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alessandro
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mercoledì 29 agosto 2007
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blow up e zabriskie point
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Ho passato l'estate a leggere un libro di Antonioni intitolato "Fare un film è per me vivere" e a vedere e rivedere i suoi film. Poi è arrivata la triste notizia: il maestro se ne è andato. Non credo, a giudicare dalle recensioni che ancora oggi è facile trovare in giro (Morandini in primis), che si sia capita in pieno la grandezza di questo genio visionario.
I due film che ho citato nel titolo, oltre ad essere dei capolavori cinematografici (penso all'uso del mezzo nelle inquadrature, montaggio, fotografia, suono)sono degli spaccati realistici e credibili degli anni '60 e '70.
La sceneggiatura è esile? Vero, ma nei film di Antonioni non è mai la storia (il plot) ad avere un posto dominante, anche se partecipare ad una rivolta in un campus universitario, rubare un aereo, conoscere una bella ragazza, farci l'amore e riportare indietro l'aereo tutto in un giorno solo mi sembra sia sufficiente per essere credibile per ognuno di noi.
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Ho passato l'estate a leggere un libro di Antonioni intitolato "Fare un film è per me vivere" e a vedere e rivedere i suoi film. Poi è arrivata la triste notizia: il maestro se ne è andato. Non credo, a giudicare dalle recensioni che ancora oggi è facile trovare in giro (Morandini in primis), che si sia capita in pieno la grandezza di questo genio visionario.
I due film che ho citato nel titolo, oltre ad essere dei capolavori cinematografici (penso all'uso del mezzo nelle inquadrature, montaggio, fotografia, suono)sono degli spaccati realistici e credibili degli anni '60 e '70.
La sceneggiatura è esile? Vero, ma nei film di Antonioni non è mai la storia (il plot) ad avere un posto dominante, anche se partecipare ad una rivolta in un campus universitario, rubare un aereo, conoscere una bella ragazza, farci l'amore e riportare indietro l'aereo tutto in un giorno solo mi sembra sia sufficiente per essere credibile per ognuno di noi.
La storia è semplice per non distrarre lo spettatore da ciò che conta veramente, ossia la sua esperienza visiva.
Vedendo Zabriskie Point è come se lo spettatore fosse lì, sentisse il caldo del deserto, la sabbia e il gesso sulla propria pelle, il vento della libertà sulle ali dell'aeroplano di Mark.
E poi la scena finale che mi fa venire i brividi ogni volta che la vedo. Moravia l'ha definita "profetica", non conseguenza di ciò che era avvenuto nel film, ma premonizione della distruzione di un mondo cinico e gretto, di un pensiero (quello consumistico- ocicidentale) che mette il mezzo davanti al fine, il prodotto davanti all'uomo.
In questi tempi di incertezza e di dolore, rivedere Zabriskie Point è riflettere su di noi, sul nostro mondo, su cosa è diventato e su come potrebbe ancora essere: bello, naturale, libero, felice.
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cirus
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domenica 26 marzo 2006
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attrito tra sogno e realtà
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Due visioni contrapposte che si scontrano. Da un lato quella di chi ha il mondo in mano e ne disegna le forme. Dall’altro quella di chi lo sogna e lo subisce, magari immaginandolo diverso. Due persone non omologate ai mondi a cui appartengono, escono da quei rispettivi mondi e si incontrano a Zabriskie Point, splendido luogo di libertà e di fantasia, dove quasi tutto è possibile, ma ove l’attrito con la realtà produce il polveroso aborto di un sogno.
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marcus
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mercoledì 1 agosto 2007
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zaqbriskie point un film che ha fatto epoca
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Zabriskie Point, si inserisce nel filone dei cult-road movies degli anni 70; gli anni che videro l'affermarsi del movimento hippie nelle grandi società occidentali, gli anni della contestazione di un intera generazione ai valori portanti di quelle società: carriera, denaro, affermazione sociale.
E' a pieno titolo un film che ha fatto epoca, come lo furono Easy Rider, Un uomo da marciapede, Punto Zero,Electra Glide, Ls spaventapasseri ed altri film che esaltano i valori che più contraddistinguevano la generazione post bellica: LA LIBERTA', L'AMICIZIA ed IL LIBERO AMORE. In tutti questi film il ruolo del contatto con la natura è determinante. In tutti questi film i protagonisti sognano e si realizzano pienamente in un contesto extra-urbano, simbolo del condizionamento e dell'oppressione dei valori di una società volta al profitto ed al denaro, profondamente lontana dall'etica giovanile di quel periodo.
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Zabriskie Point, si inserisce nel filone dei cult-road movies degli anni 70; gli anni che videro l'affermarsi del movimento hippie nelle grandi società occidentali, gli anni della contestazione di un intera generazione ai valori portanti di quelle società: carriera, denaro, affermazione sociale.
E' a pieno titolo un film che ha fatto epoca, come lo furono Easy Rider, Un uomo da marciapede, Punto Zero,Electra Glide, Ls spaventapasseri ed altri film che esaltano i valori che più contraddistinguevano la generazione post bellica: LA LIBERTA', L'AMICIZIA ed IL LIBERO AMORE. In tutti questi film il ruolo del contatto con la natura è determinante. In tutti questi film i protagonisti sognano e si realizzano pienamente in un contesto extra-urbano, simbolo del condizionamento e dell'oppressione dei valori di una società volta al profitto ed al denaro, profondamente lontana dall'etica giovanile di quel periodo.
Tutti questi film hanno un finale drammatico in cui i protagonisti o muoiono o chi sopravvive realizza l'impossibilità di portare a compimento il proprio sogno di totale realizzazione spirituale senza l'altro compagno di vita e di avventura. I valori che trasmettono sono contemporaneamente positivi ed utopistici, impossibili da realizzare, circoscritti in un contesto irreale. La droga allora vista come componente liberatoria, mostrerà purtroppo molto presto la sua vera natura oppressiva sulle future generazioni.
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[+] un film generazionale
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andrea guidi
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sabato 10 settembre 2016
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oggi più che mai possiamo capire antonioni
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Mark "usa" l'aereo per decollare dalla sua alienazione, mentre Daria "usa" l'auto effettivamente solo come uno strumento. In questo senso, Daria è ancora "al di qua" dell'alienazione, ha più forza, non è perduta. Ed è singolare rilevare il fatto che anche i destini personali dei due attori corrisponderanno a tale distinzione. I viaggi dei due si incontrano a Zabriskie Point, luogo-simbolo del ritorno alla terra, a una vita in armonia con la terra e con la natura, in armonia con il corpo. Il corpo della civiltà tecnologica è invece ormai quello delle statuine pubblicitarie. E' il corpo della macchina, della funzionalità e della funzionarialità.
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Mark "usa" l'aereo per decollare dalla sua alienazione, mentre Daria "usa" l'auto effettivamente solo come uno strumento. In questo senso, Daria è ancora "al di qua" dell'alienazione, ha più forza, non è perduta. Ed è singolare rilevare il fatto che anche i destini personali dei due attori corrisponderanno a tale distinzione. I viaggi dei due si incontrano a Zabriskie Point, luogo-simbolo del ritorno alla terra, a una vita in armonia con la terra e con la natura, in armonia con il corpo. Il corpo della civiltà tecnologica è invece ormai quello delle statuine pubblicitarie. E' il corpo della macchina, della funzionalità e della funzionarialità. Daria cerca un ultimo appello negli occhi della domestica amerindia, come un disperato richiamo alla terra, sempre più violata dalla tecnocrazia, ma invano. Il corpo dell'uomo, il corpo della vita, contro il corpo della macchina, ecco il tema fondamentale, presente anche in "2001 Odissea nello spazio", non a caso di quegli anni geniali e profetici (e non a caso vi sono molte sequenze kubrickiane nel film, sui rimandi alle analogie visive delle forme degli oggetti, sul rapporto tra i gesti degli uomini e il funzionamento apparentemente autonomo delle macchine). Il rapporto tra il corpo della vita e il corpo della macchina è d'altra parte presente in tutta l'opera di Antonioni, specialmente ne "Il deserto rosso". L'incomunicabilità di Antonioni è ritratta come un destino storico e antropologico della nostra civiltà, in un nietzschiano tramonto (con cui si conclude il film). Solo in questo contesto si può apprezzare e capire il tema della rivolta giovanile e della critica alla società borghese, come un caso particolare del più profondo tema del conflitto tra uomo e macchina. Questo voleva dire lo stesso Antonioni, quando difese il proprio film dalle critiche, chiarendo che la sua prospettiva non era politica, ma poetica ed etica.
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marco
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mercoledì 1 agosto 2007
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pellicola cult
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Un film tipico dei suoi anni. Insioeme a easy Rider, Un uomo da marciapiede,Punto Zero, lo Spaventapasseri, Electra Glide rappresenta e descrive il sogno della giovantù ocidentale di quel periodo, basata sui valori della LIBERTA' dai condizionamenti culturali e dell'AMICIZIA , necessaria per condividere in pieno le sensazioni positive di un CONTATTO CON LA NATURA e L'ESSENZA del creato. In Easy Rider i protagonisti dormono in unsacco a pelo e fumando marujana si interrogano sull'Universo e il senso della vita. In Zabriskie Point fanno l'amore sulla sabbia, liberi e felici, lontani dai valori opprimenti della società capitalista e dai suoi simboli repressivi. Un film cult, che ha segnato un epoca, con una bellissima fotografia, lente sequenze , su modello di Sergio Leone e una colonna sonora decisamente bella.
[+] eccezionale attrice protagonista
(di capricorno57)
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luca scial�
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venerdì 22 novembre 2013
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un road movie psichedelico
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California, anni '70. Le proteste studentesche sono ancora vive e vegete. In quel periodo i bianchi danno manforte ai neri nelle proprie cause. Mark, che crede nel marxismo, viene ricercato con l'accusa ingiusta di aver ucciso un poliziotto durante una manifestazione. Nella fuga decide di rubare un aeroplano. In volo scorge un'auto con una bella ragazza, Daria, anch'ella in fuga verso Phoenix, ma dal proprio lavoro e la noia del quotidiano. I due si amano ma le loro vite si dividono.
Dopo Blow up Antonioni propone un altro film dal sapore straniero, ma questa volta interamente, dato che è girato in America. Un sorprendente (per i canoni del regista) Road movie psichedelico che ricorda tanto Easy rider.
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California, anni '70. Le proteste studentesche sono ancora vive e vegete. In quel periodo i bianchi danno manforte ai neri nelle proprie cause. Mark, che crede nel marxismo, viene ricercato con l'accusa ingiusta di aver ucciso un poliziotto durante una manifestazione. Nella fuga decide di rubare un aeroplano. In volo scorge un'auto con una bella ragazza, Daria, anch'ella in fuga verso Phoenix, ma dal proprio lavoro e la noia del quotidiano. I due si amano ma le loro vite si dividono.
Dopo Blow up Antonioni propone un altro film dal sapore straniero, ma questa volta interamente, dato che è girato in America. Un sorprendente (per i canoni del regista) Road movie psichedelico che ricorda tanto Easy rider. Un film di protesta, con una colonna sonora di tutto rispetto, che include musica Country rock ma anche Pink Floyd e Rolling stones. Questa volta porta agli estremi il proprio risentimento verso la borghesia, facendo esplodere nel finale, almeno nelle fantasie della protagonista Daria, un ufficio dove ricchi e progettisti si spartivano il territorio con fare capitalista.
Uno sforzo apprezzabile, sebbene paventi diverse visibili pecche.
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fedeleto
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sabato 28 febbraio 2015
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antonioni tra immaginazione e realtà
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In America la situazione delle rivolte universitarie è rovente. Mark, un giovane pronto a morire (ma non di noia), scappa durante uno scontro a fuoco tra polizia e studenti,avendo il timore di essere accusato per la morte di un poliziotto di cui non è responsabile.Prendera' in prestito un aereo e incontrerà Daria, una giovane alla ricerca di qualcosa immersa nei suoi pensieri.Vagheranno nel deserto di Zabriskie Point e si daranno all'amore libero, alla libertà dei discorsi, ma tutto questo avrà fine quando Mark decide di restituire l'aereo e tornare a Los Angeles trovando purtroppo un triste destino.Daria invece andrà dal suo capo di un agenzia pubblicitaria e immaginera' la distruzione del tutto.
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In America la situazione delle rivolte universitarie è rovente. Mark, un giovane pronto a morire (ma non di noia), scappa durante uno scontro a fuoco tra polizia e studenti,avendo il timore di essere accusato per la morte di un poliziotto di cui non è responsabile.Prendera' in prestito un aereo e incontrerà Daria, una giovane alla ricerca di qualcosa immersa nei suoi pensieri.Vagheranno nel deserto di Zabriskie Point e si daranno all'amore libero, alla libertà dei discorsi, ma tutto questo avrà fine quando Mark decide di restituire l'aereo e tornare a Los Angeles trovando purtroppo un triste destino.Daria invece andrà dal suo capo di un agenzia pubblicitaria e immaginera' la distruzione del tutto.Profezia? Antonioni (il deserto rosso, la notte, l'eclisse) dopo l'ottima esperienza estera di Blow-up, dirige un film in America dove regna un clima non facile.Sceneggiato da Guerra, Shepard, Gardner e Peploe (che risultano essere un po troppi), il film parla attraverso metafore e merita un'analisi dettagliata poiche è forse il film meno compreso di Antonioni.Fin dall'inizio sembra un documentario , inquadrature che passano da un volto all'altro indicano un concetto di confusione , una sorta di non-identità. Mark è il personaggio che entra in scena da vero anarchico , critica le discussioni che non portano risultati, fugge su un aereo per fare un giro, e purtroppo quando cade a terra l 'attende un triste epilogo.Ma ricordiamo dunque che Mark è un realista e quando incontra Daria si scontra con l'immaginazione (la vera libertà? ) e volando arriva a scoprire la vera libertà, avventurandosi con ella nel deserto trova la pace reale o meglio la realtà immaginata.La lunga scena d'amore nel deserto è poesia, ove l'eros , lo spirito, la purezza regna senza inibizioni, e crea la moltitudine che alberga l'isolato deserto attraverso l'immaginazione. Ma dalla purezza si può arrivare all'impuro in un'America piena di rumori (magistrale la scena dove si sentono i suoni delle fabbriche quando si leggono i cartelloni) che vive sulla pubblicità (Daria lavora in quel settore ma non le piace,poiché è una sorta di meccanicita che frena l'immaginazione) che mostra le persone come manichini nello spot della vacanza nel deserto. Dunque un'America materialista (con tanto di grattacieli inquietanti) e consumista che non da panini a credito, e che dunque esplode nel magnifico finale con tanto di fuoco assassino insieme ad ogni prodotto del consumismo.Ebbene è evidente un dualismo, nel deserto si popola di persone che godono l'amore libero, nel consumismo di annienta ogni cosa.Antonioni dunque usa la metafora , Mark è quasi un Icaro vittima della società che taglia le ali e pertanto la libertà, mentre Daria ha l'immaginazione.Mark da persona realista deve vivere sul serio e quindi anche morire (come dice lui stesso è pronto a morire).Un film anticapitalista senza dubbio che si concentra sulla libertà dell'immaginazione, ma che risulta troppo americano e poco Antoniano (probabilmente la sceneggiatura ha creato qualche calo di tono),ma pur sempre profondo nella sua struttura e nel suo profetico messaggio.Ottime musiche di Pink Floyd, Rolling Stones e Grateful Dead.Da vedere con attenzione almeno un paio di volte.
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robocost
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mercoledì 1 agosto 2007
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desert plains
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Quando lo speaker di raidue ha detto che non avrebbero trasmesso Jericho in favore di questa retrospettiva su Antonioni mi stavo incazzando di brutto (è già da due settimane che non lo stanno trasmettendo !!!). Me lo seguo e cosa scopro? Un autentico capolavoro del cinema degli anni '70, fantastico per fotografia, montaggio ma sopratutto per un' eccezionale colonna sonora che comprende i Grateful Dead (geniale l' idea di utilizzare Dark star per il volo dell' aeroplano) e Pink Floyd. La cosa curiosa è che tutto sommato la trama è veramente essenziale ma non te ne accorgi se non alla fine del film! Tra le scene da ricordare segnalo la scena di sesso in cui i giovani si moltiplicano (sotto l' effetto di chissà quale droga.
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Quando lo speaker di raidue ha detto che non avrebbero trasmesso Jericho in favore di questa retrospettiva su Antonioni mi stavo incazzando di brutto (è già da due settimane che non lo stanno trasmettendo !!!). Me lo seguo e cosa scopro? Un autentico capolavoro del cinema degli anni '70, fantastico per fotografia, montaggio ma sopratutto per un' eccezionale colonna sonora che comprende i Grateful Dead (geniale l' idea di utilizzare Dark star per il volo dell' aeroplano) e Pink Floyd. La cosa curiosa è che tutto sommato la trama è veramente essenziale ma non te ne accorgi se non alla fine del film! Tra le scene da ricordare segnalo la scena di sesso in cui i giovani si moltiplicano (sotto l' effetto di chissà quale droga...) amoreggiando in mezzo al deserto, scena molto psichedelica. Antonioni in questa pellicola riesce a immortalare probabilmente uno dei migliori spaccati della gioventù americana di quegli anni.Da avere e da rivedere...
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pep82
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mercoledì 21 maggio 2008
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antonioni nella trappola
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Il film più "americano" di Michelangelo Antonioni ed anche uno dei punti più bassi della sua carriera. Dopo l'ottimo "Blow up", il regista continua il suo viaggio nella sottocultura sessantottina, stavolta, però, tenta di fotografare troppo da vicino, dall'interno (visto che il protagonista è immerso negli ideali rivoluzionari ed è attravesro i suoi occhi soprattutto che guardiamo il film) il mondo dei giovani di quegli anni, cadendo in un baratro nel quale parecchi registi prima e dopo di lui sono sprofondati. Non c'è nulla di più difficile che ritrarre in maniera fedele e senza scadere nella banalità il sessantotto ed il movimento studentesco. Di film del genere se ne salvano pochi e "Zabriskie point" non rientra fra i superstiti.
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Il film più "americano" di Michelangelo Antonioni ed anche uno dei punti più bassi della sua carriera. Dopo l'ottimo "Blow up", il regista continua il suo viaggio nella sottocultura sessantottina, stavolta, però, tenta di fotografare troppo da vicino, dall'interno (visto che il protagonista è immerso negli ideali rivoluzionari ed è attravesro i suoi occhi soprattutto che guardiamo il film) il mondo dei giovani di quegli anni, cadendo in un baratro nel quale parecchi registi prima e dopo di lui sono sprofondati. Non c'è nulla di più difficile che ritrarre in maniera fedele e senza scadere nella banalità il sessantotto ed il movimento studentesco. Di film del genere se ne salvano pochi e "Zabriskie point" non rientra fra i superstiti. Mark rappresenta il classico studente contestatore il cui nichilismo anticapitalista lo porterà alla morte, non prima di aver conosciuto la bellissima Daria, ragazza benestante e capricciosa, segrataria d'azienda, la quale dopo l'incontro (dovrebbe essere un incontro d'amore tra i due e con la natura selvaggia, ma sembra solo sesso), rinnegando ciò che aveva impersonato inconsapevolmente fino a qualche ora prima, matura la stessa rabbia del ragazzo. Troppi stereotipi! Regia davvero mediocre ed ingenuità incomprensibili (la scena di sesso "comunitario" nel deserto ha davvero del ridicolo) per un grande come Antonioni (anche se io non l'ho mai reputato tra i migliori registi italiani; prima di lui sicuramente Fellini, Visconti, Pasolini, Bertolucci, Leone, Rossellini e Germi); lo salvano una fotografia suggestiva, l'ambientazione e soprattutto la sequenza finale che scorre sulle note dei Pink Floyd, loro assolutamente straordinari, che salva il film dall'inutilità e, chiedo scusa per un termine così forte, dalla spazzatura.
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[+] non meritava
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gabo08
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lunedì 22 giugno 2015
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antonioni on the road
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Film americano per il cineasta emiliano, che prosegue il genere on the road e di contestazione giovanile.
Mark, che fugge dalla polizia su un aereo rubato, incontra nel deserto californiano Daria, segretaria, che sta raggiungendo il proprio capo nella sua villa a Phoenix. Dopo aver vagato per lo Zabriskie Point, una parte della Death Valley nel deserto californiano, e dopo essersi abbandonati all'amore, i due si separano: lei prosegue per il suo viaggio, lui va a restituire l'aereo, ma all'arrivo viene ucciso dalla polizia. Saputa la notizia, Daria raggiunge la villa e, ancora disperata per la morte di Mark e sdegnata per il lusso, immagina la giusta vendetta.
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Film americano per il cineasta emiliano, che prosegue il genere on the road e di contestazione giovanile.
Mark, che fugge dalla polizia su un aereo rubato, incontra nel deserto californiano Daria, segretaria, che sta raggiungendo il proprio capo nella sua villa a Phoenix. Dopo aver vagato per lo Zabriskie Point, una parte della Death Valley nel deserto californiano, e dopo essersi abbandonati all'amore, i due si separano: lei prosegue per il suo viaggio, lui va a restituire l'aereo, ma all'arrivo viene ucciso dalla polizia. Saputa la notizia, Daria raggiunge la villa e, ancora disperata per la morte di Mark e sdegnata per il lusso, immagina la giusta vendetta.
Emblematiche due scene: quella onirica di gruppi di ragazzi che fanno l'amore nel deserto, simbolo della spensierata voglia di libertà dei giovani dell'epoca e del rifiuto degli schemi prestabiliti della società, e quella finale dell'esplosione della villa, ripresa da più cineprese, simbolo della lotta al consumismo.
Infatti in questo film l'alienazione tipica del cinema di Antonioni è quella vissuta dai protagonisti nei confronti della società borghese e consumista, alienazione avvertibile grazie ad una ricca simbologia.
Magnifiche regia, fotografia e colonna sonora. Un film che merita sia dal punto di vista estetico sia da quello del contenuto.
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