Agnus Dei

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Un'opera drammatica struggente ed incisiva. Valutazione 5 stelle su cinque

di ashtray_bliss


Feedback: 28096 | altri commenti e recensioni di ashtray_bliss
sabato 24 settembre 2016

Les Innocents è un dramma struggente, intenso e scarno allo stesso tempo. Film d'autore impegnato e impegnativo, che mette in scena in modo perfettamente equilibrato e privo di moralismi, stereotipizzazioni o didascalie il doppio dramma post-bellico vissuto da sette suore d'un convento di clausura in Polonia le quali prima si vedono costrette a subire un orrore indicibile e poi a dover confrontarsi con le conseguenze. Situato all'interno di una maestosa e gelida foresta polacca, il convento si traformerà in luogo dell'orrore e del crimine dove gli innocenti, donne e bambini, sono quelli a pagarne le conseguenze. Anne Fontaine decide così di raccontare in modo audace ma delicato lo sconosciuto calvario di un gruppo di suore che dopo la fine della WWII hanno vissuto sulla loro pelle uno dei più efferati crimini, di guerra e non solo, per mano dei soldati dell'esercito russo. Essi hanno violato non solo un luogo sacro come il monastero ma altresì hanno spezzato e infranto la sacralità del corpo femminile, dell'autodeterminazione, infangando quei volti quei corpi che avevano fatto voto di castità e che sceglievano di unirsi spiritualmente solo a Dio. In questo contesto di disperazione, dolore e vergogna una delle novizie deciderà di spezzare la catena del silenzio e chiedere aiuto ad un medico. Uscendo di nascosto dal convento e percorrendo a piedi innumerevoli chilometri nella foresta, circondata solo dalla natura più pura e incontaminata fatta di neve e freddo, riuscirà a raggiungere convincere una giovane dottoressa della CR francese, in missione per aiutare i superstiti, a seguirla nel convento. Inizialmente riluttante, Mathilde alla fine accetterà l'invito della religiosa e fra stupore e incredulità verrà a conoscienza che ben sette suore sono in stato avanzato di gravidanza. Avrà così inizio una vera e propria rivoluzione, rappresentata da questa giovane donna di formazione scientifica e distante dall'influenza religiosa, la quale decide di non sotrarsi dal seguire e aiutare queste giovani donne, vittime di violenze e prigioniere di un sistema morale e religioso rigido e inflessibile che impone la segretezza, il silenzio, il diniego del corpo e della meterialità ma anche il perdono per quegli atti barbari che hanno subito. Ma se inizialmente questo nucleo di donne si presenta come comprensibilmente titubante e diffidente col passare del tempo impareranno ad avere fiducia, stima e rispetto per questa coraggiosa dottoressa che si immerge in un mondo a lei completamente estraneo e lo fà con puro spirito umanitario, completamente disinteressata al guadagno economico, ponendo se stessa a rischi costanti.
Ma la pellicola riesce anche a focalizzare in modo cristallino, lucido e verosimile, senza mai calcare la mano o cadere in facili rappresentazioni stereotipate, nei dubbi e nelle ansie che attanagliano le protagoniste. Invase da sensi di colpa per aver partorito o per essersi affezionate ai neonati, insicure se accettare o rifiutare questo neo-ruolo di madri per il quale erano completamente impreparate e dubbiose se quanto hanno passato si concilia ancora con la loro fede. "Nella fede ci sono 23 ore di dubbi e 1 di certezze" pronuncierà ad un tratto Maria (Agata Buzek) rivolgendosi alla dottoressa. Ed infatti alcune di loro decideranno di tenere il bambino ed allontanarsi dal convento avendo ormai assunto un nuovo ruolo ed identità sociale, mentre altre accetteranno che i bimbi vengano prontamente allontanati da loro e dal convento, timorose di rendersi responsabili di uno scandalo senza precedenti. E quale sorte attende queste creature innocenti? La risposta al quesito è altrettanto insensata, dolorosa e tragica. I figli del peccato visti attravverso un'ottica morale eccesivamente ristretta sono considerati i diretti responsabili del aver portato sciagura nel convento e aver costetto queste donne alla dannazione. Ma la fede è più potente del dogma religioso, così come l'istinto materno prevale sulla chiamata spirituale.
La Fontaine indaga in modo schietto e pulito il doppio dramma vissuto dalle monache e valorizza il personaggio di Mathilde che in un periodo di instabilità e insicurezza rappresenta un'ancora di speranza per questo nucleo di donne provate e confuse. Les Innocents rappresenta così un ritratto delicato e coerente delle conseguenze pratiche e spirituali che scombussolano la routinaria vita monacale, e del peso che le scelte individuali delle donne avranno sulle loro stesse esistenze. Film poetico e ruvido allo stesso tempo costruito con una sceneggiatura che riesce sempe a mantenere l'alone di mistero che avvolge le storie delle protagoniste ed incuriosce, incentivando lo spettatore a proseguire nella visione. I personaggi poi sono ben delineati e rappresentati, la loro evoluzione risulta umana e verosimile, mente l'interpretazione degli attori è assolutamente eccellente. Bellissima e convincente Lou de Laage, drammatica e incisiva la brava Busek che torna a vestire i panni della monaca dopo il ruolo in Redemption accanto a Statham. Scenografia e fotografia di livello, particolarmente funzionale la scelta di adottare i colori base, bianco, nero, grigio e seppia per raccontare una storia d'epoca (non troppo lontana) che mette in evidenza il lato più oscuro e contemporaneamente quello più ottimista dell'animo umano. Un film di livello, insomma, personalmente uno dei migliori dell'anno. Incisivo, intenso, drammatico eppure ben equilibrato e scarno. Un film che indaga la storia, la religiosità, la morale ed etica laica in un incontro verosimile e affatto zuccheroso o forzato. Da non perdere, 4,5/5.

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