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liuk!
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lunedì 19 ottobre 2015
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cult scientifico
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Un paradosso, una singolarità temporale fatta a film. Il solo pensarci è complesso, realizzarlo e scriverne la trama deve essere stato uno sforzo immane. Predestination prende spunto da varie teorie scientifiche che cercano di spiegare l'origine dell'universo come singolarità nata da se stessa e che ucciderà se stessa.
Così fa il protagonista, che di fatto non ha una origine ma vive solo nel tempo. Per rendere un concetto così complesso ovviamente si sono dovute creare forzature clamorose come la donna/uomo ma l'importante è il risultato finale che "regge".
Siamo di fronte ad un capolavoro? Forse non a livello puramente cinematografico, anche se Hawke è senza dubbio bravo, ma è il lavoro nel suo complesso ad essere unico e geniale.
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Un paradosso, una singolarità temporale fatta a film. Il solo pensarci è complesso, realizzarlo e scriverne la trama deve essere stato uno sforzo immane. Predestination prende spunto da varie teorie scientifiche che cercano di spiegare l'origine dell'universo come singolarità nata da se stessa e che ucciderà se stessa.
Così fa il protagonista, che di fatto non ha una origine ma vive solo nel tempo. Per rendere un concetto così complesso ovviamente si sono dovute creare forzature clamorose come la donna/uomo ma l'importante è il risultato finale che "regge".
Siamo di fronte ad un capolavoro? Forse non a livello puramente cinematografico, anche se Hawke è senza dubbio bravo, ma è il lavoro nel suo complesso ad essere unico e geniale. Se ci fossero delle basi dimostrabili, sarebbe sicuramente più da Nobel che da Oscar.
Cult per gli appassionati di scienza e fisica.
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[+] geniale ma non unico
(di lydia)
[ - ] geniale ma non unico
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george kaplan
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sabato 15 agosto 2015
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il fascino dell'uroboro non basta
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Ho visto ieri sera Predestination. Non si può certo dire che sia un grande film. Tuttavia, tratto com'è dal racconto breve - All You Zombies - di Robert A. Heinlein, poggia tutto su un paradosso che ho trovato in fin dei conti suggestivo. Gli anglosassoni per descrivere intrecci di questo tipo userebbero un espressione molto fine: mindfuck.
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Ho visto ieri sera Predestination. Non si può certo dire che sia un grande film. Tuttavia, tratto com'è dal racconto breve - All You Zombies - di Robert A. Heinlein, poggia tutto su un paradosso che ho trovato in fin dei conti suggestivo. Gli anglosassoni per descrivere intrecci di questo tipo userebbero un espressione molto fine: mindfuck.
Ad ogni buon conto, l'idea avrebbe potuto essere sfruttata degnamente in un cortometraggio; ma allungare il brodo non arricchisce granché la storia, anzi fa emergere contraddizioni che all'uscita dalla sala lasciano perplessi.
C'è di buono che è un film che fa un po' spremere le meningi allo spettatore. Inoltre, cimentarsi con un sottogenere come quello dei viaggi temporali non è nel 2015 cosa facile.
Il colpo di scena è assicurato al termine di Predestination; ma soddisfa lo spettatore? Dopotutto, a onor del vero, una domanda annosa come "E' nato prima l'uovo o la gallina?" è famosa per il suo essere irresolubile; ugualmente irresolubili - e forse è giusto che sia così - restano gli interrogativi posti da questo prodotto dei fratelli Spierig.
Per il resto, il budget limitato da una parte, e una tecnica non proprio eccelsa, dall'altra (non si discosta da quella di un film TV o telefilm, a mio modesto avviso), non aiutano a essere troppo clementi con questo lungometraggio. Per contro, convincono le prove attoriali di Hawke (su cui era impossibile nutrire il benché minimo dubbio) e Snook, che in un frangente sono impegnati in un dialogo che è tra le cose migliori del film. Le musiche, per risparmiare, sono state scritte da uno dei due registi, e sono quanto di più impersonale si possa fare con le note.
Film sufficiente, ma degli Spierig preferisco il più memorabile Daybreakers, del 2009.
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jeanreview
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mercoledì 29 luglio 2015
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chi troppo vuole nulla stringe
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Un mio amico, esperto in vini, mi dice sempre: se non c'e' la materia prima, puoi essere bravo quanto vuoi ma non farai mai un grande prodotto.
In questo caso, e' la sceneggiatura, a mio parere sciaguratamente ambiziosa, a rovinare un film in cui sia la regia che gli attori fanno una figura piu' che degna. L'illogicita' della trama, che supera e violenta i piu' ardui confini della ragione (il "1985 alternativo" del "Doc" di Ritorno al Futuro - questo si grande film . che fine ha fatto?) pone di fatto il film nel cestino della memoria di chi lo guarda con un minimo senso critico.
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(di khaleb83)
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skywalker70
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domenica 26 luglio 2015
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il cerchio non quadra
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Quando parliamo di viaggi nel tempo entriamo inevitabilmente in un mondo di paradossi tanto affascinanti quanto difficili da gestire sul piano della trama. Predestination non fa eccezione, ma riesce nonostante questo, a non cadere nel banale. L'originalita del racconto sta non tanto nel soggetto fantascientifico in sè quanto nell'affrontare tematiche intimistiche (transgender) non proprio comuni, almeno in questo ambito.
Molto bravi gli interpreti. Apprezzabile lo sforzo di creare un percorso narrativo in grado di sorprendere lo spettatore con un colpo di scena finale e di dare un senso all'intricata vicenda. Peccato però che, come spesso succede in questi casi, molti paradossi non vengano risolti lasciando allo spettatore meticoloso un senso di incompiutezza.
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Quando parliamo di viaggi nel tempo entriamo inevitabilmente in un mondo di paradossi tanto affascinanti quanto difficili da gestire sul piano della trama. Predestination non fa eccezione, ma riesce nonostante questo, a non cadere nel banale. L'originalita del racconto sta non tanto nel soggetto fantascientifico in sè quanto nell'affrontare tematiche intimistiche (transgender) non proprio comuni, almeno in questo ambito.
Molto bravi gli interpreti. Apprezzabile lo sforzo di creare un percorso narrativo in grado di sorprendere lo spettatore con un colpo di scena finale e di dare un senso all'intricata vicenda. Peccato però che, come spesso succede in questi casi, molti paradossi non vengano risolti lasciando allo spettatore meticoloso un senso di incompiutezza.
Rimane comunque un film piacevole, mai noioso, che riesce coinvolgere senza dover stupire con effetti speciali.
3 stelle meritate.
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(di jeanreview)
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babis
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sabato 25 luglio 2015
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complicato ma avvincente
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Un agente speciale temporale deve sventare un attentato terroristico e decide di fare un salto nel passato per indagare e parlare con le persone che potranno aiutarlo a fare questo. Da una trama così semplice, il film diventa invece difficile da seguire, ma avvincente, perché fino alla fine è difficile capire se e come la vicenda si evolverà. Non voglio svelare altri particolari, posso dire che gli attori...sono stati degli ottimi interpreti.
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eugenio
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martedì 21 luglio 2015
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viaggi a incastro
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Che mal di testa con tutti questi salti carpiati, con inviluppo elicoidale che fa della science fiction territorio fertile per l’ingranaggi narrativo in grado descrivere i difetti delle società contemporanee.
Che bellezza tuttavia sognare ad occhi aperti quando in tutte le storie fumettistiche (come dimenticare la macchina del tempo di Zapotec e Marlin in “Topolino”?) veniamo a contatto con il fascino dei viaggi nel tempo, nel vorticoso continuum spazio-temporale che tutti noi, ammettiamolo, almeno una volta nella vita avremmo voluto deviare, quantomeno per evitare di lasciar andare via persone a noi care.
Certo, il passato è quello che è, occorre guardare avanti tuttavia non possiamo esimerci dal pensare cosa potrebbe succedere per esempio se fossimo in grado di “prevedere” omicidi prima ancora che vengano compiuti, di evitare efferatezze dando una risposta a tutte le aberrazioni sociali e agli inquietanti interrogativi esistenziali sui molteplici baratri verso cui l’umanità potrebbe auto-condursi.
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Che mal di testa con tutti questi salti carpiati, con inviluppo elicoidale che fa della science fiction territorio fertile per l’ingranaggi narrativo in grado descrivere i difetti delle società contemporanee.
Che bellezza tuttavia sognare ad occhi aperti quando in tutte le storie fumettistiche (come dimenticare la macchina del tempo di Zapotec e Marlin in “Topolino”?) veniamo a contatto con il fascino dei viaggi nel tempo, nel vorticoso continuum spazio-temporale che tutti noi, ammettiamolo, almeno una volta nella vita avremmo voluto deviare, quantomeno per evitare di lasciar andare via persone a noi care.
Certo, il passato è quello che è, occorre guardare avanti tuttavia non possiamo esimerci dal pensare cosa potrebbe succedere per esempio se fossimo in grado di “prevedere” omicidi prima ancora che vengano compiuti, di evitare efferatezze dando una risposta a tutte le aberrazioni sociali e agli inquietanti interrogativi esistenziali sui molteplici baratri verso cui l’umanità potrebbe auto-condursi.
Spielberg e molti altri prima di lui ce lo avevano accennato. Molti film sono stati realizzati (tra tanti Minority Report); K Dick ci aveva già abituato a salti cronospaziali.
Robert A. Heinlein nel racconto “Tutti voi zombie”composto nel 1959 inserisce la matrice militare nei viaggi del tempo sfruttati, appunto (chiaramente in segreto) da un’organizzazione governativa con lo scopo di prevenire i crimini fermando killer e terroristi prima che questi compino insani attentati.
Due gemelli registici (Michael e Pter Spierig) realizzano una storia “temporale” ad anelli in cui tutte le carte vengono ribaltate, capovolte, rilucidate nuovamente per stupire ma soprattutto stimolare la mente dello spettatore che si trova quindi inviluppato in una trama che va avanti e indietro nel tempo con la facilità (seppur con mal di testa) di bere un bicchiere d’acqua.
L’idolo delle folle protagonista è l’agente temporale interpretato da Ethan Hawke alla caccia, come spiegato in un lungo incipit- di un serial killer che non riesce mai a catturare in quanto, pare, stranamente più rapido di lui, capace di alterare, con i suoi misteriosi omicidi, il corso della storia.
Non pensiamo però a pasticci e confusioni temporali, non soffermiamoci sugli effetti speciali. L’effetto iniziale qui costruito abbastanza fluidamente è ambientato in un bar dove vediamo il protagonista finto barman farsi raccontare una storia terribilmente triste e difficile di un avventore/trice, fondamentale per capire poi lo sviluppo.
E’ la vicenda di una ragazza intellettualmente agile, timida e esclusa dal mondo circostante con l’obiettivo di divenire astronauta, capace quindi di superare le varie prove psico-fisiche necessarie per l’addestramento ma che a causa di un concatenarsi poco piacevole di eventi è spinta a rinunciare. Storie di vita singolari che si intrecciano allo scopo di svelare i successivi colpi di scena chiaramente numerosi e tutti, ahimè, concentrati nella seconda parte del film, estremamente più dinamica ma ahimè non esente da difetti rispetto alla prima.
Ora se si pensa a Predistination come un calderone costituito dai clichè del romanzo di genere si legge una mezza verità: l’impatto iniziale che si svolge in gran parte in un bar è elegante, ben costruito , ricercato. I personaggi coinvolti sono minimi, le storie sono essenzialmente due e risulta semplice alla luce del lungo flashback comprendere come i nodi vengano al pettine. Tuttavia il film travalica la struttura narrativa a incastro frutto di intrattenimento per analizzare l’effetto filosofico dei viaggio spaziali,dei paradossi temporali e non ultimo del libero arbitrio assai relegato alla dimensione esistenziale di una straordinaria protagonista femminile: Sarah Snook.
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flaw54
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domenica 19 luglio 2015
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qualcuno me lo spieghi!
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Va bene la fantascienza, ma così è un po' troppo. Bisogna accettare ciò che i due registi ci propinano, senza riflettere, altrimenti ci perdiamo nell' assurdo. Comunque dopo un primo tempo veramente noioso il film diventa vedibile, basta come ho detto dimenticard le nostre capacità razionali. Troppo Nolan in un film del genere: Memento e Inception hanno fatto scuola ( male.......).
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j kudo
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sabato 18 luglio 2015
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un viaggio nel "no sense"
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Su questo film mi trovo in difficoltà a dare una valutazione perchè la trama è inizialmente buona e il tutto è senz'altro godibile , il problema è il paradosso di di fondo del film che lo rende senza senso ( "il serpente che si morde la coda") . Nello specifico direi che il film si sviluppa molto bene nei primi cinquanta minuti , purtroppo il finale mi ha lascito deluso per l'illogicità che lo pervade . E' vero che nei film fantascientifici non tutto può essere spiegato però in questo il problema principale è che la soluzione finale del paradosso è chiaramente illogica , come può una persona nascere da se stessa ?! La performance del cast è più che discreta .
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Su questo film mi trovo in difficoltà a dare una valutazione perchè la trama è inizialmente buona e il tutto è senz'altro godibile , il problema è il paradosso di di fondo del film che lo rende senza senso ( "il serpente che si morde la coda") . Nello specifico direi che il film si sviluppa molto bene nei primi cinquanta minuti , purtroppo il finale mi ha lascito deluso per l'illogicità che lo pervade . E' vero che nei film fantascientifici non tutto può essere spiegato però in questo il problema principale è che la soluzione finale del paradosso è chiaramente illogica , come può una persona nascere da se stessa ?! La performance del cast è più che discreta .Peccato , per certi aspetti è un film che merita davvero
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no_data
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martedì 14 luglio 2015
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una storia che lascia perplessi
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La trama di questo film lascia aperti troppi dubbi allo spettatore. Nonostante le concessioni alla fantasia i pezzi della storia non si incastrano come ci si attenderebbe. Inoltre l'intera sequenza non è verosimile, per esempio appare grottesco l'attore che interpreta la protagonista. A mero titolo di esempio cito la chiacchierata iniziale nel bar col coprotagonista. Tutto sembra eccessivo, ridondante, le interpretazioni caricaturali. Mi riferisco sempre alla scena del bar. Ciò per non parlare del doppiaggio, anch'esso difettoso dal punto di vista della verosimiglianza. Insomma io non capisco che film hanno visto gli altri...
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dhany coraucci
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lunedì 13 luglio 2015
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diffidate delle etichette: è un gioiello esclusivo
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Come a perlustrare gli abissi si ritrovano gli esseri più strani e incredibili, che non rientrano in nessuna categoria ma che sommariamente vengono riversati tra le “creature marine” (penso a tutte quelle forme affascinanti di organismi ermafroditi, ad esempio), così questa storia è tra le più inclassificabili e strabilianti che mi sia dato di conoscere, fatta rientrare a forza e altrettanto sommariamente sotto l’etichetta: “fantascienza, thriller, azione”: niente di più deviante. Quanto a me, sono proprio queste le storie che preferisco: sfrontatamente uniche, sovversive di tutte le regole stilistiche, superbamente originali.
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Come a perlustrare gli abissi si ritrovano gli esseri più strani e incredibili, che non rientrano in nessuna categoria ma che sommariamente vengono riversati tra le “creature marine” (penso a tutte quelle forme affascinanti di organismi ermafroditi, ad esempio), così questa storia è tra le più inclassificabili e strabilianti che mi sia dato di conoscere, fatta rientrare a forza e altrettanto sommariamente sotto l’etichetta: “fantascienza, thriller, azione”: niente di più deviante. Quanto a me, sono proprio queste le storie che preferisco: sfrontatamente uniche, sovversive di tutte le regole stilistiche, superbamente originali. Anche il racconto da cui è tratto di Robert A. Heinlein, è fatto confluire nel genere “fantascienza” dove sappiamo trovano spazio altri capolavori difficilmente etichettabili solo perché frutto di una sfrenata e irriverente fantasia. Non mi ci metto nemmeno a raccontarvelo, mi piace pensare che vi fiderete del mio giudizio e vi precipiterete ad andarlo a vedere prima che sparisca dalle sale con la più ampia predisposizione d’animo a entrare in un universo davvero complesso e ammaliante che indaga sull’identità, sulla sessualità, sull’abbandono e sulla predestinazione. Posso aggiungere che non c’è “azione” come siamo abituati ad intenderla, anzi, è un film molto “narrato” di un’intensità intima e drammatica; posso dire che le atmosfere sono tutt’altro che fantascientifiche e se c’è un susseguirsi di “viaggi nel tempo” le epoche sono quelle passate e non quelle future. Posso complimentarmi con i due registi australiani Michael e Peter Spierig, due gemelli giovani e ispiratissimi che hanno scommesso su questa storia indubbiamente non facile e posso ammirarli incondizionatamente perché ci hanno creduto al punto da farne la sceneggiatura, la regia, la produzione (Michael) e le musiche (Peter). Posso infine gioire per avere scoperto finalmente un’attrice che mi piace moltissimo, che mi auguro di rivedere presto sugli schermi, Sarah Snook, intensissima interprete uomo/donna e per avere avuto la conferma che Ethan Hawke è un artista davvero interessante (è anche scrittore) che sceglie sempre produzioni indipendenti e coraggiose.
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