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maryluu
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lunedì 14 gennaio 2008
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lotta con le nostre paure
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Appena usciti dal cinema, dopo aver visto 1408, non si può che esclamare "Wow". Il film è, a mio avviso, una delle migliori trasposizioni dei film di King. La trama è ben articolata e avvincente ed è palese provenga da un romanzo perchè molto, molto curata. Il primo tempo è una preparazione al secondo in cui avvengono i veri colpi di scena. E' l'ingresso di Mike Elsin nella stanza del male. L'ingresso di un uomo scettico, preso da se e sicuro che i fantasmi non esistono. I fantasmi forse no ma i suoi, quelli della sua vita e del suo essere, quelli certamente si. E se ne accorge presto. Il secondo tempo si tramuta in una lotta per la vita, per sfuggire al male che infondo non lo vuole uccidere.
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Appena usciti dal cinema, dopo aver visto 1408, non si può che esclamare "Wow". Il film è, a mio avviso, una delle migliori trasposizioni dei film di King. La trama è ben articolata e avvincente ed è palese provenga da un romanzo perchè molto, molto curata. Il primo tempo è una preparazione al secondo in cui avvengono i veri colpi di scena. E' l'ingresso di Mike Elsin nella stanza del male. L'ingresso di un uomo scettico, preso da se e sicuro che i fantasmi non esistono. I fantasmi forse no ma i suoi, quelli della sua vita e del suo essere, quelli certamente si. E se ne accorge presto. Il secondo tempo si tramuta in una lotta per la vita, per sfuggire al male che infondo non lo vuole uccidere. Non può perchè le sue paure possono solo sconvolgerlo. Possono solo spingerlo a farlo. Probabilmente lo avrebbe anche fatto se non fosse stato per timore che anche sua moglie entrasse nella stanza. Per la prima volta nella sua vita ha abbandonato l'egoismo, ha superato il passato e il dolore per la morte della figlia, per amore. E lei, sua moglie lo ha salvato. Infondo il film e in primis King vogliono sfatare il mito dei fantasmi. Il direttore satanico afferma che i fantasmi sono solo una credenza dell'uomo per credere che dopo esista qualcosa. E' un modo per farci fare i conti con i nostri veri fantasmi. E infatti Mike farà i conti col fantasma del padre, della figlia, del passato. Suoi vecchi e ancora dolorosi ricordi. Cose mai superate che, come ogni uomo in situazione normale, potrebbero portare se non alla morte alla disperazione. E' un invito ad andare avanti. A poter distruggere l'arcano meccanismo che crea solo morte nutrendosi dei dolori altri. E' un invito a vivere il futuro e a dargli maggior peso. A vivere il dolore più serenamente, senza permettergli di distruggerci. La storia di Mike è anche la storia di ognuno di noi ed è questa la forza di King. Ogni scrittore deve sperare che il lettore si impersonifichi nel personaggio per viverlo a pieno e saperlo apprezzare. E' così che bisogna porsi dinnanzi a 1408. Come di fronte a un proprio sogno reale. Mike dice che bisogna traumatizzarsi per tornare alla realtà. Io dico che lui doveva traumatizzarsi per tornare a vivere i suoi affetti e la sua vita. Senza entrare nella stanza sarebbe morto comunque, lentamente, aspramente, solo. La stanza è stata la sua salvezza. Insomma ho apprezzato molto la trama, gli attori, le musiche. E ci tengo infine a precisare che secondo me il film non è horror, né thriller ma una celata rappresentazione psicologica dell'animo umano.
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antonello villani
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giovedì 29 novembre 2007
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l'enigma di una stanza d'albergo
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La paura fa 90, anzi 1408. Horror firmato da uno dei maestri del brivido come Stephen King e diretto da uno svedese che conosce bene i meccanismi della suspence, “1408” racconta l’enigma di una stanza d’albergo dove avvengono suicidi e morti violente. Pioggia che non promette niente di buono, l’inizio è di quelli classici con ambiente claustrofobico in cui si materializzano i fantasmi di un uomo ossessionato dai sensi di colpa ed ancora turbato per la morte della figlia. John Cusack interpreta uno scrittore di successo che si guadagna da vivere con i libri sui fenomeni paranormali, mentre Samuel L. Jackson è il direttore d’albergo che cerca di scoraggiare il soggiorno dell’ospite armato di registratore e luminol.
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La paura fa 90, anzi 1408. Horror firmato da uno dei maestri del brivido come Stephen King e diretto da uno svedese che conosce bene i meccanismi della suspence, “1408” racconta l’enigma di una stanza d’albergo dove avvengono suicidi e morti violente. Pioggia che non promette niente di buono, l’inizio è di quelli classici con ambiente claustrofobico in cui si materializzano i fantasmi di un uomo ossessionato dai sensi di colpa ed ancora turbato per la morte della figlia. John Cusack interpreta uno scrittore di successo che si guadagna da vivere con i libri sui fenomeni paranormali, mentre Samuel L. Jackson è il direttore d’albergo che cerca di scoraggiare il soggiorno dell’ospite armato di registratore e luminol. Allucinazioni visive e sensoriali, demoni ed immagini del passato, le ore nella 1408 si moltiplicano all’infinito perché spazio e tempo sembrano annullarsi in quella linea di confine che separa la vita dalla morte. Scenografia che ricorda l’Overlook Hotel di “Shining” e molti effetti speciali che affievoliscono, ahimè, la tensione di un film che vuole essere l’anticamera della coscienza. Musica calibrata, telecamera girevole, climax ed anticlimax, questi gli ingredienti di un horror che si rispetti: Hafstrom sa dosarli bene, ma pecca d’ingenuità quando si affida al computer: i labirinti della mente sono avvolti nel mistero e non hanno bisogno di effetti speciali per inquietare il pubblico.
Antonello Villani
(Salerno)
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massimiliano di fede
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sabato 24 novembre 2007
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cusack, tra psicologia e paranormale
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1408, è una delle trasposizioni cinematografiche di un libro di sthephen king, meglio riuscite e che trasmettono la giusta tensione e drammaticità, ma senza esagerare Il film è privo di effetti speciali significativi, anzi, i pochi effetti utilizzati hanno l’aria di essere stati realizzati artigianalmente e che, trasmettono una giusta intensità e inquietudine, senza far annoiare lo spettatore grazie ad una realizzazione di scene che sono state montate magistralmente, regalando al film un ritmo incalzante e veloce.
Mike Enslin (John Cusack), scrittore che prova a dimostrare che effettivamente esiste un’aldilà, non è più lo stesso dopo la morte della figlioletta piccola e, la sua vita era ormai in declino.
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1408, è una delle trasposizioni cinematografiche di un libro di sthephen king, meglio riuscite e che trasmettono la giusta tensione e drammaticità, ma senza esagerare Il film è privo di effetti speciali significativi, anzi, i pochi effetti utilizzati hanno l’aria di essere stati realizzati artigianalmente e che, trasmettono una giusta intensità e inquietudine, senza far annoiare lo spettatore grazie ad una realizzazione di scene che sono state montate magistralmente, regalando al film un ritmo incalzante e veloce.
Mike Enslin (John Cusack), scrittore che prova a dimostrare che effettivamente esiste un’aldilà, non è più lo stesso dopo la morte della figlioletta piccola e, la sua vita era ormai in declino. Un giorno riceve una cartolina dell’hotel Dolphin di New York, nella quale lo si invitava a non prendere la camera 1408 ( la sua somma fa 13).
Dopo varie ricerche, scopre che quella camera, nel corso degli anni è stata teatro di strani suicidi e morti misteriose. Enslin si reca a New York e vuole a tutti i costi passare una notte nella camera 1408 dell’hotel Dolphin, che è stata chiusa ai clienti dal Direttore Gerald Olin (Samuel L. Jackson), che oppone una estenuante resistenza a Enslin, per non permettergli di soggiornare nella “camera del Male”, di cui nessuno ne è rimasto vivo per più di un ora.
Una volta che Enslin ottiene le chiavi di quella camera, trascorrerà davvero un’ora al di fuori di ogni schema logico dove la linea tra realtà e paranormale è davvero impercettibile.
In questo film, a tratti psicologico, sicuramente veste grande importanza la pregevole interpretazione di Cusack, che grazie a questa superba prova, intrattiene lo spettatore che, non ha il tempo di vedere dove mette la mano per prendere i pop corn, impedendogli di distogliere lo sguardo dallo schermo. Samuel L. Jackson, in una veste tra che lo vede un po’ angelo e un po’ diavolo, ha contribuito alla riuscita del film. Buona la regia, le scene sono state girate con qualche pizzico di originalità, specialmente nella sequenza che riguarda il dialogo tra Cusack e Jackson. Pregevole il montaggio, di notevole intensità, veloce e ben ritmato.
Aggiudicate le tre stelle.
Massimiliano Di Fede
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hari seldon
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domenica 2 dicembre 2007
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le camere d'albergo: inquietanti per definizione
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"Le camere d'albergo sono inquietanti per definizione" afferma con sicumera John Cusack, nella parte di uno scrittore in cerca di fenomeni paranormali nelle camere d'albergo di tutti gli States, poco dopo essere riuscito a farsi assegnare la camera 1408 dell'Hotel Dolphin a New York. Da quel momento la spavalderia cederà minuto dopo minuto il passo alla paura, all'incredulità, all'impossibilità di tornare normale, in un mondo normale.
Il protagonista è credibile, stranamente. L'attore recita con mestiere e la giusta estraniazione una parte che sarebbe stato facile far cadere preda di smorfie, in parallelo agli effettacci che non possono mancare. Eppure presto ci si accorge che il pregio migliore della storia, tratta da un racconto del Re, sta proprio nel mostrare la prigionia mentale di uno scettico di fronte alla prigione reale e immaginaria in cui si è andato a ficcare volontariamente.
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"Le camere d'albergo sono inquietanti per definizione" afferma con sicumera John Cusack, nella parte di uno scrittore in cerca di fenomeni paranormali nelle camere d'albergo di tutti gli States, poco dopo essere riuscito a farsi assegnare la camera 1408 dell'Hotel Dolphin a New York. Da quel momento la spavalderia cederà minuto dopo minuto il passo alla paura, all'incredulità, all'impossibilità di tornare normale, in un mondo normale.
Il protagonista è credibile, stranamente. L'attore recita con mestiere e la giusta estraniazione una parte che sarebbe stato facile far cadere preda di smorfie, in parallelo agli effettacci che non possono mancare. Eppure presto ci si accorge che il pregio migliore della storia, tratta da un racconto del Re, sta proprio nel mostrare la prigionia mentale di uno scettico di fronte alla prigione reale e immaginaria in cui si è andato a ficcare volontariamente. Là ha tutto il tempo di ripercorrere la sua personale strada dei rimorsi e dei rimpianti, mentre l'ora assegnatagli per sopravvivere scorre lenta. La fotografia è sempre nitida e profonda, ma cambia registro cromatico a seconda delle sensazioni e degli accadimenti, contribuendo alla loro descrizione come e meglio di una colonna sonora. Contorcendosi un po', poco dopo aver creduto di saper sciogliere il rebus narrativo, ci ritroviamo ancora a far compagnia all'incubo di cui non si vede la fine, pur augurandosi che la storia duri ancora qualche minuto di più. Ecco quello che ritengo il pregio migliore di uno spettacolo: non volere che finisca. Ma, in fin dei conti, è opportuno ricordarsi che "E' una fottutissima camera del male!" e anche il male deve finire...
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andrea
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giovedì 4 settembre 2008
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una notte al dolphin hotel nella 1408
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Illusione o realtà? Immaginazione o verità? Questi sono i temi che il regista Mikael Hafstrom tratta in 1408, ultima trasposizione cinematografica di un testo breve di Stephen King che si rivelò un buon incasso a livello mondiale. Il personaggio di Mike Enslin fa riflettere molto sulla storia in generale o per farmi capire meglio: i fantasmi esistono o è tutta una presa in giro? Questa incalzante pellicola offre diversi punti di vista per capire o guardare trama e film senza mai cadere nel banale. Molta originalità e spettacolarità visiva(non un blockbuster, si intende) che creano atmosfere e livelli di tensione straordinari e carichi di personalità; proprio come se fossero degli esseri umani.
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Illusione o realtà? Immaginazione o verità? Questi sono i temi che il regista Mikael Hafstrom tratta in 1408, ultima trasposizione cinematografica di un testo breve di Stephen King che si rivelò un buon incasso a livello mondiale. Il personaggio di Mike Enslin fa riflettere molto sulla storia in generale o per farmi capire meglio: i fantasmi esistono o è tutta una presa in giro? Questa incalzante pellicola offre diversi punti di vista per capire o guardare trama e film senza mai cadere nel banale. Molta originalità e spettacolarità visiva(non un blockbuster, si intende) che creano atmosfere e livelli di tensione straordinari e carichi di personalità; proprio come se fossero degli esseri umani. Oggetti in movimento, inquietanti presenze, visioni paranormali; non stiamo parlando del solito horror hollywoodiano pieno di stereotipi del genere o quant'altro, qui la pellicola fa veramente paura(se la si guarda con interesse, proprio come se si stesse leggendo uno dei romanzi, o la storia stessa di Stephen King). Buoni personaggi di contorno(presenze del calibro Samuel L. Jackson e il Detective Monk Tony Shalhoub) e il grande John Cusack contribuiscono a creare e ad arrichire questo film moderno, distogliendolo dal solito horror per teen ager in cerca di sangue, splatter e sadici serial killer. Una notte al Dolphin Hotel nella 1408, dove tutto può succedere almeno se resisti più di un'ora...
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lanterna d'ombra
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giovedì 9 settembre 2010
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i muri hanno orecchie, la 1408 ben altro...
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In seguito alla morte della figlia Katie, lo scrittore Mike Eslin divorzia dalla moglie e si dedica alla ricerca di fenomeni paranormali. I suoi libri sono un insuccesso, il suo scetticismo nei confronti di spiriti e fantasmi crescono, finchè non riceve notizia della sinistra stanza 1408 del Dolphin Hotel. Nonostante i tentativi da parte del direttore dell'albergo, Gerald Oslin, Mike è deciso a voler passare una notte nella stanza. Il suo scetticismo verrà messo a dura prova, tanto quanto la sua sanità mentale.
Tratto dall'omonimo racconto breve di Stephen King, il film dimostra un buon ritmo nello sviluppo della vicenda, con una buona interpretazione degli attori ( in primis John Cusack dimostra di essere un valente attore in questa prova "a solo"), un interessante riadattamento della sceneggiatura che riprende sapientemente dal racconto e facendolo proprio.
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In seguito alla morte della figlia Katie, lo scrittore Mike Eslin divorzia dalla moglie e si dedica alla ricerca di fenomeni paranormali. I suoi libri sono un insuccesso, il suo scetticismo nei confronti di spiriti e fantasmi crescono, finchè non riceve notizia della sinistra stanza 1408 del Dolphin Hotel. Nonostante i tentativi da parte del direttore dell'albergo, Gerald Oslin, Mike è deciso a voler passare una notte nella stanza. Il suo scetticismo verrà messo a dura prova, tanto quanto la sua sanità mentale.
Tratto dall'omonimo racconto breve di Stephen King, il film dimostra un buon ritmo nello sviluppo della vicenda, con una buona interpretazione degli attori ( in primis John Cusack dimostra di essere un valente attore in questa prova "a solo"), un interessante riadattamento della sceneggiatura che riprende sapientemente dal racconto e facendolo proprio.
A dirla così sembrerebbe che tutto vada per il verso giusto; purtroppo, se il racconto di King affascina per il senso visionario e claustrofobico, descritto in modo sottile, in un continuo climax ascendente di sensazioni, visioni e deliri da LSD, il film vuole fare di più ed esagera: il susseguirsi dell'ossessione della stanza maligna parte già in quarta, sacrificando molto di quell'inquietudine che accompagna il libro, sostituendola più che altro con un'angoscia corposa e senza tregua, che corre il rischio di stancare, alla lunga.
La musica di Gabriel Yared incide bene le cupe visioni di Eslin, la scenografia è abbastanza fedele al libro (pignoleria del sottoscritto: i quadri, nel racconto, erano molto più d'effetto! Per non parlare del continuo riferimento alla luce accecante dlella camera, che King descrive come "il deserto giallo di Ayers Rock in Australia" , che nel film è assente).
"1408" è dunque un buon film, sicuramente una tra le rappresentazioni più riuscite dei racconti di Stephen King, capace di scavare nello spettatore quanto più la stanza scavi nella psiche di Mike Eslin, coinvolgendolo nei deliri e nelle visioni del protagonista. Peccato che la discesa non presenti una pendenza sempre più ripida, ma una vera e propria caduta libera, che guasta quello stile sinistro e crescente tanto caro agli appassionati del Re del Brivido.
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ultimoboyscout
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martedì 8 febbraio 2011
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accettabile.
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Horror psicologico e tormentato, non soffre esageratamente del passaggio da libro a film. Due discreti attori, in particolare Jackson ci mette del suo per apparire quanto più astuto e intrigante possibile. Certo niente di eccezionale ma sono riusciti almeno a non far danni, considerando che è già difficile fare una trasposizione cinematografica tratta da un libro, in particolare se si tratta di libri di Stephen King. Regia sorprendente, ciò che accade all'interno della stanza è molto interessante e a momenti riesce anche ad abbastanza pauroso ed ossessivo.
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frz94
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venerdì 3 dicembre 2010
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1408
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Mike Enslin vive scrivendo libri su presunti luoghi infestati da fantasmi e su come i fantasmi effettivamente non ci siano; il suo scetticismo razionalistico sarà destinato a naufragare in un vortice di pazzia e orrore quando sosterà per una notte all’ hotel Dolphin, nella malefica stanza 1408, dal passato maledetto e controverso. A nulla serviranno gli avvertimenti del direttore dell’hotel, il quale non riesce a far desistere Mike dal suo progetto. All’apparenza una camera normale, la 1408 farà perdere completamente il lume dell’intelletto al protagonista, la cui mente diverrà scissa e obnubilata da visioni, da incubi vividi, da ricordi tremendi della figlia e da altri sadici giochi psicologici ai suoi danni.
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Mike Enslin vive scrivendo libri su presunti luoghi infestati da fantasmi e su come i fantasmi effettivamente non ci siano; il suo scetticismo razionalistico sarà destinato a naufragare in un vortice di pazzia e orrore quando sosterà per una notte all’ hotel Dolphin, nella malefica stanza 1408, dal passato maledetto e controverso. A nulla serviranno gli avvertimenti del direttore dell’hotel, il quale non riesce a far desistere Mike dal suo progetto. All’apparenza una camera normale, la 1408 farà perdere completamente il lume dell’intelletto al protagonista, la cui mente diverrà scissa e obnubilata da visioni, da incubi vividi, da ricordi tremendi della figlia e da altri sadici giochi psicologici ai suoi danni. In un climax di tensione e paura il film continua fluido e godibile, senza scadere in trovate sanguinolente né nell’eccessiva banalità. Eccezion fatta per Il bravo e luciferino Samuel L. Jackson , il film sostanzialmente è un one-man show di John Cusack, perfetto per questo ruolo, capace di esprimere con autenticità gli estremi stati d’animo a cui è sottoposto, stemperati da una sottile e sotterranea ironia. Notevoli alcune trovate, più deboli altre, nel complesso un film migliore e più raffinato di quanto ci si possa aspettare. La scena di quando il protagonista è sul cornicione ricorda il film di Hitchcock “La donna che visse due volte”. Tratto da una breve novella di Stephen King.
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1408
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lunedì 2 marzo 2009
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1408
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è un film inquietante perchè mike pur dovendo essere già impazzito in una situazione del genere resta cosciente e quindi la sua mente resta ancora più danneggiata da questi traumi e colpi di scena e infatti come dice mike stsso si trovava in una situazione kafkiana cioè una situazione in cui la mente impazzisce perchè consapevole di non avere spiegazioni logiche e quindi convinto dalla paura che ciò che sta vivendo è tutto vero. è un film pieno di colpi di scena e di angoscia perchè anzichè puntare su:sangue,vampiri e roba del genere punta su lo stato mentale. andate a vedervelo e resterete traumatizzati x tutta la vita!!!
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lobohombre
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giovedì 29 maggio 2008
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steroidato, fracassone, lontano da king
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Quando qualcuno afferma che 1408 sia "uno dei film meglio riusciti" tratti da un'opera di King, dimostra di non aver mai letto King, o di aver visto pochi film tratti dalle sue opere. Carrie, Cujo, La Zona Morta, Christine, Misery, Stand by Me, il Miglio Verde, Dolores Claiborne, il recente The Mist, per non citare Shining. Tutti questi film hanno reso mille volte meglio l'arte del Re del Brivido, se paragonati al film di Hafström. 1408 ricorda certe mature soubrette deformate dai troppi interventi di chirurgia estetica. Rientra in quella schiera di film che pretendono di reggersi esclusivamente sui "fuochi d'artificio", i "giochi di prestigio", le trovate scenografiche, e nei quali i rari spazi tra un giochetto e l'altro vengono malamente "tappati" con dialoghi banali, canovacci consunti, personaggi stereotipati.
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Quando qualcuno afferma che 1408 sia "uno dei film meglio riusciti" tratti da un'opera di King, dimostra di non aver mai letto King, o di aver visto pochi film tratti dalle sue opere. Carrie, Cujo, La Zona Morta, Christine, Misery, Stand by Me, il Miglio Verde, Dolores Claiborne, il recente The Mist, per non citare Shining. Tutti questi film hanno reso mille volte meglio l'arte del Re del Brivido, se paragonati al film di Hafström. 1408 ricorda certe mature soubrette deformate dai troppi interventi di chirurgia estetica. Rientra in quella schiera di film che pretendono di reggersi esclusivamente sui "fuochi d'artificio", i "giochi di prestigio", le trovate scenografiche, e nei quali i rari spazi tra un giochetto e l'altro vengono malamente "tappati" con dialoghi banali, canovacci consunti, personaggi stereotipati. Film che sanno di fasullo esattamente come gli effetti digitali di cui letteralmente traboccano. Per amor di verità va detto che il soggetto è deboluccio; se il racconto da cui la pellicola è tratta può risultare piacevole grazie alla maestria di King nell'arte della scrittura, lo stesso materiale messo nelle mani del regista cinematografico Mikael Hafström finisce irrimediabilmente per sgonfiarsi come un soufflè cucinato dal sottoscritto. Unica nota positiva la prova di Cusack, che riesce a esprimere con credibilità l'excursus emotivo vissuto dal protagonista. A mio giudizio 1408 è un film appena sufficiente, il cui indice di gradimento non può che essere inversamente propozionale alla competenza in materia di film horror.
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[+] concordo abbastanza..
(di faith)
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(di max)
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