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lovemovies
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martedì 25 aprile 2023
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un colossale mattone
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Non si discutono le preziose interpretazioni della Binoche, della Stewart e pure della Moretz. Tuttavia, nonostante la presenza di tale acclamato tris di assi, il film non decolla mai, anzi, si attorciglia tristemente su sè stesso e, si perdoni la crudezza, si trasforma in un colossale mattone. Due ore di fittissimi colloqui, di analisi e di autoanalisi introspettive sono davvero troppe. Non c'è respiro. L'incontaminata bellezza della natura di Sils Maria (titolo del film, ma anche nome della deliziosa località dove il film è girato), viene mostrata col contagocce. Soltanto sul finale un po' di spazio in più viene concesso al "serpente del Maloja", formazione di basse nubi che scivola avvolgendo le cime delle montagne, sino a soffocarle nell'abbraccio.
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Non si discutono le preziose interpretazioni della Binoche, della Stewart e pure della Moretz. Tuttavia, nonostante la presenza di tale acclamato tris di assi, il film non decolla mai, anzi, si attorciglia tristemente su sè stesso e, si perdoni la crudezza, si trasforma in un colossale mattone. Due ore di fittissimi colloqui, di analisi e di autoanalisi introspettive sono davvero troppe. Non c'è respiro. L'incontaminata bellezza della natura di Sils Maria (titolo del film, ma anche nome della deliziosa località dove il film è girato), viene mostrata col contagocce. Soltanto sul finale un po' di spazio in più viene concesso al "serpente del Maloja", formazione di basse nubi che scivola avvolgendo le cime delle montagne, sino a soffocarle nell'abbraccio. Pochi attimi e poi si ritorna nelle stanze degli alberghi o comunque in spazi fortemente delimitati, con scene all'aperto che paradossalmente appaiono claustrofobiche. Poi è tutto un confabulare fra le protagoniste, una prova di recitazione, una percezione che il tempo non lo si può imbrigliare e nemmeno imbrogliare.
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dario
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sabato 13 febbraio 2016
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raffinato
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L'impegno c'è e la regia è notevole, ma fa fatica a decollare. Risulta appesantito da troppe parole e da qualche birignao intellettuale. Indiscutibile la buona fede, scarse però le idee. Corrette le recitazioni. Fotografia da favola.
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fabio57
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lunedì 1 febbraio 2016
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verboso
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Film tipicamente francese,nel senso che è molto intimista,zero azione,dialoghi serrati.Di solito questa ricetta funziona bene,tuttavia in questo film tanto osannato dalla critica, il cocktail non riesce completamente.La pellicola è a tratti ridondante,lenta e ripetitiva.Buone le interpretazioni,del resto le attrici sono di alto livello,ma nel complesso il lavooro è verboso e a tratti addirittura noioso.
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apropositodicinema
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venerdì 20 novembre 2015
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clouds of sils maria
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Negli ultimi anni sono usciti non pochi film incentrati sullo Star System hollywoodiano: ‘Maps to the Stars’ e ‘The Canyons’, solo per nominarne un paio. ‘Sils Maria’ non ha certo il cinismo e l’autorialità di registi come Cronenberg o Schrader, e il suo obiettivo non è certo quello di criticare eccessivamente il mondo dello spettacolo (riflessione che passa in secondo piano), quanto più mostrare il cambiamento di un’attrice raccontato attra[+]
Negli ultimi anni sono usciti non pochi film incentrati sullo Star System hollywoodiano: ‘Maps to the Stars’ e ‘The Canyons’, solo per nominarne un paio. ‘Sils Maria’ non ha certo il cinismo e l’autorialità di registi come Cronenberg o Schrader, e il suo obiettivo non è certo quello di criticare eccessivamente il mondo dello spettacolo (riflessione che passa in secondo piano), quanto più mostrare il cambiamento di un’attrice raccontato attraverso il rapporto tra diverse generazioni.
Maria è un’attrice all’apice della sua carriera, che esordì all’età di diciotto anni interpretando Sigrid, una giovane ragazza che seduce una donna molto più grande di lei, Helena, fino a spingerla a suicidarsi. Ora sarà Maria a dover interpretare Helena nella stessa storia, mentre la parte di Sigrid viene affidata a Jo-Ann, una giovane ragazza famosa per gli scandali e per il gossip. Maria, nell’impresa, si farà aiutare da Valentine, sua assistente personale e amica.
‘Sils Maria’ è un gioco di parti, in cui i personaggi si confrontano a vicenda e con se stessi, fino a che il rapporto tra attore e personaggio si sfuma, diventando una cosa sola: Maria si confronta con Valentine, nel momento in cui le due donne recitano le parti leggendole sul copione. Questo rapporto è il medesimo che si instaurò, nella storia, tra Sigrid e Helena, così come quello che si instaurerà tra Maria e Jo-Ann. In questo schema, apparentemente complicato, Maria si mostra per quello che è realmente: una donna fragile che non riesce a staccarsi da Sigrid, personaggio che la rese famosa, per interpretare Helena, suo opposto. Maria è ancora giovane dentro di se, è ancora Sigrid e si sentirà sempre Sigrid, fino a che non si accorgerà che i tempi sembrano veramente essere cambiati. ‘Sils Maria’ è un dramma complesso che gioca sulla psicologia, reggendosi totalmente sulle interpretazioni delle sue tre protagoniste. Non un gran film, ma un film riuscito.
(Sarebbero *** 1/2, ma ho arrotondato a ****, per non abbassare la media).
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homer52
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giovedì 1 ottobre 2015
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binoche straordinaria
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Come prima osservazione non posso non segnalare la scandalosa distribuzione di questo bellissimo film che è stato letteralmente cortocircuitato nella mia città (Cesena) sicché ho dovuto comprarmi il dvd per potermelo vedere. Ne è valsa, naturalmente, ampiamente la pena. La Binoche offre una magnifica interpretazione sul vissuto di una donna matura al cospetto dell'ineluttabilità del trascorrere del tempo. Maria Enders (Binoche) all'esordio della sua carriera di attrice interpretò in un film il ruolo di una giovane che fa innamorare di sé una signora attempata per poi lasciarla dopo aver ottenuto ciò che voleva. Ora, un giovane regista, le propone la trasposizione teatrale di quel testo affidandole il ruolo della attempata.
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Come prima osservazione non posso non segnalare la scandalosa distribuzione di questo bellissimo film che è stato letteralmente cortocircuitato nella mia città (Cesena) sicché ho dovuto comprarmi il dvd per potermelo vedere. Ne è valsa, naturalmente, ampiamente la pena. La Binoche offre una magnifica interpretazione sul vissuto di una donna matura al cospetto dell'ineluttabilità del trascorrere del tempo. Maria Enders (Binoche) all'esordio della sua carriera di attrice interpretò in un film il ruolo di una giovane che fa innamorare di sé una signora attempata per poi lasciarla dopo aver ottenuto ciò che voleva. Ora, un giovane regista, le propone la trasposizione teatrale di quel testo affidandole il ruolo della attempata. Maria dapprima rifiuta, ma poi, gradualmente si lascia prendere dal vortice di sentimenti e pensieri che tale offerta le procura attraverso il rapporto con la giovane Valentine (segretaria tuttofare che si propone di “interpretare” il ruolo della ragazzina nelle prove di dialogo svolte privatamente) e con Jo-Ann la diciannovenne attrice che dovrà invece interpretare “realmente” la parte a teatro con lei. Il copione dell'opera teatrale diventa quindi il canovaccio del percorso interiore che Maria dovrà affrontare nella propria intimità. E' proprio in questo sottile gioco delle parti, dove finzione e realtà si mescolano continuamente, che la bravura della Binoche raggiunge i livelli più alti. La sua espressività è tale che, pur togliendo il volume dell'audio, si potrebbero cogliere, come in un film muto, tutti i dialoghi ed i patemi d'animo rappresentati (e qui l'uso del dvd la può fare da padrone). Senza nulla togliere comunque alla sceneggiatura del film che è alquanto gradevole e ben articolata. Insomma, un gran bel film e una vergogna che alcune catene di distribuzione (anche di film d'essai) l'abbiano ignorato.
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estonia
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mercoledì 27 maggio 2015
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opera complessa e introspettiva
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La natura umana fragile e ingannevole viene efficacemente analizzata alla luce di una serie di complesse relazioni tra donne, dei loro rispettivi ruoli nella vita e nella finzione teatrale e della reciproca collocazione nel tempo che passa e cambia i punti di vista sulla realtà. Un’attrice matura e la sua assistente (magnifica la Binoche e perfetta la Stewart), un’altra attrice più giovane e assai spregiudicata, e il loro riflesso speculare nella dinamica esistenziale e affettiva delle due protagoniste/antagoniste di una pièce teatrale.
Come in uno specchio, interazioni e dialoghi mettono a confronto insicurezze, crisi di identità e paure inconsce in modo a volte sottilmente crudele e ambiguo, e a volte anche criptico, con sentimenti inespressi e improvvise scomparse di personaggi senza spiegazioni apparenti.
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La natura umana fragile e ingannevole viene efficacemente analizzata alla luce di una serie di complesse relazioni tra donne, dei loro rispettivi ruoli nella vita e nella finzione teatrale e della reciproca collocazione nel tempo che passa e cambia i punti di vista sulla realtà. Un’attrice matura e la sua assistente (magnifica la Binoche e perfetta la Stewart), un’altra attrice più giovane e assai spregiudicata, e il loro riflesso speculare nella dinamica esistenziale e affettiva delle due protagoniste/antagoniste di una pièce teatrale.
Come in uno specchio, interazioni e dialoghi mettono a confronto insicurezze, crisi di identità e paure inconsce in modo a volte sottilmente crudele e ambiguo, e a volte anche criptico, con sentimenti inespressi e improvvise scomparse di personaggi senza spiegazioni apparenti.
Film stratificato dall’andamento articolato e dalle molteplici letture, in cui la narrazione non procede in modo ordinato ma cambia direzione inaspettatamente come il serpente di nubi che scivola tra le valli alpine. Introspettivo e raffinato.
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gianleo67
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martedì 31 marzo 2015
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da sunset boulevard a...maloja snake
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Attrice di mezza età ma ancora nel pieno della sua maturità artistica, Maria Enders apprende del suicidio dell'amico e drammaturgo teatrale, la cui opera di gioventù l'ha resa famosa, proprio durante il viaggio in treno che la sta portando a presenziare ad un premio alla carriera in onore dello stesso autore. Durante la kermesse e gli incontri pubblici riceve l'offerta, da parte di uno stimato e giovane regista teatrale, di partecipare ad un riadattamento della stessa opera, interpretando però la parte di un personaggio femminile secondario e cedendo quello della primadonna che una volta fu suo, ad una giovane e talentuosa attrice emergente.
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Attrice di mezza età ma ancora nel pieno della sua maturità artistica, Maria Enders apprende del suicidio dell'amico e drammaturgo teatrale, la cui opera di gioventù l'ha resa famosa, proprio durante il viaggio in treno che la sta portando a presenziare ad un premio alla carriera in onore dello stesso autore. Durante la kermesse e gli incontri pubblici riceve l'offerta, da parte di uno stimato e giovane regista teatrale, di partecipare ad un riadattamento della stessa opera, interpretando però la parte di un personaggio femminile secondario e cedendo quello della primadonna che una volta fu suo, ad una giovane e talentuosa attrice emergente. Accetterà con riluttanza, tracciando un impietoso e drastico bilancio di una carriera professionale e di una esperienza umana che deve inevitabilmente fare i conti col passare del tempo e con l'inizio di un irreversibile declino.
Se il gusto di un autore come Olivier Assayas, da sempre in prima linea tanto nella critica cinematografica quanto nella rielaborazione di tematiche fortemente legate alla/e storia/e del/di cinema ed ai suoi eterni dilemmi generazionali, non può che avvicinarlo a mostri sacri come Truffaut (Cahiers du cinéma, Jean-Pierre Léaud, l'onda lunga della Nuovelle Vogue insomma), è anche vero che questo psicodramma introspettivo e metacinematografico finisce per condurre lo spettatore lungo quella insondabile e misteriosa linea di demarcazione che separa la vita dalla finzione, il cinema dal teatro, il mestiere d'attore (attrice) da quello di uomo (donna) condannato a recitare la propria parte in commedia in ogni momento della propria esistenza, non concedendosi momenti di tregua e misurando il declino del proprio personaggio pubblico (a cui vengono proposti solo certi ruoli) con quello di un ruolo privato sempre più difficile da sostenere (il divorzio, la vecchia fiamma, il confronto/scontro con una generazione emergente che si muove alla velocità di internet e che sembra avere capito fin troppo dei fatui meccanismi della celebrità). Se è vero che l'impianto drammaturgico appare sommamente affascinate per l'ambizione di contaminare gli ambiti semantici di questa alterità (la scrittura, la recitazione, la rappresentazione, la vita), facendo ricorso ad una suggestione scenografica che richiama il senso inesorabile del tempo che passa nel flusso sinuoso e ciclico di un bizzarro fenomeno convettivo nella valle dell'Engadina ('Maloja Snake'), la stessa ambizione sembra tuttavia schiacciare il racconto nei limiti formali della sua messa in scena e rischiando così di comprimere la verità di una genuina intuizione teorica (il limite di cui si accennava prima) entro la gabbia artificiosa di una insistita teatralità, facendo apparire gli stessi personaggi i vuoti simulacri di un messaggio privo di verità (la faccia della Chloë Grace Moretz appare tanto inespressiva nella recitazione del personaggio dal vero di quella del ridicolo personaggio di finzione di un'eroina mutante succube di penosi tormenti d'amore). A nulla vale poi la recitazione non priva di sfumature e ammiccamenti della sempre brava Juliette Binoche, vera e propria equilibrista sul filo di un cortocircuito emotivo continuamente in bilico tra passato e presente, maestra di una dissimulazione recitativa che (almeno all'inizio del film) trasmette la (falsa?) insofferenza dell'autore verso l'ipocrisia e lo spietato edonismo di uno show-biz che finisce per fregarsene della grandezza e dei valori di una maestro del pensiero morto suicida e presto sepolto, per concentrarsi piuttosto sull'auto-celebrazione (pubblica) da proscenio ed i regolamenti di conto (privati) da dietro le quinte. Non pervenuta Kristen Stewart che farebbe meglio, come la sua alter ego nel film, a dissolversi nel nulla alle prime luci di un'alba svizzera da trasferta mittel-europea per ricomparire magicamente in quelle produzioni d'oltreoceano a base di psicologismo da due soldi (parole sue!) e marchette a buon mercato che l'hanno resa famosa. Ma forse la colpa non è tutta sua. Nomination Palma d'oro al alla 67ª edizione del Festival di Cannes e Premio César 2015 a Kristen Stewart come Migliore attrice non protagonista. Ai francesi servono proprio un bel paio di occhiali.
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eugenio
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giovedì 19 marzo 2015
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tra verità e sogno
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Quando con la macchina (o per i più “temerari” a piedi) ci si muove sulla statale 37 della Val Bregaglia da Chiavenna verso St Moritz, si giunge oltre il passo del Maloja a quota 1815 metri , alla ridente località alpina Sils in Engadina Maria in Val Fex, i nostri sguardi sono completamente irretiti dalla bellezza dell’immensità della natura. Intorno nei vari sentieri che si snodano lungo la valle un grande silenzio e le montagne imponenti dell’Engadina sullo sfondo, rendono una vacanza in Svizzera meta di relax e (soprattutto) di trekking.
Deve aver pensato così il regista Olivier Assays che sfrutta, tuttavia, tale location per una trama tutt’altro che rilassata dal sapore totalmente polanskiano.
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Quando con la macchina (o per i più “temerari” a piedi) ci si muove sulla statale 37 della Val Bregaglia da Chiavenna verso St Moritz, si giunge oltre il passo del Maloja a quota 1815 metri , alla ridente località alpina Sils in Engadina Maria in Val Fex, i nostri sguardi sono completamente irretiti dalla bellezza dell’immensità della natura. Intorno nei vari sentieri che si snodano lungo la valle un grande silenzio e le montagne imponenti dell’Engadina sullo sfondo, rendono una vacanza in Svizzera meta di relax e (soprattutto) di trekking.
Deve aver pensato così il regista Olivier Assays che sfrutta, tuttavia, tale location per una trama tutt’altro che rilassata dal sapore totalmente polanskiano. Un’antifrasi naturale quindi per una struttura apparentemente piana pronta ad avvolgere sinuosamente come un serpente tra le spire (quello di eteree nuvole) lo spettatore.
Protagonista è Maria Enders (una convincente Juliette Binoche), un’attrice oramai arrivata all’apice del suo successo grazie al ruolo di Sigrid, ragazzina ambiziosa che venti anni prima, aveva fatto innamorare di sè una donna più anziana, Helena, avendola poi sedotta e abbandonata spingendola al suicidio. Nell’odierno presente un regista emergente propone alla grande “star”di riprendere il grande successo nella veste tuttavia della donna matura, il suo sarà invece interpretato da una diva da blockbuster Jo-Ann, idolo delle ragazzine diciottenni per alcuni film dall’orrido sapore fantascientifico.
Chiaramente se Maria non avesse mai accettato la proposta, il film non sarebbe nato pertanto, dopo un’iniziale dubbio, la grande “star” accetta di interpretare il ruolo di Helena, perfezionandosi nelle battute con l’ausilio della paziente, disponibile Valentine (la rivelazione Kristen Stewart) che, assistendola in ogni sua prova, avrà modo di comprendere la natura “bivalente” di Maria sospesa tra insicurezza e appartenenza a un passato che non esiste.
Ed è proprio di questo su cui il regista Olivier Assays vuole far riflettere: lo scorrere imperturbato del tempo che fluisce come inarrestabile sabbia tra le dita nelle mani di una donna che sente come suo ancora l’immagine di appartenenza a una copia sbiadita di una Sigrid d’oltralpe. Lo specchio qui metaforico ha il volto delle due deuteragoniste, i due volti di Maria: la donna che non sarà più (la star interpretata da Chole Grace Moretz) e la sua assistente che ne incarna l’aura timida mediatica, il lato più oscuro e ambiguo.
Potenti a tale scopo sono le immagini via via sempre dal sapore simbolico: la località Maria dallo stesso nome della protagonista è chiaramente un rimando alla linea narrativa della verginità (il luogo casto e puro alpino) che si scontra con un’identità che, nello scontro dialogico con le altre due donne, assume sempre i contorni di una lotta impari avente come esito la totale decostituzione e de-frammentazione. Non sono casuali le nebbie che filtrandosi tra le catene delle alpi, nella gola del Maloja, abbiano la forma quasi di un serpente, una circolarità che produce immagini illusorie, vivide per alcuni minuti ed improvvisamente evanescenti.
Ecco, siamo proprio nell’ambito di un cinema “sfumato” e “sfuggente” dal vago sapore retrò per l’ambiente borghese ritratto, per i non detti, spesso più critici della sicurezza tranquilla di un’affermazione, per i dialoghi densi, corposi che fanno da sfondo a una freddezza e una distanza emotiva invalicabile come le montagne del luogo.
Il calore che Assayas sfrutta per far breccia sugli algidi cuori dello spettatore sembra però vincere la barriera naturale degli elementi infrangendo persino la macchina da presa mediante l’anonima, sordina, implosione di un’elucubrazione intellettuale dove alla researche da Modiano, rimane vivido l’impatto di sfocate riflessioni intellettuali dall’arduo divenire.
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moltdiana
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domenica 23 novembre 2014
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contrapposizione tra gioventù e maturità
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Sils Maria, si gioca nella contrapposizione tra vita reale e rappresentazione teatrale, tra gioventù e maturità, tra complicità e sensualità. Si può vivere una vita rimanendo legati ad uno stereotipo e finalmente scoprire che si è infinitamente migliori di ciò che credevamo. julietteBinoche. bravissima
Non riesce ad entrare nel ruolo che le offrono di imprenditrice matura che si innammora della giovane assistente, perché ancora legata profondamente al ruolo che molti anni prima aveva interpretato quello della giovane assistente.
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Sils Maria, si gioca nella contrapposizione tra vita reale e rappresentazione teatrale, tra gioventù e maturità, tra complicità e sensualità. Si può vivere una vita rimanendo legati ad uno stereotipo e finalmente scoprire che si è infinitamente migliori di ciò che credevamo. julietteBinoche. bravissima
Non riesce ad entrare nel ruolo che le offrono di imprenditrice matura che si innammora della giovane assistente, perché ancora legata profondamente al ruolo che molti anni prima aveva interpretato quello della giovane assistente.
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flyanto
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domenica 23 novembre 2014
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quanto un avvenimento può mettere in discussione
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Film in cui si racconta di un'attrice (Juliette Binoche) non più giovanissima alla quale, dopo la morte di un famoso regista anziano con cui ella aveva girato un film in gioventù, viene proposto di rigirare la versione teatrale dell'opera interpretando ovviamente però la parte della protagonista più adulta e non di quella della giovane da lei, appunto, impersonata molti anni prima. La suddetta attrice all' inizio non gradisce ovviamente questo cambio di ruoli e nel corso delle giornate che lei trascorre insieme alla sua segretaria e fedele confidente (Kristen Stewart) nello chalet in Svizzera del regista morto, e precisamente nella località di Sils Maria, al fine di preparare la sua parte, comincia a riflettere sull'avanzare inesorabile dei suoi anni, arrivando anche a temere il confronto con la nuova attrice giovane scelta per la sua ex-parte.
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Film in cui si racconta di un'attrice (Juliette Binoche) non più giovanissima alla quale, dopo la morte di un famoso regista anziano con cui ella aveva girato un film in gioventù, viene proposto di rigirare la versione teatrale dell'opera interpretando ovviamente però la parte della protagonista più adulta e non di quella della giovane da lei, appunto, impersonata molti anni prima. La suddetta attrice all' inizio non gradisce ovviamente questo cambio di ruoli e nel corso delle giornate che lei trascorre insieme alla sua segretaria e fedele confidente (Kristen Stewart) nello chalet in Svizzera del regista morto, e precisamente nella località di Sils Maria, al fine di preparare la sua parte, comincia a riflettere sull'avanzare inesorabile dei suoi anni, arrivando anche a temere il confronto con la nuova attrice giovane scelta per la sua ex-parte. Nel finale si risolverà ogni situazione.
Quest'ultima opera di Olivier Assayas riflette in maniera profonda e precisa le ansie e le paure che possono sopraggiungere ad una donna nonpiù giovanissima, bella famosa e sino a quel momento ben lungi dal riflettere sull'invecchiamento naturale. Ed il regista riesce anche a dare un quadro esaustivo ed efficace del rapporto di collaborazione, nonchè di sincera amicizia, e del suo evolversi esistente tra la protagonista e la sua assistente. Pertanto la pellicola si presenta come un film di fine introspezione psicologica, molto parlato e provvisto di dialoghi riprodotti in una maniera minuziosamente realistica in cui i vari argomenti vengono sviscerati a fondo. Forse, se alcuni di questi fossero stati tagliati leggermente, avrebbero contribuito ad una maggiore resa della pellicola che, appunto in certe parti , risulta troppo verbosa. In ogni caso, essa è ben costruita, ben recitata (sia la Binoche che Kristen Stewart sostengono perfettamente i propri ruoli ed, anzi, la loro complicità si presenta del tutto naturale e spontanea, proprio come quella di due vere amiche), e con una fotografia molto incisiva e suggestiva che mostra allo spettatore i favolosi paesaggi montani della Svizzera ed in particolar modo del fenomeno naturale del serpente di nuvole del Maloja.
Sicuramente un film valido e da consigliare a chi apprezza soprattutto le storie introspettive.
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