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signorbagheri
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sabato 19 luglio 2025
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imperdonabile
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Con Elio Germano e Luigi Lo Cascio come attori protagonisti sarebbe difficile sbagliare un film figuriamoci per quella vecchia volpe di Amelio questa volta impietoso nel descrivere la nostra borghesia corrotta, meno lo fu nella biografia panegirico di Hammamet, imperdonabile.
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kronos
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venerdì 26 maggio 2023
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leone d''oro "d''ufficio" mancato
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Come direbbe l’ormai vecchio Quentin con la proverbiale rozzezza yankee che tuttavia s'apprezza per schiettezza, esistono 3 sottogeneri che vincono sempre i festival a prescindere:
- Campi di concentramento nazisti
- Povere donne abortiscono
- Omosessuali bistrattati e dannati (new entry da un paio di lustri)
Amelio ha puntato sul soggetto giusto per il secondo Leone della carriera, ma il risultato di questa fiction (definirlo film sarebbe troppo) è talmente modesto che stavolta proprio non hanno avuto il coraggio di premiarlo.
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Come direbbe l’ormai vecchio Quentin con la proverbiale rozzezza yankee che tuttavia s'apprezza per schiettezza, esistono 3 sottogeneri che vincono sempre i festival a prescindere:
- Campi di concentramento nazisti
- Povere donne abortiscono
- Omosessuali bistrattati e dannati (new entry da un paio di lustri)
Amelio ha puntato sul soggetto giusto per il secondo Leone della carriera, ma il risultato di questa fiction (definirlo film sarebbe troppo) è talmente modesto che stavolta proprio non hanno avuto il coraggio di premiarlo. A suo modo è un record pure questo.
La sceneggiatura è piatta e didascalica, gli attori scialbi e caricaturali (infastidisce più di tutti il superman con cappello incollato alla cabeza interpretato da Elio Germano), la realizzazione televisiva.
Prodotto trent’anni fa avrebbe meritato perlomeno l’onore delle armi, ma oggi, sebbene ispirato a fatti reali, appare solo come un facile omaggio al conformismo woke.
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sergio dal maso
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lunedì 21 novembre 2022
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la normalità dell''intolleranza
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“Certe cose sono sconvolgenti e inaccettabili alla comune coscienza. (…) Certe cose atroci architettate o comunque volute dal Potere (quello reale non quello sia pur fittiziamente democratico) sono comunissime nella storia: dico comunissime: eppure alla comune coscienza paiono sempre eccezionali e incredibili.” Pier Paolo Pasolini - Il Caos (1969)
Ci sono storie a cui è difficile credere. Appaiono inverosimili, incompatibili con il periodo storico in cui sono avvenute. Eppure sono successe realmente, e non tanti secoli fa, appena qualche decennio.
Una di queste è quella di Aldo ed Ettore. Innamorati e felici nell’Italia degli anni Sessanta.
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“Certe cose sono sconvolgenti e inaccettabili alla comune coscienza. (…) Certe cose atroci architettate o comunque volute dal Potere (quello reale non quello sia pur fittiziamente democratico) sono comunissime nella storia: dico comunissime: eppure alla comune coscienza paiono sempre eccezionali e incredibili.” Pier Paolo Pasolini - Il Caos (1969)
Ci sono storie a cui è difficile credere. Appaiono inverosimili, incompatibili con il periodo storico in cui sono avvenute. Eppure sono successe realmente, e non tanti secoli fa, appena qualche decennio.
Una di queste è quella di Aldo ed Ettore. Innamorati e felici nell’Italia degli anni Sessanta. Incoscienti e liberi. Per questo perseguitati dal moralismo bigotto e ipocrita di una società, seppur nel pieno del boom economico e agli albori della contestazione del ’68, ancora fortemente ancorata alla tradizione clerico-fascista. Martirizzati solo per la loro omosessualità. Ettore Tagliaferri con la reclusione in manicomio e le “cure” forzate a base di elettroshock e psicofarmaci. Aldo Braibanti per via giudiziaria, condannato a nove anni per plagio del giovane compagno.
Fu l’unica condanna definitiva per il reato di plagio, dichiarato incostituzionale nel 1981, istituito in epoca fascista dal codice Rocco, quando l’omosessualità, in un’Italia virile e machista, non si poteva nemmeno nominare.
La loro storia inizia a metà degli anni Sessanta, nella campagna piacentina. Le attività culturali organizzate dalla comunità stabilita nel podere chiamato la Torre, di cui Aldo Braibanti è uno degli animatori, aggregano molti ragazzi, tra loro i fratelli Tagliaferri. Ettore è subito affascinato dal carisma di Braibanti, una figura di spicco dell’avanguardia culturale di quegli anni, poliedrico e anticonformista. Oltre che filosofo, è anche drammaturgo, poeta e mirmecologo, cioè studioso delle formiche e della loro vita sociale.
L’ostilità della madre di Ettore nei confronti di Braibanti e il clima greve e intollerante della provincia padana indurranno Ettore a raggiungere Aldo a Roma e a recidere i contatti con i famigliari, che reagiranno denunciando il filosofo e facendo internare il figlio in manicomio.
Partendo dalla storia dei due protagonisti, il regista Gianni Amelio, uno degli ultimi grandi maestri dell’epoca d’oro del cinema, torna a raccontare la società italiana e le sue contraddizioni.
Sullo sfondo della vicenda, sia quella umana che quella processuale, c’è il conflitto tra due idee diverse di società. Una contrapposizione culturale, oltre che politica, destinata a deflagrare nell’imminente scontro generazionale del sessantotto e degli anni della contestazione. Come ha chiarito il regista, però, “Il signore delle formiche è prima di tutto una grandissima storia d’amore tra un uomo e un ragazzo”.
Nel raccontare la vicenda processuale Amelio mette in secondo piano il dibattito accusa-difesa, preferendo soffermarsi sui primi piani e sui volti, per trasmettere gli stati d’animo e i tormenti dei protagonisti.
Il magistrale piano sequenza della deposizione di Ettore, con l’arrogante voce del giudice fuori campo, è straziante proprio per la naturalezza e la sincerità che trasmette. Come Braibanti, che rinuncia a difendersi, opponendo compostezza e silenziosa dignità, la narrazione è spoglia di ogni eccesso emozionale, il legame affettivo viene mostrato nel suo aspetto “platonico”, senza scene di sesso. Al regista non interessa la morbosità, tantomeno indurre lo spettatore alla compassione. Non strizza l’occhio al pubblico, mostra Braibanti com’era: orgoglioso e presuntuoso.
Eppure, o forse proprio per questo, coinvolge ed emoziona. Come in tutti i suoi film, Amelio racconta senza giudicare, ricostruisce minuziosamente la società degli anni Sessanta come se fosse il terrario delle formiche di Braibanti, permettendoci così di osservarla e comprenderne le dinamiche sociali.
Mai come oggi è importante riflettere sulle presunte “diversità”, di qualunque tipo esse siano. La forza de Il signore delle formiche sta proprio nel suo parlare al presente.
“Dietro una facciata permissiva i pregiudizi esistono e resistono ancora, generando odio e disprezzo per ogni ‘irregolare’ – ha affermato il regista- non sono ancora stati sconfitti i demoni che erano e sono tutt’ora presenti dentro la società perbenista.”
Una sceneggiatura ottimamente scritta e coinvolgente riesce a dare spessore e intensità a tutti personaggi, compresi quelli minori. La coralità della storia è esaltata dalle superbe interpretazioni di tutti gli attori.
Se di Luigi Lo Cascio ed Elio Germano, due tra i migliori attori italiani, la bravura è conosciuta, la prova dell’esordiente Leonardo Maltese è superlativa per l’innocenza e la tenerezza con cui interpreta Ettore.
Ma strepitose sono anche Sara Serraiocco, nella parte dell’attivista Graziella, e Anna Antonacci e Rita Bosello che interpretano le due madri.
Nello splendido finale campestre, sulle note dell’aria dell’Aida Morir sì pura e bella, Ettore e Aldo si ritrovano proprio dove tutto è iniziato. Ma ormai è tardi, non volevano essere né un mostro né un martire, purtroppo, li hanno fatti diventare tali.
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carlo
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sabato 29 ottobre 2022
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quanta passione...
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Un film che fa della passione la sua arma vincente. Siamo davanti ad un'opera, ispirata a fatti realmente accaduti, scritta benissimo e realizzata meglio. Non è il caso di sprecare aggettivi per complimentarsi o frasi per descrivere l'interpretazione, la ragia e la realizzazione in generale. Davvero un bel film, anche senza Mastrandrea, Giallini, Leo, e senza parlare in romanesco...un film da guardare e ascoltare.
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jackomo
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domenica 16 ottobre 2022
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una poesia per gli occhi
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Il film di Gianni Amelio stupisce e convince trovando l’equilibrio perfetto tra cronaca e romanzo.
Come può un mirmecologo (studioso di formiche) attrarre la platea? Attraverso i fatti, le sentenze che ruotano attorno alla sua storia: l’apparente oggettività della massa spesso sfuocata o esclusa dalla ripresa, la quale mette invece in primo piano la soggettività, le emozioni (non viene mai detta la parola amore) che ogni protagonista sembra costretto a nascondere.
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Il film di Gianni Amelio stupisce e convince trovando l’equilibrio perfetto tra cronaca e romanzo.
Come può un mirmecologo (studioso di formiche) attrarre la platea? Attraverso i fatti, le sentenze che ruotano attorno alla sua storia: l’apparente oggettività della massa spesso sfuocata o esclusa dalla ripresa, la quale mette invece in primo piano la soggettività, le emozioni (non viene mai detta la parola amore) che ogni protagonista sembra costretto a nascondere.
Sono proprio le espressioni degli attori, tanto inaspettate quanto elaborate, a colpire e nello specifico far riflettere sulla realtà politica che abbiamo di fronte ai nostri occhi. In questa forte condanna alla spregevolezza si trova un elogio ad umanità, arte e cultura, che per quanto emarginate riescono a fronteggiare la società egoista che non ha uno stomaco per chi ha bisogno, a differenza delle formiche. Un grande debutto per Leonardo Maltese, ma bisogna sottolineare la competenza di Luigi Lo Cascio nell’impersonare Aldo Braibanti, l’inequivocabile maestria di Elio Germano e il supporto di Sara Serraiocco che diventa una colonna portante del film, seppure in un ruolo minore.
Unica pecca sono i vari dialoghi che risultano troppo spezzettati ed artefatti all’inizio del film: le pause tra una battuta e l’altra diventano interminabili. Per concludere, guardando i titoli di coda, si dovrebbe dare merito ad ognuno dei collaboratori del regista, ma una menzione va a suo figlio Luan Amelio Ujkaj per la fotografia - che ricordava a volte “Chiamami col tuo nome” di Guadagnino - calzante a pennello con il fluire della vicenda.
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venerdì 14 ottobre 2022
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il caso dell’intellettuale aldo braibanti, vittima di una accusa infamante
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Candidato al Leone d’Oro alla 79ª Mostra del Cinema di Venezia, Gianni Amelio segue una tormentata vicenda giudiziaria, nata da accuse divenute veri e propri pretesti per attaccare idee politiche e una relazione omosessuale. Braibanti si trova inviluppato in un processo mediatico di cui non riesce a cogliere alcun filo logico, al punto che al principio non tenta neppure di difendersi [...] da streetnews.it (link: https://www.streetnews.it/in-programmazione-nelle-sale-il-signore-delle-formiche/).
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giovedì 13 ottobre 2022
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il caso dell’intellettuale aldo braibanti
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Candidato al Leone d'Oro alla 79ª Mostra del cinema di Venezia, Gianni Amelio segue una tormentata vicenda giudiziaria nata da accuse divenute veri e propri pretesti per attaccare idee politiche e una relazione omosessuale.
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Candidato al Leone d'Oro alla 79ª Mostra del cinema di Venezia, Gianni Amelio segue una tormentata vicenda giudiziaria nata da accuse divenute veri e propri pretesti per attaccare idee politiche e una relazione omosessuale. Continua su: www.streetnews.it/in-programmazione-nelle-sale-il-signore-delle-formiche/
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giovedì 13 ottobre 2022
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il caso dell’intellettuale aldo braibanti
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(Da streetnews.it)
Il film è liberamente ispirato alle vicende del cosiddetto “caso Braibanti”. Attorno alla figura di Aldo Braibanti, poeta e drammaturgo, mirmecologo (da cui il titolo), nonché ex partigiano, si raccoglie un centro di aggregazione culturale di giovani appassionati di teatro e di poesia.
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(Da streetnews.it)
Il film è liberamente ispirato alle vicende del cosiddetto “caso Braibanti”. Attorno alla figura di Aldo Braibanti, poeta e drammaturgo, mirmecologo (da cui il titolo), nonché ex partigiano, si raccoglie un centro di aggregazione culturale di giovani appassionati di teatro e di poesia. Tra di essi, Ettore Tagliaferri diventa il suo prediletto, suscitando le gelosie del fratello Riccardo. Il legame intellettuale si trasforma pian piano in una relazione affettiva, al punto che, rompendo i rapporti con la famiglia, nel 1964 Ettore segue lo scrittore a Roma. Il giovane, già maggiorenne, viene strappato ad Aldo dalla madre e dal fratello per poi essere rinchiuso in uno ospedale psichiatrico dove viene sottoposto a cure “riabilitative”, elettroshock incluso. Contro Braibanti viene intentato un processo con l’accusa di plagio, che lo porterà ad una condanna a 9 anni di carcere, sulla base dell’articolo 603 del codice penale (in seguito abrogato), pena commutata, in appello, in 4 anni (dei quali 2 gli saranno condonati in ragione dei suoi meriti di ex partigiano). Ennio Scribani, giornalista dell’Unità, vuole andare a fondo e far luce sulla controversa vicenda, che sostanzialmente non incontra l’interesse dell’opinione pubblica, e gioca un ruolo decisivo affinché l’intellettuale esca dal silenzio in cui all’inizio si trincera e cerchi di far valere le sue ragioni. Il giornalista stesso pagherà con il licenziamento la sua fervida e accorata partecipazione al caso. In questa battaglia di principio non è il solo, ma è spalleggiato dalla cugina Graziella, che, davanti al Palazzo di Giustizia, promuove iniziative di mobilitazione e a sostegno del drammaturgo. Candidato al Leone d’Oro alla 79ª Mostra del Cinema di Venezia, Gianni Amelio segue una tormentata vicenda giudiziaria, nata da accuse divenute veri e propri pretesti per attaccare idee politiche e una relazione omosessuale. Braibanti si trova inviluppato in un processo mediatico di cui non riesce a cogliere alcun filo logico, al punto che al principio non tenta neppure di difendersi (dando adito in questo modo all’accusa di avvalorare la sua tesi), convinto com’è – memore dell’Amleto shakespeariano – che, pur «confinato in un guscio di noce» può ritenersi «re di uno spazio infinito». E inizialmente solo in pochi prendono apertamente le difese di chi non aspira ad essere «né un mostro né un martire»: oltre a Ettore, che, non creduto, ribadisce con forza, pur nello stordimento indotto dalle cure psichiatriche, l’innocenza del suo maestro, considerandolo la persona più importante della sua vita, oltre ai coraggiosi Graziella ed Ennio, non ultima la dignitosa madre Susanna, arrivata ad essere di riflesso vittima di intimidazioni. Significativo inoltre è il cameo di Emma Bonino (si ricordi come Marco Pannella, che con i radicali assunse una posizione nettamente a favore di Braibanti, fu denunciato per calunnia nei confronti del pubblico ministero del processo di primo grado). Il film intende mettere in luce non solo la totale innocenza di un uomo divenuto bersaglio di un clima politico-sociale retrivo e persecutorio, ma anche il legame sincero che unisce i due protagonisti, descritto in toni garbati, mai patetici, in cui perfino la sessualità passa nettamente in secondo piano: un legame che si configura come una sorta di percorso di formazione per il giovane Ettore (impersonato dal bravissimo Leonardo Maltese, per la prima volta sul grande schermo), il quale alla fine riuscirà in qualche modo a coltivare il suo talento artistico, lungamente represso a causa delle imposizioni della famiglia. La visione del film è caldamente raccomandata.
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nino pellino
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domenica 2 ottobre 2022
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il regista amelio ci consegna un capolavoro
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Gianni Amelio, da sempre regista in grado di proiettarci verso fatti storici di cronaca del nostro passato attraverso una personale e sensibile descrizione degli avvenimenti, questa volta focalizza l'attenzione sull'Italia della fine degli anni '60, periodo in cui l'omosessualità non solo era un tabù, ma anche, secondo il pensiero ricorrente dell'epoca, una vera e propria malattia mentale da cui vergognarsi e, come tale, da sopprimere. E attraverso questa sua ultima pellicola intitolata "Il signore delle formiche" il regista riesce nel suo intento a cogliere nel segno, trasmettendoci con una certa esperienza e profondità narrativa, un problema di carattere sociale che ancora oggi risulta mai del tutto tramontato.
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Gianni Amelio, da sempre regista in grado di proiettarci verso fatti storici di cronaca del nostro passato attraverso una personale e sensibile descrizione degli avvenimenti, questa volta focalizza l'attenzione sull'Italia della fine degli anni '60, periodo in cui l'omosessualità non solo era un tabù, ma anche, secondo il pensiero ricorrente dell'epoca, una vera e propria malattia mentale da cui vergognarsi e, come tale, da sopprimere. E attraverso questa sua ultima pellicola intitolata "Il signore delle formiche" il regista riesce nel suo intento a cogliere nel segno, trasmettendoci con una certa esperienza e profondità narrativa, un problema di carattere sociale che ancora oggi risulta mai del tutto tramontato. Se aggiungiamo poi la bravura recitativa di attori del calibro di Luigi Lo Cascio e di Elio Germano, il risultato non può che essere a livello di capolavoro. Inoltre ho trovato molto dolci e malinconiche le scene finali in cui si prende coscienza di come il destino dell'omosessualità spesso si imbatte nel flagello esistenziale di una profonda solitudine. Atmosfere visive senza via d'uscita, proprio come la sofferenza di certi personaggi evidenziati nel periodo d'oro del neorealismo italiano, quando il Cinema italiano era onorato di avere registi del calibro di Vittorio De Sica o Michelangelo Antonioni.
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rosalinda gaudiano
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lunedì 26 settembre 2022
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...una storia di cronaca realmente avvenuta
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Aldo Braibanti è un personaggio ecclettico. Filosofo, poeta e mirmecologo: le formiche sono una delle sue tante passioni. Vive in una grande fattoria del piacentino frequentata da giovani adepti che recitano, scrivono poesie e godono di laboratori d’arte in un contesto piacevole di scambi culturali. Riccardo frequenta il luogo ed un giorno porta anche Ettore, suo fratello, appena maggiorenne. Tra il celebre filosofo e l’entusiasta Ettore è subito una questione di chimica, di attrazione reciproca, un’esplosione incondizionata di sguardi e di umane emozioni. Alla fine degli anni ’60, in un’Italia bigotta che condannava ogni forma di virtù sposata con vizi capitali, questo amore finì nell’aula di un tribunale.
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Aldo Braibanti è un personaggio ecclettico. Filosofo, poeta e mirmecologo: le formiche sono una delle sue tante passioni. Vive in una grande fattoria del piacentino frequentata da giovani adepti che recitano, scrivono poesie e godono di laboratori d’arte in un contesto piacevole di scambi culturali. Riccardo frequenta il luogo ed un giorno porta anche Ettore, suo fratello, appena maggiorenne. Tra il celebre filosofo e l’entusiasta Ettore è subito una questione di chimica, di attrazione reciproca, un’esplosione incondizionata di sguardi e di umane emozioni. Alla fine degli anni ’60, in un’Italia bigotta che condannava ogni forma di virtù sposata con vizi capitali, questo amore finì nell’aula di un tribunale. La procura aprì un’istruttoria contro Aldo Braibanti per gravissimi fatti di plagio fisici e psicologici nei confronti di Ettore. Un’umiliazione deplorevole per il Braibanti che subì un processo assurdo che gli troncò carriera e fama in nome di quei valori culturali ghettizzanti a garanzia del buon costume. Anche Ettore dal canto suo subì un’umiliazione vigliacca che gli fu inflitta dai suoi stessi famigliari. Il ragazzo, inconsapevole di ciò che l’attendeva, fu rinchiuso in un manicomio e “curato” per quel male maligno che lo possedeva. Una storia di cronaca realmente avvenuta, raccontata con uno attento stile incisivo ed un originale spirito indagatore che sottolinea la condizione culturale grottesca di quegli anni, in un’Italia che amava cibarsi d’ipocrisia e che condannava senza remore un amore omosessuale nato d’istinto, vissuto nella totale stravaganza e senza nessuna colpa. L’intensità dello sguardo di Amelio, la sua sensibilità, si traducono nella caratterizzazione di tre personaggi chiave del film. Aldo (ruolo perfetto del bravo Luigi Lo Cascio), omosessuale, composto nelle sue esternazioni emozionali, è innamorato di se stesso, ama tutto ciò che di bello lo circonda. Ed è estasiato dalla bellezza che lo coglie vivendo la magia dell’amore con Ettore. Ettore rappresenta l’incarnazione della purezza franca, assoluta, nel suo ruolo ricettivo di soggetto innamorato di Aldo, della sua sensibilità, della sua cultura. Ennio (encomiabile Elio Germano), giornalista dell’Unità, figura di rottura con una humus culturale ipocrita e meschino, boicottato dalla stampa dell’epoca che non gli consente di pubblicare i suoi articoli di denuncia, vive il forte rammarico di non poter essere vicino al Braibanti quanto invece vorrebbe. “Il signore delle formiche” si traduce così in un film corale, dove la parola omosessualità, nel processo contro Braibanti , non è mai nominata durante l’istruttoria. L’accusa di plagio sentenziò la condanna definitiva a nove anni di reclusione per il Braibanti. Ma non è solo il fatto di cronaca realmente avvenuto che sostanzia il film. Amelio racconta in parallelo la bellezza unica dell’amore tra due persone. In quell’aula di tribunale, Ettore (un bravissimo Leonardo Maltese al suo debutto cinematografico), martoriato dalle assurde cure a lui inflitte in manicomio, parla alla corte del suo legame edificante ed unico con un uomo colto, gentile, a cui vuole bene ed ama, Aldo, dal quale, dichiara, di non aver mai subito alcun plagio. Ed altrettanto unica è la scena finale del film, nello scorrere di un brano lirico interpretato da Renata Tebaldi, l’atmosfera rende ancora più suggestivo il commiato definitivo tra Aldo ed Ettore. Un afflato poetico che sancisce un amore senza colpe alcune , che nasce incondizionato tra due esseri umani. Tutto, in questo film è grazia e bellezza estetica, dalla recitazione alle scenografie e alla suggestiva fotografia.
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