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Bloody Sunday
Un film di Paul Greengrass.
Con Christopher Villiers, Tim Pigott Smith, Carmel McCallion, Mary Moulds, Gerard McSorley.
continua»
Drammatico,
durata 107 min.
- Gran Bretagna, Irlanda 2002.
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![]() Un film di guerra sulla lotta per la pace.
Giancarlo Zappoli
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premi nomination |
Festival di Berlino 1 0 |
| E dopo oggi ogni giovane irlandese avrà un pretesto in più per arruolarsi nell'IRA. | |
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DVD | Bloody SundayUscita in DVD
Disponibile on line da giovedì 4 dicembre 2008
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Lacrimogeni e furore: non ci sarà giustizia
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
La domenica di sangue del 1972 in Irlanda del Nord. Un forte realismo diventa metafora. Da una parte i pacifisti, dall’altra i parà inglesi. Nel 1971 uscì Sunday Bloody Sunday (in italiano «Domenica, maledetta domenica»), un bel film il cui titolo nell’attuale Bloody Sunday occhieggia dall’insegna di un cinema di Derry (Irlanda del Nord) il 30 gennaio 1972. Fu quella veramente una domenica di sangue, quando una marcia per i diritti civili si trasformò in un massacro con tredici dimostranti caduti sotto il fuoco dell’esercito britannico. » |
Come il reportage per un telegiornale
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
L’hanno già battezzato «La battaglia di Algeri» irlandese, ma decideranno i posteri se «Bloody Sunday» resisterà nell’immaginario collettivo quanto il capolavoro di Gillo Pontecorvo. L’esordiente Paul Greengrass ricostruisce comunque con notevole potenza emotiva la marcia per i diritti civili di Derry, prevista come una passeggiata domenicale e finita in un massacro. Nel film, che prende gli avvenimenti dalla sera della vigilia all’alba del giorno dopo ispirandosi al libro di Don Mullan, affiora lo sforzo di indagare in parallelo le ragioni delle forze in campo: da una parte gli organizzatori pacifisti della manifestazione, la cui attendibilità è messa in crisi dai giovani frombolieri e dagli estremisti armati dell’IRA; dall’altro l’apparato militare britannico rinforzato dai parà. » |
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Fu maledetta e sanguinosa, quella domenica 30 gennaio 1972, quando tredici cittadini nordirlandesi vennero uccisi dai parà britannici. Una Bloody Sunday, appunto, come ci urla il titolo del film con cui Paul Greengrass ricostruisce la tragica giornata. Un "falso" documentario per restituire la verità negata dalle informazioni ufficiali: camera a mano continua, montaggio serratissimo, abilità strepitosa nel ricreare il susseguirsi irreversibile degli avvenimenti. Un ordine preciso, da parte degli inglesi, di dare una lezione a quelle "teste calde" di irlandesi, a quei teppisti che si erano messi in testa di far crescere un movimento non violento per i diritti civili; ma, al di là della volontà omicida di qualche ufficiale (forse troppo sensibile alla montante intolleranza di Londra verso il "bubbone" dell’Ulster), il regista mostra anche il gioco perverso della casualità, gli imponderabili momenti che trasformarono il confronto in una carneficina. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Non sta mai ferma, la macchina da presa di Bloody Sunday (Gran Bretagna e Irlanda, 2002, 107’). Paul Greengrass tenta l’impossibile: portare il cinema indietro nel tempo, fin dentro i fatti del 30 gennaio 1972 a Derry (così, con il vecchio nome d’origine gaelica, nel film è chiamata la città che nel Seicento gli Inglesi ribattezzarono Londonderry). Quei fatti - tratti da un libro di Don Mullan: Eyewitness Bloody Sunday - sono "inseguiti" con la macchina portata a mano, dalla sera del 29 fino all’epilogo negli ospedali e nello sgomento. » |
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