... che Dio perdona a tutti |
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Un film di Pif.
Con Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipólito.
continua»
Commedia,
durata 113 min.
- Italia 2026.
- PiperFilm
uscita giovedì 2 aprile 2026.
MYMONETRO
... che Dio perdona a tutti
valutazione media:
3,05
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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35: il numero perfetto...
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| sabato 18 luglio 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Niente da dire: fin dal lavoro di esordio il DIliberto si è dimostrato (come direbbe il caro Salvo Montalbano) "Mastro di opera fina".
I suoi film sono piccoli gioiellini ben incartati e ben realizzati, Senza sbavature, senza eccessi, senza cafonaggini... insomma..più politically correct di così si muore.
Si, certo...tutto bene, "ma".
Ma alla fine del film mi sono sentita come Dedè nel finale di "La schiava io ce l'ho e tu no" (Buzzanca, altro palermitano D.O.C. ...): che due palle!
Questo "...che Dio perdona a tutti", ovviamente mutuato dal solito proverbio siculo che inizia proprio con "Futti, futti..." è un originale opera che, come sempre nel caso di Pif, si basa su fantasticherie impossibili del professionista.
In questo caso infatti bastano 35 bignè (o sciù, sciou, shu, come diavolo li chiamano nel palermitano i prodotti, più che altro ripieni di sacrosanta ricotta...) per ascendere ad un piano superiore e poter conferire col Santo Pontefice per ridiscutere tutta la propria vita.
Ottima idea, ma giocata non proprio benissimo.
Manca infatti quel guizzofrizzo (La Giovanna docet) di cattiveria che potrebbe dare una impronta selvaggia al tutto. Pif infatti è troppo melenso nel voler non strafare, come si vede anche nella suo impaccio cosmico di fronte a Bergoglio nelle scene finali (non è uno spoiler: il filmato è di repertorio e proviene da una sua vecchia udienza col Papa di tanto tempo fa che circola in rete da sempre...) e non bastano alcune scene al limite del blasfemo (Piccionello in croce sarebbe lui già da solo 0da diluvio universale...ahahahah) a risollevare la noia di certe situazioni.
In altri punti invece ho riso di gusto anche a crepapelle: infatti Pif riesce a imbastire dei siparietti veramente gustosi quando ci si mette.
Però questa, se non erro, è la sua quarta regia e i risultati sono "altalenanti".
Mentre il primo "La mafia uccide solo d'estate" è stata una vera rivelazione e un piccolo/grande capolavoro, così come "E noi come stronzi rimanemmo a guardare" lo si dovrebbe proiettare nelle scuole e passare in prima serata spesso nei vari network nazionali come se fosse un documentario degli Angela, così "In guerra per amore" era veramente deboluccio.
E questo "...Che Dio perdona a tutti" in parte... anche pure.
Voglio dire: sicuramente cento spanne sopra tutta l'immondizia italiana che sta uscendo in sala in questo ultimo decennio, ma non al livello dei due precedenti.
Del film quindi ne apprezzo l'idea (comunque il libro dal quale è tratto è di vecchia edizione e io addirittura ne acquistai uno in saldissimo da Auchan o da Conad per pochi euro tanto tempo fa...credo fra il 19 e il 20, quindi ne conoscevo la trama...), la semplicità dell'ambientazione (anche se si vede che è girato "in economia" in pochi chilometri di città...) e la mancanza, appunto, di cafonate.
Il contro lo ho già scritto: Pif fa Pif, non si scappa, ma il Papa è troppo remissivo e arrendevole, la Buscemi o c'è o non c'è nelle scene non cambia nulla (come capita anche per lo Scianna), e degli altri comprimari, a parte giustamente il mitico "Piccionello" (Domenico Centamore), l'immarcescibile Maurizio Marchetti (che dai tempi di Padre Tobia si è fatto una gavetta di tutto rispetto e ormai oggi riesce ad essere una buona spalla per tutti i gusti) e l'incrollabile Aurora Quattrocchi (ormai bandiera di una certa sicilianità che forse non morirà mai) c'è ben poco da dire.
Finale telefonato alla "volemose bbbene" e pontefice che si arrende alla "tavola calda" locale (smettetela di usare tutti quegli stupidi americanismi come "streetfood"! Siamo in Italia e abbiamo una signora lingua da celebrare!) come se non ci fosse un domani.
P.S. Possono piangere in cinese e farci i film sopra, ma il più noto "pezzo" di tavola calda siculo resta come nome al maschile: ARANCINO.
Come lo giri lo giri si pronuncia al maschile e solo nel palermitano e poco più restano convinti, banalmente, della coniugazione al femminile!
Quindi, volendo scimmiottare lo Sgalambro di Perdutoamor, vorrei sedermi a Palermo in un bar di quartiere e ordinare..."Un Arancino, per favore!".
E via!!!
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