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dandy
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giovedì 21 maggio 2026
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"ci ammazza se gliene diamo l''occasione..."
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Il terzo capolavoro di Coppola(ispiratosi a suo dire sia a "Blow Up" che a "Il lupo della steppa")anticipa l'imminente scandalo Warergate ponendosi di fatto come uno dei film-simbolo della paranoia dilagante di un paese reduce dalle devastazioni della decade precedente(ancora a un anno dalla fine della guerra in Vietnam).e incapace di far luce sulla verità che si cela dietro gli intrighi del potere.Il protagonista,antieroe asociale,bigotto e alienato dal mondo che lo circonda,vive spiando la gente ma non s'incarica delle loro conversazioni e quando finisce coinvolto non è in grado di gestire la situazione come la sua stessa vita disastrosa,diventando vittima(e complice)dello stesso sistema di cui si serve.
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Il terzo capolavoro di Coppola(ispiratosi a suo dire sia a "Blow Up" che a "Il lupo della steppa")anticipa l'imminente scandalo Warergate ponendosi di fatto come uno dei film-simbolo della paranoia dilagante di un paese reduce dalle devastazioni della decade precedente(ancora a un anno dalla fine della guerra in Vietnam).e incapace di far luce sulla verità che si cela dietro gli intrighi del potere.Il protagonista,antieroe asociale,bigotto e alienato dal mondo che lo circonda,vive spiando la gente ma non s'incarica delle loro conversazioni e quando finisce coinvolto non è in grado di gestire la situazione come la sua stessa vita disastrosa,diventando vittima(e complice)dello stesso sistema di cui si serve.Un titanico Hackman in stato di grazia(scandalosamente snobbato agli Oscar).Magistrali le sequenze d'apertura e l'ultima parte,dove le convinzioni del protagonista vengono ribaltate dallo spiazzante twist.E il finale amaro e beffardo è indimenticabile.Una vera pietra miliare del cinema anni '70 e non solo.Eccezionale il lavoro sul sonoro di Walter Murch(che si occupò anche del montaggio ma fu accreditato solo come sound designer)che amplifica i suoni dei registratori rendendo perfettamente il senso di isolamento e oppressione che avvolgono Caul.Nella sequenza dell'incubo(di stampo quasi Bergmaniano)le confessioni del protagonista si ispirano in parte all'infanzia dello stesso Coppola,colpito dalla polio e rimasto temporaneamente paralizzato.Suo figlio Gian Carlo è il bambino in chiesa,mentre il fratello di Hackman,Richard,è il prete con cui Harry si confessa.Prodotto dal regista per la "Directors Company",fondata assieme a William Friedkin Peter Bogdanovich ma fallita in breve tempo.
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athos
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mercoledì 12 marzo 2025
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tensione continua
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Un film splendido che ritorna nelle sale a distanza di cinquant'anni. Un film a tensione continua, dove la regia rallenta e rende misteriosa ogni scena. Gene Hackman personifica alla perfezione la persona ambigua e solitaria di Harry Caul.Sarebbe interessante che le sale ripropongano periodicamente i grandi film del passato anche per attirare i giovani.
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fabio 3121
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venerdì 18 dicembre 2020
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la coscienza dell''investigatore harry caul
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L'investigaore privato Harry Caul (Gene Hackman) esperto di intercettazioni riceve l'incarico dal "direttore" (cameo di Robert Duvall) di pedinare la moglie perchè sospetta un suo tradimento. Cosi in una giornata soleggiata a San Fracisco, nella affollata Union Square, Harry riesce a registrare la conversazione dei 2 amanti scattando anche alcune foto. Rientrato nel suo laboratorio, dopo aver riascoltato ripetutamente il contenuto dei nastri al fine di ottenere una chiara conversazione, ascolta una frase che potrebbe mettere in pericolo di vita i 2 amanti. Quindi si pone il dilemma se consegnare i nastri e riscuotere il compenso pattuito. Il film scorre con un ritmo volutamente lento in quanto il grande regista Francis Ford Coppola analizza la coscienza e lo stato d'animo dell'investigatore Harry Caul che finirà per diventare ossessionato da tale vicenda arrivando ad avere incubi e allucinazioni.
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L'investigaore privato Harry Caul (Gene Hackman) esperto di intercettazioni riceve l'incarico dal "direttore" (cameo di Robert Duvall) di pedinare la moglie perchè sospetta un suo tradimento. Cosi in una giornata soleggiata a San Fracisco, nella affollata Union Square, Harry riesce a registrare la conversazione dei 2 amanti scattando anche alcune foto. Rientrato nel suo laboratorio, dopo aver riascoltato ripetutamente il contenuto dei nastri al fine di ottenere una chiara conversazione, ascolta una frase che potrebbe mettere in pericolo di vita i 2 amanti. Quindi si pone il dilemma se consegnare i nastri e riscuotere il compenso pattuito. Il film scorre con un ritmo volutamente lento in quanto il grande regista Francis Ford Coppola analizza la coscienza e lo stato d'animo dell'investigatore Harry Caul che finirà per diventare ossessionato da tale vicenda arrivando ad avere incubi e allucinazioni. Interessante la prima parte del film che coinvolge pienamente lo spettatore nel cercare di capire il contenuto della intecettazione. Non manca poi il colpo di scena finale. Eccellente perfomance attoriale di Gene Hackman.
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fabal
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sabato 26 novembre 2016
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gioiello di sincronia audiovisiva
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San Francisco, Union Square nell’ora di punta. C’è Harry Caul, un investigatore privato specializzato in intercettazioni, che con i suoi collaboratori pedina una coppia di giovani amanti, apparentemente dediti ad una tranquilla passeggiata di shopping. Dotato di microfoni all’avanguardia, lo staff registra la conversazione dei due che poi Harry ricostruisce in laboratorio, con l’aiuto delle sue sofisticate apparecchiature. A poco a poco scoprirà un inquietante contenuto, chiedendosi se sia giusto consegnare i nastri al mandante dello spionaggio, un importante industriale che pare avere cattive intenzioni nei confronti della coppia.
Gioiello firmato F.F. Coppola, incisivo fin dai primi fotogrammi in cui l’audio distorto della registrazione disorienta lo spettatore, che ragionevolmente si chiede se il film sia mal doppiato.
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San Francisco, Union Square nell’ora di punta. C’è Harry Caul, un investigatore privato specializzato in intercettazioni, che con i suoi collaboratori pedina una coppia di giovani amanti, apparentemente dediti ad una tranquilla passeggiata di shopping. Dotato di microfoni all’avanguardia, lo staff registra la conversazione dei due che poi Harry ricostruisce in laboratorio, con l’aiuto delle sue sofisticate apparecchiature. A poco a poco scoprirà un inquietante contenuto, chiedendosi se sia giusto consegnare i nastri al mandante dello spionaggio, un importante industriale che pare avere cattive intenzioni nei confronti della coppia.
Gioiello firmato F.F. Coppola, incisivo fin dai primi fotogrammi in cui l’audio distorto della registrazione disorienta lo spettatore, che ragionevolmente si chiede se il film sia mal doppiato. Bastano, dunque, pochi secondi a La conversazione per manifestare tutta la sua efficacia audiovisiva, la perfetta comunione tra sonoro e immagini che lo spettatore deve a sua volta “intercettare” nella lenta ricostruzione del dialogo. La scoperta, progressiva e centellinata, della conversazione registrata all’inizio, diventa un’ossessione per il protagonista così come per chi guarda il film, permettendogli di identificarsi con Harry Caul e con il suo lavoro, che la regia segue dettagliatamente tra i canali audio tripolari ed estenuanti sincronizzazioni. Quello che appare un film analitico, tecnico e tecnologico, scientificamente rigoroso come il personaggio dello straordinario Gene Hackman, prende però una svolta inaspettata e deriva nella follia onirica, visionaria. Da scienziato del sonoro Harry Caul diventa un uomo irrazionale, paranoico fino all’ossessione, e tormentato dal dilemma etico che gli porterà persino incubi notturni.
La seconda parte de La conversazione cambia nettamente di registro, diventando un film imprevedibile, dove lo svolgimento non è più affidato alle prove empiriche, alle intercettazioni appunto, ma alla tormentata immaginazione di Harry, che presto diventa una cruda realtà a cui si trova impreparato. E da spia si convincerà di essere lui lo spiato, arrivando a distruggere tutta la sua casa per trovare i possibili microfoni nascosti.
Efficace e bellissima, questa doppia identità de La conversazione riassume tutto il fascino di un film solido, impeccabile tecnicamente e ben interpretato da Gene Hackman. Che non fa né il buono né il cattivo, ma una sorta di eroe atipico, rigido nelle posture e schivo nell’espressività, per testimoniare un carattere introverso e sempre sulla difensiva. Da menzionare anche la particina del giovanissimo Harrison Ford e il cameo non accreditato di Robert Duvall.
La squisita colonna sonora al pianoforte di David Shire compare sporadica ma cadenzata, adatta ad accompagnare le scene più introspettive, mentre al culmine della tensione Coppola si affida unicamente alla potenza delle immagini velocizzate e silenziose. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo solo la scena del sogno, con il classico di fumo di contorno, è leggermente pacchiana. Un must di quando i film li sapevano fare.
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fabal
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sabato 26 novembre 2016
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gioiello di sincronia audiovisiva
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San Francisco, Union Square nell’ora di punta. C’è Harry Caul, un investigatore privato specializzato in intercettazioni, che con i suoi collaboratori pedina una coppia di giovani amanti, apparentemente dediti ad una tranquilla passeggiata di shopping. Dotato di microfoni all’avanguardia, lo staff registra la conversazione dei due che poi Harry ricostruisce in laboratorio, con l’aiuto delle sue sofisticate apparecchiature. A poco a poco scoprirà un inquietante contenuto, chiedendosi se sia giusto consegnare i nastri al mandante dello spionaggio, un importante industriale che pare avere cattive intenzioni nei confronti della coppia.
Gioiello firmato F.F. Coppola, incisivo fin dai primi fotogrammi in cui l’audio distorto della registrazione disorienta lo spettatore, che ragionevolmente si chiede se il film sia mal doppiato.
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San Francisco, Union Square nell’ora di punta. C’è Harry Caul, un investigatore privato specializzato in intercettazioni, che con i suoi collaboratori pedina una coppia di giovani amanti, apparentemente dediti ad una tranquilla passeggiata di shopping. Dotato di microfoni all’avanguardia, lo staff registra la conversazione dei due che poi Harry ricostruisce in laboratorio, con l’aiuto delle sue sofisticate apparecchiature. A poco a poco scoprirà un inquietante contenuto, chiedendosi se sia giusto consegnare i nastri al mandante dello spionaggio, un importante industriale che pare avere cattive intenzioni nei confronti della coppia.
Gioiello firmato F.F. Coppola, incisivo fin dai primi fotogrammi in cui l’audio distorto della registrazione disorienta lo spettatore, che ragionevolmente si chiede se il film sia mal doppiato. Bastano, dunque, pochi secondi a La conversazione per manifestare tutta la sua efficacia audiovisiva, la perfetta comunione tra sonoro e immagini che lo spettatore deve a sua volta “intercettare” nella lenta ricostruzione del dialogo. La scoperta, progressiva e centellinata, della conversazione registrata all’inizio, diventa un’ossessione per il protagonista così come per chi guarda il film, permettendogli di identificarsi con Harry Caul e con il suo lavoro, che la regia segue dettagliatamente tra i canali audio tripolari ed estenuanti sincronizzazioni. Quello che appare un film analitico, tecnico e tecnologico, scientificamente rigoroso come il personaggio dello straordinario Gene Hackman, prende però una svolta inaspettata e deriva nella follia onirica, visionaria. Da scienziato del sonoro Harry Caul diventa un uomo irrazionale, paranoico fino all’ossessione, e tormentato dal dilemma etico che gli porterà persino incubi notturni.
La seconda parte de La conversazione cambia nettamente di registro, diventando un film imprevedibile, dove lo svolgimento non è più affidato alle prove empiriche, alle intercettazioni appunto, ma alla tormentata immaginazione di Harry, che presto diventa una cruda realtà a cui si trova impreparato. E da spia si convincerà di essere lui lo spiato, arrivando a distruggere tutta la sua casa per trovare i possibili microfoni nascosti.
Efficace e bellissima, questa doppia identità de La conversazione riassume tutto il fascino di un film solido, impeccabile tecnicamente e ben interpretato da Gene Hackman. Che non fa né il buono né il cattivo, ma una sorta di eroe atipico, rigido nelle posture e schivo nell’espressività, per testimoniare un carattere introverso e sempre sulla difensiva. Da menzionare anche la particina del giovanissimo Harrison Ford e il cameo non accreditato di Robert Duvall.
La squisita colonna sonora al pianoforte di David Shire compare sporadica ma cadenzata, adatta ad accompagnare le scene più introspettive, mentre al culmine della tensione Coppola si affida unicamente alla potenza delle immagini velocizzate e silenziose. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo solo la scena del sogno, con il classico di fumo di contorno, è leggermente pacchiana. Un must di quando i film li sapevano fare.
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alberto pezzi
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martedì 13 ottobre 2015
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l'autodistruzione di se stessi
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SEMPLICEMENTE FANTASTICO. CAPOLAVORO ASSOLUTO DI COPPOLA. CAST PERFETTO. UN GENE HACKMAN INCREDIBILE. COSA DEVO DIRE ANCORA?? NON TI RACCONTO IL FILM, E’ TROPPO BELLO DA VEDERE AL BUIO, SENZA TRAME E SENZA PREFAZIONI. POSSO DIRTI PERO’ COSA TOCCA. TOCCA LA TUA PERSONA, TOCCA I TUOI IDEALI, LE TUE RESPONSABILITA’, LA TUA SENSIBILITA’, TI TOCCA NEI SOLDI. QUANTO VALGONO PER TE I SOLDI?? COSA FARESTI PER ESSI?? E COSA SACRIFICHERESTI PER ESSI?? METTERESTI IN PAGLIO ANCHE TE STESSO/A?? UN FILM ASSOLUTAMENTE PROFONDO, UN FILM CHE SCORRE SUL FILO DELLA MENTE, UNA DI QUELLE PELLICOLE CHE NON FINISCE IN SALA. TE LA PORTI A LETTO E TI INTERROGHI SU UN PO’ DI COSE. MAGIA CINEMATOGRAFICA.
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SEMPLICEMENTE FANTASTICO. CAPOLAVORO ASSOLUTO DI COPPOLA. CAST PERFETTO. UN GENE HACKMAN INCREDIBILE. COSA DEVO DIRE ANCORA?? NON TI RACCONTO IL FILM, E’ TROPPO BELLO DA VEDERE AL BUIO, SENZA TRAME E SENZA PREFAZIONI. POSSO DIRTI PERO’ COSA TOCCA. TOCCA LA TUA PERSONA, TOCCA I TUOI IDEALI, LE TUE RESPONSABILITA’, LA TUA SENSIBILITA’, TI TOCCA NEI SOLDI. QUANTO VALGONO PER TE I SOLDI?? COSA FARESTI PER ESSI?? E COSA SACRIFICHERESTI PER ESSI?? METTERESTI IN PAGLIO ANCHE TE STESSO/A?? UN FILM ASSOLUTAMENTE PROFONDO, UN FILM CHE SCORRE SUL FILO DELLA MENTE, UNA DI QUELLE PELLICOLE CHE NON FINISCE IN SALA. TE LA PORTI A LETTO E TI INTERROGHI SU UN PO’ DI COSE. MAGIA CINEMATOGRAFICA. GRAZIE FRANCIS.
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break
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giovedì 27 settembre 2012
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spionaggio privato
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Sicuramente doveva molto interessante visto a suo tempo, quando si trattava di novità, fatti curiosi per lo spettatore. Oggi le intercettazioni o le violazioni della privacy sono temi che non ci colpiscono più di tanto ma provate a pensare cosa doveva essere questo film negli anni 70.
Lo svolgimento è piuttosto lento, ripetitivo ma efficace. Credo che il regista abbia voluto mettere in forte risalto la psicosi e il chiaro disturbo ossessivo del protagonista. Conseguenze di un lavoro che può recare danno al prossimo.
Formidabile interpretazione di Gene Hackman.
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weach
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sabato 4 dicembre 2010
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ascoltando il fruscio di milioni di vite
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Un film "grande "Di Francis Ford Coppola con un intenso ed istrionico Gene Hackman ed un infante Harrison Ford con una "particina " da quasi esordiente.
Un tema complesso , quello del controllo dell’ uomo,che nel caso di specie avviene , del resto come sempre ," a tradimento "; non importa per conto di chi si ascoltano si spiano ,nascostamente comunicazioni ., azioni riservate ; quello che emerge palpabile è questa sensazione di disagio che si ha di fronte all'evidenza dell'ingerenza asfissiante nella vita altrui.
Alla fine mille orecchie che ascoltano espandono una risonanza di male incontrollabile , già presente nella testa di chi carpisce il pensiero e l'azione di altrui ma che si espande oltre i confini dell'altro con conseguenze incontrollabili ed assolutamente devastanti.
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Un film "grande "Di Francis Ford Coppola con un intenso ed istrionico Gene Hackman ed un infante Harrison Ford con una "particina " da quasi esordiente.
Un tema complesso , quello del controllo dell’ uomo,che nel caso di specie avviene , del resto come sempre ," a tradimento "; non importa per conto di chi si ascoltano si spiano ,nascostamente comunicazioni ., azioni riservate ; quello che emerge palpabile è questa sensazione di disagio che si ha di fronte all'evidenza dell'ingerenza asfissiante nella vita altrui.
Alla fine mille orecchie che ascoltano espandono una risonanza di male incontrollabile , già presente nella testa di chi carpisce il pensiero e l'azione di altrui ma che si espande oltre i confini dell'altro con conseguenze incontrollabili ed assolutamente devastanti.
In qualche modo la regia si concentra sull'inconsapevolezza dell'azione umana che " sperimenta un azione senza comprendere il senso profondo degli effetti che può provocare."
Il lavoro della regia, attenta e sensibile come quella di Francis Ford Coppola, si concentra sulla rappresentazione emotiva di una sofferenza dell' anima "quando si diviene artefice del dramma nell' inconsapevolezza e nulla è più possibile fare per eliminare il danno procurato" .
E' capolavoro vero dove un immenso Gene Hackman ,nella parte Henry Caul , da controllore , diviene controllato, da carnefice si trasforma in vittima .
L'atto di consapevolezza del male provocate genera risonanze di rimorsi e sensi di colpa che non hanno prospettiva di redenzione se non dopo il corso degli eventi negativi che inevitabilmente devono esplicarsi.
weach illuminati
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ilmago99
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domenica 24 ottobre 2010
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senza homour
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carrellata di visti di qesto film ripetitivo merdaccia
[+] mi sembra ovvio il fatto che sia senza humour...
(di oblivion7is)
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inertiatic
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mercoledì 2 giugno 2010
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l'analisi di un uomo
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La conversazione non è un film drammatico, o semplicemente un thriller. E' di più e il Coppola degli anni '70 era una specie di Re Mida che trasformava in oro tutto quello che toccava. Harry Caul è un investigatore privato che si trova, per conto di un ricco privato, ad indagare sulla moglie di lui e il suo presunto amante. La storia è un pretesto per conoscere Caul come uomo, con un'interpretazione davvero magistrale di Gene Hackman. Una persona sola, completamente dipendente dal suo lavoro e invasa dai sensi di colpa. E' questa l'essenza del film. Proprio questi rimorsi non lo aiutano a realizzare che in realtà le vicende della sua indagine non sono come lui credeva. Nonostante la punta macabara stile horror anni '60 che emerge negli ultimi 30 minuti, che contrasta un po' con la parte precedente del film, il finale consacra ancora la solitudine di Caul, come unico amico solamente il compagno sax.
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