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jonnylogan
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martedì 14 ottobre 2025
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un''occasione sprecata
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Il regista Ivano De Matteo e la moglie Valentina Ferlan, con la quale l’ex Puma di Romanzo Criminale – La serie (id.; 2008 – 2010) collabora da sempre, come spesso accade sanno metterci di fronte alle nostre coscienze, spesso immacolate, ma solo all’apparenza. Per farlo narrano una vicenda che trasuda di finto perbenismo nel quale spesso annega la nostra esistenza e per la precisione descrivendo un piccolo paese del nord-est, scelto da regista per via del concetto di difesa del territorio e dei beni materiali accumulati al termine di numerosi sacrifici.
In realtà però i fatti narrati non appartengono a un sola area geografica.
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Il regista Ivano De Matteo e la moglie Valentina Ferlan, con la quale l’ex Puma di Romanzo Criminale – La serie (id.; 2008 – 2010) collabora da sempre, come spesso accade sanno metterci di fronte alle nostre coscienze, spesso immacolate, ma solo all’apparenza. Per farlo narrano una vicenda che trasuda di finto perbenismo nel quale spesso annega la nostra esistenza e per la precisione descrivendo un piccolo paese del nord-est, scelto da regista per via del concetto di difesa del territorio e dei beni materiali accumulati al termine di numerosi sacrifici.
In realtà però i fatti narrati non appartengono a un sola area geografica. Perché ovunque si possono consumare vicende che spesso preferiamo rimangano nascoste a sguardi indiscreti. E il dottore impersonato da Bebo Storti, ben poco interessato ai propri pazienti, ma decisamente molto legato al proprio conto in banca non fa certo gridare allo scandalo. Così come un poliziotto (Massimiliano Gallo) con traffici ben poco leciti. Un parroco (Vinicio Marchioni) non molto casto. Per finire con una facoltosa coppia d’industriali – Marco Giallini e Michela Cescon – con figlia a carico. Lui impenitente fedifrago. E lei più dedita alla beneficenza che alla propria famiglia. Oltre a una suocera che odia il genero arricchitosi grazie al matrimonio e irrimediabilmente “terrone”.
La capacità di De Matteo è quindi sempre quella di descrivere la piccola borghesia, i microcosmi e saper sfruttare cast di alto livello, oltre a una sceneggiatura a quattro mani che per buona parte dei quasi novanta minuti di pellicola regge alla perfezione. Riuscendo a generare un cambio di registro in corso d’opera, trasformando quella che al inizio pareva una critica sociale, verso la finzione che ognuno si porta dietro giornalmente, in un dramma dalle tinte noir. Ma è forse proprio in questo che pecca il film, a causa di una virata di genere troppo sbrigativamente liquidata per tornare alla teorica normalità di facciata. Una virata repentina che fa gridare all’occasione parzialmente sprecata perché, come spesso accade vedendo i lavori del regista romano, uno su tutti Mia (id.; 2023), il tema viene centrato ma in questo caso l’idea iniziale era decisamente interessante mentre l’epilogo decisamente molto meno.
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francesco2
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domenica 30 giugno 2024
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buon film
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Nelle prime immagini, il taglio a metà tra documentarismo ed un'atmosfzera inquietante da giallo -qualcuno potrebbe dire addirittura da horror- lascia presagire quali saranno le differenze con Virzi, figlio più della commedia all'italiana, quindi -spesso-maggiormente interessato ad evidenziare i tratti caricaturali dei personaggi. Qui, invece, ci si =af-fida a scene di gruppo dal ritmo lento, un poco dilatato ove ci siano dialoghi, o che illustrano fenomeni naturali quali la pioggia, ostacolo che si frappone tra la buona volontà della protagonista e la sua "riuscita" nel tempo dedicato al volontariato. Come questo si aggiungesse alle sue difficoltà in ambito familiare, anche con la figlia, tra le poche note stonate.
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Nelle prime immagini, il taglio a metà tra documentarismo ed un'atmosfzera inquietante da giallo -qualcuno potrebbe dire addirittura da horror- lascia presagire quali saranno le differenze con Virzi, figlio più della commedia all'italiana, quindi -spesso-maggiormente interessato ad evidenziare i tratti caricaturali dei personaggi. Qui, invece, ci si =af-fida a scene di gruppo dal ritmo lento, un poco dilatato ove ci siano dialoghi, o che illustrano fenomeni naturali quali la pioggia, ostacolo che si frappone tra la buona volontà della protagonista e la sua "riuscita" nel tempo dedicato al volontariato. Come questo si aggiungesse alle sue difficoltà in ambito familiare, anche con la figlia, tra le poche note stonate.
Nei suoi tentativi di tornare in quel Nord-Est illustrato da Mazzacurati,Di Matteo si affida anche a primi piani -insistiti, ma nonsempre INSISTENTI, secondo chi scrive, a differenza di altro cinema europeo. L'assenza sostanziale dei toni monicelliani -eccezion fatta, forse, per la madre della protagonista- non lascia trapelare un tono di terzietà. Di Matteo illustra un'ambiguità morale, più visibile o nascosta secondo i casi. Si salvano, probabilmente, gli immigrati, ma i toni appaiono scevri da quel "buonismo" rinfacciato a certa cultura. Proprio questi nuovi lavoratori -o aspiranti tali- erano figure con cui, credo, Monicelli non si era mai confrontato, e che per Mazzacurati erano argomento ancora emergente -Ricordate "Un'altra vita"nel '92?
in ultimo, una piccola curiosità: gli ospiti del titolo sono solo i migranti, o, forse, anche quegli animali notturni che generano un senso di inquietudine?
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isabella antonucci
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domenica 26 novembre 2023
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piacevole, ma già visto
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Un'ora e mezza di film piacevolmente scorrevole, ma rassicurante, nel senso di "già visto": i personaggi sono prototipi di viziosi a mo' di macchietta (il fedifrago, la depressa, la vecchia stronza, il corrotto, il prete peccatore...), la storia è prevedibile, l'epilogo è di per sé scontato. La storia non è scritta male (anche se perde un po' di credibilità in certi momenti), ma non aggiunge nulla a quanto abbiamo già visto nel cinema italiano del genere.
Il film, come già detto, è piacevole: la recitazione è in linea con la storia, ambientazione e fotografia sono belle. Ma ricorda un po' troppo altre opere, sia dello stesso autore, sia di altri colleghi contemporanei (per esempio Virzì).
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Un'ora e mezza di film piacevolmente scorrevole, ma rassicurante, nel senso di "già visto": i personaggi sono prototipi di viziosi a mo' di macchietta (il fedifrago, la depressa, la vecchia stronza, il corrotto, il prete peccatore...), la storia è prevedibile, l'epilogo è di per sé scontato. La storia non è scritta male (anche se perde un po' di credibilità in certi momenti), ma non aggiunge nulla a quanto abbiamo già visto nel cinema italiano del genere.
Il film, come già detto, è piacevole: la recitazione è in linea con la storia, ambientazione e fotografia sono belle. Ma ricorda un po' troppo altre opere, sia dello stesso autore, sia di altri colleghi contemporanei (per esempio Virzì).
Nota positiva per l'interpretazione di Bebo Storti e Cristina Flutur.
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gioia mancuso
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sabato 3 giugno 2023
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peccato
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E sì il premio è stato giustamente assegnato, perché il montaggio è fatto davvero bene. Peccato...c'era una buona trama, ottimi attori da utilizzare per veicolare il messaggio "i ricchi sono sempre stro* che se ne fregano, fingono di avere buon cuore, sfruttano i deboli e sono dei vigliacchi", ma evidentemente il regista era troppo distratto a far di tutto per farlo sembrare un noir e a solo messo insieme una serie di luoghi comuni e implausibilità come quella di fare trovare tutti i personaggi insieme nello stesso ambiente cercando di utilizzare un metodo tipicamente teatrale. Inutilmente. Peccato...avrebbe dovuto prendersi più tempo per approfondire i personaggi e uscire dai vari stereotipi che trasformano i personaggi appunto solo in maschere, meno male non macchiette, come il poliziotto napoletano al Nord e quindi prepotente e corrotto -Massimiliano Gallo ce la mette tutta, ma senza il regista alle spalle poco può fare.
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E sì il premio è stato giustamente assegnato, perché il montaggio è fatto davvero bene. Peccato...c'era una buona trama, ottimi attori da utilizzare per veicolare il messaggio "i ricchi sono sempre stro* che se ne fregano, fingono di avere buon cuore, sfruttano i deboli e sono dei vigliacchi", ma evidentemente il regista era troppo distratto a far di tutto per farlo sembrare un noir e a solo messo insieme una serie di luoghi comuni e implausibilità come quella di fare trovare tutti i personaggi insieme nello stesso ambiente cercando di utilizzare un metodo tipicamente teatrale. Inutilmente. Peccato...avrebbe dovuto prendersi più tempo per approfondire i personaggi e uscire dai vari stereotipi che trasformano i personaggi appunto solo in maschere, meno male non macchiette, come il poliziotto napoletano al Nord e quindi prepotente e corrotto -Massimiliano Gallo ce la mette tutta, ma senza il regista alle spalle poco può fare. Peccato....mai visto un Giallini così "altrove" e "inutile" Peccato... Poteva venirne fuori un bel film. Dio, come odio gli sprechi! Va bene recitare per sottrazione, ma qui proprio il regista ha tolto troppo da tutti. L'unica cosa positiva è che il piccolo Matteo ha continuato a dormire tranquillo. E pure noi...
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giovedì 11 maggio 2023
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proprio cosí.
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Assolutamente d'accordo. Un'ottima idea ma la situazione finale è incredibile: tutti i personaggi sono incredibilmente monolitici nel loro perverso comportamento. Nella vita per fortuna esistono sfumature. Poi la mossa di offrire soldi è assurda, serve solo perché il regista vuole far fare anche alla madre la figura (incredibile) di quella che lascia perdere. Questo è solo un esempio: però vedendo questo film io sono stato male pensando che l'umanità potrebbe essere questa e comportarsi cosí.
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venerdì 28 aprile 2023
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brava
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Perfetta analisi, sarei stato ancora più inclemente. Grazie
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simo58
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domenica 16 aprile 2023
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vorrei ma non posso
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Gli Attori sono bravi non lo metto in dubbio, ma il film riporta una serie di luoghi comuni senza dargli un vero senso e senza un finale. 1 ora e mezza buttata.
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simo58
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domenica 16 aprile 2023
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vorrei ma non posso
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Film che va avanti a luoghi comuni senza un vero senso e senza un finale. Bocciato
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mimmo fvcg
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martedì 14 marzo 2023
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pessimo pessimo pessimo
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La solita reterica buonista sinistroide come è caduto in basso il cinema Italiano , tristezza infinita
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sellerone
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lunedì 13 settembre 2021
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vecchia rincoglionita
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Un bel gioco di ruoli e personaggi con attori ottimi, nel complesso un bel film.
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