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Prima dell’ingresso nella Seconda Guerra Mondiale, negli Stati Uniti venne fatta una forte propaganda interventista che contò sull’appoggio anche dell’industria cinematografica; Hollywood realizzò pellicole apertamente schierate contro la Germania di Hitler, che dovevano far digerire all’opinione pubblica l’entrata in guerra al fianco degli inglesi.
Questa pellicola, diretta dal grande Fritz Lang e uscita nelle sale cinematografiche americane nel giugno del 1941, ne costituisce un chiaro esempio (gli USA entreranno in guerra nel dicembre dello stesso anno).
Fu questo il primo film antinazista di Lang, a cui seguirono altri tre, l’ultimo dei quali “Maschere e pugnali” uscito a guerra già terminata.
I personaggi sono volutamente stereotipizzati, in particolare il sadico ufficiale tedesco interpretato perfettamente da George Sanders, con tanto di monocolo per accentuarne le caratteristiche macchiettistiche.
Nella parte del protagonista c’è Walter Pidgeon, che sebbene abbia spesso interpretato dei britannici nel grande schermo, grazie al suo naturale aplomb (su tutte si ricorda la parte in “La signora Miniver”, capolavoro di Wyler anch’esso ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale), in realtà era canadese.
Nella parte femminile di rilievo c’è Joan Bennett, alla sua prima collaborazione con Lang; ne seguiranno altre tre, tanto da formare un sodalizio che portò persino alla nascita di una loro casa di produzione.
Si ricordano poi John Carradine, adattissimo nella parte della spia e sicario nazista, e Roddy McDowall in una delle sue interpretazioni da attore bambino.
La trama è quella di un film d’azione, di cui Lang rispetta tutte le caratteristiche, adottando una narrazione snella e scorrevole. La parte romantica dell’opera invece non lascia il segno, nonostante alcune scene suggestive, come quella che vede i due protagonisti su un nebbioso ponte londinese.
Il vero punto di forza della pellicola resta la regia di Lang, che si concede numerosi virtuosismi, tra cui il ricorso a ombre suggestive durante la scena dell’interrogatorio, che richiamano la predilezione del maestro austriaco per tale espediente (il riferimento è soprattutto alla mitica scena iniziale di “M - Il mostro di Düsseldorf”).
Memorabile il finale, che culmina con l’emozionante esecuzione dell’inno inglese, col chiaro intento di sensibilizzare il pubblico americano in favore dei britannici e dei propri alleati.
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