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filippo catani
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martedì 17 gennaio 2012
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l'industriale travolto dalla crisi
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Torino. Un ingegnere è a capo dell'azienda meccanica che fu già del padre e produce nuovi pannelli fotovoltaici. Il problema è che mancano gli ordini e il magazzino è ormai pieno di giacenze e la chiusura per fallimento è dietro l'angolo. L'unica ancora di salvezza sarebbe far entrare in società la moglie o la suocera che fanno parte di una famiglia ricchissima e spregiudicata. Naturalmente i problemi sul lavoro finiranno per scaricarsi sulla storia tra moglie e marito.
Niente male questa produzione italiana che ci mette davanti ad uno spaccato assolutamente attuale. Un piccolo imprenditore disposto a tutto pur di salvare l'azienda e i dipendenti ma anche per evitare di fare brutta figura sia con la famiglia della moglie e sia nel suo club privato.
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Torino. Un ingegnere è a capo dell'azienda meccanica che fu già del padre e produce nuovi pannelli fotovoltaici. Il problema è che mancano gli ordini e il magazzino è ormai pieno di giacenze e la chiusura per fallimento è dietro l'angolo. L'unica ancora di salvezza sarebbe far entrare in società la moglie o la suocera che fanno parte di una famiglia ricchissima e spregiudicata. Naturalmente i problemi sul lavoro finiranno per scaricarsi sulla storia tra moglie e marito.
Niente male questa produzione italiana che ci mette davanti ad uno spaccato assolutamente attuale. Un piccolo imprenditore disposto a tutto pur di salvare l'azienda e i dipendenti ma anche per evitare di fare brutta figura sia con la famiglia della moglie e sia nel suo club privato. Questo puntiglio finirà per trascinare l'uomo verso un baratro profondissimo e verso quella nebbia che pare non abbandonare mai la pellicola. Ottima l'interpretazione di Favino che riesce a trasmettere al personaggio autenticità e dramma. Un film da vedere e che si presta a molte riflessioni e quindi da non liquidare con superficialità.
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karlito74
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mercoledì 25 gennaio 2012
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il neoralismo del xxi secolo
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Malinconico ed attuale ritratto dell'Italia di oggi, con una crisi economica che si ripercuote nelle relazioni familiari ed in quelle sociali. Bellissima fotografia che si intona alla perfezione con la trama del film e le vicende dei personaggi. Non c'è altro da aggiungere. Il cinema italiano che vorrei sempre vedere. Il botteghino non rende giustizia ad una pellicola di grande valore (e me ne dispiace a fronte di tanti cinepanettoni campioni d'incassi) che forse sarà adeguatamente valorizzata tra qualche decennio, quando l'oggi sarà storia. Non sono un critico cinematografico di professione, e quindi non so se quello che dico è appropriato, ma la sensazione è stata quella di trovarmi alla proiezione di un nuovo genere, il neorealismo del XXI secolo.
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Malinconico ed attuale ritratto dell'Italia di oggi, con una crisi economica che si ripercuote nelle relazioni familiari ed in quelle sociali. Bellissima fotografia che si intona alla perfezione con la trama del film e le vicende dei personaggi. Non c'è altro da aggiungere. Il cinema italiano che vorrei sempre vedere. Il botteghino non rende giustizia ad una pellicola di grande valore (e me ne dispiace a fronte di tanti cinepanettoni campioni d'incassi) che forse sarà adeguatamente valorizzata tra qualche decennio, quando l'oggi sarà storia. Non sono un critico cinematografico di professione, e quindi non so se quello che dico è appropriato, ma la sensazione è stata quella di trovarmi alla proiezione di un nuovo genere, il neorealismo del XXI secolo. Ai posteri la sentenza.
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antonio trimarco
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domenica 22 gennaio 2012
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in un italia senza speranza non si può che perdere
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Il bianco e nero che serpeggia a volte nei colori stinti di una bellissima fotografia ci accompagna nel cuore della crisi economica italiana, a Torino, una Torino grigia e decadente che fa da sfondo al dramma di un industriale, ma al dramma anche di un uomo e di sua moglie travolti entrambi nonostante l'amore.
Un uomo e una donna ricchi quarantenni e figli d'arte, industriale il padre di lui, imprenditrice la medre di lei. Un uomo e una donna che di fronte alla crisi economica dell'industria Ranieri si perdono.
E non sarebbe stato facile il contrario, il dolore difficilmente unisce.
L'inizio è neorealistico, Nicola Ranieri, l'industriale quarantenne che dirige la fabbrica di famiglia, si reca dal Direttore di una grande banca, ha bisogno di liquidità per poter rilanciare i propri prodotti.
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Il bianco e nero che serpeggia a volte nei colori stinti di una bellissima fotografia ci accompagna nel cuore della crisi economica italiana, a Torino, una Torino grigia e decadente che fa da sfondo al dramma di un industriale, ma al dramma anche di un uomo e di sua moglie travolti entrambi nonostante l'amore.
Un uomo e una donna ricchi quarantenni e figli d'arte, industriale il padre di lui, imprenditrice la medre di lei. Un uomo e una donna che di fronte alla crisi economica dell'industria Ranieri si perdono.
E non sarebbe stato facile il contrario, il dolore difficilmente unisce.
L'inizio è neorealistico, Nicola Ranieri, l'industriale quarantenne che dirige la fabbrica di famiglia, si reca dal Direttore di una grande banca, ha bisogno di liquidità per poter rilanciare i propri prodotti. Ma la situazione è tale che la banca non rileva le garanzie necessarie, come un grande avvoltoio, l'istituto bancario, nella figura di un glaciale direttore dice no, servono più garanzie. Nicola dovrebbe chiedere alla moglie e alla suocera aiuto in tal senso. Ma qui il dramma inizia, Nicola non vuole, cerca strade impossibili, sembra non disposto a guardare in faccia la crisi.
Non può deludere il suo padre interno (quello vero non vive più), non vuole ammettere che almeno alla moglie potrebbe chiedere, non ce la fa, si sentirebbe sminuito? Forse si, ma in questo il suo asset psicologico fa, purtroppo acqua, come i suoi asset proprietari, già troppo ipotecati.
Si aggrappa a vane speranze di un accordo con un gruppo tedesco, ma in realtà il problema è che non riesce a guardare fino in fondo alla crisi in cui la sua industria si trova.
Ma la paura c'è e così si sposta dall'industria alla propria moglie, perchè anche qui la crisi è forte, la moglie Laura più volte sia a lui che ad amici dice di non riconoscerlo più.
Il loro amore vacilla, ma nessuno tradisce veramente l'altro, ma il loro amore è ugualmente tradito. Nicola ormai in preda ad uno stato che un pò è panico un pò è rabbia perde completamente il senso della realtà e non riesce a ritrovarlo. Poi tutto sembra magicamente tornare a posto ... ma senza svelarvi il finale possiamo solo dire che un dramma è un dramma. Film triste che attraversa la malinconia attuale del nostro paese, da vedere se questo non vi intimorisce.
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