Pat Garrett e Billy the Kid

Un film di Sam Peckinpah. Con James Coburn, Kris Kristofferson, Katy Jurado, Chill Wills, Richard Jaeckel.
continua»
Titolo originale Pat Garrett and Billy the Kid. Western, durata 106 min. - USA 1973. MYMONETRO Pat Garrett e Billy the Kid * * * - - valutazione media: 3,38 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un'amicizia si conclude e nasce una rivalità Valutazione 4 stelle su cinque

di Great Steven


Feedback: 66194 | altri commenti e recensioni di Great Steven
martedì 4 ottobre 2016

 

PAT GARRETT & BILLY THE KID (USA, 1973). Diretto da SAM PECKINPAH, e interpretato da JAMES COBURN, KRIS KRISTOFFERSON, BOB DYLAN, JASON ROBARDS JR., KATY JURADO, RICHARD JAECKEL, JACK ELAM, HARRY DEAN STANTON, ELISHA COOK JR.

Ispirato a fatti storici che sono tuttavia entrati nella leggenda e nell’epopea western a pieno titolo. Un tempo, lo sceriffo Patrick J. Garrett e il fuorilegge William Bonney, conosciuto universalmente come Billy the Kid, erano ottimi amici. Ma nel 1881 il loro rapporto s’è ormai intiepidito e gli interessi di parte han preso malauguratamente il sopravvento, specialmente per il fatto che Billy ha ormai abbracciato in pieno l’etica e il comportamento del furfante e s’è pertanto reso oggetto di caccia da parte di Garrett. Galvanizzato dalla possibilità di divenire sceriffo federale, Pat inizialmente arresta il Kid e lo assicura a due carcerieri, ma il bandito li uccide e riesce a farla franca, per poi rincontrare vecchie conoscenze e mettere insieme una banda per combattere il governatore della regione e Chisum, avido proprietario terriero con cui Billy ha numerosi conti in sospeso. Conoscendo però bene le mosse e la personalità del suo rivale ed ex amico, Pat non perde tempo e si mette immediatamente sulle sue tracce, facendosi aiutare da un vicesceriffo e da Poe, anch’egli assunto col medesimo titolo e inviato dal governatore in persona. Dopo un lungo e faticoso viaggio, coronato da numerosi insuccessi, Pat sorprende infine Bill nella casa di un anziano amico di quest’ultimo subito dopo che il malvivente è stato a letto con la sua donna, e lo ammazza a sangue freddo. Ne pagherà le conseguenze nel 1909, ormai vecchio, per mano della banda delusa e inferocita di Billy the Kid. L’ultimo western di Peckinpah prende a prestito due personaggi storici evidenziandone al contempo l’aura leggendaria che li avvolge per raccontare il tramonto di un’epoca, visto attraverso gli occhi di due amici che, col tempo, hanno smesso di esserlo. La fine di un’amicizia serve infatti al regista come veicolo per narrare la fine di un intero modo di vivere, ispirato a valori, etiche, atteggiamenti e pensieri che verranno lentamente, ma inesorabilmente, sorpassati e spazzati dai loro omologhi che seguono lo scorrere irrefrenabile e imperterrito del tempo. Da questo punto di vista, ha numerose somiglianze con un altro capolavoro western uscito qualche anno prima: C’era una volta il West (Sergio Leone, 1968). Entrambe le pellicole affrontano il tema della morte del Far West con un retrogusto malinconico e nostalgico di amarezza per la scomparsa di una frontiera che mai più farà rivivere agli uomini che han avuto la fortuna di assaporarla, i suoi fasti, le sue bellezze, le sue delusioni, le sue voglie, le sue sconfitte, le sue speranze disilluse e smontate. Una chicca imperdibile del film, anzi, una perla preziosissima e di inestimabile valore artistico è la colonna sonora, composta da Bob Dylan (che nel film recita, senza brillare straordinariamente, il ruolo di Alias, il misterioso amico di William Bonney) e ricca delle sue ballate tristi e struggenti, fra cui la magnifica Knockin’ on Heaven’s Door. Le musiche seguono passo dopo passo il viaggio del tutore della legge alla ricerca dell’antico compagno rinnegato come farebbe una barca che naviga su un fiume tranquillo, pronto tuttavia ad incresparsi e formare gorghi pericolosi ad ogni istante. Esclusi alcuni inspiegabili e, tutto sommato, anche frivoli e inutili scoppi di violenza, il film non è mai pesante o di un’impressionabilità eccessiva, mettendo in risalto da questa prospettiva la mano attenta, delicata e fruttuosa del suo autore che dirige la materia narrativa privilegiandone la trama e ponendo sul palcoscenico delle emozioni e della rilevanza la storia, vero deus ex machina che non perde un colpo e stupisce gli spettatori per la sua freschezza, la sua vitalità, i suoi colori che colpiscono nel segno e la sua perfetta applicabilità alle convenzioni odierne. Anche in questo risiede la meraviglia del western, in quanto è e rimarrà sempre un genere che, semmai con qualche forzatura, ha innumerevoli zone d’incontro con la realtà tecnologica e globalizzata della società che è successa temporalmente ad esso, dal momento che temi come il contrasto fra giustizia e violenza e il bisogno di risolvere le contese senza ricorrere obbligatoriamente alla legge scritta, non tramonteranno mai e saranno sempre al centro della vita vera come nella finzione cinematografica. Una galleria di indimenticabili personaggi, in prevalenza mascalzoni patentati, ma tutti dotati di una personalità ben definita e di motivazioni che li spingono a compiere determinati atti, spesso pagando le conseguenze degli sbagli con una morte violenta, ma mai priva di significato. Un grande peccato che l’opera sia stata mutilata, scorciata e rimessa in commercio dagli “altissimi” (detto in senso molto eufemistico e ironico!) vertici della Metro-Goldwyn-Mayer, e soprattutto che non abbia ricevuto la debita comprensione da parte dei critici statunitensi, notoriamente ostili e ostici alla dialettica di Peckinpah. Del resto egli, praticamente l’unico cineasta d’oltreoceano con alle spalle origini derivanti direttamente dai nativi americani, ha sempre ribadito che non apprezzava quella fetta di pubblico che detestava vedere rappresentata la violenza sul grande schermo. Il memorabile e saggio Sam ripeteva con costanza e pazienza che si tratta di un elemento imprescindibile nella vita di ogni essere umano, e dunque a che scopo evitare di raffigurarlo in opere d’arte, fra cui appunto quelle figlie del mezzo cinematografico? Esiste in due versioni, una risalente al 1988 e l’altra più recente, del 2005, con alcune piccole differenze nel montaggio, nella colorazione delle sequenze e pure nella durata.

[+] lascia un commento a great steven »
Sei d'accordo con la recensione di Great Steven ?

Sì, sono d'accordo No, non sono d'accordo
100%
No
0%
Scrivi la tua recensione
Leggi i commenti del pubblico

Ultimi commenti e recensioni di Great Steven :

Vedi tutti i commenti di Great Steven »
Pat Garrett e Billy the Kid | Indice

Recensioni & Opinionisti Articoli & News Multimedia Shop & Showtime
Pubblico (per gradimento)
  1° | paolo bisi
  2° | ghezzidammilavoro
  3° | fabian t.
  4° | chriss
  5° | great steven
  6° | domenico rizzi
Rassegna stampa
Adelio Ferrero
Shop
DVD
Scheda | Cast | News | Poster | Foto | Frasi | Rassegna Stampa | Pubblico | Forum | Shop |
prossimamente al cinema Film al cinema Novità in dvd Film in tv
mercoledì 7 ottobre
Gamberetti per tutti
L'anno che verrà
Nel nome della Terra
Vulnerabili
mercoledì 30 settembre
Gli spostati
mercoledì 23 settembre
A Tor Bella Monaca non Piove Mai
martedì 22 settembre
L'hotel degli amori smarriti
giovedì 10 settembre
La mia banda suona il pop
mercoledì 9 settembre
Fantasy Island
martedì 8 settembre
Doppio sospetto
mercoledì 2 settembre
Villetta con ospiti
Altri prossimamente » Altri film al cinema » Altri film in dvd » Altri film in tv »
home | cinema | database | film | uscite | dvd | tv | box office | prossimamente | colonne sonore | Accedi | trailer | TROVASTREAMING |
Copyright© 2000 - 2020 MYmovies® // Mo-Net All rights reserved. P.IVA: 05056400483 - Licenza Siae n. 2792/I/2742 - credits | contatti | redazione@mymovies.it
Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso
pubblicità