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Dopo “Taras il magnifico” dell’anno prima, il regista inglese J. Lee Thompson porta nuovamente sul grande schermo una storia avventurosa ambientata in epoca e terre lontane, tra popoli molto diversi da quelli occidentali.
In questo caso l’ispirazione deriva dalla storia dell’antica civiltà maya, mista con alcune leggende e ricostruzioni ormai ritenute superate relative alla nascita delle civiltà precolombiane mississippiane. Queste fonti costituiscono però soltanto uno spunto per Thompson e i suoi sceneggiatori che ci sviluppano sopra un racconto di pura fantasia, senza farsi scrupolo di stravolgere i pochi fatti e personaggi storici reali che vengono richiamati nell’opera (in particolare la conquista dell’importante città Maya di Chichen-Itza da parte del condottiero Hunac Ceel, raccontata all’inizio della pellicola, con il mitico generale maya relegato nella parte del cattivo invasore).
Nella sceneggiatura c’è anche largo spazio per intrecci sentimentali che coinvolgono i due protagonisti-antagonisti e la bella di turno, come nei migliori romanzi d’appendice.
L’opera perde quasi ogni valore storiografico e descrittivo di queste remote civiltà, risultando invece preponderante l’aspetto commerciale.
Thompson, come detto non nuovo a pellicole del genere, se la cava con mestiere, ben utilizzando i cospicui mezzi messi a sua disposizione, soprattutto per realizzare le scene delle battaglie, ben riuscite benché non indimenticabili, tutte concentrate all’inizio e alla fine dell’opera.
Nei due ruoli principali ci sono Yul Brynner, già protagonista del precedente “Taras il magnifico” e habitue di parti di questo genere, ricoperte tante volte in carriera, e George Chakiris che in quegli anni era all’apice della carriera, fresco vincitore dell’Oscar come attore non protagonista per “West Side Story”. L’unica parte femminile di rilievo è affidata alla bella ma semisconosciuta Shirley Anne Field; si ricordano invece in ruoli di secondo piano Richard Basehart e i caratteristi Brad Dexter e Leo Gordon.
Buoni i costumi, soprattutto quelli della tradizione maya, di cui vengono riscostruiti in modo interessante i rituali religiosi legati ai sacrifici umani, che costituiscono una delle tematiche affrontate dalla pellicola.
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