Due settimane in un'altra città

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Un film di Vincente Minnelli. Con George Hamilton, Rosanna Schiaffino, Edward G. Robinson, Kirk Douglas, Cyd Charisse.
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Titolo originale Two Weeks in Another Town. Drammatico, durata 107 min. - USA 1962.
   
   
   

Un tesoro nascosto Valutazione 5 stelle su cinque

di ornella guidi


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domenica 12 ottobre 2014

Aprire la tv distrattamente e imbattersi in un film capolavoro, tanto da far cambiare addirittura i programmi della domenica...quanto volte mi è capitato nella vita? Con oggi sono tre;  ho passato i primi dieci minuti a chiedermi come fosse potuto accadere che non avessi mai visto prima questo incredibile film con un incredibile Kirk Douglas..dove diavolo si era nascosto....

La trama è ad incastro, sublime, anarchica, spietata.  
Dopo aver goduto.di grande fama, un attore americano è alla deriva a causa di una crisi di identificazione, autentica dolorosa, e per un tormentato dolore esistenziale che fino alla fine del film verrà travisato dal protagonista e da noi spettatori come sofferenza d'amore per la bellissima ex moglie.

Tutti i personaggi mantengono una veste sociale adeguata al loro ambiente, mentre in realtà si muovono ai margini, della bancarotta, delle crisi depressive, dell'incertezza del lavoro....E' giusto che questo film sia sconnesso, perché anche i personaggi si aprono a scatti, facendo a tratti intravedere le loro verità.

Ma qualunque sia stata la cattiva volontà per un cattivo montaggio, il film ne soffre come potrebbe soffrirne un quadro di Picasso che si trovi senza cornice, e memorabili rimangono alcune scene, come quella in cui Kruger, nel film il regista, in un drammatico confronto con il protagonista, prende in mano la statuetta del premio Oscar di quest'ultimo, con le intenzioni  di fare su di lui presa ricordando proprio il successo avuto da entrambi nel passato. In realtà, dalla gestualità traspare un fare dissacrante, una dicotomia tra il linguaggio verbale e del corpo, cercata, e non di certo casuale.

 Quel simbolo dorato così  importante per un attore, un regista, chiunque lavori nel cinema, diventa spietatamente inutile. Una scena di tale intensità deve essere stata un bello schiaffo per lo star sistem hollywoodiano dei primi anni '60, il film è del 1962. E notevole è anche la scena del litigio tra il regista e la moglie, con la ripresa fatta dall'interno del bagno della porta a specchio da lui presa a calci e frantumata per entrare, onde evitare il fastidioso ripetersi del solito tentativo di suicidio della moglie..una impietosa rappresentazione  degli orribili matrimoni trascinati dalle sterilii convenienze.
I
ll film rivelando negli e fra gli attori, le meschine ambiguità, le tragiche esistenze di vetrina, gli spettri del narcisimo più immaturo, ed anche le ciniche avidità dei produttori e non solo, è una testimonianza sincera onesta, senza tempo, priva di qualsiasi velo di ipocrisia, dell'ambiente del cinema.

L'autore del film, Vincent Minnelli, nella felice ottusità della prima parte degli annii' 60 dà due rappresentazioni della famiglia, da una parte quella del protagonista, che si è sfasciata per la sua debolezza interiore e per la debolezza dissolutezza della moglie e seconda rappresentazione è quella del matrimonio del regista Kruger, matrimonio avvizzito dove la moglie solo da ubriaca, al ristorante, trova la forza di smascherare la tresca tra il marito e la prima attrice per poi comunque continuare ad accettare il tutto nell'ineluttabile gioco di potere all'interno della coppia, che la vedrà prevalere nel finale.

Anche una delle ultime sequenze, quella della folle corsa in auto, del protagonista con la amata odiata ex moglie, è più che emozionante, ma ancora più emozionante è il percorso fatto proprio da questo attore inizialmente presentato come un fallito, che dopo tanto soffrire conquista la meta più agognata, quella di essere unico padrone della propria vita e per la prima volta acquista la consapevolezza selle sue innegabili e reali capacità e competenze di regista, regista anche di se stesso.

Tutti gli attori sono bravissimi ma Kirk Douglas sovrasta tutto e tutti; la sua recitazione è asciutta, mai ridondante, mille le sfumature della mimica, una grande immensa dunque prova di recitazione, misurata e urlata al tempo stesso.

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