Un sogno chiamato Florida

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Un film di Sean Baker (II). Con Willem Dafoe, Brooklynn Prince, Bria Vinaite, Valeria Cotto, Christopher Rivera.
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Titolo originale The Florida Project. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 115 min. - USA 2017. - Cinema uscita giovedì 22 marzo 2018. MYMONETRO Un sogno chiamato Florida * * * 1/2 - valutazione media: 3,54 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Dov'è il sogno? Valutazione 3 stelle su cinque

di Zarar


Feedback: 13364 | altri commenti e recensioni di Zarar
giovedì 29 marzo 2018

Un bel film sulla vitalità, la capacità di adattamento e la resilienza dei bambini anche  in situazioni che a noi appaiono senza orizzonti e senza speranza. Un affetto, un grande margine di libertà e la felice complicità di uno o più amici possono creare un miracoloso equilibrio (finché dura).  Mooneee Halley,  la sua sbandata,  graziosa, squattrinata  mamma-ragazzina, tutta tatuaggi, magliette aderenti e minishort, passano l’estate in un motel di quart’ordine  rosa confetto ai margini del gigantesco Disney World Resort, che si staglia sullo sfondo con il suo grande ingresso in forma di castello delle fate. Un mondo di sogni di cartapesta per turisti che si prolunga all’esterno in un composito mix tutto americano: grandi alberghi  poco lontano da squallidi  motel, giganteschi negozi di souvenir e anonimi cubi di cartongesso per fast food, edifici  di lusso e case a schiera abbandonate in rovina, prati verdi  pettinati accanto a  terreni incolti, solcati da grandi strade che sembrano venire dal nulla e andare verso il nulla. Un angolo d’America di cartapesta, in cui turisti ricchi sono di passaggio, mentre figure marginali cercano in squallidi motel una residenza che li sottragga almeno temporaneamente ad una condizione di homeless.  Halley  non ha nulla di una persona adulta e responsabile, vive di espedienti ai margini della legalità e – messa alle strette dal bisogno - finisce anche per prostituirsi. Ma, sfrontata e irresponsabile com’è, resta una mamma affettuosa  per Moonee, anche se non fa molto per cambiare, e,  data la sua situazione,  è in perenne allarme nella prospettiva che i servizi sociali possano allontanarla da lei. E dunque Moonee, sei anni o giù di lì,  non è una bambina infelice. E’  lei, fantasiosa, audace , spericolata, curiosa, sfrontata e sempre pronta a ricominciare, l’eroina di questo film. Si muove con sicurezza in quel mondo di innaturali colori pastello, di kitsch teatrale, appendice povera  ai margini del resort Disney in cui non avrebbe mai i soldi per entrare.  Si è fatta piccoli amici e – libera come l’aria - parte con loro ogni mattina per un’avventura nuova, possibilmente pericolosa, gesti di sfida, birbonate piccole e grandi, attraverso le quali trasforma in un grande gioco lo squallore che la circonda. Erede di tanti personaggi bambini, letterari e non, che le somigliano, Moonee riesce miracolosamente a  vivere la sua infanzia ed è lo spettatore a soffrire,  perché tutto intorno a lei  cospira a rendere disperata la sua impresa. La stessa consapevolezza  che ha Bobby, il manager del motel, altro personaggio-chiave del film. Willem Dafoe disegna questo ruolo con grande intensità. Bobby è spicciativo, burbero e silenzioso, però osserva, comprende, e nasconde male dietro ad un viso segnato e apparentemente impassibile l’amarezza che la povera umanità che ha davanti gli ispira. Non aspettatevi un lieto fine, anzi, non aspettatevi una fine tout court. I personaggi ci coinvolgono, ma quello di cui si sente un po’ la mancanza -  anche se forse è proprio ciò che il regista vuole -  è il climax di una ‘storia’ che si sviluppa e si compie. Il film può contare tuttavia su ottime interpretazioni, prima fra tutti quella di una straordinaria Brooklyn Princenel ruolo di Moonee, su un felice contrasto di caratteri e su uno studio estremamente efficace dell’inquadratura, del colore, del gioco tra primi piani e sfondo che tutti insieme disegnano spietatamente la triste America del regista Baker. Tre stelle e mezzo.

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