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molinari marco
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venerdì 29 luglio 2011
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caterina va alle urne
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Terzo capitolo virziniano dei film ascrivibili alla corrente letteraria del romanzo di formazione. Dopo l’eccezionale Ovosodo e l’irriverente My name is Tanino, in questo film Virzì sceglie di affidarsi a degli attori di gran talento per alcuni dei personaggi principali, pur non rinunciando ad un’esordiente per il ruolo della protagonista. E i risultati si vedono. Basti pensare al grande Castellitto che, nei panni del padre della ragazzina del titolo, riesce a dar vita ad uno dei personaggi più complessi e riusciti dell’intera filmografia virziniana. Lo schema di fondo è quello de La dolce vita di Fellini, con il provinciale che si trasferisce nella capitale e che venendo in contatto con i vizi che circolano per le sue strade entra in crisi d’identità (il capolavoro del maestro romagnolo nella sua prima stesura si chiamava proprio Montaldo va in città).
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Terzo capitolo virziniano dei film ascrivibili alla corrente letteraria del romanzo di formazione. Dopo l’eccezionale Ovosodo e l’irriverente My name is Tanino, in questo film Virzì sceglie di affidarsi a degli attori di gran talento per alcuni dei personaggi principali, pur non rinunciando ad un’esordiente per il ruolo della protagonista. E i risultati si vedono. Basti pensare al grande Castellitto che, nei panni del padre della ragazzina del titolo, riesce a dar vita ad uno dei personaggi più complessi e riusciti dell’intera filmografia virziniana. Lo schema di fondo è quello de La dolce vita di Fellini, con il provinciale che si trasferisce nella capitale e che venendo in contatto con i vizi che circolano per le sue strade entra in crisi d’identità (il capolavoro del maestro romagnolo nella sua prima stesura si chiamava proprio Montaldo va in città). Ma a differenza di Marcello, la giovanissima Caterina, interpretata da una tenerissima Alice Teghil che porta con sé un candore in grado di far innamorare lo spettatore sin dal primo fotogramma che le viene concesso, non rinnega l’aiuto offertole dal suo personale angelo custode (in questo film nelle vesti di uno scapigliato teenager proveniente da un altro mondo) e così riuscirà a salvarsi dalla perdizione. Il finale di questo film, infatti, è forse il più positivo e il più lieto di tutti quelli di Virzì e fa piacere constatare come ciò avvenga proprio grazie allo zampino della musica, qui nelle vesti di ancora di salvataggio nel processo di crescita dell’adolescente. Dopo aver proposto, infatti, la cultura in Ovosodo, e la voglia di avventura e di girare il mondo in Tanino, Virzì in questo film fornisce alla sua protagonista proprio la musica come arma di difesa contro gli attacchi della società che vuole inghiottirla al suo interno. Superlativa la chiave di lettura metaforica del film, con Caterina che simboleggia l’elettorato medio della nostra Italia e che viene stordita dalle chiacchiere intellettuali del popolo di sinistra, fatte di girotondi e di stili di vita alternativi, e dalla giocosità sbarazzina e goliardica del popolo di destra, fatta di vestiti all’ultima moda e feste da rotocalco. Un’Italia che non è in grado di schierarsi da nessuna delle parti, data la grande confusione che le circola intorno e alla quale non viene concessa alcuna possibilità di inserimento visto che gli alti rappresentanti degli schieramenti politici (a differenza dei giovani) sono disposti a scendere a patti e a cordiali strette di mano, purché non venga sconquassato lo status quo in cui si trovano perfettamente a loro agio. E le conseguenze di tutto ciò sono tutt’altro che comiche. A risentirne maggiormente è la famiglia che si vede costretta a smembrarsi perché non è più in grado di educare i figli presenti al suo interno, visto che gli stessi genitori non sembrano poi così maturi. Tutti i genitori, in effetti, fanno una pessima figura. O sono deboli ed incapaci di instaurare un dialogo costruttivo con i propri figli, o sono del tutto assenti in quanto completamente assorbiti dalla loro carriera, delegando di conseguenza a qualcun altro il ruolo di educatore (si pensi allo schiaffo che l’autista dà alla figlia del ministro). Ed è inutile dire che quando è la famiglia a non funzionare, ad andare a rotoli è tutto il Paese. Il film andrebbe fatto vedere all’interno delle scuole sia per lo splendido linguaggio cinematografico utilizzato, sia perché è una concreta lezione di politica contemporanea.
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stefano73
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venerdì 5 novembre 2010
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politica e tema sociale...come mai visto prima
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Si...un capolavoro. Consigliatissimo. Apparentemente un film adolescenziale ...ma in realtà un capolavoro di spunti politici e sociali...sulla cosa pubblica...trattata in modo efficace e riflessivo. Cattivo, tenero e recitato in ogni scena magistralmente. Ogni parola ed ogni sguardo è calcolata al millesimo per dare la maggior efficacia concettuale. Castellitto e Buy bravissimi...come tutti gli altri. Virzì è il nostro miglior regista attuale. Da vedere e rivedere e comprendere volta per volta nuovi sfacettature del nostro paese.
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arkadico
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domenica 1 novembre 2009
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realismo o eccesso?
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Film caotico con scene non so fino a che punto verosimili, dal momento che anch'io abito in una provincia del nord per nulla interessante dove la vita è solo routine. Fosse anche tutto vero, quando la finiranno con queste romanacciate spacciate per italianità?
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anita bilello
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domenica 12 luglio 2009
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mondi diversi
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Caterina è una timida e impacciata ragazza provinciale che, trasferitasi nella città di Roma scopre un mondo a sè estraneo e ne rimane stordita: quello di Daniela, una favola di lusso di una aggressiva elitè, e quello di Margherita, una favola punk antiborghese.
Caterina,inevitabilmente, non riuscirà ad adattarsi nè all' uno nè all' altro mondo, restando spaesata e inadeguata.
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nino de pasquale
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venerdì 24 ottobre 2008
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la nostra societa', musa per virzi'
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Caterina va in citta'racconta la storia di un professore che viene trasferito a Roma da un piccolo paesino insieme alla moglie e alla figlia,protagonista rimasta ancora un po' bambina e incapace di prendere decisioni nette.Sicuramente biasimabile poiche'le sue stesse compagne di classe le fanno conoscere due mondi per lei completamente sconosciuti,dove sia il mondo consumistico e fascista d'origine e il mondo aristocratico e intellettuale di base comunista alla fine sono ponibili sullo stesso piano grazie al principio per cui "gli estremi si equivalgono"tema secondo la mia opinione fondamentale del film sicuramente piu' importante del racconto delle paure e angoscie di una ragazzina.Il grande compito di Virzi' e' stato far capire allo spettatore cosa succede quando si cantano dei cori senza sapere la storia del proprio paese,quando la societa' come la definisce Sergio Castellitto diventa conventicola,e quando il popolo si divide in mani tese e pugni chiusi,scordandosi che un popolo diventa forte solo quando e' unito e lavora per il bene comune.
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Caterina va in citta'racconta la storia di un professore che viene trasferito a Roma da un piccolo paesino insieme alla moglie e alla figlia,protagonista rimasta ancora un po' bambina e incapace di prendere decisioni nette.Sicuramente biasimabile poiche'le sue stesse compagne di classe le fanno conoscere due mondi per lei completamente sconosciuti,dove sia il mondo consumistico e fascista d'origine e il mondo aristocratico e intellettuale di base comunista alla fine sono ponibili sullo stesso piano grazie al principio per cui "gli estremi si equivalgono"tema secondo la mia opinione fondamentale del film sicuramente piu' importante del racconto delle paure e angoscie di una ragazzina.Il grande compito di Virzi' e' stato far capire allo spettatore cosa succede quando si cantano dei cori senza sapere la storia del proprio paese,quando la societa' come la definisce Sergio Castellitto diventa conventicola,e quando il popolo si divide in mani tese e pugni chiusi,scordandosi che un popolo diventa forte solo quando e' unito e lavora per il bene comune.
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rosa e anna
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sabato 27 settembre 2008
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comico e serio allo stesso tempo
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Stupendooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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barone pietro
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martedì 2 settembre 2008
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vero la realtà di oggi la verità.
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devo ammettere che è un ottiMO FILM PERCHè RAPRESENTA LA REALTà DI QUESTI GIRNI CHE FORSE DA UN PUNTO DI VISTA è STUPENDA DA UN ALTRO è DA CAMBIARE LO DICO,
IO CHE SONO UN QUATTORDICENNE . IL FILM è STATO RECITATO
MOLTO BENE OGNI ATTORE HA
SAPUTO INTERPRETARE BENISSIMO IL PERSONAGGIO . VERO E BELLO.
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devo ammettere che è un ottiMO FILM PERCHè RAPRESENTA LA REALTà DI QUESTI GIRNI CHE FORSE DA UN PUNTO DI VISTA è STUPENDA DA UN ALTRO è DA CAMBIARE LO DICO,
IO CHE SONO UN QUATTORDICENNE . IL FILM è STATO RECITATO
MOLTO BENE OGNI ATTORE HA
SAPUTO INTERPRETARE BENISSIMO IL PERSONAGGIO . VERO E BELLO.
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davide di falco, 12 anni
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martedì 29 luglio 2008
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zekke o pariole?
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Strano ma vero, questo film simile ad una favolo, è lo specchio della nostra società ancora attaccata a punti di riferimento che sono la brutta copia di quelli del passato.
questa è un'italia divisa tra intellettuali di sinistra, che ostentano la loro intelligenza o il desiderio sessantottino di "uscire fuori dagli schemi", e degli snob neofascisti, bigotti e, a detta dello straordinario Claudio Amendola, "con la mania dei cuori duri". Roma o Lazio, destra o sinistra, zekke o pariole, alla fine sono tutti uguali: con la voglia di sembrare più grandi di qll che sono o sorprendere genitori, troppo presi dai loro impegni per badare ai loro figli.
Braccio alzato o pugno chiuso, questa commedia amara cerca di dimostrarci come la nostra società possa essere ancora chiusa, con valori adatti al passato e giovani non ancora adatti al futuro.
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Strano ma vero, questo film simile ad una favolo, è lo specchio della nostra società ancora attaccata a punti di riferimento che sono la brutta copia di quelli del passato.
questa è un'italia divisa tra intellettuali di sinistra, che ostentano la loro intelligenza o il desiderio sessantottino di "uscire fuori dagli schemi", e degli snob neofascisti, bigotti e, a detta dello straordinario Claudio Amendola, "con la mania dei cuori duri". Roma o Lazio, destra o sinistra, zekke o pariole, alla fine sono tutti uguali: con la voglia di sembrare più grandi di qll che sono o sorprendere genitori, troppo presi dai loro impegni per badare ai loro figli.
Braccio alzato o pugno chiuso, questa commedia amara cerca di dimostrarci come la nostra società possa essere ancora chiusa, con valori adatti al passato e giovani non ancora adatti al futuro.
Ottimo Sergio Castellito, nel ruolo del padre frustato. Superiore a tutti, però, a mio avviso, Claudio Amendola,totalmente diverso dal cesaroni proposto ultimamente. Alice Tegil, discrea, anche se troppo imbambolata. Stupenda Daniela xDxDxD e da punire la lentezza sfiduciamente del film, che non ne fa uno dei più famosi o attesi alla tv.
molto ben proposti i vari cameo.
ZEKKE O PARIOLE?
Davide Di Falco, 12 anni
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paola
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venerdì 4 aprile 2008
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edward,cm si chiama qll attore???
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se aveste almeno scritto il nm dell'attore ke fa edward!!!!!
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valevale
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domenica 23 marzo 2008
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margherita
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come si chiama la ragazza che interpreta Margherita...quella alternativa?
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