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Teza
Un film di Hailè Gerima.
Con Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene, Teje Tesfahun, Nebiyu Baye
Drammatico,
durata 140 min.
- Etiopia, Germania, Francia 2008.
- Ripley's Film
uscita venerdì 27 marzo 2009.
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![]() L'educazione intellettuale di un uomo condotta fra l'Africa e l'Europa, fra il miraggio dell'occidente e il difficile ritorno al paese di origine
Marzia Gandolfi
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Etiopia, 1990. Anberber è tornato al suo villaggio senza una gamba e con la testa affollata dai fantasmi. Lasciata l'Etiopia imperiale di Haile Selassie e rientrato in quella socialista di Haile Mariam Menghistu, Anberber ha studiato medicina nella Germania degli anni Settanta, interessata da una massiccia immigrazione africana e percorsa da tensioni e discriminazioni razziali. Il suo sogno più grande è quello di ritrovare l'abbraccio materno e di prendersi cura del suo popolo, afflitto dalle carestie e vessato da secoli di regimi dispotici. Rimpatriato e presa coscienza del disordine politico e sociale in cui versa il suo paese, scampa a un linciaggio e cerca conforto nel villaggio natio. Dentro il capanno e davanti al fuoco scoprirà la propria impotenza di fronte alla dissoluzione dei valori umani. Nel focolare domestico brucerà il suo passato e divamperà il desiderio di costruire il presente. |
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premi nomination |
Festival di Venezia 2 0 |
Teza
domenica 29 marzo 2009
di pietro berti
TEZA (***) genere drammatico, anno 2008, prodotto e girato: Francia/Germania/Etiopia, Regia: H. Gerima, Sceneggiatura: H. Gerima, Durata: 1h e 40 min.; Distribuzione: Ripley’s Film; Interpreti: A. Arefe, A. Tedia. NOTE: il film ha vinto all’ultima Mostra di Venezia il premio per la sceneggiatura e della Giuria, ed è stato inserito tra quelli scelti per il Leone d’Oro, non vinto causa il successo avuto da The Wrestler di D. Aronofsky. Commento: l’opera si articola su passato, presente e dimensione continua » |
Ben venga il drago...
venerdì 17 aprile 2009
di mahleriano
...se questa sarà la salvezza indicata dal regista! Questo film per certi aspetti ha un'analogia con la "musica funebre massonica" di Mozart. Una composizione costantemente in tonalità minore, dunque tragica e terribile in tutto il suo sviluppo, ma che nell'ultimo accordo magicamente diventa maggiore, a sottolineare comunque una speranza. La stessa luce mostrata nell'ultima sequenza del film. Un film splendido, toccante, mai noioso nonostante la sua non breve durata. Ma un film amaro, intriso, nelle continua » |
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Il vero leone d'oro di venezia 2008
venerdì 10 aprile 2009
di marezia
Molto più scorrevole nella seconda parte che nella prima il film mantiene comunque un livello di omogeneità sorprendente per una durata così estesa: 140', durante i quali passato e presente si riincorrono in un'atmosfera a volte sospesa, quasi atemporale (ma siamo in piena contemporaneità), altre serrata e palpitante, e angosciosa. Angosciosa non tanto nelle scene di violenza che pure sono di forte impatto visivo quanto nella loro preparazione: un clima di pressione psicologica che non lascia scampo, continua » |
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DVD | TezaUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 1 dicembre 2009
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INTERVISTE | Premio Speciale della Giuria a Venezia 2008, il film di Haile Gerima è il grande racconto di una "meglio gioventù" di intellettuali etiopi.Cronaca di una generazione dai ricordi perduti
venerdì 20 marzo 2009 - Edoardo Becattini
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L'autoanalisi di un marxista
di Roberto Silvestri Il Manifesto
Che le scene di tenerezza e amore, le metafore del sottosviluppo, i dialoghi toccanti, le immagini oniriche che attraversano il visibile per scoprire il visionario, siano la specialità dei filmaker d'Africa, si sa. Ma pochi al mondo sanno competere con John Carpenter anche nel congegnare suspense e violenza. Ecco la differenza. Una scena di violenza del cineasta e produttore etiope Haile Gerima traumatizza, lascia segni irreversibili... Una sequenza violenta tollerata dal sistema censorio medio euro-hollywoodiano (scazzottata, regolamento di conti armato, strangolamento, decapitazione, smembramento, stupro, sgozzamento, aggressione razzista. » |
Appassionante storia dell' Etiopia
di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Sorpresa premiata alla Mostra di Venezia il magnifico epico film di Haile Gerima ci istruisce con passione sulla storia dell' Etiopia, riassumendo quasi omericamente i fatti in un unico personaggio, Anberber che torna nella patria lasciata ai tempi di Salassié. È andato in Germania a studiare e a subire la violenza nazista. E gli avvenimenti rimbalzano su quelli europei non così dissimili: la violenza è il massimo comun divisore. Il Paese raccontato con stile da kolossal con anima e ragione, è più volte distrutto dalle ideologie del corpo e dello spirito, da Cristo e Marx, ma il regista continua a sperare nel futuro dell' utopia di cui il film è un costruttivo primo passo girato con 15 anni di sofferenze morali e materiali. » |
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Una grande storia dell' Etiopia dal colonialismo ai giorni nostri
di Paolo D'Agostini La Repubblica
Per due ore e venti percorre solennemente la storia dell' Etiopia dal colonialismo italiano alla dittatura filosovietica di Menghistu a oggi. Attraverso la voce e il corpo narranti di un medico, la cui esistenza è a sua volta attraversata da insostenibili contraddizioni: tra l' emigrazione in Germania e il remoto villaggio natale, tra l' idealismo progressista e l' arretratezza autoritaria comunque sia ideologicamente colorata, tra gli strumenti conoscitivi della modernità e quelli introspettivi della tradizione tribale. » |
Etiopia, la storia mai raccontata
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Trent'anni di storia e memorie compressi in un film fluviale e impetuoso. Fosse nato in un paese ricco Hailé Gerima avrebbe diviso il racconto in 13 puntate come Edgar Reitz con Heimat. Ma è nato in Etiopia e le sue storie sono di quelle che pochi vogliono ascoltare, in patria e fuori. Ed ecco che il ritorno a casa di un ex-giovane, partito a studiare Medicina in Germania, condensa passato e futuro di un'intera nazione. Dall'eredità coloniale (perfino il monte Mussolini, «parco giochi della mia infanzia», evoca ricordi struggenti) all'infame era Menghistu, la vita di Anberber riassume sogni e sconfitte di una generazione di intellettuali. » |
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