Teatro & Teatri

Film 2014 | Documentario 54 min.

Anno2014
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata54 minuti
Regia diEmanuele Angiuli
MYmonetro 3,09 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Emanuele Angiuli. Un film Genere Documentario - Italia, 2014, durata 54 minuti. - MYmonetro 3,09 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 6 giugno 2014

Il racconto di come il teatro bolognese degli anni Cinquanta e Sessanta (e parte dei Settanta) si sia evoluto alla ricerca di nuovi linguaggi.

Consigliato sì!
3,09/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,17
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Gli anni Sessanta a Bologna, dove è successo di tutto e tutto si pensava allora potesse accadere. Lo raccontano gli artisti che orientarono il loro interesse verso il teatro..
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Ci sono anni diversi dagli altri e ci sono città dove quegli anni producono intense riflessioni politiche e culturali. Perché quella città è pronta, incline, concentrata, carica. Negli anni Sessanta a Bologna è successo di tutto e tutto si pensava allora potesse accadere. A dircelo, ciascuno a suo modo e attraverso la propria produzione artistica, sono gli autori, i registi e gli attori che, nel decennio che anticipò ed emerse l'agitazione studentesca e il movimento operaio, orientarono la loro attenzione e il loro interesse verso la forma teatrale, il recupero e la ricerca dell'espressività artistica popolare.
Apre le danze, davanti alla camera di Emanuele Angiuli, Alberto Gozzi, drammaturgo, scrittore e sceneggiatore radiofonico bolognese attivo nell'ambito della Neoavanguardia italiana, che comprende l'indagine sul teatro e i teatri tra gli anni Cinquanta e l'inizio dei Settanta. Intercalato dagli interventi di Vittorio Franceschini, Raffaele Milani, Loriano Macchiavelli, Luciano Leonesi, Marina Pitta, Laura Falqui, Gianfranco Rimondi, il contributo di Gozzi ci accompagna per i portici di Bologna e dentro una stagione favorevole in cui il teatro venne assunto come strumento di intervento nel generale clima di rinnovamento che caratterizzò gli anni della contestazione e prima ancora gli anni del dopoguerra, al crocevia tra la nascente politica culturale del Partito Comunista italiano, le suggestioni sovietiche e le tentazioni del neorealismo cinematografico. All'interno di una sempre più intensa attività di promotori culturali, gli interlocutori di Teatro & Teatri respirarono a fondo le tensioni politiche e sociali e compresero la necessità di emancipare il teatro dagli stereotipi e dalle sudditanze rappresentative borghesi, precipitandolo nel clima statico e passivo degli anni Sessanta.
Cresciuti sotto il segno di Brecht, Beckett e Ionesco e accresciuti dai versi di Majakovskij, autori, registi, attori, più spesso tutte e tre le cose insieme, presero le distanze dall'accademia romana e si confrontarono con l'innovativo panorama milanese, impegnato allo stesso modo nella creazione di un nuovo linguaggio teatrale, che muovesse dai metodi sperimentati delle avanguardie. Il rifiuto delle strutture teatrali ufficiali promosse poi la ricerca di nuovi luoghi del teatro, nuovi luoghi in cui fare il teatro. Antichi ospedali (La Ribalta), chiese bombardate, case abbandonate, cantine o tendoni divennero gli spazi fuori dalle sale tradizionali in cui mettersi letteralmente in scena. Povero di mezzi e atto a uno scambio immediato tra attori e pubblico, il teatro si apriva ai giovani, agli studenti e agli operai, riappropriandosi dei testi classici, frequentandoli con una 'testa contemporanea' o realizzandone dei nuovi. Nuove creazioni, nuove drammaturgie che 'avvertivano' un prepotente senso di realtà, che interpretavano la realtà, che si rivolgevano direttamente al proprio pubblico con contenuti molto spesso in sintonia con l'ambiente e la cultura di provenienza. Così mentre nel 1965, dopo la rappresentazione di "Mysteries and Smaller Pieces", gli attori del Living Theatre venivano arrestati, espulsi dall'Italia e accompagnati al confine, mentre ancora Dario Fo a Milano deviava dal percorso del teatro stabile e avviava con Franca Rame l'associazione "Nuova scena", attivando un circuito teatrale alternativo a quello dominante (le Case del Popolo, legate al PCI e all'Arci), in quel di Bologna i 'nostri' preziosi e qualche volta eccentrici protagonisti vengono influenzati e poi coinvolti nella produzione di un genere innovativo e nell'esplorazione di linguaggi stilisticamente diversi, come differenti erano le classi a cui si rivolgevano. Se per alcuni di loro il teatro si tradurrà da fascinazione a precisa intenzione professionistica, per altri la sperimentazione si ridimensionerà sensibilmente con lo svigorirsi dell'ondata rivoluzionaria.
A prescindere dalla risoluzione dei singoli destini (artistici), tutti parteciperanno al decentramento e alla democratizzazione dell'arte teatrale, tutti desidereranno per il proprio pubblico la crescita completa. Una crescita che avrebbe conferito non solo la dignità politica e civile ma anche e soprattutto un'adeguata formazione e la possibilità di poter fruire della cultura e delle manifestazioni culturali. Impegno sociale e ricerca erano (e sono) i motori di esistenze consacrate al teatro, considerato lo strumento più idoneo alla rapida diffusione della cultura tra le fasce sociali.
Regista, programmista in RAI e cofondatore con Renato De Maria e Walter Mameli del gruppo di ricerca video sperimentale Grabinsky, Emanuele Angiuli documenta le esperienze vissute con orgogliosa autonomia da un gruppo di artisti (e artigiani) bolognesi, che rifiutò i metodi e le finalità commerciali del cosiddetto teatro ufficiale, ribadendo il carattere sociale e collettivo della fruizione. Perché quella rivoluzione culturale esplose a Bologna resta domanda senza risposta e contrappunto autorevole a chi pensa, teorizza e fa il teatro. A chi oggi non ha saputo mantenere viva quella forza eversiva, normalizzando i risultati raggiunti in pericolose convenzioni. A chi ieri ha strumentalizzato e poi piantato in asso i migliori esponenti dei 'teatri di formazione'. I suoi migliori esponenti.

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