Un sogno chiamato Florida

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Un film di Sean Baker (II). Con Willem Dafoe, Brooklynn Prince, Bria Vinaite, Valeria Cotto, Christopher Rivera.
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Titolo originale The Florida Project. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 115 min. - USA 2017. - Cinema uscita giovedý 22 marzo 2018. MYMONETRO Un sogno chiamato Florida * * * 1/2 - valutazione media: 3,54 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

"Non riesco a dirlo! ..." Valutazione 4 stelle su cinque

di FabioFeli


Feedback: 20312 | altri commenti e recensioni di FabioFeli
sabato 31 marzo 2018

Il Magic Castle Inn è un residence dipinto in un incredibile rosa confetto, a due passi da Orlando (Florida) dove si trova Disney World. Bobby (Willem Dafoe) è il factotum-sorvegliante che fatica a riscuotere le pigioni; ripristina la linea elettrica quando cade, pulisce la piscina e controlla che nessuno importuni con malefiche intenzioni i bambini che giocano. Tollera Moonee (Brooklynn Prince) e Scotty (Christopher Rivera), bambini che inventano giochi fantasiosi per uccidere la noia di pigre giornate estive; non si lamenta più di tanto per un pesce morto in piscina – “Era un esperimento per farlo resuscitare”, spiega la sorridente Moonee -, né se lo prendono in giro mentre cerca di far coprire l’esagerato seno di una anziana signora o se vede con la telecamera che i bimbi si introducono in altri appartamenti. Qualcosa i piccoli devono pur fare: magari per ammazzare il tempo basta una gara di sputi sul parabrezza dell’auto di una famiglia appena arrivata; tanto dopo le lagnanze della proprietaria ripuliscono il parabrezza, ed hanno l’occasione per conoscere la nipotina della signora, Jancey (Valeria Cotto), cooptata subito nella piccola banda. Il rumore martellante degli elicotteri che sorvolano la zona è accolto con ampi gesti del dito medio sollevato: i ricconi a bordo neanche si accorgono della miseria lì sotto e di sicuro non interessa loro. Halley (Bria Vinaite), la giovanissima madre di Moonee, si arrabatta per sbarcare il lunario: è sempre in ritardo sul pagamento settimanale; racimola qualche spicciolo vendendo profumi acquistati a basso prezzo in un supermercato; a volte si prostituisce per derubare i clienti; in fondo è una copia di Moonee cresciuta che già sa che la vita non le riserva più nulla di buono e subisce quello che arriva giorno dopo giorno. Il guaio che combinano Moonee e Scooty, dando fuoco a un villaggio abbandonato vicino al residence, annuncia situazioni ben peggiori: i servizi sociali intervengono e a Moonee non resta che correre disperata da Jancey. Convulsamente balbetta: “Non riesco a dirlo! …”. Ma Jancey sembra sapere cosa fare …

Un film descrive la profonda estraneità, la frattura tra chi ha molto denaro e chi non ha nulla nel profondo sud degli USA. La Florida per molti americani è un sogno, ma il riflesso che appare in questo specchio è un incubo. I primi a soffrirne sono i bambini, perché il Paese è peggiore di quello dei fratelli Cohen che ammonivano che “non è un paese per vecchi”. Bambini poveri e diseredati sono le prime vittime di un mondo finto come Disney World, un inganno amaro e bugiardo, che nasconde una vita che può cominciare in case di correzione, preludio alla probabile galera e/o ad una morte violenta. Nessuna speranza di una vita “normale”, pur se drogata e anestetizzata dalla tv. Non serve a nulla sollevare il dito medio per rifarsi come non serve sfuggire ai servizi sociali che rappresentano una legge senza nessuna indulgenza. L’uso della cinepresa è ottimo: il film tocca il cuore con attori tutti “presi dalla strada” eccetto l’impeccabile e umano Dafoe. I bambini urlano per l’eccitazione, come personaggi di un cartone animato, ma la loro gioia è povera cosa. Verrebbe da citare il neorealismo dei film di De Sica (Ladri di biciclette, Sciuscià) nei quali i piccoli, “presi dalla strada”, sono alla prima esperienza di recitazione, ma le realtà nelle quali sono calate le miserevoli storie sono profondamente diverse, lontane nel tempo e nello spazio. Più ragionevole, ci sembra, accostare il film alle prime opere di registi europei ambientate negli USA, per il modo straniato e disincantato di vedere e fotografare la realtà americana lasciando qualsiasi giudizio e valutazione a chi osserva. Le convulse scene finali con il montaggio serrato in crescendo drammatico sono da manuale e da sole valgono l’intero film. Da non mancare.

Valutazione ****

FabioFeli

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