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alin0
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domenica 22 agosto 2010
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un grande film
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Come dice Zappoli, il regista non potrebbe essere più duro e coraggioso di così nel descrivere la drammatica vicenda di Pietro. La vita del protagonista è stretta tra le sue difficoltà personali, con un lieve handicap e un ambiente sociale miserabile, gretto e claustrofobico, nel quale non può sfuggire alle sfottiture ed alla invadenza del fratello e degli amici di lui, ad un datore di lavoro crudele, ad una vita grigia, ripetitiva e solitaria. La sua insofferenza e difficoltà di sottomissione ad una vita del genere esplode alla fine con un senso di cupa inevitabilità che riscatta il personaggio nel modo peggiore, senza nessuna via di uscita possibile.
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Come dice Zappoli, il regista non potrebbe essere più duro e coraggioso di così nel descrivere la drammatica vicenda di Pietro. La vita del protagonista è stretta tra le sue difficoltà personali, con un lieve handicap e un ambiente sociale miserabile, gretto e claustrofobico, nel quale non può sfuggire alle sfottiture ed alla invadenza del fratello e degli amici di lui, ad un datore di lavoro crudele, ad una vita grigia, ripetitiva e solitaria. La sua insofferenza e difficoltà di sottomissione ad una vita del genere esplode alla fine con un senso di cupa inevitabilità che riscatta il personaggio nel modo peggiore, senza nessuna via di uscita possibile. La drammatica vicenda scorre raccontata per immagini e quadri bene definiti, introdotti da frasi che paiono inizialmente senza senso, con una a tratti davvero sublime e moderna capacità di descrivere per immagini, montaggio delle sequenze (davvero Granaglione ha fatto tutto da solo?!) e commento sonoro-rumoristico struggente (la scena di Pietro addormentato nell'autobus). Oltre a tutto questo, la prova attoriale di 'Pietro' Casella è semplicemente choccante e scorrevole, capace di mettere lo spettatore a disagio nelle scene con il fratello e con gli amici e di commuovere con la stessa disarmante semplicità (i brevi incontri con la ragazza). Mi dispiace a Locarno il film non sia stato forse completamente apprezzato. E' semplicemente un ottimo film.
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giovannispada
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giovedì 2 settembre 2010
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pietro, il riccio
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Secondo il Buddismo, il dolore è inseparabile dall'esistenza, ma era il VI secolo a.c. e i persiani dominavano l'India. Ora nel 21 secolo d.c. un regista torinese gira questo lungometraggio. Un lavoro eccessivo dove nessuno sfugge al proprio destino di dolore. Parallelamente una giovane autrice di cortometraggi, Mona Achache, dirige IL RICCIO, un ricerca del senso della vita e della dignità davanti alla morte. Grandi temi, giovani registi, due scuole agli antipodi !! Preferisco la portinaia Renèe !!
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