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"La doppia vita di Veronica" è un film complesso, anticipa la trilogia dei colori e segue di poco il capolavoro del Decalogo. E' la storia di Weronika, ragazza polacca che vince un concorso e riesce a realizzare il proprio sogno di diventare una cantante lirica, anche se muore tragicamente sul palco, malata di cuore. D'altra parte viene narrata la storia di una ragazza francese, Veronique, la quale mentre è in visita turistica in Polonia, viene notata su un autobus proprio da Weronika, impressionata dalla somiglianza quasi perfetta che questa ha con lei.
Veronique e Weronika sentono di essere in una connessione profonda con qualcun'altro, e questo qualcuno è proprio il loro alter ego: è come se le due vivessero in due corpi e in un'anima sola. Sono mostrati principalmente tre aspetti della vita di Weronika, nella prima mezz'ora del film: la sua passione per la musica, che appunto la porterà alla morte, la sua famiglia, che è composta solo dal padre e dalla zia, visto che la madre morì quando lei era ancora piccola, e la sua vita amorosa un po' travagliata: non sempre Weronika corriponde all'amore del fidanzato, anche se sembra amarlo.
Veronique vive una vita praticamente speculare a quella della ragazza polacca: ha una grande passione per la musica ma ad un certo punto decide di abbandonarla, con grande dispiacere del suo maestro, dopo aver sentito un grande tumulto interiore in seguito alla morte di Weronika e ripiega su una carriera da insegnante. A livello familiare anche lei è orfana di madre e ha solo il padre, amorevole come quello di Weronika. La vita amorosa di Veronique è anch'essa sovrapponibile a quella di Weronika: ha un fidanzato ma ad un certo punto si innamora di un burattinaio che frequenta la sua scuola e questi inizia a corteggiarla in modo molto particolare, inviandole degli indizi tramite posta e delle cassette in cui registra dei suoni del luogo in cui si trova e in cui l'aspetterà addirittura per due giorni, un bar di una stazione, anche se all'inizio l'amore del burattinaio non è corrisposto, nonostante il colpo di fulmine che la ragazza sente di aver provato per l'uomo, altro elemento che ritorna nelle vite parallele delle due ragazze.
Come si nota dalla narrazione delle due vite, in realtà (almeno questa è la mia interpretazione) è come se la vita di Veronique fosse il compimento di quella di Weronika, se ne fosse la piena maturazione, sembra che ogni aspetto della vita della ragazza francese sia la continuazione della vita della ragazza polacca morta, sembra la realizzazione di ciò che poteva essere di lei e non è stato: la cessazione della carriera da cantante che ne preserva la salute, l'amore finalmente corrisposto e realizzato...
La doppia vita di Veronica è un classico film di Kieslowski (anche qui assistito dalla geniale penna dell'amico Piesiewicz): profondo, enigmatico, sempre sulla soglia di una sorta di un realismo magico che è affiancato però ad una raffinata analisi della complessità dei sentimenti umani e delle sofferenze che questi spesso lasciano come scorie nel loro fluire, è un nucleo magmatico in grado di restituire una rappresentazione del fenomeno umano che riesce ogni volta a coinvolgere e a stupire in maniera nuova. Questo, come ogni opera del genio polacco, è un film ricolmo di sistemi simbolici che si prestano ad un pressochè sterminato ventaglio di interpretazioni, e questo è già un segno distintivo delle grandi opere. Forse in questo caso, rispetto ai migliori film del Decalogo e della trilogia dei colori, a volte ci si perde in una spirale eccessivamente intricata e non tutto torna in modo limpido e cristallino nell'espressione di alcuni snodi narrativi. Tuttavia stiamo parlando di un film solido, bello ed elegante, di grande cinema insomma. Da vedere e rivedere, per apprezzarne il nucleo più profondo, che a mio avviso sta nel rispondere alla domanda: è possibile che un'anima viva in due corpi? Che conseguenze porta questa unità nella divisione? O ancor più radicalmente e profondamente: quanto del destino umano è libero e in quanta parte c'è una necessità che ci trascina come il fluire di un fiume o come un burattinaio che ci manovra?Il burattinaio è infatti, a mio avviso, un personaggio chiave del film, in quanto è proprio lui a rappresentare la storia di una ragazza che fa la cantante che muore per rinascere come una farfalla, è come se un destino (o un Dio?) superiore avesse fatto combaciare le due vite per poter comporre una sorta di puzzle che si è compiuto anche al di là delle singole volontà.
Grandissima interpretazione di Irene Jacob (che sarà presente anche nel successivo Film rosso) e una nota di merito alla fotografia davvero eccelsa, che si muove seguendo le emozioni che sgorgano dalla vita della/delle protagoniste, passando da colori vivacissimi a toni autunnali e cupi in maniera magistrale, un film elegantissimo anche dal punto di vista estetico e una gioa per gli occhi.
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