Sospeso tra due velocità – quella di caduta dei petali dei fiori di ciliegio e quella a cui viaggia un razzo spaziale – il protagonista si muove in un presente che pare sfuggirgli.
Intrattiene un rapporto più stretto con un passato che è lento a (de)cadere e un futuro che bussava impetuoso nella speranza ‘di diventare qualcuno’ a 13 anni, e si riaffaccia nel timore ‘di essere rimasto indietro’ alla soglia dei 30 anni.
Testa in alto, sguardo rapito, Takaki sogna l’altrove, anela alla connessione con un senso più grande, che avvertiva spontaneamente un tempo. Cerca di riannodare quell’antico filo perduto con il periodo in cui tutto era ancora possibile, il confine tra infanzia e adolescenza, quello del primo amore.
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Sospeso tra due velocità – quella di caduta dei petali dei fiori di ciliegio e quella a cui viaggia un razzo spaziale – il protagonista si muove in un presente che pare sfuggirgli.
Intrattiene un rapporto più stretto con un passato che è lento a (de)cadere e un futuro che bussava impetuoso nella speranza ‘di diventare qualcuno’ a 13 anni, e si riaffaccia nel timore ‘di essere rimasto indietro’ alla soglia dei 30 anni.
Testa in alto, sguardo rapito, Takaki sogna l’altrove, anela alla connessione con un senso più grande, che avvertiva spontaneamente un tempo. Cerca di riannodare quell’antico filo perduto con il periodo in cui tutto era ancora possibile, il confine tra infanzia e adolescenza, quello del primo amore.
Akari ne è il simbolo, l’ultima custode di quella versione di se stesso di cui non riesce a piangere il lutto. Ripercorre allora i passi dell’ultimo incontro davanti all’albero di ciliegio, nel tentativo di replicare qualcosa che non può né ha ragione di essere ripetuto.
Lui ancora non lo sa, ma Akari lo ha capito, che nulla è perduto: ciò che di bello e importante ha vissuto le rimane dentro.
Il rapporto con Takaki ha cambiato quello che aveva con se stessa e le ha consentito di rivelare qualcosa di impensato eppure familiare.
È quella parte (solare) di sé, che brillava sotto lo sguardo di Takaki, tutto ciò che doveva prendere dal passato e conservare, non come una reliquia (come sembra voler fare il protagonista), ma come qualcosa di vivo.
È per questo che Akari non ha bisogno di rivederlo, perché è sempre presente in lei negli effetti trasformativi del loro incontro.
Quello sfiorato è allora eco di un passato da integrare per il protagonista, la cui difficoltà di stare nel momento attuale e nell’emozione si traduce in distanza interiore da chi potrebbe amarlo, e incapacità di accomiatarsi dalla persona alla quale per prima aveva aperto il cuore.
Lo fa simbolicamente, quando restituisce l’ombrello alla ex collega di lavoro, condividendo parole di apprezzamento mai espresse prima.
È insieme chiusura di un ciclo rimasto aperto e riconnessione con se stesso.
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