| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Regno Unito |
| Regia di | Stanley Schtinter |
| Attori | Jeremy Irons . |
| MYmonetro | Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento martedì 23 giugno 2026
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CONSIGLIATO NÌ
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Quali film hanno visto prima di morire le celebrità del Novecento? C'è un legame tra queste opere e la loro vita? A queste domande cerca di rispondere il documentario di Stanley Schinter. Il viaggio parte da Kafka e dalla sua passione per Il monello di Chaplin, con lo stesso Charlot che morì estasiato da Rocky e Barry Lyndon, passando per Fassbinder con il suo amore per Michael Curtiz e Casablanca.
L'avanguardista britannico Stanley Schinter firma una piatta operazione nostalgia per dirci,
forse, che non si può capire il Novecento senza il cinema, arte simbolo della società di
massa e contenitore del suo imaginario. C'era davvero bisogno di quest'ennesimo
racconto autocelebrativo per sottolineare una verità così acclarata?
Il regista e sceneggiatore, già autore nel 2023 del saggio omonimo di cui il documentario è
una riduzione ragionata, pendolando tra arte e Storia, pesca a piene mani nello humour
nero, senza mai scivolare nel macabro. Tuttavia, analizzare i fatti storici attraverso il
cinema è un'operazione pretestuosa e persa in partenza. Perché il testo vorrebbe legare a
doppio filo il giorno estremo delle celebrità ai temi dei film visti prima di spirare - il suicidio
di Cobain e quello in mare di Ada McGrath nel film di Campion, entrambi musicisti - ma
tutto è ipotetico, traballante, nulla di dimostrabile né utile per ricostruire verità o riaprire
casi irrisolti. Lo stesso regista individua come criterio d'inclusione nel film «una persona
che si sia "concessa" alla macchina da presa nel corso della sua vita. Che abbia cioè
acconsentito a farsi riprendere». E chi non lo ha fatto almeno una volta al tempo della
società delle immagini?
Altro neo, un certo compiacimento nel fare un collage di pietre miliari della storia del
cinema, sovrapponendone e confondendone il sonoro per comporre un breviario del
nostro immaginario pop che persiste dal Novecento al secolo attuale. Inutile dire che
anche questo è già stato fatto altrove, e molto meglio.
Last Movies, pertanto, pare un'operazione tanto ridondante quanto autoriferita, un film
morbosetto che flirta con il senso della fine per ringalluzzire cinefili naif che faticano a
mettere il naso fuori da un cineclub. E neanche la voce narrante di Jeremy Irons -
sbandieratissima in sede di promozione quasi a voler sostituire il film stesso - sembra
donargli il giusto pathos: l'attore si limita a una cronaca quasi giornalistica di eventi e
immagini che scorrono senza un reale nesso di consequenzialità né causalità.
Perché nel titolo del film c'è l'unico criterio ordinante, all'interno del quale tutto si ammassa e poco o niente si lega. E non basta la scelta di sconfinare nel Duemila per dare un senso postumo di sistematicità alla narrazione: il risultato finale è un album sbiadito e sgangherato della società del Novecento in cui le singole biografie sono sostituite dalle immagini di un film: uno dei tanti, ovvero l'ultimo che queste persone hanno potuto vedere.