Le porte del silenzio

Un film di Henry Simon Kittay. Con John Savage, Sandi Schultz Titolo originale Door to Silence. Horror, durata 90 min. - USA, Italia 1992. MYMONETRO Le porte del silenzio * * - - - valutazione media: 2,38 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il film che apr? a Fulci le porte del silenzio Valutazione 3 stelle su cinque

di LucaGuar


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domenica 7 dicembre 2025

Melvin Develaux è un uomo d'affari che, dopo una visita al cimitero sulla tomba del padre, è in viaggio per tornare a casa. Al cimitero però aveva notato un corteo funebre; prima di partire viene poi avvicinato da una ragazza che gli dà appuntamento ad un motel. Qui i due sembrano consumare una notte di passione, ma lei fugge. Si rivelerà essere la personificazione della morte. Inizia così un lungo e paradossale viaggio in auto in cui il protagonista incontra davanti a sè il carro funebre che aveva visto al cimitero, e non riesce mai a sorpassarlo; inoltre ogni strada che porta verso casa è sbarrata, tra lavori in corso e strade secondarie impervie e irte di pericoli. Lungo il dipanarsi di questo viaggio Malvin viene a scoprire che dentro la cassa che è trasportata dal carro funebre c'è proprio lui e che alle 19.29 del giorno prima egli era deceduto!
Se ci può essere una definizione di "film testamento" è proprio rappresentata da quest'opera, l'ultima di Lucio Fulci, non per sua volontà (morirà cinque anni dopo mentre aveva in progetto un altro film) ma che l'ironia della sorte ha voluto come il suo canto del cigno. E' incredibile come la vita e l'opera qui combacino ed è anche per questo che il film è molto affascinante: proprio il  film che parla della morte ha decretato la fine della sua carriera, ma ci sono altre coincidenze paradossali: esso ha avuto un destino molto travagliato a livello di distribuzione e di vendita (la casa di produzione di Joe d'Amato fallì e fu distribuito in Italia solo in VHS), è sembrato una sorta di "film maledetto" che, esattamente come il suo protagonista Malvin (un bravissimo John Savage), non è mai riuscito a tornare a casa (o al cinema, la dimora del film). Certamente a livello tecnico il film risente del bassissimo budget, la fotografia è quello che è, gli attori anche, ma troviamo comunque alcuni tocchi tipici del maestro come i soliti movimenti di macchina schizzati ed angoscianti, le musiche tese, il montaggio incalzante e le sparizioni nel nulla. La critica (quella fulciana intendo, la critica in genere non è neanche da prendere in considerazione con Fulci) è sempre stata troppo severa con questo film, che è davvero sui generis proprio perchè solo Fulci poteva concepirlo, è differente dalla maggior parte dei suoi film degli anni Settanta-Ottanta perchè qui il splatter non si vede, ma il maestro dimostra ancora una volta che il genere per lui è una sfida, una missione da vincere e anche qui, sotto quel punto di vista, il dottor Fulci ha stravinto: "Le porte del silenzio" è una reinterpretazione del genere horror metafisico che mescola in sè elementi tipici del thriller anni Settanta (è stato spesso citato "Duel" di Spielberg, a ragione). Il soggetto è la vera forza di questo film: tratto da un racconto dello stesso Fulci, esso è un'interpretazione che più fulciana non si può della morte, che ingloba in sè tutta la follia e l'esagerazione "colta" di Fulci, tutte le sue ossessioni e la sua ironia spietata. L'idea del carro funebre che è sempre avanti al protagonista e che questo non riesce a sorpassare è geniale, così come lo sono i giochi con lo spazio e il tempo che spingono lo spettatore verso un viaggio al di là delle leggi di natura, al di là della logica. Tutto il film è pervaso da una tensione fatale, da una sensazione di essere dentro ad un itinerario allucinato ed onirico che lascia incollati allo schermo nonostante manchino uccisioni o effetti speciali roboanti. Il finale è semplicemente perfetto: il guidatore che finalmente fa segno a Malvin di sorpassare, proprio nel momento in cui sopraggiunge un camion e quindi la morte del protagonista, che si scopre esser morto per aver viaggiato sulla corsia di sorpasso senza aver avuto nessuno da sorpassare: dunque era tutto un viaggio allucinato e onirico del protagonista? Era invece un lunghissimo flash-back? Sta di fatto che personalmente non riesco proprio a capire come la critica, ripeto, abbia sempre relegato questo film come uno dei peggiori di Fulci, forse perchè accecata dall'abitudine allo splatter che per molti film aveva dominato la scena: ricordate che il buon vecchio Fulci è un terrorista non solo dei generi, ma anche dello spettatore, e mai come questa volta ci ha messo in scacco. Addio Maestro, le porte del silenzio si sono aperte sulla tua vita e il tuo cinema, ma chi ti ama continuerà a volerle aprire, di tanto in tanto.

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