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Quando si parla di “Ms. 45” (“L'angelo della vendetta” nella distribuzione italiana) lo si definisce spesso un film minore di Abel Ferrara (e Nicolas St. John), e per certi versi così è, visto che esso rappresenta solo la terza fatica del regista newyorkese e che i mezzi impiegati e l'esperienza ancora acerba e grezza del nostro rendono questa un'opera dall'aura decisamente "underground". In effetti però, Ms. 45 è un film potentissimo: la protagonista, interpretata alla grande da una giovanissima Zoe Lund è praticamente perfetta nel ruolo, con quel viso angelico da bambola e al contempo con una freddezza nordica e distante, anche rafforzata dal mutismo del personaggio. In questo piccolo gioiello, che è giustamente diventato una sorta di cult tra il pubblico, troviamo in nuce moltissimi dei temi portanti della filmografia di Ferrara, almeno fino a che questi si è avvalso della collaborazione di St. John (a detta di moltissimi il suo periodo più florido): un contesto urbano newyorkese ricolmo di criminalità, pericoli, peccati e malavita, la religione, la vendetta e l'espiazione, la violenza ecc... Pur con una sceneggiatura limitata, questa pellicola riesce ad entusiasmare per il ritmo incalzante, dove la violenza non viene nascosta, anzi viene esposta in modo quasi iperbolico, così come iperbolica è la vendetta della ragazza, che, dopo aver subito due stupri, inizia a vendicarsi di tutti gli uomini da lei ritenuti "impuri", che possono cioè rappresentare una minaccia verso la sacralità del femminile. La progressione del personaggio è a mio avviso uno degli aspetti più riusciti del film, con questa ragazza che nonostante il suo mutismo riesce ad esprimere benissimo una parabola che si dipana attraverso il trauma iniziale dovuto al primo stupro, l’omicidio per legittima difesa da lei compiuto dopo il secondo stupro, la pratica spaventosa della sezione del cadavere per far scomparire il corpo, ed infine la trasformazione in un sicario spietato ed implacabile, fino alla iconica scena finale in cui ella giunge a compiere una vera a propria strage, vestita da suora.
In Ms 45 (così chiamata perché per i suoi omicidi si serve di una calibro 45) emerge il risentimento per una sacralità violata, da una innocenza ferita, rappresentata da un silenzio che sembra trasmettere un misticismo quasi inviolabile e sacro appunto, che viene profanato dagli stupri. L'ira dell'angelo che si scatena è devastante: uscendo dalla cultura cristiana si potrebbero citare le Erinni vendicatrici di ellenica memoria, che spesso tormentavano chi compiva gravi crimini e che risolvevano in modo nefasto il conflitto tragico. Alcune scene sono davvero di una potenza sorprendente, come quella già citata dell'efferato modo in cui la protagonista si libera del cadavere dello stupratore, che crea un pathos indicibile proprio perchè in quel momento nessuno si aspetterebbe un tale atto da una ragazza così "angelica" appunto. Altre scene sono di grande finezza espressiva, ad esempio la scena del secondo stupro, nel quale si vede contemporaneamente lo stupratore lasciare la pistola in preda all’amplesso e la ragazza impugnare un soprammobile rosso a forma di mela: l’uomo, sembra comunicarci la scena, è disarmato, reso debole dal peccato, ma il frutto della conoscenza del bene e del male, il frutto proibito ripaga chi compie il male con la sua aspra retribuzione, il peccato si ritorce verso chi lo compie. Quelle sovracitati sono solo esempi di come il simbolismo del Ferrara maturo sia qui già ben evidente, racchiuso con grande maestria nella sublimata efficacia espressiva di alcune sequenze che possono talvolta sembrare mediocri o da film di serie b, ma che in realtà a mio parere esprimono traiettorie davvero mai banali, legate alla salvezza e al peccato, alla vendetta e alla violenza che sono la cifra stilistica del cinema di Abel Ferrara. Tutto in questo film è al posto giusto, non ci sono forzature se non quelle volute, dichiarate, non ipocritamente presentate allo spettatore. E’ un film semplice ed onesto nella sua efferatezza, candidamente violento direi, che rispecchia con fedeltà il tema portante che vuole esprimere già dal titolo e che riesce benissimo a cogliere nel segno. Nota di merito va anche alla davvero suggestiva e coinvolgente la musica nella mitica scienza finale e alla buona fotografia, lucente, dai toni accesi ma anche umbratile in alcune scene. Ms 45 è davvero una piccola perla del cinema americano degli ultimi decenni.
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