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v4v
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venerdì 12 ottobre 2007
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licenziate i recensori
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Se questo sito prendesse recensori decenti guadagnerebbe qualche stellina
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(di fran87)
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davide
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sabato 30 giugno 2007
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selma!!!! stupidina è tutta colpa tua
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DANCER IN THE DARK è un film che colpisce duro e ci fa riflettere sulle ingiustizie della vita e sulle disgrazie che essa ci procura.
Selma (bjork) è una povera donna che sta lottando per la vita di suo figlio ma il tradimento dell'uomo che la ospita nella sua proprietà, renderà la sua vita sempre più difficile.
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george bush
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domenica 14 gennaio 2007
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non c'è un minimo di allegria!
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Assolutamente inguardabile,tristiisimo con un colore scarso e una recitazione di Bjork mediocre.BOCCIATO!!!
[+] fascista
(di davide)
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(di fran87)
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mario scafidi
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domenica 3 settembre 2006
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intenso, viscerale, il buono della crudeltà
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Raramente una pellicola riesce a tirare fuori le unghie, aggrappandosi alle viscere dello spettatore fino a farle schizzare fuori col cuore e tutto quello che per religione e tradizione definiamo anima.
Dancer In The Dark, l'eccellente esercizio di sensibilità e di stile del maestro Von Trier è uno di questi.
Dietro la macchina da presa il regista danese indugia, con ponderata e sadica lucidità, nell'accanimento crudele ed ispirato sul cucciolo cieco Bjork, senza risparmiare nulla al suo destino, sparando a zero da una polveriera troppo alta e irragiungibile per consentire alla protagonista di difendersi. E lo fa fino in fondo, costringendo lo spettatore ad assaporare impotente il sadismo dell'autore, ed a farsi travolgere in un vortice di sangue e lacrime, fino all'atteso, terribile e doloroso finale.
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Raramente una pellicola riesce a tirare fuori le unghie, aggrappandosi alle viscere dello spettatore fino a farle schizzare fuori col cuore e tutto quello che per religione e tradizione definiamo anima.
Dancer In The Dark, l'eccellente esercizio di sensibilità e di stile del maestro Von Trier è uno di questi.
Dietro la macchina da presa il regista danese indugia, con ponderata e sadica lucidità, nell'accanimento crudele ed ispirato sul cucciolo cieco Bjork, senza risparmiare nulla al suo destino, sparando a zero da una polveriera troppo alta e irragiungibile per consentire alla protagonista di difendersi. E lo fa fino in fondo, costringendo lo spettatore ad assaporare impotente il sadismo dell'autore, ed a farsi travolgere in un vortice di sangue e lacrime, fino all'atteso, terribile e doloroso finale.
Nulla di consolatorio, nessuna retorica, studiato e consapevole sentimentalismo, un inno alla vita attraverso il dolore e la morte.
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leonardo granatiero
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domenica 20 agosto 2006
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i've seen it all...e che altro c'è da vedere?
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Lars von Trier dimostra tutto il suo talento e smentisce le voci dei detrattori di Dogma 95: "il cinema della verità" si fa con la telecamera a mano (con la stylo, direbbero i registi della nouvelle vague francese), ma il grande artista palesa la maestria del montaggio, dell'unione di immagini, scene e sonoro, ogni qual volta la "verità" si rende troppo cruda ed insopportabile per Selma.
Per quest'emigrante ceca e quasi non vedente per una tara genetica tutta la vita è un musical. Il turno di notte in fabbrica diventa un ritmo di suoni a cui è impossibile accompagnare ballo e voce; Cosa dire del suo patto in articulo mortis con il padrone di casa?
Selma riprende i suoi soldi per operare il figlio.
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Lars von Trier dimostra tutto il suo talento e smentisce le voci dei detrattori di Dogma 95: "il cinema della verità" si fa con la telecamera a mano (con la stylo, direbbero i registi della nouvelle vague francese), ma il grande artista palesa la maestria del montaggio, dell'unione di immagini, scene e sonoro, ogni qual volta la "verità" si rende troppo cruda ed insopportabile per Selma.
Per quest'emigrante ceca e quasi non vedente per una tara genetica tutta la vita è un musical. Il turno di notte in fabbrica diventa un ritmo di suoni a cui è impossibile accompagnare ballo e voce; Cosa dire del suo patto in articulo mortis con il padrone di casa?
Selma riprende i suoi soldi per operare il figlio. Uccide con la crudezza della disperazione. E apre il capitolo della politica, del capitalismo statunitense degli anni '50, in cui un divano nuovo vale un suicidio, o comunque più della cecità d'un adolescente. Dall'altra parte Bjork propone la sua fiabesca idea di comunismo, quando afferma che mettere tutto in comune appare un'idea così bella (ma poco praticabile).
Un film di contraddizioni, ma anche una poetica della bontà fine a se stessa.
Selma "ha già visto tutto". Si è permessa d'avere un figlio, sebbene fosse a conoscenza dei rischi genetici, che quest'azione avrebbe comportato; ed ora deve perire.
Eccola, novella Ifigenia in Aulide, condannata a morte dopo il processo, aiutata dalla sua amica "Gualda" e dalla compassionevole secondina.
Il destino di Selma è scritto. Ma non quello di chi la guarda. Dentro e fuori dalla scena.
Nell'ultima scena dell'impiccagione, dove Selma canta "questa non è l'ultima canzone", la sua voce crea apposite distonie, che anticipano nel loro rumore il senso dello strangolamento vero e proprio.
La melodia non ha il montaggio dei precedenti passaggi di musical. E' verità.
Selma è appesa ad un cappio. Canta. Piange di gioia e di strazio perchè ha saputo che il figlio guarirà, ma lei non ne udirà neanche più una sola parola. Canta ancora. La botola si apre e il collo le si spezza.
Il sipario si chiude.
Ci si chiede: così caro bisogna pagare il desiderio della propria maternità?
Ma Selma, in realtà, esiste?
E' un'eroina d'Eschilo, che solo alla fine fa vedere la propria paura?
E' una donna che ha rispettato un patto dalle regole rigide e sovrumane, ma scopre le proprie tenere debolezze dicendo di odiare tutte le ultime canzoni dei suoi adorati musical.
Forse Selma ha davvero visto tutto e quell'ultimo canto del cigno sarà in eterno la sua penultima canzone.
leonardo granatiero
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[+] buongiorno professore
(di lol)
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nofarinotti
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lunedì 24 luglio 2006
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basta con farinotti!!!
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chi stronca tutti ma proprio tutti i film di von Trier, che sono diversi l'uno dall'altro, esprime pregiudizi e non giudizi.
Sarebbe questa la critica cinematografica? Vergogna!
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ste
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venerdì 14 aprile 2006
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intenso, sconvolgente
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L'amato/odiato Von Trier si supera in questa pellicola ibrida in cui trovano rifugio il dramma, il musical, il thriller. Bjork si può soltanto amare, e così anche la Deneuve. Musiche (sempre di Bjork) non sempre all'altezza (ma New World, che accompagna i titoli di coda, può vantare un'intensità rarissima).
Ispirato il Danese dietro la macchina da presa, azzeccata l'idea di entrare nei sogni ad occhi aperti di Selma con la macchina da presa fissa.
Storia volutamente "pesante" nella sua drammaticità, ha il suo limite nel fatto che alla fine risulta poco sincera. Ma l'obiettivo di Von Trier è raggiunto. Voleva commuovere e ce l'ha fatta. Voleva stancarci e ce l'ha fatta. Voleva che lo odiassimo e ce l'ha fatta.
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elisa
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lunedì 28 febbraio 2005
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una lacrima per tutta "l'arte" del mondo
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...scambierebbe il regista secondo uno dei suoi manifesti. "Dancer in the Dark" è un pezzo d' opera d'arte e di teatro/cinema come lo volevano gli antichi greci. Emozionare il pubblico fino alle lacrime di dolore o di gioia, al voler cambiare se stessi e il mondo, se ingiusto, questo dovrebbe essere il teatro e non un inutile divertimento per adormentare le nostre reazioni. Chi si aspettava che ieri dopo mezzanotte avrei pianto cosi a lungo e oggi riflettuto cosi tanto su cosa dovrebbe essere l'arte oggi?
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fabio leone
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lunedì 28 febbraio 2005
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una luce, una voce, una madre
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Le candide gote di Bjork, la sua treccia rigida, due immagini che valgono un film:
"gocce di rugiada e baffi di gattini".
Se ci pensi, le cose più belle di una vita; ad esprimerlo è la pelle della dolce cantante, capace di nenie solitarie che si spengono nella bianca luce di una condanna a morte.
Immolarsi nella paura, per Bjork è vera fede; fede senza miracoli
...il lieto fine: la morte, improvvisa, come uno scatto nervoso nel sonno.
La voce, la danza, sono immensi se sottovuoto; la luce, la vita
si donano ad un figlio.
La paura blocca le caviglie della protagonista nel compiere i passi che conducono al boia...ma...come mattutine stelle, le gote si comprimono e nasce un sorriso disperato, segue un pianto rassegnato.
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Le candide gote di Bjork, la sua treccia rigida, due immagini che valgono un film:
"gocce di rugiada e baffi di gattini".
Se ci pensi, le cose più belle di una vita; ad esprimerlo è la pelle della dolce cantante, capace di nenie solitarie che si spengono nella bianca luce di una condanna a morte.
Immolarsi nella paura, per Bjork è vera fede; fede senza miracoli
...il lieto fine: la morte, improvvisa, come uno scatto nervoso nel sonno.
La voce, la danza, sono immensi se sottovuoto; la luce, la vita
si donano ad un figlio.
La paura blocca le caviglie della protagonista nel compiere i passi che conducono al boia...ma...come mattutine stelle, le gote si comprimono e nasce un sorriso disperato, segue un pianto rassegnato.
Infine, una madre muore appesa ad una corda nella speranza
della "luce dei suoi occhi", sicura che canterà le parole della sua ultima canzone.
Il sipario si chiude ed è buio pesto.
4 stelle
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duttir
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ho a disposizione 2500 battute, ma basta 1 parola per questo film: ECCELLENTE.
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(di fran87)
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