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mariotti germano
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sabato 6 marzo 2004
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affabulante
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Questi dovrebbero essere i film !!
Una grande favola da vedere con gli occhi della fantasia, senza bisogno di grandi effetti speciali, con la genialità di questo regista che tocca nel cuore. Il rapporto tra i padri/figli ed i figli/padri, il tempo che passa inesorabile, l'amore, i cosidetti "diversi" sempre presenti nei film di Burton, con l'amore verso il mondo intero. Big Fish è un opera grandiosa, struggente e divertente al tempo stesso. Due ore che passano troppo in fretta, un racconto di una vita comune ed al tempo stesso incredibile. L'eredità della affabulazione e dell'amore verso il mondo.Sogni che proprio perchè sogni sono più veri del vero.
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tim
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lunedì 22 ottobre 2007
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un classico del cinema fantasy
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Questo è uno dei migliori film di Tim Burton, considerato da molti il suo capolavoro. Per una volta Tim si allontana dai toni cupi e spettrali tipici dei suoi film (come Batman) per entrare in un'atmosfera completamente surreale e colorata. Io, che sono un grande fan di Burton, ho amato molto questo film, come ho amato anche i precedenti (Edward mani di forbice, Sleepy Hollow, ecc...). Bravissimi anche gli interpreti: Ewan McGregor è bravissimo e lo è stata anche Helena Bonham Carter, moglie di Tim. Devo dire che insieme stanno veramente bene e sono felice per loro. Big Fish è davvero un classico del cinema moderno, un vero capolavoro del cinema fantasy e ve lo consiglio vivamente di vederlo e sono sicuro che non ne rimarrete delusi.
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Questo è uno dei migliori film di Tim Burton, considerato da molti il suo capolavoro. Per una volta Tim si allontana dai toni cupi e spettrali tipici dei suoi film (come Batman) per entrare in un'atmosfera completamente surreale e colorata. Io, che sono un grande fan di Burton, ho amato molto questo film, come ho amato anche i precedenti (Edward mani di forbice, Sleepy Hollow, ecc...). Bravissimi anche gli interpreti: Ewan McGregor è bravissimo e lo è stata anche Helena Bonham Carter, moglie di Tim. Devo dire che insieme stanno veramente bene e sono felice per loro. Big Fish è davvero un classico del cinema moderno, un vero capolavoro del cinema fantasy e ve lo consiglio vivamente di vederlo e sono sicuro che non ne rimarrete delusi. Anche questa volta Tim Burton ha diretto un film da Oscar ed ha soddisfatto il pubblico.
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alberto86
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lunedì 20 febbraio 2006
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la svolta di burton
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E'questo a mio parere uno dei film più belli e maturi del grande talento Tim Burton,che ci regala una intensa,commovente e straordinaria pellicola sul labile rapporto tra realtà e finzione.Per il regista infatti,nella vita, magia e realtà non sono inconciliabili,ma in perfetto equilibrio...tutto dipende da come noi uomini ci apportiamo alla vita e dal nostro personalissimo modo di vedere le cose.Burton ci invita a sognare,a non perdere quella fantasia,quella spensieratezza e quella gioia propria dell'infanzia...e a guardare il mondo non tutto bianco o tutto nero ma di mille colori diversi...come il mondo delle favole,in cui tutto può succedere!Forse è per questo che "Big fish"sembra quasi una summa giunta a maturazione del cinema burtoniano:un cinema in cui sul serio realtà e finzione sono assolutamente inscindibili!"Big fish"dunque è uno splendido viaggio nella fantasia;il racconto di imprese mirabolanti e fascinose che grazie alla nostra immaginazione possono prender vita.
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E'questo a mio parere uno dei film più belli e maturi del grande talento Tim Burton,che ci regala una intensa,commovente e straordinaria pellicola sul labile rapporto tra realtà e finzione.Per il regista infatti,nella vita, magia e realtà non sono inconciliabili,ma in perfetto equilibrio...tutto dipende da come noi uomini ci apportiamo alla vita e dal nostro personalissimo modo di vedere le cose.Burton ci invita a sognare,a non perdere quella fantasia,quella spensieratezza e quella gioia propria dell'infanzia...e a guardare il mondo non tutto bianco o tutto nero ma di mille colori diversi...come il mondo delle favole,in cui tutto può succedere!Forse è per questo che "Big fish"sembra quasi una summa giunta a maturazione del cinema burtoniano:un cinema in cui sul serio realtà e finzione sono assolutamente inscindibili!"Big fish"dunque è uno splendido viaggio nella fantasia;il racconto di imprese mirabolanti e fascinose che grazie alla nostra immaginazione possono prender vita.Ma non è finito qui!Forse l'aspetto più interessante in assoluto del film è il rapporto che lega il padre ed il figlio nella vicenda.Alla sfavillante fantasia del padre,eterno Peter Pan, si contrappone la concretezza ed il grigiore del giovane figlio,infastidito dall'atteggiamento"ciarlatano"del genitore.Il figlio,dopo molte incomprensioni,riscoprirà tutto l'affetto celato per il genitore,riallacciando quel legame che pian piano si era affievolito con la sua crescita fisica e col passaggio nell'età adulta.Egli scoprirà che molte delle fantasiose avventure del padre erano vere e che non tutto ciò che può sembrarci fittizio in realtà lo è!E'bello restare un po'bambini e non perdere quell'atteggiamento"fanciullino",anche di fronte alle difficoltà della vita adulta quotidiana!Insomma un film assolutamente da non perdere specie per i fan di Burton!Una graditissima svolta...
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(di aej)
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alex41
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martedì 18 gennaio 2011
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la più bella fiaba è la vita!
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In Big Fish Tim Burton non solo cambia registro, ma addirittura supera se stesso. Lontano dai suoi fantastici film dark, come "Il Mistero Di Sleepy Hollow" o "Edward Mani Di Forbice", Burton realizza un vero film fantastico fiabesco, che oltre a raccontare favole straordinarie e fatti che anche nella vita accadono spesso, inserisce personaggi fantastici già visti più volte (le sirene, il gigante buono, la strega cattiva) e in più un nuovo animale fantastico di sua creazione: un misterioso pesce. E' proprio da questo pesce che partono le avventure di Edward Bloom, ricche di paura, sequenze fantastiche, romanticismo, qualche parte anche grottesca.
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In Big Fish Tim Burton non solo cambia registro, ma addirittura supera se stesso. Lontano dai suoi fantastici film dark, come "Il Mistero Di Sleepy Hollow" o "Edward Mani Di Forbice", Burton realizza un vero film fantastico fiabesco, che oltre a raccontare favole straordinarie e fatti che anche nella vita accadono spesso, inserisce personaggi fantastici già visti più volte (le sirene, il gigante buono, la strega cattiva) e in più un nuovo animale fantastico di sua creazione: un misterioso pesce. E' proprio da questo pesce che partono le avventure di Edward Bloom, ricche di paura, sequenze fantastiche, romanticismo, qualche parte anche grottesca. Non è il solito Tim dove si immaginano mostri, luoghi lugubri la notte (stile "Nightmare Before Christmas") o anche canzoni stile "Sweeney Todd", anche se Danny Elfman rimane. Stavolta, Burton va oltre il suo stile, creando un film immaginario, toccante, un film di fiabe sì ma nello stesso tempo stupisce per come è stato girato, per il dolce messaggio che riesce a darti e per gli attori del film: bravi Albert Finney, Ewan McGregor, Helena Bonham Carter, ma soprattutto Jessica Lange, Danny DeVito e Steve Buscemi, in un piccolo ruolo ma sempre grande. Nella fine poi si capisce subito che siamo di fronte a un capolavoro immortale che continuerà ad emozionarci sempre. Grazie Tim per averci dato questo nuovo film, come sempre con i tuoi film non smetteremo mai di sognare.
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sally the rag doll
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mercoledì 6 aprile 2005
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una vita davvero incredibile
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Uno dei film migliori del grande prestigiatore Tim Burton: non un radicale cambiamento, ma un'evoluzione. E' forse quello che meno si avvicina allo spirito gotico del regista, ma allo stesso tempo è gioioso, luminoso e incantevole. Da vedere e da pensare.
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enrica
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lunedì 28 febbraio 2005
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w tim burton!
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il mondo di bloom è sospetto, per noi votati al sano realismo. come potrà un film smontare questa nostra certezza conquistata dopo anni di disillusioni e sudata maturazione? la nostra irritazione cresce e pensiamo che non saremo disposti a cambiare il nostro parere... fino a quando capiamo che gli occhi del regista sono già sgranati sul nostro scetticismo...che è lo stesso scetticismo del figlio. come è labile il confine tra amore e odio (tra padre e figlio) così i nostri sentimenti e le nostre convinzioni inaspettatamente si mescolano e ci confondono. ci allontaniamo senza accorgercene da noi stessi sprofondando in una vicenda che è diventata improvvisamente la nostra. la nostra goffaggine, le nostre diversità, le nostre debolezze: il gigante, il lupo mannaro, la frustrazione inconscia di un poeta, la gelosia, il dubbio.
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il mondo di bloom è sospetto, per noi votati al sano realismo. come potrà un film smontare questa nostra certezza conquistata dopo anni di disillusioni e sudata maturazione? la nostra irritazione cresce e pensiamo che non saremo disposti a cambiare il nostro parere... fino a quando capiamo che gli occhi del regista sono già sgranati sul nostro scetticismo...che è lo stesso scetticismo del figlio. come è labile il confine tra amore e odio (tra padre e figlio) così i nostri sentimenti e le nostre convinzioni inaspettatamente si mescolano e ci confondono. ci allontaniamo senza accorgercene da noi stessi sprofondando in una vicenda che è diventata improvvisamente la nostra. la nostra goffaggine, le nostre diversità, le nostre debolezze: il gigante, il lupo mannaro, la frustrazione inconscia di un poeta, la gelosia, il dubbio.... e finalmente la fine, quando le carte si scoprono. le menzogne non sono mai state menzogne, le storie sono una realtà ampliata, come un fatto che si trascina inevitabilmente dentro di sé desideri, paure che diventano reali nel raccontarlo come il fatto stesso, fino a diventare inscindibili.
la fine non è commentabile: è talmente inaspettata e illogica la commozione che ti prende che non so proprio dire... come quando dopo un sogno, non sai perché, ti svegli piangendo.
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(di sally the rag doll)
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kobayashi
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sabato 20 settembre 2008
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vita di edward bloom
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Certe vite sono belle anche da sentire raccontare. Alcune lo sono ancora di più, visto che il primo ad averle raccontate è il protagonista stesso. Edward Bloom, un uomo che ha fatto della sua vita una bellissima favola. Un uomo molto simpatico, gioviale, che parla di grandi pesci (Big Fish), città al centro della foresta, giganti, circhi, nani, giocolieri, donne, auto, finanza, wall street, poetica. Uno che da ragazzo era il migliore della sua città, campione di football, basketball, baseball e che a diciotto anni lascia la sua piccola Ashton, in provincia, in cerca della sua strada. Edward Bloom non è una persona comune e "nella sua vita non è sempre possibile distinguere la finzione dalla realtà".
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Certe vite sono belle anche da sentire raccontare. Alcune lo sono ancora di più, visto che il primo ad averle raccontate è il protagonista stesso. Edward Bloom, un uomo che ha fatto della sua vita una bellissima favola. Un uomo molto simpatico, gioviale, che parla di grandi pesci (Big Fish), città al centro della foresta, giganti, circhi, nani, giocolieri, donne, auto, finanza, wall street, poetica. Uno che da ragazzo era il migliore della sua città, campione di football, basketball, baseball e che a diciotto anni lascia la sua piccola Ashton, in provincia, in cerca della sua strada. Edward Bloom non è una persona comune e "nella sua vita non è sempre possibile distinguere la finzione dalla realtà". Tutto è metafora in Big Fish, tutto è trasfigurazione. Quando Edward se ne và dalla sua città in cerca della sua fortuna arriva a Spectre, il posto in cui tutti sono felici, un posto in cui tutto sembra avere il proprio posto naturale, ma nel quale tutto è immobile, fermo, morto. Spectre è il primo simbolo del film, il simbolo della fine della vita intesa come emozioni, come scoperta, come piacere quotidiano. Spectre è alienata dal mondo e per questo ferma: ospita un poeta, Norther Winslow, che da quando vi soggiorna non ha più trovato lo slancio per scrivere un bel nulla. Certo, prima di Spectre, cronologicamente rispetto allo scorrere del film c'è la Vecchia Strega, quella con "l'occhio in cui puoi vedere il futuro", nella quale Edward da bambino vede la sua fine, perchè "se sai già come và a finire è meglio, sai che in tutte le altre situazioni te la caverai". Bello, eh. Un favola. Sulla strada il cittadino più illustre di Ashton incontra un gigante, un nano direttore di circo, due gemelle che lo aiutano a tornare sano e salvo dalla guerra e lo stesso poeta Winslow, al quale Edward da una consulenza fondamentale che lo porterà a diventare un pezzo grosso di Wall Street. Insomma la vita che è narrata in questo film è spettacolare: vera o no che sia non importa. Che c'entra se le storie che Ed racconta sono state in gran parte gonfiate, cosa cambia? C'è da biasimare un uomo che ha tenuto la sua esistenza su di giri investendo nella scoperta, nell'avventura, nell'amore? Vi piacerebbe vedere Edward che muore in silenzio, oppure Edward che la racconta fino alla fine, la sua vita, cercando di non perdere il filo della sua allegria? C'è qualcosa di male nel raccontarla diversa da quella che è? Già, perchè Big Fish è incentrato sulla fine di questa vita, ed è tutto a flashback. Il figlio di Edward torna a trovare il padre morente e, nel tentativo di riallacciare un dialogo ormai interrotto da tre anni, capisce la grandezza del suo genitore, quelle storie che lo avevano annoiato e che, nel momento del funerale del padre, si riveleranno non essere così false (al funerale, in quanto a presenze, ci sono delle belle sorprese). Burton non delude mai lo spettatore, ha un senso di responsabilità nei confronti dei sogni che innesca nella gente, con le sue pellicole, e conduce con un genio inconfondibile a ragionamenti cristallini sull'esistenza, sulla morte, sulla fine e sull'inizio di tutto. Bloom, con questo nome da favola, ti fa pensare alla grandezza della vita, alla bellezza dei sogni e alla necessità di stare sempre e comunque allegri, senza farsi contagiare dalla malinconia, resistendo fino all'ultimo respiro. L'ho rivisto molte volte, e quando ero uscito dalla sala mi soffiavo il naso e mi asciugavo gli occhi. Bello. Veramente un bel lavoro.
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piernelweb
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sabato 8 marzo 2008
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l'incredibile mondo di tim burton
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Oramai un classico del cinema Bartoniano, quasi una sorta di summa, dove si ritrovano le poetiche dominanti del regista e la sua stravagante visionarietà descrittiva di luoghi e personaggi. Una fiaba coloratissima, capace davvero per due ore di alienare dalla routine quotidiana, e di riappropriarci dell'importanza del saper rileggere le esperienze di una vita con disincanto e fantasia come in un sogno ad occhi aperti e cuor leggero. Sono le storie che Edward Bloom ha sempre raccontato alla sua famiglia quasi per proteggerla e per proteggersi da un mondo ostile e decaduto. Non è un capolavoro perchè Burton non rende merito a tutte le sue numerose invenzioni (la sterga dall'occhio di vetro, Karl il gigante, il circense lupo mannaro Calloway, le gemelle Ping-Jing) introdotte e abbandonate nel racconto, ma ha la forza del miglior cinema surreale che crea e filtra emozioni rileggendo i sentieri della vita.
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Oramai un classico del cinema Bartoniano, quasi una sorta di summa, dove si ritrovano le poetiche dominanti del regista e la sua stravagante visionarietà descrittiva di luoghi e personaggi. Una fiaba coloratissima, capace davvero per due ore di alienare dalla routine quotidiana, e di riappropriarci dell'importanza del saper rileggere le esperienze di una vita con disincanto e fantasia come in un sogno ad occhi aperti e cuor leggero. Sono le storie che Edward Bloom ha sempre raccontato alla sua famiglia quasi per proteggerla e per proteggersi da un mondo ostile e decaduto. Non è un capolavoro perchè Burton non rende merito a tutte le sue numerose invenzioni (la sterga dall'occhio di vetro, Karl il gigante, il circense lupo mannaro Calloway, le gemelle Ping-Jing) introdotte e abbandonate nel racconto, ma ha la forza del miglior cinema surreale che crea e filtra emozioni rileggendo i sentieri della vita. E quale morte può essere più dolce di quella di Edward che trasforma la realtà nel suo sogno per voce del racconto del figlio William che finalmente ne ha compreso l'animo e il romanticismo innato. Regista di una specie in via di estinzione da tutelare incondizionatamente.
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c-claudia
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mercoledì 3 febbraio 2010
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una danza incredibile tra reale e fantastico
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Un tema ricamato, allungato e traslato come l’immortale incomprensione tra padre e figlio, l’amore-odio tra l’uno e l’altro, la drammatica riconciliazione al punto di non ritorno: non è nulla di tutto questo che dipinge il film di Tim Burton.
Big Fish racconta la storia di un uomo creata da quell’uomo, la gioia di vivere, la ricchezza di una mente potente e pura, la vittoria sulla morte. Che non sia tutto realmente documentato da scartoffie, poco importa; che sfiori un confine del tutto imprecisabile e sfumato tra reale e fantastico, tra verità e bugia, ancor meno. Che una vita banale e perbene sia trasformata in un’avventura mitica e senza tempo, che vive nel cuore e nella mente dell’uomo che la racconta, più convinto della sua autenticità di tutti quelli che l’ascoltano, è la vera importanza di questo film.
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Un tema ricamato, allungato e traslato come l’immortale incomprensione tra padre e figlio, l’amore-odio tra l’uno e l’altro, la drammatica riconciliazione al punto di non ritorno: non è nulla di tutto questo che dipinge il film di Tim Burton.
Big Fish racconta la storia di un uomo creata da quell’uomo, la gioia di vivere, la ricchezza di una mente potente e pura, la vittoria sulla morte. Che non sia tutto realmente documentato da scartoffie, poco importa; che sfiori un confine del tutto imprecisabile e sfumato tra reale e fantastico, tra verità e bugia, ancor meno. Che una vita banale e perbene sia trasformata in un’avventura mitica e senza tempo, che vive nel cuore e nella mente dell’uomo che la racconta, più convinto della sua autenticità di tutti quelli che l’ascoltano, è la vera importanza di questo film.
Edward Bloom, senile e vivace uomo con il volto di Albert Finney relegato ormai agli ultimi giorni, ha narrato da sempre storie mirabolanti che lo hanno reso un vero istrione, se non che Will, il figlio, subisce tutto ciò come una beffa, un’idiozia e un’infantile mania di protagonismo del padre. Quando apprende che il genitore sta per morire, si reca al suo capezzale, alla sua casa d’infanzia, dove ogni stanza, ogni luogo provoca un flashbak potente che racconta delle storie che Ed Bloom gli ha da sempre raccontato.
Nella dolce e consapevolmente triste atmosfera familiare, di un padre che se ne sta per andare amato profondamente dalla moglie, di un figlio confuso che sta a sua volta per diventare padre, prendono corpo le esilaranti, magiche, favolose avventure del giovane Edwad Bloom, tra gemelle siamesi e giganti gentili, città irreali e streghe che mostrano la morte.
Edward Bloom, un uomo che, nella sua esuberanza e nella sua forte voglia di vivere, è sempre voluto essere un grosso pesce, uno di quelli indomiti, fieri e leggendari.
Il tocco magico e surreale di Tim Burton, colorato e fatiscente, vivace e misterioso, appare in un primo approccio alquanto inusuale, una persiana spalancata sul suo macabro e superlativo regno, ma non per questo meno struggente, meno fantastico, di una maestria e una delicatezza eccezionali.
Stupende le avventure del giovane Bloom, un Ewan McGregor con la faccia squisitamente pulita, intelligente e simpatica. Indescrivibile l’iperbole burtoniana del tempo ghiacciato nel colpo di fulmine, di gran rilievo la malinconia lugubre di Helena Bonham Carter in due ruoli che indescrivibilmente e naturalmente riescono ad allacciarsi. Di certo meno spettacolari, assolutamente non all’altezza di Tim Burton e alquanto monotone le ambientazioni nel reale, che, tuttavia, non potevano essere realizzate altrimenti. Che sia un effetto volontario o inevitabile il fatto di quanto appaia nuda la realtà dopo tutte le meravigliose avventure del protagonista?
Fatto sta, Big Fish è assolutamente straordinario, una danza incredibile tra fantastico e reale, dove questi si invertono, fino a diventare una cosa sola.
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peppe97
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domenica 26 giugno 2011
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una pellicola "banalmente fantastica"
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La pellicola, diretta da Burton, utilizza pochi aspetti fantastici e durante il film, personalmente, non mi sono poi così sorpreso delle scene che si susseguivano. Pero' c'è da dire anche che la storia non è male: la vicenda del padre che racconta storie fantastiche al figlio è da considerare una novità; inoltre alcuni personaggi fantastici non si sono mai visti sul grande schermo. Forse ci sarebbe anche qualcosa da dire sul titolo che riguarda un elemento presente solo in alcune, poche, parti del film.
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