santamarinella2
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domenica 4 ottobre 2015
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straordinario
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Ho visto ieri sera il film e sono rimasto entusiasta di come il regista abbia saputo fotografare nella maniera più realistica possibile la realtà.
Tra le tante ( quasi tutte ) sciocchezze prodotte dal cinema italiano è la dimostrazione che qualcuno sa fare un ottimo cinema ( sapeva fare purtroppo ) . Attori eccezionali, nessuno escluso. Merita la candidatura all'oscar senz'altro. Toccante, commovente coinvolgente ed ho trovato geniale il finale che ridà speranza e lascia intravedere una luce in fondo al tunnel.
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delauris
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mercoledì 30 settembre 2015
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ahò, 'sto film è 'na potenza!
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Il film si merita davvero questa candidatura, non ha niente ad invidiare a pellicole straniere come ad esempio Traispotting. E' profondo e divertente sebbene tragico, gli attori sono fantastici e anche la sceneggiatura è veramente ottima, da godere interamente compreso i tittoli di coda.
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uppercut
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lunedì 28 settembre 2015
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trainspotting ostiense 2
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A un film così come si fa a dargli un oscar?
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nanni
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lunedì 28 settembre 2015
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non essere cattivo
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la storia ci cala nella realtà periferica di Ostia, quartiere romano dove sono presenti aree ad alta intensità di degrado.
E' qui che Vittorio e Cesare bruciano le loro giornate tra sballo e microcrimine.
Rappresentativi di una umanità marginale e senza speranza ma, nonostante tutto, ancora custode di un fondo di umanità dalla quale, forse, poter ripartire per "Non essere
cattivo".
invece, il bel lavoro di Caligari ci racconta che, insieme ad una certa responsabilità personale, è la totale mancanza di quei presidi essenziali di civiltà (casa, lavoro, istruzione,
sanità, etc.
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la storia ci cala nella realtà periferica di Ostia, quartiere romano dove sono presenti aree ad alta intensità di degrado.
E' qui che Vittorio e Cesare bruciano le loro giornate tra sballo e microcrimine.
Rappresentativi di una umanità marginale e senza speranza ma, nonostante tutto, ancora custode di un fondo di umanità dalla quale, forse, poter ripartire per "Non essere
cattivo".
invece, il bel lavoro di Caligari ci racconta che, insieme ad una certa responsabilità personale, è la totale mancanza di quei presidi essenziali di civiltà (casa, lavoro, istruzione,
sanità, etc. etc.) che in un paese che si dice evoluto si chiamano DIRITTI a condannare all'abbandono quelle anime smarrite.
Nella penultima scena, vero pugno allo stomaco, c'è la sintesi più efficace di quella sconfitta personale e sociale.
Il film, anche grazie alla davvero straordinaria prova d'attore di "Cesare " e "Vittorio" che fa passare inoservato qualche passaggio a vuoto e qualche inutile ridondanza,
centra pienamente l'obiettivo.
Ciao Nanni
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uppercut
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lunedì 28 settembre 2015
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trainspotting ostiense
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E' un film che, per le ragioni note, "non essere cattivo" finisce per dirlo anche al critico. Un Trainspotting ostiense, realizzato con un impegno quasi epico, ai massimi livelli del genere, ma purtroppo avvitato su temi e situazioni che il cinema stesso ha reso ormai risaputi. A esser sinceri, quando esce ancora la scritta "un anno dopo", ci si preoccupa un po'. E questo non è mai un bel segno... Troppo bravo Alessandro Borghi. Luca Marinelli sembra sempre sul punto di farsi scappare una risata. Ma come Zanardi sarebbe perfetto. Insomma, a un film così come si fa a dargli un voto?
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armonia
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giovedì 24 settembre 2015
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sofferenze sociali.
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Duro, toccante nella sua realtà.
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camarillo
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giovedì 24 settembre 2015
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pasolini era già morto
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Pasolini era già morto alla fine di Amore tossico, quando Michela muore tra le braccia di Cesare, ai piedi del monumento che ricorda la fine dello scrittore. Era morto quel popolo marginale e vitale, chiuso nel suo recinto "tossico", abbrutito e travolto dalla modernizzazione incompiuta. In Amore tossico i personaggi sono immobili, storditi in attesa della loro inevitabile fine; ragazzi che hanno smarrito la loro identità "popolare" senza essere riusciti ad acquisirne un'altra. Qui c'è un altro Cesare, e un'altra droga. In Non essere cattivo i personaggi si muovono frenetici alla ricerca di un'integrazione nella società: e questo percorso è amorale, "cattivo", perché amorale e "cattiva" è l'Italia di cui vogliono far parte.
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Pasolini era già morto alla fine di Amore tossico, quando Michela muore tra le braccia di Cesare, ai piedi del monumento che ricorda la fine dello scrittore. Era morto quel popolo marginale e vitale, chiuso nel suo recinto "tossico", abbrutito e travolto dalla modernizzazione incompiuta. In Amore tossico i personaggi sono immobili, storditi in attesa della loro inevitabile fine; ragazzi che hanno smarrito la loro identità "popolare" senza essere riusciti ad acquisirne un'altra. Qui c'è un altro Cesare, e un'altra droga. In Non essere cattivo i personaggi si muovono frenetici alla ricerca di un'integrazione nella società: e questo percorso è amorale, "cattivo", perché amorale e "cattiva" è l'Italia di cui vogliono far parte. La droga, conseguentemente, non è più il segno di una marginalità, ma una giustificazione ed un mezzo per avere denaro; il denaro, la giacca elegante che serve per entrare nei posti che contano.
Questo Cesare non è un tossico, anzi i tossici li aspetta per gonfiarli di botte. Il bisogno di droga procede parallelamente al bisogno di denaro e, nell'un caso come nell'altro, la dose che hai non basta mai: e questo è vero sia per Cesare che per Linda, e per i figli che verranno dopo di loro (a proposito: in questo senso la scena finale sul neonato mi pare tutt'altro che una nota di speranza). I personaggi di Amore tossico erano rallentati dalla loro droga, e uccisi dalla loro immobilità; questi invece si fanno per andare più veloci, di quella velocità insensata tipica dei criceti che girano dentro la ruota. Una corsa idiota che consente loro di afferare al volo gli spiccioli, obbligandoli però a perdere l'anima. Ma, in questo disastro, il film ha la forza di aprire squarci incredibili di pietà e di luce. La straordinaria capacità di Caligari è nel mostrare, senza patetismi, come anche vite così, quando riescono a rallentare, ritrovano il loro senso vero, nei rapporti con le persone, con il dolore, con la fantasia; e in quei momenti, ha ragione Capasso, il montaggio rallenta e i personaggi mostrano, sui loro volti, lo stupore dolente di chi intuisce che solo per poco si potrà giocare con la nipote, o accarezzare il volto della propria donna. Perché bisognerà ricominciare a correre: in cerca di denaro, in cerca di droga.
P.s. Perché oltre all'ennesima commedia di Brizzi, non riusciamo a vedere Anni rapaci, film che Caligari girò nel 2005?
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fabriziog
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giovedì 24 settembre 2015
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bel film sulla roma pasoliniana
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Film bello quanto duro e spietato, “Non essere cattivo” del regista underground Claudio Calipari, cala la platea fra esseri “subumani” che sguazzano fra “non luoghi”, tra “non spazi” delle borgate romane pasoliniane degli anni ‘70, lungo un litorale laziale “sgarrupato”, sporco e desolato come quello decritto in Una vita violenta e Ragazzi di vita: al consumo e allo spaccio di cocaina, eroina e pasticche pare non esservi alcuna alternativa!
Cesare (interpretato da uno straordinario Luca Marinelli) incarna questa assenza di alternative, impersona una disperata autodistruzione fisica e morale senza appello; Vittorio (il bravissimo Alessandro Borghi) personifica, invece, la commovente ricerca di “altro”, che non sia deturpato dal tocco funereo di “quella” periferia.
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Film bello quanto duro e spietato, “Non essere cattivo” del regista underground Claudio Calipari, cala la platea fra esseri “subumani” che sguazzano fra “non luoghi”, tra “non spazi” delle borgate romane pasoliniane degli anni ‘70, lungo un litorale laziale “sgarrupato”, sporco e desolato come quello decritto in Una vita violenta e Ragazzi di vita: al consumo e allo spaccio di cocaina, eroina e pasticche pare non esservi alcuna alternativa!
Cesare (interpretato da uno straordinario Luca Marinelli) incarna questa assenza di alternative, impersona una disperata autodistruzione fisica e morale senza appello; Vittorio (il bravissimo Alessandro Borghi) personifica, invece, la commovente ricerca di “altro”, che non sia deturpato dal tocco funereo di “quella” periferia.
Ricco di simbolismo, “Non essere cattivo” usa la pialla e il cemento e i mattoni e la fatica fisica o e il cantiere per raffigurare plasticamente il tenace sforzo di Vittorio di voler cambiare, di voler costruire una nuova esistenza, lontana da crimini e “sballi” allucinatori.
Lo sprone per questo mutamento sono – come spesso accade – due donne (la popolare attrice Silvia D’Amico e Roberta Mattei), anche se solo una raggiungerà l’intento, perché l’altra è troppo “dentro il sistema” e troppo marcio il compagno.
La splendida fotografia (di Maurizio Calvesi) e le suggestive inquadrature si sforzano di attenuare la costante tensione che, inevitabilmente, lo spettatore proverà per tutta la durata della proiezione.
Fabrizio Giulimondi
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maumauroma
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mercoledì 23 settembre 2015
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potente e allucinato
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1995,In una Ostia invernale livida e sbiadita si consumano le esistenze disperate e sbandate di Cesare e Vittorio,amici per la pelle,che ad un lavoro onesto ma pesante di muratori,hanno preferito un guadagno piu' facile tra uso e spaccio di droga,furti,rapine, notti brave e allucinate. Vittorio,grazie anche all'aiuto della sua donna,trovera' un difficile percorso di " redenzione " attraverso il lavoro,mentre Cesare,con alle spalle una madre anziana e in balia degli usurai e una nipotina malata di aids, percorrera' fino in fondo il suo personale " calvario " fino all'estremo e inevitabile sacrificio.Magistrale interpretazione degli attori,regia aggressiva e tagliente,dialoghi da brivido.
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1995,In una Ostia invernale livida e sbiadita si consumano le esistenze disperate e sbandate di Cesare e Vittorio,amici per la pelle,che ad un lavoro onesto ma pesante di muratori,hanno preferito un guadagno piu' facile tra uso e spaccio di droga,furti,rapine, notti brave e allucinate. Vittorio,grazie anche all'aiuto della sua donna,trovera' un difficile percorso di " redenzione " attraverso il lavoro,mentre Cesare,con alle spalle una madre anziana e in balia degli usurai e una nipotina malata di aids, percorrera' fino in fondo il suo personale " calvario " fino all'estremo e inevitabile sacrificio.Magistrale interpretazione degli attori,regia aggressiva e tagliente,dialoghi da brivido. Tutto perfetto allora? Nella sua (purtroppo) ultima opera,Caligari si pone al di sopra della morale,fotografa la realta' dei personaggi senza esprimere un preciso giudizio etico,resta pero' il fatto che gli unici elementi per cosi' dire "ortodossi " del film ( le forze dell'ordine che appaiono in poche scene o il negoziante rapinato da Cesare che prima consegna l'incasso e poi vigliaccamente gli spara a freddo alle spalle) vengono rappresentati in modo superficiale se non sgradevole e che il delicato confine tra il considerare giustamente i protagonisti come semplici delinquenti o pregiudicati,o farne degli eroi,anche se negativi,vittime della societa',resta sempre molto,forse troppo,sottile.
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stefano capasso
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mercoledì 23 settembre 2015
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un analisi emotiva sul rapporto con la droga
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Ostia 1995, Vittorio e Cesare sono due giovani ragazzi. Amici fraterni da sempre, condividono le difficolta di una vita di degrado, nella criminalità locale dedita a spaccio e consumo di droghe. Vittorio dopo una notte di eccessi e grazie all’incontro di Linda, comincia un faticoso percorso di allontanamento da quell’ambiente e ceca di rifarsi una vita, ma l’amicizia con Cesare che rimane forte, e che vorrebbe aiutare mette a rischio le sue scelte.
L’ultimo film di Claudio Caligari è un film coinvolgente, di grande impatto che fa vivere diverse emozioni.
Il montaggio e la sceneggiatura ricalcano bene i ritmi frenetici dell’inizio quando l’uso delle sostanze è stimolante ed eccitante, per scendere di frequenza quando l’abuso porta pesantezza nelle loro vite.
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Ostia 1995, Vittorio e Cesare sono due giovani ragazzi. Amici fraterni da sempre, condividono le difficolta di una vita di degrado, nella criminalità locale dedita a spaccio e consumo di droghe. Vittorio dopo una notte di eccessi e grazie all’incontro di Linda, comincia un faticoso percorso di allontanamento da quell’ambiente e ceca di rifarsi una vita, ma l’amicizia con Cesare che rimane forte, e che vorrebbe aiutare mette a rischio le sue scelte.
L’ultimo film di Claudio Caligari è un film coinvolgente, di grande impatto che fa vivere diverse emozioni.
Il montaggio e la sceneggiatura ricalcano bene i ritmi frenetici dell’inizio quando l’uso delle sostanze è stimolante ed eccitante, per scendere di frequenza quando l’abuso porta pesantezza nelle loro vite.
E’ descritta molto bene la grande difficolta di Vittorio nel tentare di ricostruire una vita diversa e allo stesso tempo l’idea che qualcosa di quella parte di se rimanga sempre come un ricordo di grande forza emozionale. Perché l’uso di sostanze rende possibile immaginare e a volte realizzare cose che gli altri non vedono, come il rudere che Cesare trasforma in una casa accogliente. Come se il periodo legato all’uso di sostanze fosse un grande amore del quale si vuole mantenere almeno qualche ricordo.
Sembra quello che succede allo stesso regista che racconta film sulla droga da sempre.
Quello che emerge è che la vera spinta a cambiare vita arriva nel momento in cui la persona sente di aver toccato il fondo, e che quello che vede di se nello specchio lo disgusta. Allora anche l’aiuto amorevole di una persona diventa importante.
Una storia che racconta fatti degli anni 90 e che oggi, pur se con meno visibilità rispetto a quegli anni, continua ad essere attuale per tante persone che continuano a rimanere invischiate con le droghe, con tutte le conseguenze che questo comporta. Svolgendo l’attività di volontario presso Villa Maraini che si occupa di tossicodipendenza è una realtà che conosco e che vedo in prima persona.
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