Un altro giro

Un film di Thomas Vinterberg. Con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Magnus Millang, Lars Ranthe, Maria Bonnevie.
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Titolo originale Druk. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 116 min. - Danimarca 2020. - Movies Inspired uscita giovedý 20 maggio 2021. MYMONETRO Un altro giro * * * - - valutazione media: 3,17 su 31 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

La commedia alla "Danesiana" Valutazione 0 stelle su cinque

di Alessandro Spata


Feedback: 309 | altri commenti e recensioni di Alessandro Spata
venerdý 4 giugno 2021

Mi piacerebbe condividere lo stesso identico entusiasmo per il film in questione. Non che io non approvi in buona parte quanto scritto da "inesperto". Come ben sappiamo ciascuno proietta sulle immagini anche i propri vissuti, la propria esperienza di vita, ovviamente. E' anche vero che a leggere bene tra le righe non si può ridurre il film ad un mero sperticato elogio dell' “Alcol” e delle sue "finte" proprietà "taumaturgiche", Ma qui entrano in gioco non soltanto il giudizio personale sull’estetica dell’opera cinematografics, ma anche e soprattutto forse la sensibilità che le immagini del film fanno risuonare in ciascuno di noi e in misura “diversa”.
Io insisto sull'alta percentuale di "surrealtà" mista ad una sorta di "ingenuità" infantile contenute nel film. E a quanto già scritto in precedenza aggiungo che mi riesce davvero difficile credere al macroscopico quanto sempliciotto sofisma (troppo facilmente smontabile) che si appella a rinomati bevitori come Roosevelt, Churchill o Hemingway per giustificare certa indulgenza giovanilistica verso il bere e i suoi eccessi? Il Prof. Mikkelsen sta tentando di agganciare i suoi studenti in qualche modo per invogliarli a studiare? O si tratta dell'ernnesimo tentativo di "Dissociazione"  estrema di un uomo adulto confuso e disperato? Chi mai penserebbe davvero di consigliare un cicchetto ad uno studente che teme il fallimento prima di un esame? È evidente “Amici miei” che questi (amici danesi) sono dei “Freaks”: Mostruose proiezioni dei nostri più reconditi pensieri privati e che mai ci sogneremmo di esprimere in pubblico. Il professor-Mikkelsen avrebbe dimenticato di citare, tra gli altri, anche Jim Morrison che pare abbia scritto le sue canzoni più belle sotto l’effetto di un qualche acido e anche lui indulgeva non poco all’alcol (che rimane pur sempre una droga ricordiamolo). Ma vi posso assicurare e con relativa sicurezza che non basta farsi un “Trip” per scrivere come Morrison (o Hemingway), né sarebbero sufficienti una serie di “Cuba libre” ben assestati per organizzare il prossimo “sbarco in Normandia”.
Il pensiero del regista mi giunge  paradossalmente stanco, apatico, rinunciatario a suo modo e ben lontano dal poter dare allo spettatore quella “scossa” salutare che lo risvegli dal torpore di certo tran-tran quotidiano. Qui non si indica una “nuova visione del mondo” e non se ne ha neanche l’ambizione (o la “presunzione”), ma lungi dal voler rompere certi schemi abituali di comportamento e di pensiero malsani della vita quotidiana dei singoli individui come della collettività di un intero paese, ripropone invece  il vecchio e «romantico» “schema rituale dello sballo” (il bere) per reagire al disfacimento “morale” personale e collettivo di un’intera nazione. Soluzione troppo semplicistica com’è ovvio a tutti. Quindi, da un lato si finisce per inquadrare “miticamente” la crisi (individuale e sociale) spogliandola, alla fine e fatalmente, di tutta la sua terrificante concretezza quotidiana e dall’altro si offrono indicazioni altrettanto “rituali”, cioè magiche, per superarla. Il bere si riduce a nient’altro che a un atto apotropaico (scaramantico) per esorcizzare il male che ci circonda.
E non è che ci tireremo fuori dai guai “facendo le corna”. In sostanza, l’uso di alcol non rappresenta un atto creativo, ma non rappresenta nemmeno necessariamente la rottura di uno schema abituale: piuttosto ripropone semmai il (ri)affermarsi di una cattiva inclinazione oltre che di una vocazione autolesionistica (sadomasochistica?) tendenziale dei nostri tempi che ben poco ha di rivoluzionario, oltretutto.
Andiamo allora a vedere questo bel film, senza troppo scandalo, ma senza nemmeno prenderlo troppo sul serio. Piuttosto avviciniamoci a questo con la scanzonata e goliardica prospettiva tipica di certi film “mostruosi” dei maestri della commedia all’italiana del passato cui anche lo stesso regista dice di essersi ispirato. Quei film che satireggiavano sul malcostume dei nostri connazionali, ma “ammiccando” sapientemente a questi e subendone l'irresistibile fascino finanche, allo stesso tempo.
A proposito, visto il grande successo, mi permetto umilmente di suggerire il sequel del film dal titolo “Un altro giro vita”. Storia di quattro uomini obesi e col colesterolo alto che temendo che la loro esistenza stia ormai prendendo una sola e triste direzione decidono di provare la "cura del vino rosso" che contiene saponine e polifenoli assortiti che notoriamente riducono i livelli di obesità e colesterolo cattivo e hanno persino effetti positivi sul cuore e la circolazione. Ma fatalmente un bicchiere tira l’altro e la tragedia è alle porte. Uno ci rimane secco colto da infarto mentre brinda alla vita. A un altro gli viene il fegato cirrotico e adesso è in trepida attesa di un trapianto. Il terzo finisce ricoverato in una clinica psichiatrica in quanto l’alcol ha avuto un effetto “catartico” facendo venire a galla vissuti di fragilità e insicurezza insopportabili. Il quarto in compenso pur ammalatosi di "korsakoff"  ha trovato lavoro presso gli stabilimenti balneari del Mare del Nord. Fa la boa con annessi richiami sonori. Sì perché nel frattempo si è dato alla birra che gli procura delle eruttazioni esplosive che aiutano all’occorrenza a tenere lontani le imbarcazioni e  gli squali che si fossero eventualmente persi nei dintorni. “La commedia alla danesiana”.

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Uscita nelle sale
giovedý 20 maggio 2021
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