| Anno | 2025 |
| Genere | Biografico, |
| Produzione | Italia, Svizzera |
| Durata | 87 minuti |
| Al cinema | 6 sale cinematografiche |
| Regia di | Gianluca Matarrese |
| Attori | Maria Luisa Magno, Immacolata Capalbo, Andrea Gianni Magno, Antonietta Giuseppina Mancuso Sergio Pucci, Carmela Magno, Concetta Magno, Filomena Magno, Sergio Biagio Turano. |
| Uscita | giovedì 12 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 3,25 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 3 marzo 2026
Ogni famiglia è infelice a modo suo, soprattutto quelle che si odiano perché costrette a vivere nella stessa palazzina di uno sperduto borgo calabrese, un piccolo agglomerato di abitazioni situate in cima a un colle che tutti chiamano il Cozzo. Il quieto vivere è 61° in classifica al Box Office. sabato 14 marzo ha incassato € 674,00 e registrato 1.255 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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In una palazzina di uno sperduto borgo calabrese, due cognate si fanno da tempo la guerra. Da una parte c'è Luisa, circa 50 anni, che svolge spesso lavori precari. Ama i figli e la sua nipotina. Ma litiga spesso con la madre, il fratello e soprattutto la cognata Imma che è diventata il suo principale bersaglio quotidiano di una personale guerra contro il mondo. Ogni pretesto è utile per insultarla e, in qualche caso, denunciarla. Le tre zie anziane intanto cercano di riportare la pace tra loro. Ma sembra un'impresa praticamente impossibile.
Sono affari di famiglia. Gianluca Matarrese li aveva già mostrati in Fuoritutto, vincitore della sezione TFFDoc/Italiana al Torino Film Festival del 2019.
Attraverso i genitori e la sorella, aveva mostrato uno riuscito spaccato della crisi economica in Italia esplosa negli anni Dieci. Con Il quieto vivere ci si sposta nella Contrada Viscigliette, in Calabria, con 70 abitanti, tutti parenti. Dall'inquadratura dall'alto di un anfiteatro, il nuovo lavoro del regista incrocia le forme del documentario con quelle della tragedia greca anticipata dalla citazione iniziale di Antigone di Sofocle: "Non c'è male peggiore di una famiglia divisa" e con la figura delle tre zie imparziali che incarnano il coro del racconto. Nel cinema di Matarrese c'è spesso un punto-limite tra la rappresentazione del personaggio e lo spazio della performance come si è visto, per esempio, con il professor Maurizio Bini dell'Ospedale Niguarda di Milano in Gen_. In Il quieto vivere accentua questo secondo aspetto. Battute come quella di Luisa nella caserma dei carabinieri dove afferma "Tutti portano la divisa. Dipende da come si porta" oppure "Sono andata in Chiesa e ho chiesto al Padreterno di prendere provvedimenti" appaiono così lineari e perfette che forse sono improvvisate oppure fanno parte della sceneggiatura che il cineasta ha scritto con Nico Morabito per essere recitate. Così, proprio forse per questo, Matarrese realizza una tragicommedia senza esclusione di colpi, ma anche amara dove le due cognate - che sono le sue due cugine Maria Luisa Magno e Imma Capalbo mentre la madre Carmela è una delle tre zie - danno vita a una rappresentazione dove il luogo della scena non è il palcoscenico ma una palazzina. La prima soprattutto è il motore di questa storia, quella che trova ogni scusa per andare allo scontro: le infiltrazioni d'acqua, lo spostamento dell'antenna parabolica.
Forse Il quieto vivere è la vera commedia all'italiana classica del regista e, anche se può essere involontario, casuale, probabilmente mai cercato, il riferimento immediato è Parenti serpenti di Mario Monicelli. Al tempo stesso, nel suo tono iperrealista, cattura frammenti di vita vissuta come il Natale a tavola, la pasta fatta in casa, i botti di Capodanno.La danza tra documentario e finzione può sembrare anche appositamente costruita così come la creazione simbolica del coro greco ma il film ha comunque il merito di non far avvertire il peso della sua impostazione. In più mostra anche il lato più privato e intimo al di là della sua volontaria rappresentazione. Il selfie che Luisa si fa da sola sulla spiaggia diventa forse il fermo-immagine della sua vita. Ed è l'esempio di come il cinema di Matarrese sia più in sintonia a mostrare le reazioni delle persone che mostra (o personaggi) nel momento in cui li inquadra anche per qualche secondo, prima di farli parlare, catturandone la loro verità.
Contrada Viscigliette, Calabria, borgo di «settanta abitanti, tutti parenti», recita l'incipit, e tutti contro tutti. La faida ha al centro due cognate, Luisa e Imma, la prima irosa, aggressiva, moralista, la seconda più disposta a dialogare, ma non troppo, e in margine il coro greco degli altri paesani. Matarrese conosce bene l'ambiente, è lì che ha le sue radici, e ne sa descrivere i dettagli gustosi, [...] Vai alla recensione »