“After Life - Qual è il tuo Ricordo più Bello?” del giapponese Kore'eda Hirokazu non tratta artisticamente un tema nuovo, ma certamente lo affronta con una tonalità ben diversa da quella occidentale: il passaggio dalla vita alla morte.
Da “Il Paradiso può attendere” degli americani Warren Beatty e Buck Henry al nipponico “After Life” vi è un sistema solare di distanza.
Questa pellicola prodotta nel Sol Levante è onirica, magica, poetica, riflessiva, dalle movenze lente, gli sguardi assorti e i visi contemplativi, nulla a che vedere con l’action movie targato a stelle e strisce.
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“After Life - Qual è il tuo Ricordo più Bello?” del giapponese Kore'eda Hirokazu non tratta artisticamente un tema nuovo, ma certamente lo affronta con una tonalità ben diversa da quella occidentale: il passaggio dalla vita alla morte.
Da “Il Paradiso può attendere” degli americani Warren Beatty e Buck Henry al nipponico “After Life” vi è un sistema solare di distanza.
Questa pellicola prodotta nel Sol Levante è onirica, magica, poetica, riflessiva, dalle movenze lente, gli sguardi assorti e i visi contemplativi, nulla a che vedere con l’action movie targato a stelle e strisce.
Certamente il film è destinato ad un target di pubblico ben preciso, che un tempo avremmo definito da cinema “d’essai”.
Le tinte chiaro-scurali ovattano le immagini ben facendo percepire lo stato privo di tempo e di spazio che vivono le anime, in cerca del più bel ricordo della loro vita per poter transitare definitivamente nell’Aldilà.
Fabrizio Giulimondi
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