The Witch

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Un film di Robert Eggers. Con Anya Taylor-Joy, Ralph Ineson, Kate Dickie, Harvey Scrimshaw, Lucas Dawson.
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Titolo originale The Witch. Horror, Ratings: Kids+13, durata 90 min. - USA 2015. - Universal Pictures uscita giovedì 18 agosto 2016. - VM 14 - MYMONETRO The Witch * * * - - valutazione media: 3,37 su 42 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un ottimo esordio per un horror atipico Valutazione 3 stelle su cinque

di Fabal


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domenica 30 aprile 2017

Un horror psicologico come se ne vedono ormai pochi. Di quelli in cui il terrore è un'atmosfera ossessiva, costruito da una parabola crescente di dettagli, dialoghi e tensioni sottese. Siamo nel New England, nella prima metà del 1600, quando i Padri Pellegrini fondarono le prime colonie nel Nord America, riunendosi in comunità puritane e costruendo interi villaggi. William, padre di quattro figli, viene espulso dalla propria comunità e si vede costretto a vivere in una isolata fattoria al limitare di un bosco. Ma strani avvenimenti cominciano a martoriare la famiglia: il quinto figlio, da poco nato, sparisce misteriosamente mentre è con la sorella primogenita. Iniziale capro espiatorio di tutte le digrazie, Thomasine viene accusata dalla madre di essere una strega. Poi i sospetti ricadono sui due gemelli più piccoli, che simulano addirittura uno stato di trance, in una parabola di accuse reciproche e follia allucinata in cui William non sa più a chi credere.

Il tratto più efficace di The Witch è la simbiosi perenne tra l'occultismo della stregoneria e la sua percezione paranoica all'interno di una famiglia ossessionata dai principi religiosi. La lettura psicanalitica, quella che suggerirebbe una nevrosi collettiva, sembra alla fine dei conti prevalere, benché le streghe siano effettivamente reali e documentate dalle testimonianze dell'epoca. Per realizzare il film infatti, sono stati consultati giornali e resoconti processuali, soprattutto per la stesura dei dialoghi: la tecnica dell'accusa reciproca, l'esasperata ricerca del particolare indemoniato, la formulazione ripetuta dei principi del Cristianesimo con particolare attenzione al Peccato Originale.
Grazie a questo perfetto inquadramento storico, il primo lungometraggio di Robert Eggers (ottimo esordio) diventa un'esperienza di totale immersione nella follia emotiva, che angoscia, e non poco, uno spettatore disorientato e presto alla disperata ricerca di un appiglio sicuro in almeno uno dei personaggi. Lo trova, forse, nella tenace Thomasine più che nel padre William, il cui bigottismo sembra, a tratti, un paravento ai capricci nevrotici della moglie.

L'inconsapevole paradosso di fede della famiglia di The Witch è che, alla fine dei conti, crede ben più al diavolo che in Dio: mentre il secondo è un'entità perfetta e irraggiungibile, distante dall'uomo intrisecamente peccatore, il diavolo è invece sempre vicino, alla portata di tutti. E può nascondersi in un figlio o in un fratello o in qualsiasi persona cara nella quale, anziché provare amore come un riflesso dell'Amore di Dio, è più facile vedere una strega o un servo del demonio. Con questa sottile ambiguità psicanalitica, che il tutto sia una pretestuosa maschera delle tensioni familiari, il film si regge solido per oltre un'ora fino a quando il sospetto diventa tragedia e The Witch gioca a carte scoperte, senza commettere l'errore di dissolvere tutto il tratto soprannaturale in una bolla di sapone schizofrenica. Anzi, nel finale diventa tutto più reale, esplicito e forse anche troppo. Tolta però la deriva di dubbio gusto e la risparmiabile carneficina dell'ultima parte, l'opera di Eggers rimane una robusta parabola psicologica e sensoriale, condita da una notevole fotografia che potenzia visivamente le metafore offerte dalla trama. Il fitto bosco popolato di streghe è d'ispirazione grimmiana, e contrasta molto bene con l'isolata fattoria.

Un horror atipico, cerebrale e ossessivo, e senza gli ormai abusati jump scares. Con tante implicazioni sociali e psicologiche che ricorda, per certi versi, la sensibilità di Shyamalan dimostrata in The Village e The Visit, ma con il vantaggio di una credibilità storica che ne potenzia l'efficacia stilistica. 



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