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eugen
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sabato 6 dicembre 2025
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crimen verdadero, verdadera grande pelicula
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Tiempos perfectos, escenas con iluminacion perfecta como la evidenciacion de los particualres, escelta perfecta de la atlernancia de situaciones, donde se vee una vez el periodista, una vez el condemnado, la cuetion siempre actual de la pena de muerte que puede golpear tambien un inocente : todo esto se encuentra en"Crimen Perfecto"/Clint Eastwood, del ano 1999 aqui tambien protagonsita de una pelcula dramatirca que es tambien un thriller, sacada de la novela de Andrew Klavan "Before Midnight"- Protagonista es un Eastwood, no mu mas joven(a la epoca tenia , credo, 7o anos, pero muj eficaz, como siempre, pero hay tambien otros actores y acttrices de grande impacto actoral.
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Tiempos perfectos, escenas con iluminacion perfecta como la evidenciacion de los particualres, escelta perfecta de la atlernancia de situaciones, donde se vee una vez el periodista, una vez el condemnado, la cuetion siempre actual de la pena de muerte que puede golpear tambien un inocente : todo esto se encuentra en"Crimen Perfecto"/Clint Eastwood, del ano 1999 aqui tambien protagonsita de una pelcula dramatirca que es tambien un thriller, sacada de la novela de Andrew Klavan "Before Midnight"- Protagonista es un Eastwood, no mu mas joven(a la epoca tenia , credo, 7o anos, pero muj eficaz, como siempre, pero hay tambien otros actores y acttrices de grande impacto actoral. Hay James Woods, Isaiah Washinton,, en el papel del condemnado, otros/as en papel minores pero de mucho significado- Si se induce la cualidad de una pelicula del publico y cutanto espectadores miraron la pelicula en el cine, se hace algo de totalmente ecuivodado, como se vee de la pelciula considerada, que non habia tenido una grnade afirmacion de publico y entones economica. El Gato
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giomo891
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martedì 20 settembre 2022
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clint reporter salva un innocente. giomo891
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Nel carcere di San Quentin (California), il giovane nero Frank (Washington Isahia) deve essere giustiziato un minuto dopo la mezzanotte per l'omicidio di una commessa bianca. Vecchio cronista di "nera" in chiusura di carriera all'"Oakland Tribune", sobrio come un ex alcolizzato, fumatore, marito infedele, padre assente, puttaniere, Steve Everett (Eastwood) ha dodici ore di tempo per trovare la prova della sua innocenza. Da una calibratissima sceneggiatura di Larry Gross, Paul Brickman e Stephen Schiff, adattamento del romanzo The crime di Andrew Klavan, Eastwood - al suo 21° film di regista-produttore (Malpaso) - ha cavato un thriller a orologeria che soltanto critici e spettatori che guardano il dito invece che la luna hanno giudicato meccanico, effettistico, sentimentalmente demagogico.
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Nel carcere di San Quentin (California), il giovane nero Frank (Washington Isahia) deve essere giustiziato un minuto dopo la mezzanotte per l'omicidio di una commessa bianca. Vecchio cronista di "nera" in chiusura di carriera all'"Oakland Tribune", sobrio come un ex alcolizzato, fumatore, marito infedele, padre assente, puttaniere, Steve Everett (Eastwood) ha dodici ore di tempo per trovare la prova della sua innocenza. Da una calibratissima sceneggiatura di Larry Gross, Paul Brickman e Stephen Schiff, adattamento del romanzo The crime di Andrew Klavan, Eastwood - al suo 21° film di regista-produttore (Malpaso) - ha cavato un thriller a orologeria che soltanto critici e spettatori che guardano il dito invece che la luna hanno giudicato meccanico, effettistico, sentimentalmente demagogico. Oltre a divertirsi con il suo antieroico giornalista, politicamente scorretto a 360 gradi, e con i dialoghi scoppiettanti di irriverenza, gli altri apprezzano l'irridente lucidità con cui, senza mai salire sul pulpito, smonta la logica del sistema giudiziario USA, la macchina disumana della pena di morte, il latente razzismo della maggioranza silenziosa...
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no_data
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martedì 28 dicembre 2021
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film coraggioso.
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Steve Everett "va a naso", decide in base all''intuito cioe'' se i suoi interventi al giornale dove lavora sono importanti o meno, cosi'' si trova a scagionare un uomo accusato ingiustamente di omicidio e condannato alla pena capitale. L''utilizzo del "flash-back" conduce lo spettatore ad avvicinare la verita'' e a scoprire il vero omicida. Un film maturo di un grande attore-autore.
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elgatoloco
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lunedì 12 ottobre 2020
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the great clint
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"True Crime"(Clint Eastwood, 1999, dal romanzo"Before Midnight", sceneggiatura realizzata a più mani)è uno dei film-chiave, purtroppo spesso"bypassato"di Clint Eastwood. Oltre il romanzo(che non conosco)è un thriller esistenziale, volendo definirlo: un giornalista uscito in gran parte dalla dipendenza etilica, alla ricerca di sé, realizza, per"intuizione"uno"scoop"sulla supposta innocenza di un giovane negro condannato a morte: il giovane, che ha vari precedenti penali, risulta però innocente , a quanto il reporter può supporre, ma naturalmente la"prova provata"sembra non esserci, almeno per gran parte del fi,m, per cui si procede, appunto, inmtuitivamente o meglio"abudttivamente(Ginzburg-Eco, studiando Sherlock Holmes), ossia con indizi che rimandano sia a deduzioni sia a induzioni.
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"True Crime"(Clint Eastwood, 1999, dal romanzo"Before Midnight", sceneggiatura realizzata a più mani)è uno dei film-chiave, purtroppo spesso"bypassato"di Clint Eastwood. Oltre il romanzo(che non conosco)è un thriller esistenziale, volendo definirlo: un giornalista uscito in gran parte dalla dipendenza etilica, alla ricerca di sé, realizza, per"intuizione"uno"scoop"sulla supposta innocenza di un giovane negro condannato a morte: il giovane, che ha vari precedenti penali, risulta però innocente , a quanto il reporter può supporre, ma naturalmente la"prova provata"sembra non esserci, almeno per gran parte del fi,m, per cui si procede, appunto, inmtuitivamente o meglio"abudttivamente(Ginzburg-Eco, studiando Sherlock Holmes), ossia con indizi che rimandano sia a deduzioni sia a induzioni. Grande supsense, ma anche considerazioni esistenziali assolutamente priva di retorica verbalistica o di retorica di qualunque genere. UN film"secco", stile Clint, di granddissima umanità, però, dove anche la tematica ernica(non diremo certo "di razza"!)e quella della pena di morte, con tutto il"corteggio"di vistiatori/spettatori viene trattata, in mdo assolutamente anti e a.convenzionale. Film aspro, duro, dalla tematica che per quacuno(a) potrà essere"respingente", "True Crime"vede Eastwood impeganto anche quale protagnista, ma anche cointerrprti come Isaiah Washington, di altissimo livello, per non dire di James Woods, che è il direttore del gionrale, spesso in contrastro con il suo"Problematico-genaile"reporter. Inutile(direi)aggiungere che il film è anche una potente rifleissione filmica sul sistema dei media negli States(ma ormai non solo)in particolare rispetto ad eventi particolamente "brucianti"come questo. Da segnalare , dunque, da vari punti di vista, dispiace che il film, forse meno"appariscente"di altri dlelo stesso Clint, venga proposto e ri-proposto raramente, rispetto appunto ad altrii, quando invece le sue tematiche sono tra quella che"toccano"maggiormente sia l'opinione pubblica(certo manipolata ma anche "pluralisticamente"divisa)sia il sistema dei potere nella realtà più complessa, soprattutto per standards europei, quale quella degli S tates, appunto. Rivedendo il film si capisce, inutile dirlo, di più, rispetto a una sola visione sia complessivamente, appunto, El Gato
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contrammiraglio
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domenica 12 novembre 2017
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ohi ohi
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A tratti un vero pacco che va competamente a Massa nell'ultima parte ad iniziare da quando va a prendere la parente del colpevole morto anni prima; delusione estrema!
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mencio
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domenica 16 aprile 2017
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fantasma con famiglia a carico
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Il finale è singolare. Apparentemente il film non finisce bene: il condannato non sembra salvato all'ultimo decimo secondo. Nella vena gli è stata iniettata metà della dose finale e la moglie, appiccicata al vetro della gabbia, smette di chiamarlo, consapevole che la fine sia arrivata. Questa impressione è confermata dalla scena finale: l'apparizione del condannato, che da lontano saluta l'intrepido giornalista, ma che non si avvicina per esprimergli la sua gratitudine, sembra la visione di un fantasma, stile certi telefilms che scioglievano gli enigmi di casi irrisolti e che assicuravano alla giustizia i colpevoli sotto gli occhi delle vittime spettralmente presenti alla traduzione del reo.
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Il finale è singolare. Apparentemente il film non finisce bene: il condannato non sembra salvato all'ultimo decimo secondo. Nella vena gli è stata iniettata metà della dose finale e la moglie, appiccicata al vetro della gabbia, smette di chiamarlo, consapevole che la fine sia arrivata. Questa impressione è confermata dalla scena finale: l'apparizione del condannato, che da lontano saluta l'intrepido giornalista, ma che non si avvicina per esprimergli la sua gratitudine, sembra la visione di un fantasma, stile certi telefilms che scioglievano gli enigmi di casi irrisolti e che assicuravano alla giustizia i colpevoli sotto gli occhi delle vittime spettralmente presenti alla traduzione del reo. Ma moglie e figlioletta vive chiamano il "fantasma" ed egli si unisce a loro lietamente e non risulta che gli spettri abbiano famiglie viventi al seguito. Così lo spettatore si trova ad esser oggetto di differenti impressioni, che lo richiamano al sapiente dosaggio degli sceneggiatori. Questi evitano la banalità dello happy end finale, ma non se ne privano. L'effetto però è quello di scoprire il meccanismo interno del racconto cinematografico, diminuendon (ma solo in parte) il valore dell'opera.
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enzo70
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lunedì 12 ottobre 2015
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un canto contro la pena di morte
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Fino a prova contraria è un passaggio fondamentale nell’ambito del lungo viaggio che Clint Eastwood sta conducendo al cuore degli Stati Uniti. Il tema di fondo di questo film è la giustizia, nella declinazione statunitense, divisa tra le istanze populiste che legittimano la pena di morte, a maggior ragione se il condannato è nero, e la ricerca della verità. E Steve Everett, un cronista alcolizzato, prosegue con ostinazione sul percorso di libertà del pensiero tracciato da De Tocqueville, fino a prova contraria la presunzione di innocenza, anche se la gente vuole il mostro, anche se il mostro è stato additato come colpevole alla giuria da un contabile.
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Fino a prova contraria è un passaggio fondamentale nell’ambito del lungo viaggio che Clint Eastwood sta conducendo al cuore degli Stati Uniti. Il tema di fondo di questo film è la giustizia, nella declinazione statunitense, divisa tra le istanze populiste che legittimano la pena di morte, a maggior ragione se il condannato è nero, e la ricerca della verità. E Steve Everett, un cronista alcolizzato, prosegue con ostinazione sul percorso di libertà del pensiero tracciato da De Tocqueville, fino a prova contraria la presunzione di innocenza, anche se la gente vuole il mostro, anche se il mostro è stato additato come colpevole alla giuria da un contabile. Il mestiere di Clint si associa all’attualità del tema, ne esce un film avvincente, un thriller, ma pieno di contenuti. Per fare cultura si può usare un approccio elitario o partecipare al rodeo, Clint sceglie la seconda strada e lo fa con coerenza. E fino a prova contraria è l’ennesima conferma del percorso che Eastwood ha ben intrapreso da quando ha preso in mano la telecamera.
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archipic
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venerdì 22 febbraio 2013
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la bellezza della semplicità
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Spesso non si riconosce la bellezza di un film perchè lo si ritiene troppo semplice e semplicistico; è il caso di questo bellissimo lavoro di Eastwood. Basato, come quasi tutti gli altri, su una solidissima sceneggiatura, la narrazione scorre in modo fluidissimo accompagnando la storia fino al suo epilogo, in un crescendo di ritmo e di pathos. Ottime le interpretazioni, con un plauso particolare, oltre che al misurato Clint, all'ironia di James Woods, al garbo di Bernard Hill ed alla profondità di Isaiah Washington. Un film che con semplicità racconta una storia che affronta un tema assai serio, ma senza essere mai banale nè votato alla lacrima facile; un lavoro riuscitissimo che non manca di emozionare e far riflettere nel contempo.
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perla stella bastoni
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venerdì 28 settembre 2012
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contro la pena di morte
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Nei titoli di coda italiani, nell'elenco dei personaggi e interpreti, c'é il "boia", avete letto bene, non l'"esecutore di giustizia": dev'essere il tipo del carcere che controlla uno per uno gli apparecchi telefonici collegati con ciascuno dei circuiti che azioneranno il flusso dei liquidi, tra i quali quello letale, verso le vene del condannato. Che orrore. E' chiarissimo l'intento degli sceneggiatori e del regista, suscitare orrore per il sistema giudiziario americano, per il quale provo una personale ripugnanza, fino all'ultimo, alla lettura dei titoli di coda. Non ho altro da aggiungere,commovente e agitatore di coscienze sporche, fino all'ultimo tubicino.....
[+] la pagliuzza e la trave.....
(di alekos73)
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gianleo67
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giovedì 27 settembre 2012
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il quarto potere...secondo eastwood
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Cronista maturo e fedifrago dal fiuto infallibile e con trascorsi da alcolista, sostituendo una giovane e bella collega rimasta tragicamente uccisa in un incidente d'auto, deve intervistare un ragazzo nero condannato a morte nel giorno fissato per l'esecuzione. Diversi indizi lo convincono dell'innocenza del ragazzo: sarà una lotta contro il tempo e contro i suoi superiori per scagionarlo e fermare la mano del boia. Dramma carcerario che Eastwood costruisce con spiccato senso dell'azione e cinica riflessione etica sui meccanismi della giustizia americana, tra gli spunti di un cinema dinamico alla Don Siegel e l'impegno civile della tradizione liberal ma tenendo sempre salda la mano su di un timone che vira su istanze di solidità narrativa e sicuro impatto spettacolare.
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Cronista maturo e fedifrago dal fiuto infallibile e con trascorsi da alcolista, sostituendo una giovane e bella collega rimasta tragicamente uccisa in un incidente d'auto, deve intervistare un ragazzo nero condannato a morte nel giorno fissato per l'esecuzione. Diversi indizi lo convincono dell'innocenza del ragazzo: sarà una lotta contro il tempo e contro i suoi superiori per scagionarlo e fermare la mano del boia. Dramma carcerario che Eastwood costruisce con spiccato senso dell'azione e cinica riflessione etica sui meccanismi della giustizia americana, tra gli spunti di un cinema dinamico alla Don Siegel e l'impegno civile della tradizione liberal ma tenendo sempre salda la mano su di un timone che vira su istanze di solidità narrativa e sicuro impatto spettacolare. Maestro indiscusso di un cinema pragmatico e politicamente scorretto, l'autore imbastisce il tragico sviluppo di una vicenda esemplare dove il caso (la morte della giovane collega) e la necessità (gli imperativi etici di un professionista dell'informazione) sono il motore dinamico di un meccanismo narrativo che viene abilmente condotto alle sue inevitabili conseguenze e dove anche l'happy end non appare del tutto scontato e prevedibile. Le due tematiche portanti del film, tra la denuncia del sistema giudiziario americano (classista e razzista) e la anarchica libertà dei mezzi di informazione (il meccanismo di compensazione di una stampa libera e indipendente: principio inalienabile sancito dal 'quinto emendamento'),si sviluppano e intersecano nel parallelo ideale delle vicende di due reietti (entrambi con moglie e figlioletta al seguito): un meccanico nero ingiustamente accusato di omicidio in una società di bianchi ed un giornalista bianco 'non allineato' in un ambiente di gretti scribacchini di vacue amenità. Registro misurato sugli standard coerenti di un cinico sarcasmo che ne rappresenta il marchio di fabbrica, il vetusto'texano dagli occhi di ghiaccio' carica su si sè forse un eccesso di vizi e di virtù che non di rado lo rendono irritante e irriducibile fustigatore della società americana (il testimone inattendibile di esecrabile moralità, i carcierieri burloni che scaricano la tensione da 'miglio verde' con infantili pantomime e barzellette da caserma, il redattore capo cornuto e frustrato ma dall'impeccabile aplomb, il direttore del giornale esaltato pazzoide cioccolato-dipendente).A livello tecnico si rivela efficace la descrizione claustrofobica dell'abiente carcerario con l'uso del controcampo attraverso le sbarre della cella del condannato a morte e l'accurata ricostruzione dell'assurdo rituale che precede l'esecuzione capitale. A parte qualche raro eccesso melodrammatico è un film efficace e avvincente di uno dei pochi autori americani della vecchia guardia che non ostante la veneranda età riesce ancora a restare saldamente sulla breccia. Inossidabile.
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