Il deserto dei Tartari

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Un film di Valerio Zurlini. Con Vittorio Gassman, Helmut Griem, Francisco Rabal, Jean-Louis Trintignant, Giuliano Gemma.
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Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 150 min. - Italia, Francia, Germania 1976. MYMONETRO Il deserto dei Tartari * * * 1/2 - valutazione media: 3,83 su 21 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

LA VITA COME INUTILE ATTESA IN UN LUOGO SPERDUTO Valutazione 5 stelle su cinque

di DOMENICO RIZZI


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lunedì 5 gennaio 2015

Dal capolavoro di Dino Buzzati, un film veramente d’eccezione, diretto da Valerio Zurlini e interpretato da una schiera d’attori dai nomi altisonanti: Jacques Perrin (Giovanni Drogo) Vittorio Gassman (colonnello Filimore) Giuliano Gemma (maggiore Mattis) Fernando Rey (tenente colonnello Nathanson) Max Von Sydow (capitano Ortiz) Jean Louis Trintignant (ufficiale medico Rovine) Helmut Griem (tenente Simeon) Francisco Rabal (maresciallo Tronk) Philippe Noiret (il generale) Lilla Brignone (madre di Drogo). La trama segue il romanzo soltanto nelle sue linee principali, inquadrando la vicenda, che si svolge in una remota fortezza denominata “Bastiano” (“Bastiani” nel romanzo) ai confini dell’impero austro-ungarico, nei primi anni del Novecento. L’invisibile nemico della guarnigione sono i Tartari, che, dopo essersi ritirati molto tempo prima da quel territorio desertico, incombono con la loro misteriosa quanto fantomatica presenza attraverso dei segni inequivocabili (cavalieri che si muovono nelle tenebre nei pressi della Ridotta Nuova, un cavallo delle steppe catturato casualmente da un soldato) ma in realtà sempre illusori. Il giovane sottotenente Drogo - che spenderà inutilmente la propria giovinezza nella squallida esistenza del presidio, raramente interrotta da qualche evento increscioso, come l’uccisione di un militare ed una spedizione in montagna che causerà la perdita di un ufficiale - spera come gli altri colleghi che i Tartari si decidano a portare il loro attacco alla fortificazione. Quando ciò finalmente avverrà, Drogo, minato da una malattia incurabile, non potrà esserne protagonista e lascerà la fortezza a bordo di una carrozza per trascorrere la sua ultima notte nella stanza di una locanda (nel film, Drogo si spegne lungo il viaggio). Il tema fondamentale del lavoro cinematografico – perfettamente aderente al romanzo di Buzzati - è la vanità delle cose umane, l’inutile attesa della gloria e la beffa che stronca ogni speranza dopo un’esistenza consumata nella futile quotidianità della vita militare. Il regista Zurlini modifica molti nomi dei personaggi con l’intento di storicizzare la vicenda: il tenente Angustina diventa Von Hammerling, il maggiore Matti aggiunge una “esse” al cognome, il tenente Simeoni si trasforma in Simeon e il medico Rovina in Rovine, aggiungendo nuove figure (Nathanson, il tenente Von Rathenau, ecc.) per rendere più credibile il complesso apparato che gravita intorno alla fortezza. Bellissime le riprese notturne, con l’obiettivo puntato sulla distesa sabbiosa del deserto battuta dal vento, come pure quelle girate fra i monti innevati del Gran Sasso. Molti hanno visto in questa produzione intenti anti-militaristici, che rivestono tuttavia un valore marginale rispetto alla tematica dell’ineluttabilità dei destini umani: la morte quale unico punto di arrivo della vita, riflessione che alla fine viene svolta dal moribondo protagonista, con serena accettazione dell’inevitabile conclusione.  Girato per buona parte nell’antica fortezza iraniana di Arg-e-Bam, in parte in Alto Adige e a Campo Imperatore in Abruzzo, con gli interni a Cinecittà, “Il deserto dei Tartari” vinse il David di Donatello per la regia nel 1977, battendo il rivale “Casanova” di Federico Fellini. Stupendo il commento musicale composto da Ennio Morricone, che tratteggia mirabilmente le cupe atmosfere della narrazione, accentuando la frustrazione esistenziale dei suoi protagonisti.
Il film di Zurlini è da considerarsi uno dei più riusciti esperimenti di trasposizione cinematografica di un classico letterario. Per i cultori di cinema, una pietra miliare irrinunciabile.
 
Domenico Rizzi, scrittore

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