l'impressione di affrontare certi temi senza una particolare convinzione (La responsabilità di fronte allo stato, il conflitto tra morale dels ecolo e quella collettiva); ed alla fine propone un finale troppo didascalico, come la frase sulla "menzogna" che prima era stata detta ad Helen. Come forse tutto il film.
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molenga
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sabato 24 settembre 2011
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occasione perduta
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Il film di john madden è il remake di una pellicola israeliana di qualche anno fa: tre agenti del mossad, due uomini e una donna, si ritrovano a berlino ovest-siamo negli anni'70- per eliminare Vogel, il chirurgo di birchenau. due sono uomini e una è un'incantevole ragazza: ovviamente scatta ilgioco amoroso: uno dei due agenti è deciso, vuole fare carriera e come sul lavoro non ha tentennamenti con la collega, che si porta subito a letto;l'altro invece vuole giustizia, desidera riportare in patria il criminale nazista e farlo processare davanti al mondo...è un sopravvissuto e, pur innamorandosi,ricabiato, di rachel(così si chiama l'agente femmina), non riesce ad approcciarla come si deve.
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Il film di john madden è il remake di una pellicola israeliana di qualche anno fa: tre agenti del mossad, due uomini e una donna, si ritrovano a berlino ovest-siamo negli anni'70- per eliminare Vogel, il chirurgo di birchenau. due sono uomini e una è un'incantevole ragazza: ovviamente scatta ilgioco amoroso: uno dei due agenti è deciso, vuole fare carriera e come sul lavoro non ha tentennamenti con la collega, che si porta subito a letto;l'altro invece vuole giustizia, desidera riportare in patria il criminale nazista e farlo processare davanti al mondo...è un sopravvissuto e, pur innamorandosi,ricabiato, di rachel(così si chiama l'agente femmina), non riesce ad approcciarla come si deve. i tre catturano vogel ma combinano un pasticcio, lo rinchiudono ma lui riesce a scappare:si mettono d'accordo per raccontare al paese una realtà differente, ovvero che vogel è stato ucciso da rachel prima di riuscire a darsela a gambe...ma 30 anni dopo il passato ritorna...
L'idea è buona, la partenza interessante ma tutto il resto in questo film è mediocre e confuso, i salti temporali sono scioccanti e il cast non è azzeccato. un film che poteva essere migliore
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hulk1
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domenica 18 settembre 2011
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daf
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Munich aveva il pregio, ed il difetto di non essere un film organico, ma un testo formato da tanti piccoli film. Ogni azione era costruita come un episodio a se stante, nel complesso nonostante questo il film è riuscito. Non un'opera memorabole, comunque un discreto triller, maniacale nelle ricostruzioni temporali, con un protagonista eric bana 'Detto banana' pessimo, incomprensibile come lavori nel cinema, responsabile non poco dell'insuccesso del primo Hulk. Il debito annoia fin dal primo fotogramma, sorvoliamo su questi super agenti del Mossad capaci d tuttto, parlare tedesco, ucraino, karatechi cinture nere, olimpionici di tiro dalla pistola alla fionda, ma senza l'appoggio degli usa, non si va molto lontano, L'originale non l'ho visto e sinceramente nemmeno mi interessa.
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Munich aveva il pregio, ed il difetto di non essere un film organico, ma un testo formato da tanti piccoli film. Ogni azione era costruita come un episodio a se stante, nel complesso nonostante questo il film è riuscito. Non un'opera memorabole, comunque un discreto triller, maniacale nelle ricostruzioni temporali, con un protagonista eric bana 'Detto banana' pessimo, incomprensibile come lavori nel cinema, responsabile non poco dell'insuccesso del primo Hulk. Il debito annoia fin dal primo fotogramma, sorvoliamo su questi super agenti del Mossad capaci d tuttto, parlare tedesco, ucraino, karatechi cinture nere, olimpionici di tiro dalla pistola alla fionda, ma senza l'appoggio degli usa, non si va molto lontano, L'originale non l'ho visto e sinceramente nemmeno mi interessa. Utilizzare il triller senza conoscerne le regole, trasforma il film in una agonia. La caccia la nazi, è banale come nel più scarso dei segretissimo, la bravura degli attori???? Prigionieri di una recitazione contratta, di tipico stampo europeo, italiano in particolare, dove abbondano i raccomandati della famiglia costanzo, oltre che alle frequentatitrci di lele mora, galleggiano poco convinti tra le due epoche. Altro limite, l'incompatibilità tra i due universi temporali, facilone, splendente, smagliante il 1997, cupo, sberciato, con i tetti che gocciolano il 1965, naturalmente siamo nella DDR, la germania comunista, il cupo è d'obbligo. il Machete ellittico utlizzato per arrivare al termine, non fa altro che confermare quanto il cinema che tanto si lamenta, dell'allontanamento del pubblico, dovrebbe fare autocritica.
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