Father Mother Sister Brother

Un film di Jim Jarmusch. Con Cate Blanchett, Adam Driver, Charlotte Rampling, Mayim Bialik.
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Commedia, durata 110 min. - USA, Irlanda, Francia 2025. - Lucky Red uscita giovedė 18 dicembre 2025. MYMONETRO Father Mother Sister Brother * * * 1/2 - valutazione media: 3,55 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

L?orrore di un istituto familiare che non regge Valutazione 3 stelle su cinque

di Edmund


Feedback: 1007 | altri commenti e recensioni di Edmund
domenica 5 aprile 2026

Qualcuno ha parlato di film pacato e ironico. O di stile discreto e composto. Un film che non giudica, ma che si limita a descrivere con il distacco dell’entomologo, quasi.
A me è sembrato esattamente il contrario. Non si tratta soltanto di asettiche descrizioni di famiglie in disfacimento. Invece il regista “va dritto alla giugulare, ma lo fa filosofeggiando”, attraverso immagini apparentemente minimaliste. Lo stile è sicuramente essenziale, misurato a tratti poetico persino. Non è un caso che il paragone inevitabile sia con “Paterson” dello stesso regista.
Non si comprende bene, però, se il cineasta abbia messo in-campo la nostalgia per una “famiglia” che non c’è o se prevalga il fuori-campo della semplice e cruda descrizione del fallimento della famiglia, intesa proprio come istituto giuridico su cui si fonda in massima parte la nostra società. Ma forse tutt’e due. Conoscendo la personalità poco allineata dell’autore e valutando i primi due episodi del film in questione, io propendo per la seconda che ho scritto.
In tutti e tre gli episodi ciò che la fa da padrone è il “segreto familiare” che aleggia come un fantasma sulle teste dei protagonisti (certi plongee fanno pensare davvero a delle entità invisibili che incombono sui membri del nucleo familiare): assistiamo a incontri fugaci e formali, parole omesse o interrotte, imbarazzo e distanza e rancori mai sopiti che sembrano dover scoppiare da un momento all’altro. Ma Jarmush è un signore, seppure eterodosso, e le esplosioni non gli piacciono. Preferisce i silenzi, le parole non dette (il non detto! La più assordante delle mute verità), le atmosfere sospese, piuttosto che la caciara.
Vediamo familiari che non sono a loro agio in compagnia dei parenti, personaggi che non vedono l’ora di scappare altrove, che hanno bisogno di millantare credito, di apparire ciò che non sono e sempre sull’orlo di una crisi d’ansia.
Genitori assenti o poco significativi, rigidi fino al sadismo. Figli frustrati mai completamente appagati. Costretti a nascondere le proprie fragilità e la propria “diversità”. Ed è su questo tipo di famiglia che vogliamo fondare la società del futuro?
Ci hanno abituato a credere che la famiglia dovrebbe essere il legame che mai si dovrebbe rompere. Questo non è sempre vero, ovviamente. Invece, sarebbe bene fuggire a gambe levate da certe famiglie e proprio per preservare il proprio equilibrio mentale.
Il tipo di famiglia descritta nei primi due episodi (nel secondo in particolare) è di quelle che fomenta il “falso sé” cioè che ti costringe, per sopravvivere, a rinunciare alla tua identità compiacendo l’ipocrisia che alligna nella società e nella famiglia nucleare per prima.
E forse non è un caso che il regista rappresenti nell’episodio dei gemelli proprio un’occasione di riscatto per i veri sentimenti. Questi ultimi possibili soltanto in un nucleo familiare meno soggetto agli inganni e ai vincoli dell’istituto familiare di tipo classicamente “borghese”.
Allora, il reale assente qui è il “vero sé” quello che i personaggi sono obbligati a nascondere dietro imbarazzi, e silenzi. E che dire di questi padri e madri che dopo una certa età (o anche prima) non ne hanno più voglia di fare i bravi genitori? Il vero assente qui è la sofferenza che i personaggi si sforzano di negare per rimanere fedeli ad un’immagine familiare che non gli appartiene (che gli è davvero poco familiare). No! Non è un film minimalista questo, né garbato. Proprio no!

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