L'arte della felicitÓ

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Un film di Alessandro Rak. Con Lucio Allocca, Leandro Amato, Silvia Baritzka, Francesca Romana Bergamo, Antonio Brachi.
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Animazione, durata 82 min. - Italia 2013. - CinecittÓ Luce uscita giovedý 21 novembre 2013. MYMONETRO L'arte della felicitÓ * * * - - valutazione media: 3,15 su 27 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

l'arte della felicita' Ŕ solo vivere. Valutazione 4 stelle su cinque

di MAURIDAL


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sabato 7 dicembre 2013

  i gente in gente, dopo aver viaggiato per molti mari, sono giunto a (porgerti) questo  triste rito, fratello, per renderti l’estremo dono dovuto alla morte e parlare al muto cenere, invano: dal momento che la sorte mi portò via te, ah povero  fratello, a me strappato ingiustamente. Ora tuttavia queste offerte che (da me) sono state presentate, secondo l’antica usanza dei padri (antenati), come triste dono,  ricevi (accetta), grondanti di fraterno pianto, e per sempre fratello addio, addio!

 

Questi versi di, Catullo, sono perfettamente in sintonia con il tema del film di Alessandro Rak e Luciano Stella, L’Arte della Felicità. Il film tratta del tema della morte, ma dal punto di vista di chi paradossalmente l’ha vissuta . Voglio dire che una morte , ad esempio quella del proprio amato fratello , può essere “vissuta” come la propria , ed è proprio ciò che è accaduto all’autore del film, Luciano Stella alias Sergio tassista napoletano personaggio che letteralmente guida il racconto in cui vi è trasposto tutto il tentativo di dare una motivazione e una catarsi alla morte di un fratello. Un film è un esempio promettente di cinema d' animazione napoletano,ben diretto dall’animatore disegnatore Alessandro Rak. Il film la cui sceneggiatura è piena di riferimenti simbolici e culturali inerenti la filosofia buddista , implicitamente riprende in chiave contemporanea tutti i temi antropologici della morte vissuta dai vivi, come l’archetipo del pianto ,prima dei fratellini piccoli , poi come pianto immotivato della ragazza nel taxi ,infine il pianto collettivo simbolico richiamato con la metafora della pioggia incessante sulla città ,con le gocce d’acqua che rigano i vetri del taxi. Così anche il percorso senza meta del viaggiare incontro all’ignoto , e infine il catastrofismo ,collegato alla morte di una civiltà seppure già preavvertita dall’invasione di rifiuti e scorie in una grande città come Napoli. Una morte dunque preannunciata , quella di Alfredo , fratello di Sergio tassista napoletano, ammalato di cancro che sceglierà di morire in una dimensione extra sensoriale e spirituale come quella suggerita dalla scelta di andar via in una india buddista per poi ritornare alle origini come puro spirito, reincarnatosi in un gabbiano che sorvola la città di Napoli con tutte le sue vicende miserabili e altrettanto nobili, che ormai già ampiamente tutto il mondo conosce. Un film dunque che pur tentandovi, non insegna affatto l’Arte della Felicità, ma che riesce a comunicare allo spettatore il dolore universale di una morte che si riscatta nella vita ,in un ciclo continuo, ribadendo che l’unico scopo della vita è la vita stessa . Ottime la colonna sonora e le musiche, a sottolineare la giovane equipe di realizzatori del film. Mauridal.         

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anna ornella mercoledý 11 dicembre 2013
4 stelle al film e 5 agli spettatori intelligenti!
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Grazie Mauridal! Finalmente un commento bello, completo, profondo e spirituale, perchÚ, che ci piaccia o no, solo spirituale Ŕ il Viaggio della Vita, anche fra i cumuli di mondezza. Mi sorprendeva e mi rattristava che lo straordinario impegno di un film meraviglioso come questo venisse si elogiato, ma in una visione cieca e parziale, che spesso lo riduce alla sola intenzione di parlare di Napoli. Napoli Ŕ realtÓ verace, ed Ŕ forza simbolica potente, esagerata, unica, come unica Ŕ la vita anche fra mille vite, e non c'era sfondo migliore per descrivere il dolore e la morte solo attraversando i quali si giunge alla catarsi della resurrezione.Quando io vedo film cosý mi sento spaccata tra il desiderio che tutti vadano a vederlo per ricoprire di gratificazioni la genialitÓ di chi lo ha realizzato, o piuttosto che vadano solo quelle rare persone realmente in grado di non sprecarne nemmeno un fotogramma come hai fatto tu. [+]

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