nino pellino
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domenica 12 gennaio 2020
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ottimamente interpretato, ma film quasi inutile
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Pur nella considerazione di sottolineare ancora una volta la straordinaria interpretazione dell'attore Pierfrancesco Favino, questa volta nei panni dell'onorevole Bettino Craxi, devo dire che questo film oltre a trovarlo noioso, lento e a tratti pesante, lo reputerei quasi inutlie. In questa pellicola infatti, a parte le scene iniziali dedicate all'ascesa al potere di Craxi e quelle finali in cui c'è invece un pubblico di teatro che ne applaude ironicamente il successivo crollo di credibilità a causa degli errori compiuti dal noto personaggio politico, troppo risucchiato in un sistema a sua volta corrotto, tutto il resto del film si concentra a descriverci gli ultimi mesi di residenza forzata in esilio di Craxi e dei suoi familiari nel paese di Hammamet in Tunisia.
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Pur nella considerazione di sottolineare ancora una volta la straordinaria interpretazione dell'attore Pierfrancesco Favino, questa volta nei panni dell'onorevole Bettino Craxi, devo dire che questo film oltre a trovarlo noioso, lento e a tratti pesante, lo reputerei quasi inutlie. In questa pellicola infatti, a parte le scene iniziali dedicate all'ascesa al potere di Craxi e quelle finali in cui c'è invece un pubblico di teatro che ne applaude ironicamente il successivo crollo di credibilità a causa degli errori compiuti dal noto personaggio politico, troppo risucchiato in un sistema a sua volta corrotto, tutto il resto del film si concentra a descriverci gli ultimi mesi di residenza forzata in esilio di Craxi e dei suoi familiari nel paese di Hammamet in Tunisia. Pertanto la domanda che mi pongo è la seguente? A cosa è servito riportare alla luce un tratto di storia privata di questo uomo politico? Forse a soddisfare la nostalgia e l'interesse di un pubblico formato prevalentemente da ultracinquentenni socialisti che hanno vissuto nei loro vivi ricordi il triste finale di Craxi? Ai giovani d'oggi sicuramente è un film inutile, dal momento in cui la politica contemporanea è strapiena di falsi profeti o benefattori da strapazzo, nonchè satura dei soliti imbonitori per le masse.
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maramaldo
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domenica 12 gennaio 2020
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politique d'abord
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- ... e se non si fosse circondato... -
- di nani e ballerine! - diranno subito i miei piccoli lettori,
- no, ragazzi, magari si fosse limitato a quelli. Dopo un breve stage nei servizi sociali, sarebbe tornato più baldanzoso di prima a ritentare la scalata alle alture istituzionali.
Questa è politica ma non è il forte di Gianni Amelio e neppure di Pierfrancesco Favino. Quest'ultimo è chiaro. Pur lusingato dall'accostamento non gradisce essere paragonato a Meryl Streep (The Iron Lady) o a Gary Oldman (Darkest Hour), grandi teatranti ma li sa manutengoli sopraffini di ricorrenti mistificazioni. Favino vuole convincerci che quell'agonia l'ha vissuta, sofferta.
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- ... e se non si fosse circondato... -
- di nani e ballerine! - diranno subito i miei piccoli lettori,
- no, ragazzi, magari si fosse limitato a quelli. Dopo un breve stage nei servizi sociali, sarebbe tornato più baldanzoso di prima a ritentare la scalata alle alture istituzionali.
Questa è politica ma non è il forte di Gianni Amelio e neppure di Pierfrancesco Favino. Quest'ultimo è chiaro. Pur lusingato dall'accostamento non gradisce essere paragonato a Meryl Streep (The Iron Lady) o a Gary Oldman (Darkest Hour), grandi teatranti ma li sa manutengoli sopraffini di ricorrenti mistificazioni. Favino vuole convincerci che quell'agonia l'ha vissuta, sofferta. Ha perfino capito l'uomo specializzato com'è in "italiani veri".
Ne è venuto un buon film, coinvolge, commuove, in qualche passaggio lacera. L'episodio di quando "Lui" va a trovare "lei": l'esitazione nel bussare alla porta, l'imbarazzo, lo smarrimento, la voglia di fuggire e di restare in quella stanza. Il viluppo pietoso, materno, amoroso lo tranquillizza, lo consola: capolavoro di Claudia Gerini, ricchezza del nostro cinema.
E allora, politique d'abord? C'entra, Pietro Nenni, l'ultimo socialista, l'imparò in Francia dove fu lasciato scappare, al solito grazie ad una vecchia amicizia fraterna quanto compromettente. A Parigi andate se avete guai con la giustizia. Arrivate vittime perseguitate, ne tornate da liberatori, eroi rivoluzionari. Esempi illustri: Ciù En-Lai, Ho-chi Minh, Khomeyni... Arenarsi - è proprio il caso - su una spiaggia maghrebina fu un errore, l'ultimo ma non il più importante. A questo si allude giochicchiando svagati con le statuine di "Garibaldi", non si dimentica che certa gente ama regolare i conti a suo tempo (ricordate Gheddafi?).
Amelio lascia a ciascuno di voi valutare o rivalutare un personaggio che, non si nega, aveva statura di statista, idee, tempra e volontà. Con questi presupposti gli è andata fin troppo bene. La prassi politica, sappiamo, prevede varie modalità di eliminazione di chi non è gradito a prescindere dal fatto che piaccia al pubblico ovvero sia stato eletto dal popolo. Democrazia, non populismo. Ne derivano anche benemerenze, le cosiddette "pulizie", solo che, avendo trascurato di spargere il detersivo a 360° come suol dirsi (anche il film lo fa presente), non è il caso di vantarsene ancora nei talk show a decenni di distanza.
Finale tristanzuolo. Si parla di una spoglia tomba da cui nei giorni di chiaro si scorge la patria perduta. Byron, Foscolo, Mazzini, se vogliamo anche Garibaldi , l'esilio oculatamente politico redime, purifica, crea eccellenze, esalta.
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barone di firenze
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domenica 12 gennaio 2020
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fa pensare
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La storia quelli della mi generazione, la conoscono e Amelio sui personaggi di contorno è stato molto nebuloso vedi il personaggio interpretato dall'ottimo Carpentieri, essendo un uomo anziano non riesco a capire a chi si riferiva. Molte allegorie come la bandiera del PSI che viene ammainata e tutta la parte onirica, per cui dico fim buono ma che si salva per la magistrale interpretazione di Favino. E' vero quello che ho letto da qualche parte nel fim non si vede più l'attore ma Bettino Craxi.
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severo
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domenica 12 gennaio 2020
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lento e noioso
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paolo arsena
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domenica 12 gennaio 2020
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craxi interpreta se stesso
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Ieri ho visto "Hammamet" di Gianni Amelio, mimetizzato in una platea un bel po' attempata di nostalgici socialisti, taluni finanche novizi delle sale cinema.
Il film è un'onesta ricostruzione della figura dell'ultimo Craxi, nel periodo trascorso in latitanza, fino alla morte. Credibile, emotivamente vicino al personaggio e in fondo obiettivo, che lascia aperto il giudizio sulla sua discussa vicenda.
Sorprende però, e questa è la vera forza del film, la resurrezione fisica di Craxi, sullo schermo. E non si tratta solo di aver ricostruito il suo volto e il suo fisico in modo impeccabile: Craxi si muove, gesticola, cammina e soprattutto parla con la sua indentica voce e inflessione.
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Ieri ho visto "Hammamet" di Gianni Amelio, mimetizzato in una platea un bel po' attempata di nostalgici socialisti, taluni finanche novizi delle sale cinema.
Il film è un'onesta ricostruzione della figura dell'ultimo Craxi, nel periodo trascorso in latitanza, fino alla morte. Credibile, emotivamente vicino al personaggio e in fondo obiettivo, che lascia aperto il giudizio sulla sua discussa vicenda.
Sorprende però, e questa è la vera forza del film, la resurrezione fisica di Craxi, sullo schermo. E non si tratta solo di aver ricostruito il suo volto e il suo fisico in modo impeccabile: Craxi si muove, gesticola, cammina e soprattutto parla con la sua indentica voce e inflessione. E ancora, l'interpretazione gli ha dato un'anima. Non trovi Favino nei panni di Craxi, trovi direttamente Craxi.
Merito assoluto dunque alla magistrale performance di Pierfrancesco Favino che, per impietoso contrasto, mi ha riportato la mente alla scontata macchietta di Andreotti (Toni Servillo) nel modesto film "Il Divo" di Paolo Sorrentino.
Unica pecca vera, un finale un po' prolisso, in un film già appesantito dai tempi lenti.
Consigliato solo a chi si interessa di politica.
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nadia meden
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sabato 11 gennaio 2020
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grande favino !
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Ho potuto assistere al film "Hammamet "e devo dire che se gli spettatori si aspettavano una risposta in più di quello che già sappiamo sulla vita politica di questo signore che è stato il primo Presidente del Consiglio italiano dell' allora PSI, forse è rimasto deluso. Il regista Gianni Amelio non ha voluto riportarci negli anni 80 e 90 della nostra storia politica, un periodo molto contrastato in cui ricordiamo sicuramente Tangentopoli, Mani pulite, Sigonella, i finanziamenti illeciti ai partiti, i conti svizzeri etc..., bensi' ha voluto soffermarsi sulla vicenda umana di Bettino Craxi e soprattutto sui suoi ultimi mesi di vita . Esiliato o latitante, con gravi processi e relative condanne a suo carico, Amelio racconta il potere, la sconfitta e il dramma umano del politico in questione.
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Ho potuto assistere al film "Hammamet "e devo dire che se gli spettatori si aspettavano una risposta in più di quello che già sappiamo sulla vita politica di questo signore che è stato il primo Presidente del Consiglio italiano dell' allora PSI, forse è rimasto deluso. Il regista Gianni Amelio non ha voluto riportarci negli anni 80 e 90 della nostra storia politica, un periodo molto contrastato in cui ricordiamo sicuramente Tangentopoli, Mani pulite, Sigonella, i finanziamenti illeciti ai partiti, i conti svizzeri etc..., bensi' ha voluto soffermarsi sulla vicenda umana di Bettino Craxi e soprattutto sui suoi ultimi mesi di vita . Esiliato o latitante, con gravi processi e relative condanne a suo carico, Amelio racconta il potere, la sconfitta e il dramma umano del politico in questione. Uno strepitoso Favino , un trucco eccezionale , le movenze, il modo di gesticolare e di muoversi , infatti, fa di Favino un vero Craxi . Una recitazione sempre strepitosa al cinema come a teatro del Sig. Renato Carpentieri, ne fanno un bel film. Da vedere, grazie.
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sabato 11 gennaio 2020
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deludente
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Bravo solo nelle battutine ma non costruisce una storia
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lord
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sabato 11 gennaio 2020
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vorrei ma non posso...
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Gli ultimi mesi di vita di uno dei leader politici più discussi del panorama nazionale avrebbero forse meritato una riflessione più approfondita. Lo sforzo che compie Gianni Amelio nel voler raccontare gli aspetti finora sconosciuti della vita privata di Bettino Craxi è lodevole; il risultato, tuttavia, non è esaltante, atteso che la pellicola (che racconta la solitudine dell'uomo negli ultimi mesi di esilio ad Hammamet) risulta a tratti fin troppo lenta, peccando altresì di originalità. I cenni alla vita politica dell'ex Presidente del Consiglio sono presenti, ma restano appesi ad un filo di incertezza che caratterizza l'intero film. Resta sullo sfondo la magistrale interpretazione di Pierfrancesco Favino, ormai divenuto attore di livello internazionale, di cui si ammirano voce e mimica.
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Gli ultimi mesi di vita di uno dei leader politici più discussi del panorama nazionale avrebbero forse meritato una riflessione più approfondita. Lo sforzo che compie Gianni Amelio nel voler raccontare gli aspetti finora sconosciuti della vita privata di Bettino Craxi è lodevole; il risultato, tuttavia, non è esaltante, atteso che la pellicola (che racconta la solitudine dell'uomo negli ultimi mesi di esilio ad Hammamet) risulta a tratti fin troppo lenta, peccando altresì di originalità. I cenni alla vita politica dell'ex Presidente del Consiglio sono presenti, ma restano appesi ad un filo di incertezza che caratterizza l'intero film. Resta sullo sfondo la magistrale interpretazione di Pierfrancesco Favino, ormai divenuto attore di livello internazionale, di cui si ammirano voce e mimica. Favino, che solo un anno fa aveva ricevuto lauti consensi per “Il traditore”, sembra proprio Craxi, anzi Favino è Craxi. Nota positiva anche per la scelta delle locations utilizzate per le riprese; buona parte del film infatti è stato girato nei luoghi dove si consumarono gli ultimi istanti dell'ex Presidente del PSI, residenza privata compresa.
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zeren
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sabato 11 gennaio 2020
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confusione tra assoluzione e compassione
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A parte un Favino strepitoso da Oscar, nel film c'e' confusione tra assoluzione e compassione di un personaggio politico, Craxi, non di un politico qualunque. E, parlando di Craxi, non ci si puo' esimere dal raccontare la parte nera del personaggio, che e' stato uno degli artefici del tracollo italiano,facendo quasi credere che ad Hammamet lui sia i un povero
esule, quando in realta' era un latitante. Ma dov'e' l'imparzialita'? Io non l'ho vista, ho visto semmai poca aderenza alla realta'.
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joker91
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venerdì 10 gennaio 2020
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un film appena passabile
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Dovessi dare un voto al film sarebbe 5,Favino è stratosferico e il make up lo è ancora di più. Sceneggiatura incerta,un accozzaglia di- vorrei delineare il politico ma non lo faccio,non vengono mai citati i suoi avversari,non ricostruisce nulla dei processi e non parla di quel potere finanziario sovra-nazionale che non amava certo Craxi. Anche la questione di Sigonella(uno degli eventi politici più coraggiosi degli ultimi 70 anni)viene citato solo di striscio. Purtroppo il cinema Italiano degli ultimi anni osa senza stupire.. e con queste prospettive non andrà da nessuna parte
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