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giovedì 4 novembre 2010
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convivere con il dolore
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Becca (Nicole Kidman) e Howie (Aaron Eckhart) hanno vissuto la tragedia della morte del figlio, investito accidentalmente da un giovane (Miles Teller). Nonostante siano trascorsi ormai otto mesi, la coppia vive ancora una crisi profonda, accentuata dalla gravidanza della sorella di Becca, Izzy (Tammy Blanchard).
Ispirandosi ad un'opera teatrale di Lindsay-Abaire (che ha anche curato la scenaggiatura), Mitchell gira un dramma intimista su un tema delicato come la perdita di un figlio, analizzando al microscopio le dinamiche psicologiche ed emotive di Becca ed Howie (tipica coppia borghese della middleclass americana) e le inevitabili difficoltà nel superare il trauma ed elaborare il lutto.
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Becca (Nicole Kidman) e Howie (Aaron Eckhart) hanno vissuto la tragedia della morte del figlio, investito accidentalmente da un giovane (Miles Teller). Nonostante siano trascorsi ormai otto mesi, la coppia vive ancora una crisi profonda, accentuata dalla gravidanza della sorella di Becca, Izzy (Tammy Blanchard).
Ispirandosi ad un'opera teatrale di Lindsay-Abaire (che ha anche curato la scenaggiatura), Mitchell gira un dramma intimista su un tema delicato come la perdita di un figlio, analizzando al microscopio le dinamiche psicologiche ed emotive di Becca ed Howie (tipica coppia borghese della middleclass americana) e le inevitabili difficoltà nel superare il trauma ed elaborare il lutto. Se Howie sembra rimuovere il dolore sforzandosi di vivere come se nulla fosse di giorno e passando insonne la notte davanti ai video del piccolo Danny, Becca lo affronta invece in modo più diretto e viscerale, senza nascondere la rabbia e la sofferenza. Entrambi cercano una via d'uscita dall'angoscia insopportabile che ne sta sgretolando le esistenze, l'uno rifugiandosi nella distrazione di una relazione che resterà platonica, l'altra cercando e trovando un contatto con il colpevole involontario della disgrazia, il giovanissimo Jason (sicuramente questo uno degli elementi più originali ed emozionanti del film). Lo spettatore si strugge e si commuove (pur se Mitchell è ammirevole nel trattenersi da facili patetismi) mentre assiste all'impotenza addolorata di due essere umani in scacco, a come la tragedia smascheri ipocrisie familiari e religiose (Becca definisce Dio un "coglione sadico" e lo paragona al padre, sembra credere che il fratello eroinomane abbia meritato la morte e che la sorella non meriti un figlio) e cortocircuiti comunicativi (l'amica di famiglia che ancora non ha trovato il coraggio di chiamare). Il messaggio che resta è che quella di Becca ed Howie, come quella di quanti si trovano durante la propria vita ad affrontare un'esperienza atroce e e sconvolgente, è destinata ad essere una lotta senza fine nello sforzo di andare avanti, fatta di piccoli successi e cocenti sconfitte, senza mai sapere cosa ci sarà davvero dopo, consapevoli che il dolore col tempo diviene un mattone il cui peso può diventare sopportabile, ma di cui non ci si potrà mai liberare. Il titolo rimanda alle Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie ed allude ad un viaggio verso l'ignoto (oltre a riprendere il titolo del libro a fumetti che Jason regala a Becca).
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(di riccardo t.)
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nicole64
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giovedì 18 novembre 2010
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film indipendente che vale più di un kolossal
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Questo film ha tutta l'aria di essere un capolavoro assoluto, lodato dalla critica internazionale (stroncato in parte da quella italiana) la vicenda di questa coppia che perde il loro unico figlio è talmente realistica che sembra che gli attori lo abbiano perso veramente. Al Festival di Roma ovviamente non ha convinto tutti i critici, probabilmente perché il regista non ha voluto girare una storia strappa lacrime insulsa e già vista molte volte, ma sappiamo bene che ormai noi italiani non ne capiamo nulla di cinema. Nicole Kidman è al top con questo film, l'attrice australiana convince il pubblico a tal punto da farci dimenticare il suo imperdonabile errore di rifarsi le labbra, la sua bravura è eccezionale che si merita l'Oscar senza nemmeno considerare le altre papabili nominate.
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Questo film ha tutta l'aria di essere un capolavoro assoluto, lodato dalla critica internazionale (stroncato in parte da quella italiana) la vicenda di questa coppia che perde il loro unico figlio è talmente realistica che sembra che gli attori lo abbiano perso veramente. Al Festival di Roma ovviamente non ha convinto tutti i critici, probabilmente perché il regista non ha voluto girare una storia strappa lacrime insulsa e già vista molte volte, ma sappiamo bene che ormai noi italiani non ne capiamo nulla di cinema. Nicole Kidman è al top con questo film, l'attrice australiana convince il pubblico a tal punto da farci dimenticare il suo imperdonabile errore di rifarsi le labbra, la sua bravura è eccezionale che si merita l'Oscar senza nemmeno considerare le altre papabili nominate. Il resto del cast è eccezionale, Aaron Eckhart e Dianne Weist sono attori completi e strabilianti che rendono il film ancora più incredibile. Rabbit Hole dona una sensazione di coraggio e perdita, film triste con qualche accenno di ironia sa cogliere fino in fondo la reazione di due genitori alle prese con la scomparsa di un figlio.
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[+] la critica italiana, da che pulpito....
(di cannedcat)
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riccardo t.
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domenica 13 febbraio 2011
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nella tana del dolore
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bellissimo film. mi è piaciuta molto l'idea di affrontare il lutto senza cercare una soluzione nel superarlo ma nel mostrare come un padre e una madre reagiscano a tale perdita, questo grazie ad un ottima costruzione di personaggi supportati da due grandi interpretazioni. Eckhart crea un uomo a due strati: esternamente appare come colui che ha gli strumenti per superarla(lavoro,squash,gruppo di sostegno) ma che di nascosto dalla moglie guarda i video del piccolo Denny, non riesce più a comunicare con Becca(cercando l'affetto nell'erba e in una donna più ferita) e non riesce e non può dimenticare ogni piccolo dettaglio di suo figlio,dai video alla cameretta.
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bellissimo film. mi è piaciuta molto l'idea di affrontare il lutto senza cercare una soluzione nel superarlo ma nel mostrare come un padre e una madre reagiscano a tale perdita, questo grazie ad un ottima costruzione di personaggi supportati da due grandi interpretazioni. Eckhart crea un uomo a due strati: esternamente appare come colui che ha gli strumenti per superarla(lavoro,squash,gruppo di sostegno) ma che di nascosto dalla moglie guarda i video del piccolo Denny, non riesce più a comunicare con Becca(cercando l'affetto nell'erba e in una donna più ferita) e non riesce e non può dimenticare ogni piccolo dettaglio di suo figlio,dai video alla cameretta. nomination meritata per la Kidman, la sua Becca è una donna reale e vera che semplicemente ha perso la voglia di vivere, e di ricordare il figlio, il suo dolore represso e mai troppo esplicito salvo che alla fine ne fanno un personaggio fantastico. merito non solo del cast, ma anche di una sceneggiatura non complicata ma piena di piccoli indizi, e dialoghi mai fuori posto e scene chiavi che aiutano a capire l'agire dei protagonisti. ottimo il finale in linea col tono della pellicola. infine un gran bel film.
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gregory
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venerdì 26 novembre 2010
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un film che vale un capolavoro !!
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Film Capolavoro...si è proprio questa la giusta definizione per Rabit Hole. Dramma intenso coinvolgente, che ha il coraggio di affrontare una delle più atroci tematiche mai affrontate. Pur non essendo una novità il tema, lo è invece la trama, e il modo in cui Mitchell (il regista) è riuscito a declinarla in ogni minima scena. La capacita attoriale di una delle coppie più intense del cinema del 2010 ( per lo meno), è tale da riuscire a bucare lo schermo, ed è come se parlassero in prima persona al publico in sala. NICOLE KIDMAN si conferma "l'attrice" per ecellenza, che riesce sempre a conciliare il dramma con elementi emozionali che si rifanno alla realtà e al modo di vivere di tutti i giorni, cosi da riuscire ad emozionare con una ""semplice"" interpretazione di quel che è un' uomo (una donna in questo caso) che si ritrova a far i conti con un dolore immenso, straziante, mortale, innaturale, e totalmente disarmante per la vita quotidiana di una famiglia.
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Film Capolavoro...si è proprio questa la giusta definizione per Rabit Hole. Dramma intenso coinvolgente, che ha il coraggio di affrontare una delle più atroci tematiche mai affrontate. Pur non essendo una novità il tema, lo è invece la trama, e il modo in cui Mitchell (il regista) è riuscito a declinarla in ogni minima scena. La capacita attoriale di una delle coppie più intense del cinema del 2010 ( per lo meno), è tale da riuscire a bucare lo schermo, ed è come se parlassero in prima persona al publico in sala. NICOLE KIDMAN si conferma "l'attrice" per ecellenza, che riesce sempre a conciliare il dramma con elementi emozionali che si rifanno alla realtà e al modo di vivere di tutti i giorni, cosi da riuscire ad emozionare con una ""semplice"" interpretazione di quel che è un' uomo (una donna in questo caso) che si ritrova a far i conti con un dolore immenso, straziante, mortale, innaturale, e totalmente disarmante per la vita quotidiana di una famiglia. Infatti, oltre alla tematica centrale (quella dell' elaborazione del dolore per la perdita di un figlio), vengono affrontate altre tematiche (crisi di coppia, di identita, di quotidianeità) che sono il risultato, la conseguenza, di ciò che è capitato a questa famiglia, travolgendola e stravolgendone l'esistenza. AARON ECKHART è veramente una scoperta, nel senso che si conferma uno degli attori piu versatili del panorama internazionale; se bene non molto celebre ( tra i profani almeno) è considerato una ""giovane"" promessa del cinema, anche se ha già ricoperto ruoli magistrali, accostandosi ad attori del calibro di Nicole Kidman, Catherine Zeta Jones, Heath Ledger ecc... Che dire poi di DIANE WIEST non c'è bisogno di sprecare parole; come si dice: Un Nome Una Garanzia, è una delle attrici ( come Meryl Streep, Helen Mirren, Glenn Close) che costituiscono la colonna portante di quella straordinaria arte che è la cinematografia. Che dire di più ? Che ci aspettiamo tanto da questo film, e che non deluderà, sicuramente, (facciamo gli spergiuri) in campo di premi, di STATUETTE...Un film, non consigliato, da non perdere assolutamente !!!
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cannedcat
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giovedì 3 febbraio 2011
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nicole è il dolore
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Nicole è tornata! Di nuovo è quella di The Hours, quella che spegne la sua iconica bellezza per trascinare in questo racconto "del dolore" un cast che esegue con lei una splendida partitura fatta di passi-a-due che definiscono, con poche pennellate di frasi, cos'è il dolore, il dolore immenso della perdita di un figlio, un figlio perso per qualsiasi ragione.
"Era comunque mio figlio" grida la nonna, ed è in questa frase che c'è tutta la narrazione di un dolore da portarsi "in tasca come una pietra".
Un collettivo di attori da cui emergono Dianne West e Miles Teller.
Diane (la nonna) è perfetta nel mostrare, anche fisicamente, il peso del suo doppio dolore, quello di madre e di nonna, ma anche nel dimostrare la sua impotente sofferenza nel non poter offrire alla figlia dolente un modo per uscire dalla Tana del Coniglio, il mondo parallelo, costruito nella mente di chi non può rassegnarsi alla morte e dove forse si vivono altre vite.
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Nicole è tornata! Di nuovo è quella di The Hours, quella che spegne la sua iconica bellezza per trascinare in questo racconto "del dolore" un cast che esegue con lei una splendida partitura fatta di passi-a-due che definiscono, con poche pennellate di frasi, cos'è il dolore, il dolore immenso della perdita di un figlio, un figlio perso per qualsiasi ragione.
"Era comunque mio figlio" grida la nonna, ed è in questa frase che c'è tutta la narrazione di un dolore da portarsi "in tasca come una pietra".
Un collettivo di attori da cui emergono Dianne West e Miles Teller.
Diane (la nonna) è perfetta nel mostrare, anche fisicamente, il peso del suo doppio dolore, quello di madre e di nonna, ma anche nel dimostrare la sua impotente sofferenza nel non poter offrire alla figlia dolente un modo per uscire dalla Tana del Coniglio, il mondo parallelo, costruito nella mente di chi non può rassegnarsi alla morte e dove forse si vivono altre vite.
Il giovane Miles Teller (Jason) esegue con Nicole Kidman i passi a due più importanti del film, mostrando una capacità non comune di duettare con un'icona della cinematografia, qual'è la Kidman, che merita di concorrere per l'Oscar per la migliore interpretazione.
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dario carta
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venerdì 18 febbraio 2011
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la tana profonda della rassegnazione
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Spesso il cinema è incline a mostrare l'aspetto più marcato dei segni caratteriali dei protagonisti che muovono la scena del racconto,evidenziando i tratti interiori che,come i lineamenti somatici,definiscono i protagonisti nella loro essenza di anime dell'ordito narrativo.
L'accortezza direttiva permette a volte un disegno più accurato delle loro componenti morali,conferendo al racconto un respiro più ampio ed una lettura più critica e raffinata dei personaggi che lo animano.
John Cameron Mitchell si concede questo lusso,sganciandosi dalla sua firma d'autore di pellicole di guizzo ("Shortbus", "Edwig,la diva con qualcosa in più") e visita le regioni del cuore in un viaggio nelle emozioni più profonde e nel dolore che ghermisce l'uomo senza fornire altre spiegazioni che l'arida realtà che si affaccia sull'esistenza.
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Spesso il cinema è incline a mostrare l'aspetto più marcato dei segni caratteriali dei protagonisti che muovono la scena del racconto,evidenziando i tratti interiori che,come i lineamenti somatici,definiscono i protagonisti nella loro essenza di anime dell'ordito narrativo.
L'accortezza direttiva permette a volte un disegno più accurato delle loro componenti morali,conferendo al racconto un respiro più ampio ed una lettura più critica e raffinata dei personaggi che lo animano.
John Cameron Mitchell si concede questo lusso,sganciandosi dalla sua firma d'autore di pellicole di guizzo ("Shortbus", "Edwig,la diva con qualcosa in più") e visita le regioni del cuore in un viaggio nelle emozioni più profonde e nel dolore che ghermisce l'uomo senza fornire altre spiegazioni che l'arida realtà che si affaccia sull'esistenza.
Dribblando i fascinosi canoni del melodramma,Mitchell scarta le regole del cinema affltto dal languore di genere,esplorando le forze di una pena senza soluzione emotiva di due coniugi colpiti dal male della perdita del loro figliolo. In un contesto lontano dalla polvere dei tendoni di Hollywood,"Rabbit Hole" è la storia di uno sconforto infinito,delle sue laceranti conseguenze nelle viscere di un padre e una madre sopravvissuti al figlio e delle risposte ad un'esistenza il cui significato sfugge ad ogni senso di umana comprensione.
Becca (Nicole Kidman) e Howie (Aaron Eckhart),rimasti soli dopo la tragica fine del loro piccolo,vivono le loro giornate in una condizione cristallizzata da uno stupore oscuro che li conduce a cercare di emergere dalla loro sofferenza con il ricorso a fittizie soluzioni sociali,indigenti mezzi compulsivi,trovandosi separati sul fronte di una reazione al dolore che li vede,anzichè uniti,divisi ed avviati su strade divergenti.
Howie segue il tradizionale canale della terapia di gruppo,trovando nella comunicazione il fallace miraggio di un conforto mai raggiunto.
Becca,donna pragmatica e concreta,erige le proprie difese conformando il proprio rifiuto ad un dinamismo esistenziale tanto artificioso quanto simulato,che la spinge a relazionarsi con la madre e la sorella,con le quali divide gli elementi artefatti di una condizione che non accomuna nessuna delle tre donne.
L'affanno che le deriva dalla fuga dalla solitudine la porterà a contattare Jason (Miles Teller),il ragazzo responsabile della morte del figlio,creando un rapporto sotteso fra curiosità e dolore.
Intanto il marito condivide la sua pena in una pericolosa confidenza con una giovane mamma del gruppo (Sandra Oh),anch'essa vittima di una simile tragedia.
Mitchell dirige "Rabbit Hole" su una sceneggiatura di David Linday-Abaire,un Pulitzer del 2005,dando corpo ad un dramma umano complesso e toccante.
Con delicatezza e mistero il regista sfiora le corde di un'emozione insondabile,scavalcando le apologie del dolore e i facili compromessi con il cinema delle lacrime.
Non solo racconto di una coppia in crisi,in "Rabbit Hole" il regista tesse con cauta discrezione i ricami interiori dei due protagonisti,gettando luci ed ombre,dramma e umorismo in un complesso filmico di grande spessore ed innegabile valenza.
L'accento è posto sul contradditorio equilibrio che si forma nella famiglia ferita,nei movimenti delle due figure dello stesso nucleo nelle quali si innescano i processi di difesa e ricerca di uno spiraglio per fuggire dalla condizione di pena cui la vita non concede spiegazione.
Il lavoro di Mitchell conserva l'anima della pièce originale,umanizzandone il contesto in performancès di eccellente statura professionale e locations fortemente evocative dell'ambiente che accoglie la storia,schiudendo in un moto di pulsioni ed effetti la risposta ad un'accettazione coatta che si dispiega nei gesti interiori e nelle contraddizioni che si agitano in due anime nelle quali si incarna il paradigma umano del dolore e della contraddizione,nell'eterno atto del divenire e della ricerca delle soluzioni ai segreti della natura umana
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[+] stupenda la kidman
(di blackcat)
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nicole64
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venerdì 11 febbraio 2011
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andate al cinema per vedere qualcosa di diverso
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Rabbit hole è un piccolo film che ci insegna molte cose, non punta come altri film drammatici alla scena melensa e già vista più volte, ma alla ricerca di una nuova vita che è quasi irrecuperabile. Nicole Kidman in questa pellicola da il meglio di sé meritandosi l'oscar tanto quanto il suo collega Aaron Eckhart. I due attori riescono a sostenere il copione con delle scene veramente fantastiche che ti lasciano a bocca aperta o per lo meno l'angoscia fino alla fine. E' veramente un film che merita perché almeno per una volta non siamo sicuri di vedere un filmetto da quattro soldi, la solita storia che in questo film diverte ed emoziona senza essere troppo banale.
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Rabbit hole è un piccolo film che ci insegna molte cose, non punta come altri film drammatici alla scena melensa e già vista più volte, ma alla ricerca di una nuova vita che è quasi irrecuperabile. Nicole Kidman in questa pellicola da il meglio di sé meritandosi l'oscar tanto quanto il suo collega Aaron Eckhart. I due attori riescono a sostenere il copione con delle scene veramente fantastiche che ti lasciano a bocca aperta o per lo meno l'angoscia fino alla fine. E' veramente un film che merita perché almeno per una volta non siamo sicuri di vedere un filmetto da quattro soldi, la solita storia che in questo film diverte ed emoziona senza essere troppo banale.
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ultimoboyscout
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giovedì 6 ottobre 2011
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dolore e segreti.
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Un lutto, una perdita importante, altre due vite interrotte e due modi diversi di reagire al dramma, chi aggrappandosi con forza ai ricordi, chi invece cerca di cancellarli grazie alla quotidianità. Eckhart e la Kidman si guardano, si scrutano e si confrontano ma solo all'esterno, fornendo due buonissime prove d'attore (lei in particolar modo) riuscendo a trasmettere allo spettatore il proprio struggente dolore. Il passato è una pietra che sta in una tasca, pesa tantissimo ma non ti porta a fondo, come a voler dire che nulla potrà essere bello ma qualcosa ci sarà ancora, è la debolissima luce di una speranza che non va mai smarrita. Chi veramente sorprende è Mitchell, in netta controtendenza rispetto ai suoi precedenti film, sceglie la forma classica per riflettere sulla sofferenza che tende a renderci alieni rispetto al mondo, utilizzando dialoghi crudi ed emotivamente forti, por portarci in un mondo parallelo, nella taqna del coniglio che richiama l'Alice di Carroll.
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Un lutto, una perdita importante, altre due vite interrotte e due modi diversi di reagire al dramma, chi aggrappandosi con forza ai ricordi, chi invece cerca di cancellarli grazie alla quotidianità. Eckhart e la Kidman si guardano, si scrutano e si confrontano ma solo all'esterno, fornendo due buonissime prove d'attore (lei in particolar modo) riuscendo a trasmettere allo spettatore il proprio struggente dolore. Il passato è una pietra che sta in una tasca, pesa tantissimo ma non ti porta a fondo, come a voler dire che nulla potrà essere bello ma qualcosa ci sarà ancora, è la debolissima luce di una speranza che non va mai smarrita. Chi veramente sorprende è Mitchell, in netta controtendenza rispetto ai suoi precedenti film, sceglie la forma classica per riflettere sulla sofferenza che tende a renderci alieni rispetto al mondo, utilizzando dialoghi crudi ed emotivamente forti, por portarci in un mondo parallelo, nella taqna del coniglio che richiama l'Alice di Carroll. Geniale, per rendere credibile questo viaggio, contrapporre la luminosità degli esterni all'oscurità degli interni. Il film segna il ritorno tra gli umani della Kidman (nel senso migliore che sia possibile), probabilmente alla miglior interpretazione della carriera e dimostra che Eckhart è attore valido e dalle mille risorse, da prendere in considerazione anche per le occasioni buone. questo magico incontro tra un regista provocatorio e una candidata all'Oscar non poteva passare inosservato e anzi diventa un lucido manifesto contro l'ipocrisia e percorso di rinascita. Un melò, spesso pesante, senza scossoni, apparentemente piatto e noioso ma di alta scuola registica che rispolvera antichi splendori appannati (i due attori). Tratto da una piece teatrale, la Kidman c'ha creduto fermamente nel recuperarla e poi nel co-produrre il film. Complimenti.
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elischiavo
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giovedì 10 marzo 2011
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rivisitazione di un lutto
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Film che fa riflettere sull'immenso dolore che provano i genitori per la perdita di un figlio. Dolore che divide ma che,se condiviso,accettato come un "mattone in tasca", e rivisitato ogni tanto, può addirittura riunire una coppia andata in frantumi. Per non parlare dello spauracchio di quell'assassino che ti ha distrutto la vita perchè l'ha troncata a tuo figlio investendolo per strada. Guardare la vita da più punti di vista o meglio pensare che si stia vivendo una delle tante vite parallele fa sentire meglio. Questo è il segreto.
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alexpark
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martedì 8 marzo 2011
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l'essenza del dolore
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Nicole Kidman si cala nella non facile parte di una madre che perde suo figlio proprio davanti casa sua,investito da un ragzzo qualunque.Sono passati circa otto mesi ed il dolore e la mancanza del piccolo angelo si fa sentire ogni giorno di più per i due coniugi Becca e Howie che nonostante tutto cercano di procedere nella loro vita.Lui,Howie non rimane mai in casa perchè il lavoro lo tiene sempre occupato mentre Becca al contrario deve restare ogni giorno in casa costretta a soffrire guardando ciò che apparteneva alla sua vita passata:i disegni di suo figlio,le sue impronte sulle maniglie e altri particolari.Le loro vite giungono al limite fragile della monotonia dove il dolore appare più chiaro e più profondo,dove a volte non c'è più niente per cui vivere se non la persona che si ama,persa anche lei nell'ombra della solitudine.
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Nicole Kidman si cala nella non facile parte di una madre che perde suo figlio proprio davanti casa sua,investito da un ragzzo qualunque.Sono passati circa otto mesi ed il dolore e la mancanza del piccolo angelo si fa sentire ogni giorno di più per i due coniugi Becca e Howie che nonostante tutto cercano di procedere nella loro vita.Lui,Howie non rimane mai in casa perchè il lavoro lo tiene sempre occupato mentre Becca al contrario deve restare ogni giorno in casa costretta a soffrire guardando ciò che apparteneva alla sua vita passata:i disegni di suo figlio,le sue impronte sulle maniglie e altri particolari.Le loro vite giungono al limite fragile della monotonia dove il dolore appare più chiaro e più profondo,dove a volte non c'è più niente per cui vivere se non la persona che si ama,persa anche lei nell'ombra della solitudine.Senza dubbio questa pellicola non è leggera e va presa con molta serietà soprattutto perchè l'argomento di cui parla è molto toccante.Tutto ciò è reso più realistico dalla fantastica interpretazione della Kidman affiancata da un bravo Eckhart e si può considerare una scelta giusta la decisione di affidare la regia al regista teatrale John Cameron Mitchell.La scenggiatura è povera ma allo stesso tempo essenziale per un film del genere,come se i silenzi valessero più delle poche parole.
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