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matteo bettini 15 gennaio
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lunedì 16 giugno 2014
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wilder, una garanzia del buonumore!
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Wagon-lits con omicidi è un film che può facilmente inserirsi in più di un genere: i continui cambi di scenografie, di situazioni (si passa con estrema facilità dalla commedia nera al dramma per tornare, di nuovo, all'atmosfera brillante) rendono la pellicola eclettica e dinamica, in un turbinio di circostanze che lasciano da subito lo spettatore incollato allo schermo. La trama: Il divorziato George Caldwell (un Gene Wilder che fa ridere appena apre bocca, doppiato in modo egregio da O.Lionello) intraprende un viaggio coast-to-coast con il Silver Strict, un treno all'avanguardia (siamo nel '76) che da LA raggiunge Chicago. Lo scopo è raggiungere la sorella in procinto di sposarsi. Ma, da che George/Gene mette piede sul treno, inizia una serie di circostanze e congiunture (il tutto condito da doppiogiochisti, agenti federali sotto mentite spoglie di commercianti di vitamine-N.
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Wagon-lits con omicidi è un film che può facilmente inserirsi in più di un genere: i continui cambi di scenografie, di situazioni (si passa con estrema facilità dalla commedia nera al dramma per tornare, di nuovo, all'atmosfera brillante) rendono la pellicola eclettica e dinamica, in un turbinio di circostanze che lasciano da subito lo spettatore incollato allo schermo. La trama: Il divorziato George Caldwell (un Gene Wilder che fa ridere appena apre bocca, doppiato in modo egregio da O.Lionello) intraprende un viaggio coast-to-coast con il Silver Strict, un treno all'avanguardia (siamo nel '76) che da LA raggiunge Chicago. Lo scopo è raggiungere la sorella in procinto di sposarsi. Ma, da che George/Gene mette piede sul treno, inizia una serie di circostanze e congiunture (il tutto condito da doppiogiochisti, agenti federali sotto mentite spoglie di commercianti di vitamine-N. Beatty, grandioso- che costringerà il povero protagonista a essere scambiato per un omicida - geniale la scena nell'ufficio dello stupido sceriffo,ostacolato dall'ancora più stupido aiutante - e ad altre scene rocambolesche. Alla fine, come si dice, trionfano i buoni: George potrà convolare a giuste nozze con la ignara segretaria di un professore rapito dal capo dei banditi (R. Deveraux/P McGoohan, che soccomberà di brutto. Non prima aver conosciuto colui che diverrà il suo alter ego per molti film: il grande R. Pryor. Di-ver-ten-te!!
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paolp78
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domenica 31 maggio 2026
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mediocre su tutta la linea
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Per rendere più intrigante e originale una pellicola, molto spesso si combinano commedie comiche con trame da film giallo, che prevedono pure scene d’azione; questa è l’operazione che viene realizzata in questo film, essenzialmente commerciale, diretto dal collaudato Arthur Hiller, ma l’esito è decisamente insoddisfacente.
Come commedia non è divertente: le gag comiche sono poco incisive e non si ricordano battute che scatenino qualche risata; la parte del protagonista è affidata a Gene Wilder, fresco reduce dal successo di “Frankenstein Junior”, ma l’affermato comico cinematografico si trova imbrigliato dentro a una sceneggiatura che non gli offre mai l’occasione di mettere in risalto la sua simpatia.
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Per rendere più intrigante e originale una pellicola, molto spesso si combinano commedie comiche con trame da film giallo, che prevedono pure scene d’azione; questa è l’operazione che viene realizzata in questo film, essenzialmente commerciale, diretto dal collaudato Arthur Hiller, ma l’esito è decisamente insoddisfacente.
Come commedia non è divertente: le gag comiche sono poco incisive e non si ricordano battute che scatenino qualche risata; la parte del protagonista è affidata a Gene Wilder, fresco reduce dal successo di “Frankenstein Junior”, ma l’affermato comico cinematografico si trova imbrigliato dentro a una sceneggiatura che non gli offre mai l’occasione di mettere in risalto la sua simpatia. Hiller, che pure aveva dimostrato di cavarsela in pellicole spiritose come “Appartamento al Plaza”, stavolta dedica tutta la sua attenzione a realizzare le scene d’azione (notevole sul piano tecnico la realizzazione dell’ultima scena con il treno fuori controllo che entra nella stazione ferroviaria), tralasciando invece la parte leggera dell’opera, che in effetti appare sacrificata.
Allo stesso modo non convince la trama gialla, poco intrigante e incapace di avvincere. Altra pecca della sceneggiatura riguarda i personaggi, tutti mal delineati e con poco carattere; le stesse storie che li legano sono costruite in modo raffazzonato.
Neanche il finale riesce a essere autenticamente adrenalinico e coinvolgente, nonostante la scena conclusiva sopra richiamata; quello che manca è la capacità di appassionare il pubblico e creare così quel pathos emotivo per le sorti dei personaggi e delle vicende che li interessano.
Come detto nella parte del protagonista c’è Gene Wilder che per la prima volta fa coppia nel grande schermo con Richard Pryor, con cui girerà ben altre tre pellicole; al riguardo c’è da dire però che stavolta non funzionò neppure l’affiatamento tra i due, che viceversa sarebbe molto migliorato nelle pellicole successive, tra cui se ne ricorda un’altra di nuovo diretta da Arthur Hiller, “Non guardarmi: non ti sento”, anch’essa una commedia gialla, come questa, ma sicuramente meglio riuscita.
Nella parte della co-protagonista femminile c’è Jill Clayburgh, che appare fuori ruolo; molto meglio invece Patrick McGoohan nei panni del cattivo. Ci sono poi Ned Beatty, Ray Walston, Scatman Crothers tutti rilegati in ruoli che un po’ li sacrificano. Si ricordano infine Clifton James nell’iconico ruolo dello sceriffo, già ricoperto in atre pellicole; il gigantesco Richard Kiel, divenuto famoso nella parte di “Squalo”, sicario antagonista in vari film di James Bond; e l’attore e umorista Fred Willard, che ricopre un piccolo ruolo nel finale.
Le musiche benché curate dal grande Henry Mancini, non sono da ricordare.
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