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tiamaster
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mercoledì 11 aprile 2012
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emozionante.
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Rabbit hole è un capolavoro per quanto riguarda la caratterizazione dei personaggi e l'intensità della sceneggiatura,che sono indispensabili per un film del genere.Nicole kidman domina su tutto il cast e si riconferma un attrice con la A maiuscola,capace da sola di dar vita a un film,che tratta un argomento difficile in modo commovente e mai banale.Film drammatico perchè non mostra la solita coppia che supera il lutto,anzi,fà vedere proprio come la coppia in questione reagisce alla morte del figlio.Il film buca lo schermo e entra nei cuori degli spettatori che,garantisco,non dimenticheranno.Un film potente ed emoionante,la kidman non è stata premiata.Gravissimo errore.
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Rabbit hole è un capolavoro per quanto riguarda la caratterizazione dei personaggi e l'intensità della sceneggiatura,che sono indispensabili per un film del genere.Nicole kidman domina su tutto il cast e si riconferma un attrice con la A maiuscola,capace da sola di dar vita a un film,che tratta un argomento difficile in modo commovente e mai banale.Film drammatico perchè non mostra la solita coppia che supera il lutto,anzi,fà vedere proprio come la coppia in questione reagisce alla morte del figlio.Il film buca lo schermo e entra nei cuori degli spettatori che,garantisco,non dimenticheranno.Un film potente ed emoionante,la kidman non è stata premiata.Gravissimo errore.incredibili la regia e la sceneggiatura.
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picassa
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venerdì 6 aprile 2012
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bello ma non bellissimo
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intenso ma non convince al 100%
ti lascia la sensazione che si tratta di due bravi attori ma non di due genitori
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filippo catani
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venerdì 23 marzo 2012
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una buona narrazione sul dolore
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Una giovane coppia borgese americana sta cercando, con non poche difficoltà, di superare la tragica scomparsa del piccolissimo figlio investito tragicamente da un adolescente. L'uomo cercherà di trovare giovamento attraverso la terapia di gruppo mentre la moglie cercherà di allacciare un rapporto con il ragazzo che ha investito il bimbo.
Un film intenso che racconta senza banalità ed eccessi il dramma della perdita di un figlio. Allo stesso tempo ci viene raccontato anche un altro dramma che ha toccato o purtroppo toccherà tutti da vicino; l'elaborazione del lutto per la persona scomparsa e il tentativo di rimettersi in sesto. Ovviamente questo non è nè facile nè immediato.
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Una giovane coppia borgese americana sta cercando, con non poche difficoltà, di superare la tragica scomparsa del piccolissimo figlio investito tragicamente da un adolescente. L'uomo cercherà di trovare giovamento attraverso la terapia di gruppo mentre la moglie cercherà di allacciare un rapporto con il ragazzo che ha investito il bimbo.
Un film intenso che racconta senza banalità ed eccessi il dramma della perdita di un figlio. Allo stesso tempo ci viene raccontato anche un altro dramma che ha toccato o purtroppo toccherà tutti da vicino; l'elaborazione del lutto per la persona scomparsa e il tentativo di rimettersi in sesto. Ovviamente questo non è nè facile nè immediato. C'è chi riesce a trovare speranza e conforto in Dio (non è il caso della protagonista che rifiuta le spiegazioni religiose), c'è chi si affida alla terapia, allo sport o altro ma soprattutto l'importante è cercare di affidarsi l'uno all'altro. Infatti è chiaro che entrambi i genitori soffrono allo stesso modo così come soffre terribilmente il responsabile di questa tragedia che sta però cercando di superare questo fatto attraverso il disegno e i fumetti. Durata molto corta ma ideale per evitare che la trama o i personaggi finiscano per essere troppo esasperati. Molto bene la coppia Kidman-Eckhart.
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francesco2
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sabato 10 marzo 2012
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nicole è grande.....in un film (piuttosto) piccolo
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Ci sono (almeno) due errori che commette "Rabbit Hole". Forse presenti anche nel libro, forse no.
Prima di tutto: è plausibile che una persona, dopo una tragedia del genere, non solo cerchi il ragazzo, ma abbia nei suoi confronti un ateggiamento così conciliante? Addirittura, riversa più il proprio rancore (Sbagliato) contro la suocera, che fa paragoni inappropriati, che non verso il ragazzo stesso. Oppure (Più plausibilmente) contro Dio. Ma c'è un altro equivoco di fondo: le scene madri, come quella del (Lungo) litigio tra i due protagonisti, in cui si fa filosofia spicciola sulle casualità delle vita. Sì perché poi, se lo stile sembra (ra)ffredd(at)o, al punto che la Kidman è bravissima ad adeguarsi (Anche fisicamente) ad un contesto che finge di trattenere le emozioni, dall'altro lato le emozioni irruente dei personaggi (Comprensibili, in parte(!) in quella situazione, a volte, fanno affiorare una retorica che sembra svelare dell'ipocrisia in questa presunta "Glacialità".
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Ci sono (almeno) due errori che commette "Rabbit Hole". Forse presenti anche nel libro, forse no.
Prima di tutto: è plausibile che una persona, dopo una tragedia del genere, non solo cerchi il ragazzo, ma abbia nei suoi confronti un ateggiamento così conciliante? Addirittura, riversa più il proprio rancore (Sbagliato) contro la suocera, che fa paragoni inappropriati, che non verso il ragazzo stesso. Oppure (Più plausibilmente) contro Dio. Ma c'è un altro equivoco di fondo: le scene madri, come quella del (Lungo) litigio tra i due protagonisti, in cui si fa filosofia spicciola sulle casualità delle vita. Sì perché poi, se lo stile sembra (ra)ffredd(at)o, al punto che la Kidman è bravissima ad adeguarsi (Anche fisicamente) ad un contesto che finge di trattenere le emozioni, dall'altro lato le emozioni irruente dei personaggi (Comprensibili, in parte(!) in quella situazione, a volte, fanno affiorare una retorica che sembra svelare dell'ipocrisia in questa presunta "Glacialità".
Mi viene in mente "In the Bedroom", film abbastanza discutibile, magari più di questo, per cui qualcuno parlava di "Confezione bergmaniana che simulava rigore e epensosità". Dove, però, l'elaborazione (Sic!) del lutto appariva più veritiera.
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kyotrix
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martedì 25 ottobre 2011
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particolare stile hollywoodiano
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Non male, ma senza raggiungere le vette, visto che non tocca il mio cuore.
Film strano, non sembra hollywoodiano. Per lentezza ( pachidermica ), inquadrature, dialoghi, vita sociale ( a parte i raduni di gente infelice, come chi ha perso una persona vicina, ex drogati, alcolizzati, ecc. classico degli americani ), sembra quasi di vedere un film nord europeo diretto da Susan Bier.
Non bisognerebbe mai sopravvivere ai propri figli. Bisogna sempre trovare la forza di andare avanti.
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ultimoboyscout
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giovedì 6 ottobre 2011
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dolore e segreti.
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Un lutto, una perdita importante, altre due vite interrotte e due modi diversi di reagire al dramma, chi aggrappandosi con forza ai ricordi, chi invece cerca di cancellarli grazie alla quotidianità. Eckhart e la Kidman si guardano, si scrutano e si confrontano ma solo all'esterno, fornendo due buonissime prove d'attore (lei in particolar modo) riuscendo a trasmettere allo spettatore il proprio struggente dolore. Il passato è una pietra che sta in una tasca, pesa tantissimo ma non ti porta a fondo, come a voler dire che nulla potrà essere bello ma qualcosa ci sarà ancora, è la debolissima luce di una speranza che non va mai smarrita. Chi veramente sorprende è Mitchell, in netta controtendenza rispetto ai suoi precedenti film, sceglie la forma classica per riflettere sulla sofferenza che tende a renderci alieni rispetto al mondo, utilizzando dialoghi crudi ed emotivamente forti, por portarci in un mondo parallelo, nella taqna del coniglio che richiama l'Alice di Carroll.
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Un lutto, una perdita importante, altre due vite interrotte e due modi diversi di reagire al dramma, chi aggrappandosi con forza ai ricordi, chi invece cerca di cancellarli grazie alla quotidianità. Eckhart e la Kidman si guardano, si scrutano e si confrontano ma solo all'esterno, fornendo due buonissime prove d'attore (lei in particolar modo) riuscendo a trasmettere allo spettatore il proprio struggente dolore. Il passato è una pietra che sta in una tasca, pesa tantissimo ma non ti porta a fondo, come a voler dire che nulla potrà essere bello ma qualcosa ci sarà ancora, è la debolissima luce di una speranza che non va mai smarrita. Chi veramente sorprende è Mitchell, in netta controtendenza rispetto ai suoi precedenti film, sceglie la forma classica per riflettere sulla sofferenza che tende a renderci alieni rispetto al mondo, utilizzando dialoghi crudi ed emotivamente forti, por portarci in un mondo parallelo, nella taqna del coniglio che richiama l'Alice di Carroll. Geniale, per rendere credibile questo viaggio, contrapporre la luminosità degli esterni all'oscurità degli interni. Il film segna il ritorno tra gli umani della Kidman (nel senso migliore che sia possibile), probabilmente alla miglior interpretazione della carriera e dimostra che Eckhart è attore valido e dalle mille risorse, da prendere in considerazione anche per le occasioni buone. questo magico incontro tra un regista provocatorio e una candidata all'Oscar non poteva passare inosservato e anzi diventa un lucido manifesto contro l'ipocrisia e percorso di rinascita. Un melò, spesso pesante, senza scossoni, apparentemente piatto e noioso ma di alta scuola registica che rispolvera antichi splendori appannati (i due attori). Tratto da una piece teatrale, la Kidman c'ha creduto fermamente nel recuperarla e poi nel co-produrre il film. Complimenti.
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paride86
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mercoledì 28 settembre 2011
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buono, ma non brilla
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Il dolore e la perdita sono i temi di "Rabbit Hole", che li affronta con minuziosa perizia, avvalendosi di ottimi attori e di una sceneggiatura ben scritta.
Il difetto del film - e non è poco - sta nel coinvolgimento dello spettatore: il meccanismo di "Rabbit Hole" è talmente realistico e perfetto nella sua analisi psicologica da risultare "freddo", se proporzionato all'intensità emotiva del soggetto. Se da un lato è lodevole che la storia non scada nello stucchevole o nel lacrimoso, d'altra parte la componente emozionale non può certo essere sottovalutata in una storia del genere.
Senza infamia e senza lode.
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fabio regulare
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martedì 13 settembre 2011
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film capolavoro
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Un film molto intenso in cui si deve assolutamente sottolineare la bravura degli attori.
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mimik
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domenica 28 agosto 2011
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immensa kidman
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Una immensa Nicole Kidman, peccato per l'oscar.
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teo '93
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martedì 26 aprile 2011
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la sofferenza raccontata con pudore e amarezza
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Dopo la morte del loro bambino, vittima di un incidente d’auto, Becca e Howie Corbett si ritrovano ad affrontare un lutto per entrambi insanabile, ma attraverso il quale sapranno col tempo ritrovarsi e capirsi più a fondo. Il dolore raccontato in ogni sfaccettatura, dall’incomprensione all’ascolto, dalla diffidenza al sostegno reciproco.
La regia di J. C. Mitchell fa emergere le colpe, le angosce dei personaggi con discrezione e attraverso modulazioni della sofferenza ora delicate ora emotivamente crude. Il volto straziato della madre (Nicole Kidman è sublime) e l’inconsolabile disagio del padre (Aaron Eckhart) suggeriscono un’amarezza mai urlata, pur pervadendo ogni gesto, ogni espressione della loro quotidianità.
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Dopo la morte del loro bambino, vittima di un incidente d’auto, Becca e Howie Corbett si ritrovano ad affrontare un lutto per entrambi insanabile, ma attraverso il quale sapranno col tempo ritrovarsi e capirsi più a fondo. Il dolore raccontato in ogni sfaccettatura, dall’incomprensione all’ascolto, dalla diffidenza al sostegno reciproco.
La regia di J. C. Mitchell fa emergere le colpe, le angosce dei personaggi con discrezione e attraverso modulazioni della sofferenza ora delicate ora emotivamente crude. Il volto straziato della madre (Nicole Kidman è sublime) e l’inconsolabile disagio del padre (Aaron Eckhart) suggeriscono un’amarezza mai urlata, pur pervadendo ogni gesto, ogni espressione della loro quotidianità. Il fiore che viene sbadatamente calpestato all’inizio del film è una sofferenza tacita, l’equilibrio infranto dei protagonisti, due destini che si rincorrono nel buio mentre il tempo alimenta implacabile il conflitto con loro stessi e con il mondo. Sostenuto da una fotografia eccellente, il regista descrive una galleria di comprimari commoventi: la sofferta madre di Dianne Weist, la sorella Izzy, Jason, il ragazzo alla guida di quella macchina che uccise il bambino e che diverrà sorprendentemente la chiave di svolta della storia. Un piccolo gioiello. Imperdibile.
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