| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Simone Valentini |
| Attori | Alessandro Tedeschi, Isnaba Na Montche, Sara Laura Raimondi, Ilir Jacellari Ilde Mauri, Alessio De Persio, Giulia Maulucci, Francesca Stagnì. |
| Uscita | giovedì 26 febbraio 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Filmclub Distribuzione |
| MYmonetro | 2,98 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 19 febbraio 2026
Le dinamiche dell'affido familiare e il racconto dell'incontro tra due solitudini. In Italia al Box Office Per un po' ha incassato 9,8 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Niccolò, paroliere musicale di successo con una bella casa e ampie possibilità economiche, voleva accogliere in affido un bambino in difficoltà: un progetto condiviso con la sua campagna Nadia, che purtroppo è venuta a mancare. I servizi sociali gli propongono di accogliere un 18enne rifiutato dalla precedente famiglia affidataria, e dovrà farlo senza Nadia al suo fianco: una doppia sfida, che l'uomo non sa se se la sente di accettare. Ma l'incontro con Federico, di origine africana, tolto ad una madre poco affidabile e rimbalzato fra varie comunità, lo convince che ci possa essere un futuro insieme, almeno fino a quando il ragazzo compirà 21 anni.
Il periodo di avvicinamento però non è dei più semplici: Federico è un maggiorenne indipendente e refrattario ad informare Niccolò sui suoi spostamenti, e soprattutto è in contatto costante con la madre, cui lui è molto affezionato, che lo rivorrebbe con sé. Non bastano i pareri contrari dell'assistente sociale che conosce la sua storia o della sorella di Niccolò che guarda Federico con diffidenza e timore: il giovane uomo dovrà fare la prima sua scelta veramente adulta, che potrebbe significare un nuovo abbandono per Niccolò.
Per un po' è il secondo lungometraggio di finzione, dopo il thriller Indelebile, diretto da Simone Valentini, regista oggi appena 33enne che ha già al suo attivo anche due documentari.
Qui Valentini firma la sceneggiatura insieme a Francesca Scanu, Andrea Zuliani e Niccolò Agliardi, il cantautore milanese già candidato al premio Oscar per la canzone "Io sì" interpretata da Laura Pausini, che in Per un po' adatta per il grande schermo la sua vicenda personale raccontata nell'omonimo romanzo autobiografico.
Il film è onesto come solo una storia vera sa essere, e non cede mai alla tentazione di intervenire sul dato reale per rendere la narrazione più "cinematografica". La forza della storia è proprio il suo procedere in modo naturale e conseguente, senza indugiare in scene madri e senza aggiungere svolte ad effetto né in direzione di un happy ending zuccheroso né di un finale tragico da drammone impegnato: laddove il film potrebbe finire in modo prevedibile va invece oltre, ancora "per un po'", in modo originale e autentico.
Anche la regia è estremamente lineare e composta, con molta attenzione alla qualità delle inquadrature ma senza inutili vezzi autoriali. Ma la storia non avrebbe potuto funzionare se al centro non ci fossero i due attori che interpretano con rigore e coerenza i ruoli di Niccolò e Federico, ovvero Alessandro Tedeschi, finalmente coprotagonista, e Isnaba Na Montche, già visto in Anni da cane. Entrambi gestiscono il loro ruolo in modo credibile, grazie anche ad una sceneggiatura che costruisce bene soprattutto i dialoghi, senza voler per forza fare di ognuno un aforisma. L'unico piccolo rimprovero è nel non aver spiegato, anche solo con una battuta, perché Niccolò ha un accento del nord mentre tutti gli altri ne hanno uno (fortemente) romano.
Per un po' lavora sulle "cose da tenere e quelle da buttare", sul rimpianto e sulle opportunità mancate, ma anche sull'accettazione della vita come viene, e di ciò che ci è stato dato (e tolto) in sorte, facendo fronte alle relazioni e alle situazioni con sincerità, sia nei confronti degli altri che verso se stessi. Inoltre il film cammina sul filo di problematiche reali, senza privilegiare né la visione del "buon salvatore ricco, bianco e occidentale" né quella dell'"immigrato sfortunato vittima delle circostanze avverse". L'ottica "colonialista" e quella "pauperista" sono lasciate da parte per affrontare con intelligenza le situazioni sforzandosi di uscire dagli stereotipi. Così Niccolò non è un santino, anche se ha una pazienza e una generosità encomiabili, e Federico è uno spirito libero e ribelle ma all'occorrenza accuditivo, (giustamente) attaccato alle proprie radici, anche etniche.
Se Alessandro Tedeschi è una conferma, e regala la sua pacatezza e la sua apertura mentale ad un ruolo complesso e trattenuto, Isnaba Na Montche è una rivelazione: fisicamente ricorda un po' Omar Sy e ne ha il carisma e la spontaneità. I due duettano con credibilità raccontando il significato di appartenersi fuori da ogni retorica, e da ogni vincolo spazio-temporale.
Opera che ambisce a profondità emotiva ma resta spesso superficiale e discontinua, con una narrazione registica che fatica a coinvolgere. La regia non riesce a dare quello sguardo intimo che ci si aspetta, lasciando un risultato complessivamente non all’altezza. Inoltre non ho capito perché dell'accento romano.
Vedovo inconsolabile e aspirante genitore affidatario, a Niccolò appioppano un diciottenne problematico, Federico, che lascia i vestiti sporchi in giro, porta le pischelle a casa (o vorrebbe), rientra tardi senza avvisare, fa spesso a botte (in modi insensatamente anticlimatici) e scappa dalla madre, ex prostituta con compagno manesco (ne esistono mai di mansueti?).