Caro diario

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Un film di Nanni Moretti. Con Nanni Moretti, Silvia Nono, Renato Carpentieri, Antonio Neiwiller, Giulio Base.
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Commedia, durata 100 min. - Italia 1993. - Lucky Red uscita lunedì 1 agosto 1994. MYMONETRO Caro diario * * * 1/2 - valutazione media: 3,77 su 29 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Caro Diario Caro Moretti! Valutazione 5 stelle su cinque

di minnie


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venerdì 3 aprile 2015

Nanni Moretti a Bari

Bisogna dire come premessa che il sesto Bif&est, svoltosi qui a Bari dal 21 al 28 marzo scorsi (e il prossimo si svolgerà dal 2 al 9 aprile, sempre ideato e diretto dall’attivissimo Felice Laudadio) è stato davvero una festa del cinema, con lezioni magistrali da parte di grandi come Jean Jacques Annaud, Costa-Gavras, Ettore Scola, Andrzej Wajda, Edgar Reitz, Margarethe von Trotta. Lettori di Mymovies, riuscite a immaginare la gioia di una cinefila come la sottoscritta al cospetto di tali giganti del cinema? E poi retrospettive dedicate a Francesco Rosi e a Fritz Lang e la conclusione, sabato, con il più giovane dei sette pilastri ovvero Nanni Moretti. Che ha trasformato la sua lezione magistrale, sabato 28, in un vero e proprio evento teatrale, regalando a chi era accorso a sentirlo in un Petruzzelli gremito, la lettura del diario di lavorazione di “Caro diario”, il suo film più personale, più intimo anche se quello imminente dedicato alla madre rischia di superarlo, che avevamo appena finito di vedere. Un film che rivisto a 22 anni dall’uscita, non ha perso nulla del suo smalto, della sua pungente ironia, della sua dolorosa verità.

Nanni ci ha sfogliato dunque il diario di quell’anno, dalla vigilia del primo ciak, il 21 febbraio 1993, dopo il periodo terribile della sua malattia: “Siccome non sono un miserabile, non ho filmato gli studi dei medici interpellati, ma le ricette sono tutte vere”. Ha raccontato della paura dell’elicottero, durante le riprese alle Eolie per l’episodio “Isole”. Ci ha fatto vedere anche un pezzo che poi è stato tagliato, quando a Vulcano Gerardo (interpretato da Renato Carpentieri) sorprende Mike Bongiorno, mitico protagonista della tv. In origine il film doveva comporsi di 4 capitoli, con Silvio Orlando nella parte di un regista in crisi creativa, “ma non c’entrava nulla quindi l’ho tolto”. E poi l’ha recuperato nel Caimano. Del resto lo stesso film, come ha spiegato Moretti a Jean Gili che lo intervistava sul palco, ha avuto una genesi un po’ casuale, perché inizialmente stava pensando a un altro soggetto poi si è concentrato sul diario, e ha voluto girarlo a casa sua (nel pezzo “I medici”), anche perché la malattia l’aveva segnato ma voleva raccontarla senza sadismo nei confronti del pubblico e senza autocompiacimento, ma con leggerezza, raccontando semplicemente i fatti, così com’erano avvenuti. Il cambio della colonna sonora in corso d’opera, la corsa a Bruxelles per ascoltare le musiche di Wim Mertens che però non gli piacquero: allora si rivolse, tornando a Roma, e incontrandolo al bar Marisa, a Nicola Piovani con cui l’intesa fu subito immediata. Il ricordo di attori e registi (come colui che interpretava il sindaco di Stromboli, Antonio Neiwiller, stroncato dalla leucemia proprio quell’anno a 45 anni o Federico Fellini, morto nel novembre del 1993, e che chiamava Moretti il Savonarola del cinema, il cammeo di Carlo Mazzacurati), l’ansia per la sceneggiatura da affrontare e preparare in poche ore, confessando che la scrittura è sì piacevole ma anche difficile e la corsa per far arrivare il film a Venezia. Non ce la fece però vinse come miglior regista a Cannes l’anno dopo, oltre a mietere numerosi altri premi. A una prima proiezione, la sorella e il fratello uscirono dalla sala piangendo, e in effetti il film risulta ancor oggi molto commovente ed efficace, soffuso della lieve malinconia morettiana. Del resto, ha spiegato ancora Moretti (chiamato simpaticamente “nonno Nanni” da alcune ragazze che vedevano la pellicola per la prima volta), un film non è un cruciverba di cui il regista deve dare la soluzione: ognuno lo interpreta a suo modo, ognuno lo interpreta a seconda delle sensazioni che sta vivendo in quel periodo. “Habemus papam” è una pellicola profetica, per esempio, quando uscì nessuno immaginava che un papa potesse dimettersi e allora Gili ha chiesto al regista di spiegare questo mistero: “E lasciamolo questo mistero”, ha replicato Nanni. Non si può, non si deve spiegare tutto: forse anche per questo Nanni Moretti si è sottratto alle domande del pubblico ma ha dato molto di più, ha svelato i retroscena di un capolavoro e gli applausi sono fioccati intensissimi. Caro Diario, caro  Moretti.

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