bruce harper
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venerdì 11 settembre 2015
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l'amicizia tossica.
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Partiamo dal titolo: Non essere cattivo? Ma che razza di titolo è? Una frase infantile, un monito, di quelli che si scandiscono ai ragazzini per farli rigare dritto, essere onesti, voltare le spalle al lato oscuro. Basterà? O le forze esterne avranno la meglio?
Ecco nella sua apparente semplicità l’opera di Caligari narra la storia di un’amicizia nata e cresciuta nel posto sbagliato (Ostia) al momento sbagliato (1995). Quello di Cesare e Vittorio è un destino antitetico ma ugualmente ingrato perche predestinato alla sconfitta, come quello di un animale da allevamento che vede la luce dentro un mattatoio. L’ambiente è ostile, le porte chiuse, i vicoli ciechi, il movimento immobile, il finale deve essere amaro.
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Partiamo dal titolo: Non essere cattivo? Ma che razza di titolo è? Una frase infantile, un monito, di quelli che si scandiscono ai ragazzini per farli rigare dritto, essere onesti, voltare le spalle al lato oscuro. Basterà? O le forze esterne avranno la meglio?
Ecco nella sua apparente semplicità l’opera di Caligari narra la storia di un’amicizia nata e cresciuta nel posto sbagliato (Ostia) al momento sbagliato (1995). Quello di Cesare e Vittorio è un destino antitetico ma ugualmente ingrato perche predestinato alla sconfitta, come quello di un animale da allevamento che vede la luce dentro un mattatoio. L’ambiente è ostile, le porte chiuse, i vicoli ciechi, il movimento immobile, il finale deve essere amaro. La carne è segnata dal marchio della resa. Il rapporto individuo-ambiente è senza dubbio uno dei temi cruciali della filmografia di Caligari. Il contesto non è mai semplice sfondo. Il profilo sinistro dei paesaggi di Ostia si spartisce simmetricamente le inquadrature con i due meravigliosi antieroi. Vittime e carnefice. Se questo è un noir la borgata è il killer, così come lo sono le mean streets di Scorsese o le banlieu di Kassovitz. Qui non c’è posto né per l’affermazione né per l’accettazione del sé, qui c’è posto solo per l’odio, la rabbia, il terrore e la miseria, e la droga, intesa non come ricerca, non come cura, ma come fuga. Ma non c’è fuga dalla bocca di un vulcano, solo una discesa agli inferi. Così come non c’è cura per una bambina affetta da una malattia senza nome ma solo l’inesorabile, l’inesprimibile, nonostante tutti gli sforzi, gli sbattimenti, le buone intenzioni.
Perché questo, a conti fatti, non è un paese per la speranza. La speranza è stata derubata, annientata, desertificata, da qualche osceno ecomostro abusivo o da una squallida catapecchia di legno in cui si vanno a bucare i tossici. Non è un paese per la tenerezza, impalata senza pietà a una croce tra le tombe. E non è un paese neanche per l’amicizia, anche se è un’amicizia vera, genuina, morbosa, malata, un’ ‘amicizia tossica’, come quella di Cesare e Vittorio, di gran lunga la cosa più bella del film. Perché Vittorio fallisce, non redime l’amico, non lo salva, e il destino di Cesare si compie nell’unico degli esiti possibili: la tragedia.
Ma non si tratta di un ‘sacrificio’, che porta a qualcosa di più alto, alla redenzione, al perdono, al riscatto, si tratta di una resa. Perché nessuno può uscire vincitore dall’universo di Caligari. E se anche il figlioccio di Vittorio comprende, di fronte ai continui stenti economici, ai litigi, alle asprezze della vita, che l’unico modo per farsi strada è il codice della strada, allora come può il futuro colorarsi di una tinta che non sia del nero più doloroso e sinistro? Come potrà (caro Mastrandrea) un paffuto bebè inatteso e imprevisto sperare (o farci sperare) in qualcosa di buono? Come può un singolo close-up sublimare una promessa di speranza e futuro quando ogni singolo fottuto fotogramma della storia appena raccontata viaggiava nella direzione opposta? E’ un finale stridente, infelice, un pugno in faccia improvviso che non c’entra niente con tutto il resto, rovina un racconto memorabile perché amaro, crudo, dolente, vero e intenso, incredibilmente intenso, e pone dei seri interrogativi sulla reale paternità della sua messa in scena. Per non parlare del tema musicale sui titoli di coda... solo per quello dovrei azzerare le stelle ma mi limito a toglierne una. Gioiello mancato... sul rettilineo finale.
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eusebio abbondanza
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giovedì 10 settembre 2015
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grande vintage
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Anche per chi, come me, non ha mai amato il genere, "Non essere cattivo" è senza dubbio un signor film, lontanissimo dal minimalismo stucchevole di tanto cinema italiano.
Sin dalla partenza scoppiettante seguiamo con partecipazione e pathos le vicende tragiche e a volte comiche (molte risate in sala in alcune scene) dei due protagonisti, il sorprendente e irriconoscibile Luca Marinelli e l'ottimo Alessandro Borghi.
1995: due balordi della periferia romana di Ostia si arrabattano per la sopravvivenza tra spaccio, furti e tentativi di riscatto sociale e umano. La storia è convenzionale, già vista molte volte, ma il modo in cui Caligari sa raccontarla, dirigendo al meglio i suoi attori, scegliendo con cura le inquadrature, riproducendo le atmosfere di un epoca, la rende convincente e appassionate.
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Anche per chi, come me, non ha mai amato il genere, "Non essere cattivo" è senza dubbio un signor film, lontanissimo dal minimalismo stucchevole di tanto cinema italiano.
Sin dalla partenza scoppiettante seguiamo con partecipazione e pathos le vicende tragiche e a volte comiche (molte risate in sala in alcune scene) dei due protagonisti, il sorprendente e irriconoscibile Luca Marinelli e l'ottimo Alessandro Borghi.
1995: due balordi della periferia romana di Ostia si arrabattano per la sopravvivenza tra spaccio, furti e tentativi di riscatto sociale e umano. La storia è convenzionale, già vista molte volte, ma il modo in cui Caligari sa raccontarla, dirigendo al meglio i suoi attori, scegliendo con cura le inquadrature, riproducendo le atmosfere di un epoca, la rende convincente e appassionate.
Un film realistico e allo stesso tempo poetico. Complimenti al produttore Valerio Mastandrea che ha lottato a lungo per aiutare l'amico Caligari a realizzare questo bellissimo testamento cinematografico. Non perdetevelo.
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robert eroica
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lunedì 7 settembre 2015
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non essere cattovo
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#Venezia72 - Fuori Concorso
NON ESSERE CATTIVO
Ostia 1995. Vittorio e Cesare spacciano e si fanno tra droghe sintetiche ed eroina. Il primo ne viene fuori trovando lavoro in un cantiere, il secondo non ce la fara'. L' ultimo film di Claudio Calegari (due opere precedenti tra cui il mitizzato "Amore tossico") sembra un UFO nel panorama italiano. Non cerca bellurie e racconta una storia cruda con stile dissonante che unisce gusto del grottesco, lirismo poetico e realismo minuzioso. Certo non il cinema del futuro ma una felicita' nel mostrare personaggi e situazioni come pochi possono vantare. Martinelli e' straordinario ma tutto il cast funziona.
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#Venezia72 - Fuori Concorso
NON ESSERE CATTIVO
Ostia 1995. Vittorio e Cesare spacciano e si fanno tra droghe sintetiche ed eroina. Il primo ne viene fuori trovando lavoro in un cantiere, il secondo non ce la fara'. L' ultimo film di Claudio Calegari (due opere precedenti tra cui il mitizzato "Amore tossico") sembra un UFO nel panorama italiano. Non cerca bellurie e racconta una storia cruda con stile dissonante che unisce gusto del grottesco, lirismo poetico e realismo minuzioso. Certo non il cinema del futuro ma una felicita' nel mostrare personaggi e situazioni come pochi possono vantare. Martinelli e' straordinario ma tutto il cast funziona. Ecco un film italiano che meritava il concorso.
VOTO:7/8
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