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Moebius è il film più controverso e scioccante di Kim Ki Duk, ove tutte le ossessioni del regista coreano prendono libero sfogo, è come se fossero scatenate e fameliche, pronte ad aggredire non solo lui stesso, ma anche lo spettatore.
Moebius è la storia di una famiglia in cui marito e moglie sono in crisi a causa del tradimento dell'uomo, amante di una ragazza più giovane di lui. Venuta a sapere del tradimento, la moglie, che ha anche problemi di alcolismo, tenta addirittura di evirarlo, ma non riesce nel suo tentativo sul marito e devia quindi sul figlio, che viene scoperto a masturbarsi, stavolta con successo, in una scena terrificante e ripugnante (non mi vergogno a dire che mi sono quasi sentito male nel vederla) nella quale, dopo aver tagliato il pene, lo ingoia. Il ragazzo inizia ad essere bullizzato dai compagni di scuola per la sua menomazione e il padre, non sopportando le sofferenze del figlio, per solidarietà si fa rimuovere il pene chirurgicamente. I due poi iniziano a cercare dei modi per poter provare piacere sessuale anche senza pene, prendendo la strada del masochismo, anche se alla fine il figlio tenta un pioneristico trapianto di pene. Tornata a casa, la moglie-madre vuole unirsi al figlio, il quale scopre che il pene che si era trapiantato funziona solo durante gli amorevoli scambi con la madre. Il finale è poi un deflagrare nella disperazione: si assisterà ad un omicidio-suicidio dei coniugi e al figlio che, di fronte ai genitori morti, si sparerà in mezzo alle gambe.
Moebius è un film volutamente inguardabile, è frutto di una visione del nostro che si andava facendo sempre più disincantata e quasi depressiva sul mondo della sessualità e del piacere umano in generale, nonchè sulla famiglia. Kim Ki Duk qui riesce a stirare al massimo l'elastico della realtà, sfruttandola di fatto come un alveo di allegorie che portano il racconto ai limiti del surreale, come si era già in parte visto in Time, ma che è un elemento che permeava già da tempo nello stile del regista coreano. Moebius non è certo per tutti, ma non solo, come si potrebbe pensare, per le scene al limite del disgustoso, ma perchè la complessità che comunica rende praticamente velleitaria una sua univoca interpretazione. Il film è in linea molto generale una riflessione sulla sessualità come impulso peccaminoso e violento, quasi bestiale e ancestrale, che sembra essere l'effetto di un'innocenza violata, (come si nota dallo sguardo amorevole della madre mentre abbottona la giacca al figlio, forse l'unica scena "casta" del film) ma anche di una ferita che si trasmette, è proprio il caso di dirlo, di generazione in generazione e che inficia la vita del figlio, vittima del rapporto compromesso tra i genitori. Il tema del pene come strumento di potere e di trasmissione del "peccato" è poi, per complicare ulteriormente le cose, anche incastrato in una visione che si avvicina molto ad una certa psicanalisi, in cui tuttavia si assiste ad una sorta di capovolgimento dell'Edipo freudiano: non è il figlio che vuole far fuori il padre per unirsi alla madre, bensì la madre che vuole far fuori il marito per unirsi al figlio, o meglio vuole inseguire l'oggetto del piacere e del desiderio, l'oggetto "peccaminoso" e potente del pene,di cui ora è in possesso il figlio e non il padre, ormai impotente: emblematica è la scena nella quale l'uomo tenta di simulare il rapporto sessuale con la moglie ma senza calarsi i pantaloni sotto lo sguardo mefistofelico del figlio.
In conclusione si può dire che Moebius sia un film di straordinaria complessità, forse il più difficile di Kim Ki Duk, che ha il merito di far riflettere con tutta la potenza iconica che forse solo il cinema del regista coreano sa donare, e ha la forza di utilizzare il mezzo filmico come trasfigurazione quasi metafisica della realtà, ma di una metafisica molto concreta. La scena finale della preghiera, che a detta dello stesso regista è catartica, è meravigliosa nella sua semplicità, con quel faro nella notte che illumina il Buddha, con la preghiera e la fede che sembrano donare un sollievo, in un mondo in cui non c'è posto per l'amore e la bontà d'animo e nel quale persino la parola (il film è praticamente muto) è assente o quando c'è viene silenziata, nascosta allo spettatore, in cui non c'è dunque spazio per la vera umanità che, sembra dirci Kim Ki Duk, si può forse trovare solo nella spiritualità. Per certi versi, pur nelle ovvie distanze culturali e tematiche, Moebius sta a Kim Ki Duk come Salò sta a Pasolini, forse due tra i film più scandalosi che il cimena abbia mai accolto, sappiatelo...
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