Black Tea

Film 2024 | Drammatico, 110 min.

Regia di Abderrahmane Sissako. Un film Da vedere 2024 con Nina Melo, Han Chang, Ke-Xi Wu, Michael Chang (II), Yu Pei-Jen. Cast completo Genere Drammatico, - Francia, Lussemburgo, Mauritania, 2024, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 15 maggio 2025 distribuito da Academy Two. - MYmonetro 3,53 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento sabato 10 maggio 2025

Il ritorno di Abderrahmane Sissako, regista del capolavoro candidato agli Oscar Timbuktu, con una storia d'amore che non conosce limiti né frontiere. In Italia al Box Office Black Tea ha incassato 51,7 mila euro .

Consigliato sì!
3,53/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,08
PUBBLICO 4,00
CONSIGLIATO SÌ
Un film costellato di riflessi e di riverberi luminosi. Per parlare di integrazione, tra attese e scoperte.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 6 maggio 2025
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 6 maggio 2025

Aya ha lasciato dinanzi all'officiante colui che doveva diventare suo marito. Ha abbandonato poi la Costa d'Avorio per andare a vivere a Guangzhou (Canton) nel quartiere denominato "Chocolate City" perché abitato da numerosi immigrati africani. Qui lavora per Cai, un coltivatore e raffinato estimatore delle più diverse specie di piante del the. Tra i due nasce progressivamente un'intimità non priva di problemi.

Il ritorno al lungometraggio di Abderrahmane Sissako ci propone l'incontro tra due mondi culturalmente molto distanti ma che possono comunicare sul piano del sentire.

È un film fatto di attese e di scoperte quello che riporta sul grande schermo il regista mauritano candidato al Premio Oscar (con Timbuktu). Lo fa in un contesto del quale le cronache del mondo politico economico ci parlano come di un'indiretta colonizzazione di molti Paesi del continente africano da parte della Repubblica Popolare Cinese. Indiretta ovviamente perché esercitata sul piano della penetrazione commerciale e dello sfruttamento delle risorse naturali.

Qui abbiamo una storia che tiene conto di quanto sopra ma sposta l'attenzione sul rapporto tra le persone e le culture. Aya è una donna indubbiamente determinata. La incontriamo mentre sta per sposarsi ed è in procinto di rispondere "No" alla domanda di rito per poi, con un notevole stacco temporale, trovarla perfettamente inserita e padrona della lingua nella terza città più grande della Cina. Così inserita da voler apprendere tutti i segreti della ritualità cinese per quanto riguarda la bevanda di cui il suo datore di lavoro è cultore.

Quella ritualità presuppone anche un approccio filosofico che andrebbe applicato anche alla vita dei due protagonisti e alle vite in generale. Perché Sissako, a differenza dell'indimenticabile Wong Kar-wai di In the Mood for Love, non si concentra solo sulla coppia ma allarga la propria lettura anche ad altre realtà che provano sentimenti a volte facilmente definibili ed altre meno. Nel fare ciò ci propone un'integrazione e un dialogo possibili fra culture ma anche delle chiusure ancestrali che non hanno smesso di allungare le estremità delle loro radici sul presente.

È un film costellato di riflessi e di riverberi luminosi il suo, quasi che la realtà che viene rappresentata avesse poi l'urgenza di sfrangiarsi e di perdere quella lucidità e sequenzialità di tempi e di azioni che il rito del the richiede. Si ha allora l'inserimento di elementi sui quali lo spettatore viene spinto ad interrogarsi per poi ricevere una risposta che finisce con il porre nuovi quesiti.

Su tutto però si stagliano, con pacatezza e con pudore, le due figure dei protagonisti più quella della ex moglie di Cai. Tutti alla ricerca di una felicità che sembra risiedere in obiettivi per i quali l'allocuzione 'per sempre' non trova un suo reale spazio.

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FOCUS
INCONTRI
lunedì 12 maggio 2025
Marianna Cappi

Da giovedì 15 maggio arriva al cinema Black Tea di Abderrahmane Sissako, il regista del capolavoro candidato agli Oscar Timbuktu. Torna in sala con una storia d'amore che non conosce limiti né frontiere. Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato com'è nato il film, le difficoltà per realizzarlo e qualche aneddoto sulla produzione.

Quello di Aya è un personaggio molto bello: ha il coraggio di dire di no a un matrimonio che non sente e di partire per rifarsi una vita dall’altra parte del mondo. Anche là, però, resta delusa in qualche modo dall’uomo che ama, ma saprà far sentire – letteralmente – la sua voce. Come autore del film, era più importante per lei mettere in luce il razzismo di una fascia della popolazione cinese verso chi ha la pelle nera oppure rappresentare Aya e Cai come allegorie dei loro rispettivi paesi di origine?
Forse il tema del razzismo non è il tema principale del film, ma certo è un tema importante nell'evocazione della vigliaccheria degli uomini; perché in generale gli uomini, a differenza delle donne, possono cadere più facilmente in questa forma di vigliaccheria, nascondendosi e non prendendosi la responsabilità delle cose, prendendo tempo. La scena della cena tra Cai e Aya mostra bene questa debolezza: è un momento intimo, sono da soli, ci sono due bicchieri, bevono del vino, poi suona il campanello, è la famiglia, e lui le chiede di non farsi vedere. Allora lei lo guarda e in quello sguardo c’è tutta la sua delusione, perché ancora una volta l’uomo non si prende la responsabilità di ciò che fa. Per questo poi scrive la lettera che lo spinge a dire la verità a Ying, la madre di Li Ben. Per me questa è una questione universale ma è anche una questione di genere. Perché tutte le donne del film, non solo Aya, si assomigliano, per via del loro destino comune, della loro solitudine e dell'abbandono da parte di un uomo che se n'è andato per un motivo o per un altro.
Per raccontare questo, mi servo, però, anche del territorio: Aya, andandosene, dice no alla sua società. E dire di no a una società è molto difficile, non è certo una cosa facile. Posso immaginare, pur senza saperlo, che anche in l'Italia, cento anni fa o forse meno, quando venivi da un paese a andavi a sposare la ragazza di un altro paese, avevi tradito la tua gente, perché avevi preso la straniera. Tutte le società sono così, ma è anche vero che evolvono, a piccoli passi. Il mondo cambia, è già cambiato. Il centro del mondo oggi è ovunque, anche se l’Europa non lo vede e non lo sa, perché ragiona ancora in termini egocentrici, ma la realtà è completamente diversa.

Ha raccontato che l’idea di questo film era nella sua testa già da tanti anni, quasi venti. Che cosa aveva in mente in particolare? Un’immagine? Un tema?
In un mio film del 2002, En attendant le bonheur, c’è una scena in cui un’africana cena con un cinese. L’avevo inserita per dire che l’Africa è una terra di migrazioni, ci sono delle piccole Afriche che si creano ovunque nel mondo, e c’è un’immigrazione africana anche in Cina. Poi nella mia testa il discorso si è sviluppato, nel tempo, e si è fuso con l’esigenza, che sento sempre, di dare un ruolo e un volto al personaggio di una donna forte, non per forza africana. Queste sono le cose che avevo voglia di raccontare e poi è arrivato il momento, per via di altre cose che sono successe nel mondo, in cui ho deciso di farlo. Partendo da una storia d’amore, che è un soggetto universale, in cui tutti si possono identificare, in realtà racconto più cose contemporaneamente.

Sono passati dieci anni da Timbuktu. Il mondo, dicevamo, è cambiato. Anche la sua idea di cinema è cambiata?
No, per niente, la mia relazione con il cinema, la mia definizione di cinema è rimasta la stessa. Per me il cinema è uno sguardo. La forma dello sguardo può cambiare, ma lo sguardo non cambia. Così come la mia visione della società è la stessa, anche se la società cambia. Inoltre sono passati dieci anni, e oggi ho un figlio di dieci anni, quindi non c'è solo il cinema nella vita. E ho fatto un'opera per il Théâtre du Châtelet di Parigi ("Il furto del Boli", con la musica di Damon Albarn, ndr), che ha richiesto 2 anni e mezzo di preparazione, perché è teatro dal vivo, è diverso dal cinema. Non ho percepito questi dieci anni come un periodo particolarmente lungo.
 

Frasi
Alle dolci prospettive
Ying (Ke-Xi Wu)
dal film Black Tea - a cura di Olgab
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 4 giugno 2025
Grazia Paganelli
Duels.it

I personaggi di Abderrahmane Sissako sono sempre stati viaggiatori, quasi a voler dire fin da subito che la dimensione stanziale non si addice al (suo) cinema. Dieci anni dopo Timbuktu ci racconta, infatti, degli incontri di una donna che ha deciso di lasciare la Costa d'Avorio per la Cina. Black Tea inizia con un matrimonio negato e una fuga. Senza soluzione di continuità, Aya, lasciato dietro di [...] Vai alla recensione »

NEWS
GUARDA L'INIZIO
venerdì 9 maggio 2025
 

Una storia d’amore che supera ogni confine, un viaggio tra due mondi lontani: dalle calde terre d’Africa alle raffinate cerimonie del tè in Cina. Dal 15 maggio al cinema. Guarda l'inizio del film »

TRAILER
martedì 6 maggio 2025
 

Regia di Abderrahmane Sissako. Un film con Ke-Xi Wu, Han Chang, Michael Chang (II), Nina Melo. Da giovedì 15 maggio al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
martedì 29 aprile 2025
 

Il ritorno di Abderrahmane Sissako, regista del capolavoro candidato agli Oscar Timbuktu, con una storia d'amore che non conosce limiti né frontiere. Vai all'articolo »

CELEBRITIES
martedì 6 maggio 2025
Fabio Secchi Frau

Regista e produttore americano diviso artisticamente fra il Mali e la Francia, torna al cinema con Black Tea. Dal 15 maggio al cinema. Vai all'articolo »

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