Le regole dell'attrazione |
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Un film di Roger Avary.
Con James Van Der Beek, Ian Somerhalder, Shannyn Sossamon, Jessica Biel, Faye Dunaway.
continua»
Titolo originale The Rules of Attraction.
Sentimentale,
durata 110 min.
- USA 2002.
MYMONETRO
Le regole dell'attrazione
valutazione media:
2,99
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Fratelli minori crescono
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| mercoledì 18 marzo 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Lo sceneggiatore e regista Roger Avary, sodale storico di Quentin Tarantino, con il quale firmò Pulp Fiction (id.; 1995), Oscar come migliore sceneggiatura del 1995; porta al cinema il secondo romanzo di Bret Easton Ellis. Autore noto al grande pubblico per aver dato vita al romanzo American Psycho, nel 2000 portato al cinema da Mary Harron e capace di offrire a Christian Bale l’occasione per tramutarsi nel sociopatico Patrick Bateman, scolpito nell’immaginario collettivo ben prima delle mutazioni fisiche alle quali ci ha abituato l’attore Gallese.
La pellicola di Avary si pone a un passo di distanza proprio da quella della Harron: Sean Bateman impersonato dal compianto James Van Der Beek, non è un semplice omonimo di Patrick ma suo fratello minore; uno spacciatore, misogino e incline all’alcolismo, a conferma di come Ellis abbia creato una serie di romanzi capaci di coesistere nel medesimo universo narrativo. Già nel 1987 il suo primo romanzo Meno di Zero era passato in sala con il titolo di Al di là di tutti i Limiti (Less Than Zero; 1987) e la partecipazione di Robert Downey Jr., James Spader e Andrew McCarthy, pellicola nella quale la denuncia verso la società Americana scorreva già molto veloce e fluida.
Un universo che in sala continua purtroppo a funzionare a singhiozzo divenendo un’apparente accozzaglia di vicende che si svolgono all’interno di un college per ricchi borghesi e membri della middle-class americana, esattamente come imponeva la traccia e lo stile del romanzo al quale s’ispira. Una sorta di pot – pourri che potrebbe rappresentare una qualunque saga giovanilistica dei primi anni 2000 – Van Der Beek in tal senso può essere scambiato per il fil rouge che unisce la pellicola a Dawson’s Creek (id.; 1998 – 2003), ma che rispetto a quest’ultima si discosta per le voci fuori campo e i temi trattati; ovvero l’approccio nichilista alla vita del campus, ai legami superficiali che intessono i protagonisti. Creando uno spaccato preciso e una denuncia che però in sala funziona solo parzialmente, per via di una difficoltà di posizionare cronologicamente le vicende. E nonostante la capacità di Avary di utilizzare il mezzo tecnico: con cambi repentini di inquadrature, l’uso di split – screen, lo svolgersi e il riavvolgersi delle riprese e nonostante la capacità del giovane cast d’immedesimarsi alla perfezione nei rispettivi ruoli, tutti volutamente stereotipati, sia di primissimo livello.
Prossimamente Patrick Bateman tornerà in sala in un remake di American Psycho firmato da Luca Guadagnino. Vedremo se il regista siciliano riuscirà finalmente in quello che fino a oggi non è stato possibile fare con uno dei numerosi romanzi firmati da Ellis, ovvero non solo fedeltà narrativa, che si trova anche in quest’opera, ma anche una versione maggiormente accattivante.
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